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Lo spettatore è in crisi: la sindrome del "che cazzata".


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40 replies to this topic

#21 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 20 agosto 2006 - 16:14

Capisco il vostro punto di vista...solo che mi pare che dal primo post di Nekokuma che poneva interessanti interrogativi sulla superficialità di un certo pubblico siamo scaduti in una discussione che mi sembra si basi esclusivamente sulla dicotomia cinema-morale/cinema-amorale...che per me è un'assurdità già nei termini in cui è posta...

A questo punto mi arrendo..
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#22 MissWisteria

MissWisteria

    fottuta di malinconia

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Inviato 20 agosto 2006 - 17:53

Leggendo il post di apertura (e questo mi permette di tornare all'origine del thread), non ho potuto fare a meno di pensare alla raccolta di saggi "I Simpson e la Filosofia" che ho letto recentemente (e di cui sul vecchio forum ricordo si parlò animatamente).

Si esce certo dal discorso "cinema" ma a) i Simpson sono un prodotto americano ; b) ho trovato attinenza nella significativa presenza di entrambe le direzioni che paiono invece divergenti nell'ambito "cinema": da un lato abbiamo citazioni, allusioni, parodia, rimandi (appunto quella necessità di "decodificazione" da parte dello spettatore a livelli più o meno alti, per una distribuzione "verticale" tra il pubblico,  che combina a sua volta un aspetto ludico ed uno critico); dall'altro abbiamo quel tipo di affabulazione in qualche modo classica e tipica delle produzioni americane basata sulla famiglia ed un ritorno ai valori tradizionali ( e a questo punto si potrebbe discutere anche sulla dissimulata/velata moralità o su una in qualche modo ruffiana antimoralità di certe produzioni, e viceversa invertendo moralità e antimoralità). Mi sembra  un buon punto di partenza volendo allargare il discorso dal cinema ad uno sulla cultura più in generale.


Per arrivare invece alla mia opinione :
non sarei tanto sicura sul fatto che questi nuovi prodotti non abbiano una loro propria moralità.. Un film horror (anche i più bassi degli ultimi anni) non è spesso il sovvertimento di un ordine naturale delle cose in seguito ad un errore, una mancanza, un gesto irrispettoso che porta le sue conseguenze ed attraverso un percorso che sembra quasi di redenzione riporta la realtà all'ordine? E anche un film come Kill Bill non può essere letto secondo nello stesso modo?
A me sembra che da qualche anno a questa parte l'elemento "Morale" stia vivendo una rinascenza nel cinema e che (anche se non è una novità) sia sempre stato l'elemento di spicco di quelle figlie minori (riuscite però a ritagliarsi uno spazio notevole nell'attenzione del pubblico) che sono le serie tv e le sit com dove la forza della famiglia, unità, rispetto non smettono mai di essere il messaggio.


[I saggi cui mi riferisco contenuti nell'Isbn "I Simpson e la Filosofia" sono, in particolare: "La spinta morale di Marge", "I Simpson e l'allusione", "La parodia popolare: i Simpson e il film giallo", " I Simpson: la famiglia nucleare e la politica atomistica".]
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People I see just remind me of mooing like a cow on the grass,and that’s not to say that there’s anything wrong with being a cow anyway, but people are people with the added advantage of the spoken word. We’re getting on fine but I feel more of a man when I get with the herd.

#23 Brucaliffa

Brucaliffa

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Inviato 21 agosto 2006 - 11:38

Leggendo il post di apertura (e questo mi permette di tornare all'origine del thread), non ho potuto fare a meno di pensare alla raccolta di saggi "I Simpson e la Filosofia" che ho letto recentemente (e di cui sul vecchio forum ricordo si parlò animatamente).

Si esce certo dal discorso "cinema" ma a) i Simpson sono un prodotto americano ; b) ho trovato attinenza nella significativa presenza di entrambe le direzioni che paiono invece divergenti nell'ambito "cinema": da un lato abbiamo citazioni, allusioni, parodia, rimandi (appunto quella necessità di "decodificazione" da parte dello spettatore a livelli più o meno alti, per una distribuzione "verticale" tra il pubblico,  che combina a sua volta un aspetto ludico ed uno critico); dall'altro abbiamo quel tipo di affabulazione in qualche modo classica e tipica delle produzioni americane basata sulla famiglia ed un ritorno ai valori tradizionali ( e a questo punto si potrebbe discutere anche sulla dissimulata/velata moralità o su una in qualche modo ruffiana antimoralità di certe produzioni, e viceversa invertendo moralità e antimoralità). Mi sembra  un buon punto di partenza volendo allargare il discorso dal cinema ad uno sulla cultura più in generale.


Per arrivare invece alla mia opinione :
non sarei tanto sicura sul fatto che questi nuovi prodotti non abbiano una loro propria moralità.. Un film horror (anche i più bassi degli ultimi anni) non è spesso il sovvertimento di un ordine naturale delle cose in seguito ad un errore, una mancanza, un gesto irrispettoso che porta le sue conseguenze ed attraverso un percorso che sembra quasi di redenzione riporta la realtà all'ordine? E anche un film come Kill Bill non può essere letto secondo nello stesso modo?
A me sembra che da qualche anno a questa parte l'elemento "Morale" stia vivendo una rinascenza nel cinema e che (anche se non è una novità) sia sempre stato l'elemento di spicco di quelle figlie minori (riuscite però a ritagliarsi uno spazio notevole nell'attenzione del pubblico) che sono le serie tv e le sit com dove la forza della famiglia, unità, rispetto non smettono mai di essere il messaggio.


[I saggi cui mi riferisco contenuti nell'Isbn "I Simpson e la Filosofia" sono, in particolare: "La spinta morale di Marge", "I Simpson e l'allusione", "La parodia popolare: i Simpson e il film giallo", " I Simpson: la famiglia nucleare e la politica atomistica".]


Le tue osservazioni mi sembrano molto pertinenti e condivisibili anche se non ho letto questi saggi sui Simpson, condivido anche il discorso sulla moralità "nascosta" nella quasi totalità dei generi e dei testi filmici, ma mentre ad esempio negli horror la morale è un sottotesto, nei film classici come quelli di Eastwood è l'argomento esplicitamente trattato. E' proprio questo modo diretto ed esplicito di confrontarsi con la morale dominante, secondo me altrettanto esplicito e diretto nei Simpson e in molti prodotti seriali televisivi, che scarseggia nel cinema contemporaneo, e questa non è una critica, bensì una semplice constatazione. La critica è piuttosto rivolta allo spettatore contemporaneo, poco disposto a digerire prodotti cinematografici puramente "moraleggianti", e la riflessione interessante per noi è proprio sulle possibili ragioni di questo atteggiamento, che abbiamo definito superficiale.
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#24 MissWisteria

MissWisteria

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Inviato 21 agosto 2006 - 12:52

Si parla, riguardo alle produzioni di cui stiamo discutendo,  di "decodificazione", "interazione" quindi in una certa misura credo si possa parlare di coinvolgimento indotto.
Nelle produzioni precedenti (quelle di affabulazione morale immediata ed esplicita), lo stesso coinvolgimento era immediato senza bisogno di decodificare nulla: i valori erano chiari, condivisibili nonché condivisi. Nessuno si ritraeva dal consumo di tali messaggi: era ciò che si aspettavano venisse loro detto, nessuno temeva il messaggio.

Prendo un esempio, il primo che mi viene in mente: "Arancia Meccanica". Molti della generazione che ne ha vissuto la portata in diretta non hanno esitato a definirlo "una cazzata" o quanto meno "una schifezza". Il messaggio di "Arancia Meccanica" ( e già su questo si potrebbe discutere a lungo) non è certo così facile da comprendere, in primo luogo, e di conseguenza nemmeno da condividere. Da un certo punto in avanti quindi è cambiata secondo me la percezione dei valori, la loro comunicazione, la loro ricezione da parte del pubblico di conseguenza la loro comprensione (o meglio INcomprensione) quindi la loro condivisione.

Non è che il nuovo spettatore medio non voglia sentirsi più dire "Cosa è bene", "Cosa è Male" solo non vuole sentirselo dire in certi termini. Un film come "L'attimo fuggente" è capace di coinvolgere e smuovere gli animi e riscuotere un grande successo. Ma è tutto lì. E' tutto detto. Neil si suicida, e la colpa è del padre, e del rettore, della famiglia, del sistema scolastico etc etc. Messaggi, chiari e diretti. Lampanti.
E questi benedetti valori di cui si parla ogni due per tre, che fine hanno fatto? Sono scomparsi? No, ma quanto meno non sono condivisi(bili) da tutti. E quando i valori sono ambigui, quando i colpevoli non possono essere identificati al primo sguardo  allora subentra la pigrizia di andare oltre, provando appunto a "digerire" le informazioni fornite: potrebbe scoprirsi che il problema siamo noi. E allora forse non piace che qualcuno dica che lo siamo. Certe riflessioni inquietano e spaventano... allora meglio far finta di non sentire. Meglio vedere riflessa la propria brillante cultura media tra allusioni e citazioni, sentirsi parte di una serie di nozioni, di gusti di interessi (e non più valori) condivisi, che integrano. Diventa come fare le parole crociate. E se riesco a finire tutto lo schema, allora ne so quanto ne sa il mio vicino.

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#25 Brucaliffa

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Inviato 21 agosto 2006 - 12:56

Bellissimo intervento, sarei quasi tentata di dire che esaurisce il significato del thread.
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#26 Nekokuma

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Inviato 21 agosto 2006 - 12:57

Si parla, riguardo alle produzioni di cui stiamo discutendo,  di "decodificazione", "interazione" quindi in una certa misura credo si possa parlare di coinvolgimento indotto.
Nelle produzioni precedenti (quelle di affabulazione morale immediata ed esplicita), lo stesso coinvolgimento era immediato senza bisogno di decodificare nulla: i valori erano chiari, condivisibili nonché condivisi. Nessuno si ritraeva dal consumo di tali messaggi: era ciò che si aspettavano venisse loro detto, nessuno temeva il messaggio.

Prendo un esempio, il primo che mi viene in mente: "Arancia Meccanica". Molti della generazione che ne ha vissuto la portata in diretta non hanno esitato a definirlo "una cazzata" o quanto meno "una schifezza". Il messaggio di "Arancia Meccanica" ( e già su questo si potrebbe discutere a lungo) non è certo così facile da comprendere, in primo luogo, e di conseguenza nemmeno da condividere. Da un certo punto in avanti quindi è cambiata secondo me la percezione dei valori, la loro comunicazione, la loro ricezione da parte del pubblico di conseguenza la loro comprensione (o meglio INcomprensione) quindi la loro condivisione.

Non è che il nuovo spettatore medio non voglia sentirsi più dire "Cosa è bene", "Cosa è Male" solo non vuole sentirselo dire in certi termini. Un film come "L'attimo fuggente" è capace di coinvolgere e smuovere gli animi e riscuotere un grande successo. Ma è tutto lì. E' tutto detto. Neil si suicida, e la colpa è del padre, e del rettore, della famiglia, del sistema scolastico etc etc. Messaggi, chiari e diretti. Lampanti.
E questi benedetti valori di cui si parla ogni due per tre, che fine hanno fatto? Sono scomparsi? No, ma quanto meno non sono condivisi(bili) da tutti. E quando i valori sono ambigui, quando i colpevoli non possono essere identificati al primo sguardo  allora subentra la pigrizia di andare oltre, provando appunto a "digerire" le informazioni fornite: potrebbe scoprirsi che il problema siamo noi. E allora forse non piace che qualcuno dica che lo siamo. Certe riflessioni inquietano e spaventano... allora meglio far finta di non sentire. Meglio vedere riflessa la propria brillante cultura media tra allusioni e citazioni, sentirsi parte di una serie di nozioni, di gusti di interessi (e non più valori) condivisi, che integrano. Diventa come fare le parole crociate. E se riesco a finire tutto lo schema, allora ne so quanto ne sa il mio vicino.


hai colto perfettamente il punto MissWisteria, e la tua analisi mi sembra più che giusta e condivisibilissima.
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#27 MissWisteria

MissWisteria

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Inviato 21 agosto 2006 - 13:29

[hai colto perfettamente il punto MissWisteria, e la tua analisi mi sembra più che giusta e condivisibilissima.


Bellissimo intervento, sarei quasi tentata di dire che esaurisce il significato del thread.


:)

speriamo però che prosegua...
anche se intervengo poco leggo molto il forum e questo topic mi sembra proprio il più interessante da un po' di tempo a questa parte
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#28 Debord

Debord

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Inviato 21 agosto 2006 - 15:23

Vorrei che ti fosse chiaro però che questo per noi non è indice di abbassamento della qualità del cinema, perché io, e credo neanche Nekokuma, crediamo nell'affermazione "il cinema è in crisi". Il cinema non è affatto in crisi, anzi, è una forma d'arte nel pieno della sua salute, ed essendo al tempo stesso un'industria, offre semplicemente risposte diverse al diversificarsi della domanda.


In piena salute? Ma il cinema è morto da 15 anni, non perchè non abbiamo avuto ottimi prodotti negli ultimi tempi, ma semplicemente perchè attualmente il cinema è squisitamente inutile.
Non ha nessuna valenza sociale, non cambia le prospettive di nessuno (se non di qualche critico ed appassionato cinefilo), la massa non lo raccoglie e non cambia minimamente i costumi.
Per cento anni il cinema ha significato "guardare" qualcosa e capire, la provincia andava al cinema e vedeva la Roma della "Dolce Vita", e capiva che le cose stavano cambiando. Gli esempi sarebbero innumerovoli ed in ogni dove, il cinema davvero ha "cambiato" le cose ed i modi, nel sociale, nell'arte, nella cultura generale, nella musica.
Ci sono state ultimamente opere cinematografiche che hanno sensibilizzato l'opinione pubblica anche solo minimanete verso qualsiasi istanza? Mi vengono in mente Matrix (dopo di lui è cambiato il mondo degli effetti speciali, c'è stata una nuova leva "spirituale" in editoria), e Pulp Fiction (nuove mode, ripresa e riscoperta di un certo cinema anni 70).
Entrambi film di qualità che sono riusciti a dare qualcosa alla massa non solo nell'ora e mezza di visione, ma anche fuori, nei costumi, nei rapporti, nelle visioni.
Ecco quindi: il cinema è morto perchè non ha più valenza sociale, un'arte magnifica ma inutile.

Senza contare che ormai un ragazzino al cinema si sente legato, abituato a sollecitazioni continue davanti al pc (chatta, mailla, sms, naviga, programma, conosce) o alla playstation andare al cinema due ore costretto in quella poltrona credo per lui sia come essere a messa, una sorta di tortura.

Il cinema è morto, viva il cinema!
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#29 Basilide

Basilide

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Inviato 21 agosto 2006 - 16:16


Vorrei che ti fosse chiaro però che questo per noi non è indice di abbassamento della qualità del cinema, perché io, e credo neanche Nekokuma, crediamo nell'affermazione "il cinema è in crisi". Il cinema non è affatto in crisi, anzi, è una forma d'arte nel pieno della sua salute, ed essendo al tempo stesso un'industria, offre semplicemente risposte diverse al diversificarsi della domanda.


In piena salute? Ma il cinema è morto da 15 anni, non perchè non abbiamo avuto ottimi prodotti negli ultimi tempi, ma semplicemente perchè attualmente il cinema è squisitamente inutile.
Non ha nessuna valenza sociale, non cambia le prospettive di nessuno (se non di qualche critico ed appassionato cinefilo), la massa non lo raccoglie e non cambia minimamente i costumi.
Per cento anni il cinema ha significato "guardare" qualcosa e capire, la provincia andava al cinema e vedeva la Roma della "Dolce Vita", e capiva che le cose stavano cambiando. Gli esempi sarebbero innumerovoli ed in ogni dove, il cinema davvero ha "cambiato" le cose ed i modi, nel sociale, nell'arte, nella cultura generale, nella musica.
Ci sono state ultimamente opere cinematografiche che hanno sensibilizzato l'opinione pubblica anche solo minimanete verso qualsiasi istanza? Mi vengono in mente Matrix (dopo di lui è cambiato il mondo degli effetti speciali, c'è stata una nuova leva "spirituale" in editoria), e Pulp Fiction (nuove mode, ripresa e riscoperta di un certo cinema anni 70).
Entrambi film di qualità che sono riusciti a dare qualcosa alla massa non solo nell'ora e mezza di visione, ma anche fuori, nei costumi, nei rapporti, nelle visioni.
Ecco quindi: il cinema è morto perchè non ha più valenza sociale, un'arte magnifica ma inutile.

Senza contare che ormai un ragazzino al cinema si sente legato, abituato a sollecitazioni continue davanti al pc (chatta, mailla, sms, naviga, programma, conosce) o alla playstation andare al cinema due ore costretto in quella poltrona credo per lui sia come essere a messa, una sorta di tortura.

Il cinema è morto, viva il cinema!


La tua ultima affermazione è una provocazione bella e buona per almeno due motivi: uno è chiaro l'altro decisamente più subdolo: chi rilevasse l'analogia con la patafisica dalla tua citazione parafrasata, rischierebbe di incorrere nell'accusa di "wikipedismo",
forse a meno di allegare un trattato sull'argomento.
Accettato questo rischio mi premerebbe esporre un mio dubbio: mi pare che l'indirizzo dato al forum dalla sua classe dirigente sia prossimo alla massima "discussioni pregnanti, questioni chiare e poche divagazioni", e spesso le tre cose vanno daccordo.
Pur essendo convinto che la chiarezza di una questione abbia un legame ben più stretto con l'esposizione che se ne fa che con un'ipotetica realtà oggettiva a cui si voglia riferire, sono tuttavia altrettanto persuaso che esistano problemi per sè complicati, vuoi per un vasto ipotesto, vuoi per altri fattori entropici.
Temo che il cinema rientri tra questi, il che mi spinge a sospettare che una discussione come quella qui portata avanti rischi di semplificarlo oltre ildovere di sintesi.
Ritengo dunque sensato affermare che in questo caso l'imperativo forumistico dovrebbe essere ribaltato dalla limitazione all'esplosione dei livelli di lettura e delle tesi.
Nella fattispecie, non sono così propenso ad accettare l'ipotesi qui assiologicamente assunta che un giudizio sul cinema debba necessariamente da fare i conti con il sistema di valori (positivi) che in esso vengono proposti. Non ho poi ben chiaro quali siano le condizioni per dichiarare la morte dell'intero orizzonte cinematografico, dal momento che, come è chiaramente messo dalla discordanza degli interventi precedenti, esso si può considerare dal punto di vista commerciale, sociale, individuale e quant'altri a piacere.
In sintesi, ritengo sarebbe più proficuo collaborare ad una analisi polifonica dell'argomento, piuttosto che concentrarsi sulle conseguenze di un'ipotesi arbitraria che, per quanto interessante e magari condivisibile, non può che esaurirsi,come mi pare accada qui, in interventi che riprendono in forma più sintetica la tesi di apertura.
Scusate il disturbo.
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#30 Debord

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Inviato 21 agosto 2006 - 16:38

La tua ultima affermazione è una provocazione bella e buona per almeno due motivi: uno è chiaro l'altro decisamente più subdolo: chi rilevasse l'analogia con la patafisica dalla tua citazione parafrasata, rischierebbe di incorrere nell'accusa di "wikipedismo",
forse a meno di allegare un trattato sull'argomento.
Accettato questo rischio mi premerebbe esporre un mio dubbio: mi pare che l'indirizzo dato al forum dalla sua classe dirigente sia prossimo alla massima "discussioni pregnanti, questioni chiare e poche divagazioni", e spesso le tre cose vanno daccordo.

Ritengo dunque sensato affermare che in questo caso l'imperativo forumistico dovrebbe essere ribaltato dalla limitazione all'esplosione dei livelli di lettura e delle tesi.

In sintesi, ritengo sarebbe più proficuo collaborare ad una analisi polifonica dell'argomento, piuttosto che concentrarsi sulle conseguenze di un'ipotesi arbitraria che, per quanto interessante e magari condivisibile, non può che esaurirsi,come mi pare accada qui, in interventi che riprendono in forma più sintetica la tesi di apertura.
Scusate il disturbo.


Ciao!
Credo davvero che il cinema sia morto da diversi anni.
Ovvio le dissertazioni potrebbero essere innumerevoli: che cos'è il cinema? deve "funzionare" ad attuare un piano oppure no? è divertimento intellettuale fine a se stesso?
Io sono partito dal presupposto, visto che il topic s'incentrava sul "tempo" (nuovi spettatori), che il cinema sia portatore di idee, valori positivi o negativi, emozioni e CAMBIAMENTI, mutazioni che deve attuare proprio sugli spettatori e sul sociale (detta velocemente eh).
Questo non lo fa da 15 anni, quindi il cinema è morto e sepolto da allora, è un'arte inutile, non serve.
Ma l'arte deve "servire"? io dico di si, io dico che Metropolis è servito, i Vitelloni è servito, Pulp Fiction è servito.
Quando chiudo con "il cinema è morto, viva il cinema", ovvio sto dicendo che adoro il cinema, senza di esso la mia vita sarebbe molto più povera, ciò non toglie la consapevolezza che il cinema ormai non serva più, è un'arte bella che si fa guardare ed apprezzare, ma nulla più.

Mi son dimenticato di scusarmi, nel precedente messaggio, per il mio intervento che puzzava di OT come pochi, e quindi accolgo la tua richiesta di un topic che sia più "logico" e meno fatto di "esplosioni".
Ma come dire... m'è scappata, l'affermazione di Brucaliffa (cinema in salute) era troppo succosa, come limitarsi?
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#31 Basilide

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Inviato 21 agosto 2006 - 16:58

Per la verità se rileggi quello che ho scritto vedrai che in realtà intendevo stimolare proprio un'esplosione di ipotesi. Infatti sono convinto che la questione da te posta (in termini assertivi, ma pur sempre posta) rappresenti uno degli sviluppi problematici più utili ad una discussione sull'argomento. Replicherei anche al contenuto ma sono di fretta. In seguito...
edit: come valori positivi intendevo in senso dialettico, affermati.
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#32 Brucaliffa

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Inviato 21 agosto 2006 - 18:14

La natura del cinema è sempre stata al centro di un dibattito teorico vecchio quanto il cinema stesso, e considerare la sua funzione sociale come unico parametro per determinare la sua salute, o la sua utilità, non è molto corretto. Il cinema ha una peculiare natura multiforme che non credo possa essere messa in discussione molto facilmente: è sì un dispositivo sociale, ma è anche un'industria dell'intrattenimento e, per essere ancora più estremi, un'arte che attraverso il suo linguaggio può benissimo uscire dalla formula narrativa (è cinema anche quello d'avanguardia degli anni 20 di Hans Richter o di René Clair).
Io credo che sia ancora in piena salute semplicemente perché si tratta di un linguaggio in grado di evolversi nel tempo, (anche e soprattutto dal punto di vista tecnico, se si pensa alla sua storia) e di fagocitare tutto ciò che incontra nel suo cammino. Infatti questo topic non aveva la pretesa di valutare lo stato di salute del cinema. Io comunque trovo che così come sono "serviti" Metropolis, i Vitelloni e Pulp Fiction, ci servano anche Mystic River, La Venticinquesima Ora e Match Point per riflettere sul nostro tempo e sui nostri valori. Se è per questo non è neanche detto che la riflessione provenga solo dai film di impianto classico, perché a me uno dei film che ha fatto più riflettere sui nostri tempi è Elephant di Gus Van Sant, che sfugge del tutto ai principi dello storytelling americano, e accontenta del tutto quelli che "l'estetica viene prima del contenuto", anche se in questo particolare caso l'estetica è del tutto funzionale al messaggio.
Forse è per questo che insistevamo a fare un discorso sullo spettatore più che sul cinema, perché la qualità del cinema dipende troppo dal giudizio soggettivo che ognuno di noi può dare, mentre se vogliamo il discorso sullo spettatore è più legato alla storia, alla società e alla cultura, e fornisce alla discussione appigli un po' più solidi. Però prendo atto della tendenza irresistibile di questo thread a spostarsi sul piano più propriamente cinematografico, forse è giusto così, anche se il terreno è scivoloso possono sempre arrivare spunti interessanti.
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#33 Dead Man

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Inviato 22 agosto 2006 - 12:06

leggevo la seguente recensione

http://www.cinemavve...sp?IDartic=4012

e mi è venuto in mente questo topic.
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#34 Debord

Debord

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Inviato 23 agosto 2006 - 13:49

La natura del cinema è sempre stata al centro di un dibattito teorico vecchio quanto il cinema stesso, e considerare la sua funzione sociale come unico parametro per determinare la sua salute, o la sua utilità, non è molto corretto.


E' un parametro comunque importante, e quindi non può essere per natura "non corretto".
Il cinema è arte e arte è relazione e rapporto, se fai il tuo quadro te lo tieni in cameretta lo guardi solo tu, il cinema è fatto per essere guardato da molte persone, nasce per questo e si fa per questo, quindi va da sè la sua natura anche "sociale" (sempre per quello che possa significare).

Io credo che sia ancora in piena salute semplicemente perché si tratta di un linguaggio in grado di evolversi nel tempo, (anche e soprattutto dal punto di vista tecnico, se si pensa alla sua storia) e di fagocitare tutto ciò che incontra nel suo cammino.


Di questo ti do atto, anzi, è la sua prerogativa e quello che me lo fa amare.

Se è per questo non è neanche detto che la riflessione provenga solo dai film di impianto classico, perché a me uno dei film che ha fatto più riflettere sui nostri tempi è Elephant di Gus Van Sant, che sfugge del tutto ai principi dello storytelling americano, e accontenta del tutto quelli che "l'estetica viene prima del contenuto", anche se in questo particolare caso l'estetica è del tutto funzionale al messaggio.


E' questo il punto.
Un film che ho amato molto anche io come Elephant, pensi che abbia avuto un minimo di "valore" ed "utilità" fuori dalla mia, dalla tua e da qualche altra centinaia di testa?
Dopo averlo visto in dvd tutto entusiasta l'ho passato a mio fratello, che gira sui 30 anni: l'ha acceso, visto 15 minuti, spento, inguardabile.
Qui sta l'inghippo e viene risolto: tornando al topic, lo spettatore è sempre quello di 50 anni fa, la massa val al cinema per divertirsi e se non capisce se ne va, il cinefilo va per capire ed anzi gode dalla complessità magari. Il rapporto è 50 a 1 credo.

Alla fine Elephant è un film meravigliosamente inutile, non ha cambiato le coscienze di nessuno, è stato visto da pochissime persone (da noi in provincia non è neanche passato), e quindi è anni luce rispetto a film di denucia di 30 anni fa (pensa ad un Pasolini qualsiasi, l'impatto che possa avere avuto il suo cinema sull'Italia di allora, e sul mondo, ha cambiato davvero i modi di guardare non solo il cinema ma anche gli "argomenti" del suo cinema).
Per questo ti dico e sono convinto che è dura fare l'analisi sullo spettatore, lo spettatore è semplicemente lo stesso da sempre, vuole le stesse cose. Il cinema invece è cambiato, e (tornando ad Elephant che calza alla perfezione come esempio) non "serve" più, o forse non riesce a servire più.
Per questo il cinema è diventato un divertimento per pochi, una piccola setta innamorata che non ha sbocchi con l'esterno, che non cambia l'esterno, che si gusta il suo thè sopraffino alle cinque e gode a parlarne con altri pochi "massoni".
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#35 Guest_Swampcamel_*

Guest_Swampcamel_*
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Inviato 23 agosto 2006 - 14:46

Uhm, direi che più che altro un certo pubblico tende a trovare tanto significato in film che magari sono solo strutturati in modo accattivante e rimanere insoddisfatto davanti a film imponenti dal punto di vista morale\filosofico ma proposti in modo classico e subito etichettati come 'normali'.

Ho letto il monologo finale di Trainspotting, e ho pensato "Ehmbè?". Non ho visto il film, ma me l'hanno messo sotto il naso e quindi ho pensato bene di cercare la genialità che molti mi avevano sbandierato. Beh, ho trovato solo una carrellata di "luoghi comuni al contrario" e distruzioni di miti ad effetto degne di ogni film americano più o meno alternativo che cerca di trovare nella forma ciò che il contenuto sembra non vantare.

Naturalmente la critica ha reazioni diverse, ma qui parliamo di pubblico.

Mi immagino che succederebbe se facessi vedere la trilogia di Kieslowski a qualche persona che probabilmente non troverebbe nulla di speciale in questi tre gioielli di cinema  :-[

La verità sta nel mezzo. Ci sono cineasti di stampo classico che fanno bene il loro lavoro, e cineasti di stampo più visionario\inusuale che lo fanno altrettanto bene.
E' sempre stato così!

Potrà sembrare che oggi c'è una tendenza all'esasperazione del cool e della vuotezza più insospettabile, ma è solo un anti-trend dire così, perchè possiamo fortunatamente contare su talenti ancora saldi sui loro principi e metodi, qualunque essi siano.


Senza contare che ormai un ragazzino al cinema si sente legato, abituato a sollecitazioni continue davanti al pc (chatta, mailla, sms, naviga, programma, conosce) o alla playstation andare al cinema due ore costretto in quella poltrona credo per lui sia come essere a messa, una sorta di tortura.


Oddio, te lo assicuro, io e 16 anni, ma molti miei coetanei non sono interessati al cinema già in partenza, mica è colpa di internet. Anzi, senza internet non conoscerei molti degli autori che adoro.



..

Voglio porre un quesito, sempre legato al mio post, quanto il fattore 'cool' influisce sul giudizio oggi? Quanto un po' di cool e un po' di non-indecenza spingono uno spettatore medio a idolatrare un film?




#36 fedor

fedor

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Inviato 23 agosto 2006 - 17:53

Salve a tutti!
mi sembra un pò tedioso e senza via di uscita puntare il dito semplicemente sullo pochezza e superficialità dello spettatore medio odierno, fenomeno assolutamente non nuovo e da sempre esistente. Purtroppo, con una punta di cinismo e pessimismo, spettatori attenti e sensibili hanno sempre rappresentato una minoranza dalla notte dei tempi, ed il grande successo di pubblico di autori "impegnati" è stata essenzialmente dovuta non ad un improvviso innalzamento del gusto e sensibilità dello spettatore ma semplicemente dalla particolare forza carismatica e, con l'avvento della televisione, mediatica del singolo autore, capace con la propria persona e non con l'opera in sè di catalizzare intorno a sè l'attenzione delle masse, indipendentemente dall'effettiva fruibilità e comprensibilità della propria opera ( si pensi ad esempio al successo di Pasolini ). Opere definibili capolavori, perchè capaci di portare avanti un forte percorso estetico e di evoluzione del linguaggio della specifica arte di appartenenza di pari passo con un forte impianto contenutistico, hanno nella stragrande maggiornza dei casi sempre riscosso uno scarso successo di pubblico, per venire soltanto a distanza di anni riscoperti e santificati (spaziando nelle arti si pensi a velvet underground and nico o ai quadri ddi van gogh, tanto per citare degli esempi lampanti). Il tempo nella maggior parte dei casi è sempre stato il miglior giudice, e alcune volte purtroppo il più inesorabile dei carnefici, delle opere d'arte, raramente potendo fare affidamento sul giudizio del pubblico contemporaneo all'autore.
Ciò che è cambiato allo stato attuale è l'esponenziale crescita numerica dei prodotti cinematogafici, detto in parole povere sono aumentati a dismisura i film prodotti, e gioco forza si è abbassato il loro  livello medio. Sparando dei numeri a caso ogni anno ormai si producono milioni di film in tutto il mondo, ma ben minori sono gli autori validi in circolazione, capaci ci creare un capolavoro. Allo stesso tempo di capolavori, se si guarda l'intera cinematografia mondiale, ne escono a sufficienza ogni anno, ma diluiti nel mare delle insulse mediocrità e boiate pubblicizzate, rendendo sempre più arduo una loro scoperta. Non è allo spettatore medio che va data la colpa di tutto ciò, ma alla spregiudicatezza e mancanza di coraggio dei produttori e molte volte degli stessi autori, che accecati da una avidità crescente, preferiscono puntare in basso assecondando il gusto generale, con la riproposizione all'infinito degli stessi moduli narrativi di facile comprensibilità, non tetando in alcun modo una sua evoluzione e miglioramento. Il cinema non è assolutamnte morto, come non c'è alcun aumento della superficialità della massa spettatrice, ma un furbo imbastardimento di molti autori e proliferazione di pseudo autori, che invece di preoccuparsi di creare un'opera d'arte si accontantano di fabbricare un prodotto di largo consumo...
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#37 fedor

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Inviato 23 agosto 2006 - 18:13

Come semplice provocazione finale, tanto per rianimare il dibattito, non sono sicuro che, ad esmpio, nel genere horror la notte dei morti viventi sia necessariamente o palesemente superiore a film quali scream o la casa... Per carità, nel caso un opera d'arte sia portatrice di un messaggio morale, filosofico, di critica sociale, etc.., ben venga, punti in più ad una possibile sua valutazione, ma non mi sembra che ciò sia essenziale in un giudizio sulla sua qualità. Nabokov riteneva che l'opera d'arte è fine a se stessa, opinione condivisibile o meno, e un vero artista dovrebbe puntare all'evoluzione del linguaggio della arte specifica, portare avanti un proprio percorso estetico.
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#38 MissWisteria

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Inviato 23 agosto 2006 - 18:44


Ciò che è cambiato allo stato attuale è l'esponenziale crescita numerica dei prodotti cinematogafici, detto in parole povere sono aumentati a dismisura i film prodotti, e gioco forza si è abbassato il loro  livello medio. Sparando dei numeri a caso ogni anno ormai si producono milioni di film in tutto il mondo, ma ben minori sono gli autori validi in circolazione, capaci ci creare un capolavoro. Allo stesso tempo di capolavori, se si guarda l'intera cinematografia mondiale, ne escono a sufficienza ogni anno, ma diluiti nel mare delle insulse mediocrità e boiate pubblicizzate, rendendo sempre più arduo una loro scoperta. Non è allo spettatore medio che va data la colpa di tutto ciò, ma alla spregiudicatezza e mancanza di coraggio dei produttori e molte volte degli stessi autori, che accecati da una avidità crescente, preferiscono puntare in basso assecondando il gusto generale, con la riproposizione all'infinito degli stessi moduli narrativi di facile comprensibilità, non tetando in alcun modo una sua evoluzione e miglioramento. Il cinema non è assolutamnte morto, come non c'è alcun aumento della superficialità della massa spettatrice, ma un furbo imbastardimento di molti autori e proliferazione di pseudo autori, che invece di preoccuparsi di creare un'opera d'arte si accontantano di fabbricare un prodotto di largo consumo...


Ti trovo d'accordo su alcuni punti e trovo un ottimo punto di partenza il considerare le dinamiche della cosiddeta "cultura popolare" (punto di partenza inevitabile soprattutto in ambiti come quello del cinema). E' ovvio che all'aumentare delle produzioni corrisponda un ampliamento dei livelli di qualità ed è altrettanto ovvio che chi produce tenga particolare conto delle esigenze e della domanda del pubblico che consumerà i suoi prodotti. Non ha senso cercare un colpevole né in chi produce né in chi consuma. Certo si potrebbe pretendere che chiunque produca si ponga come prerogativa prodotti di massima qualità... Ma a che pro? La prima allarmante conseguenza che mi viene in mente è una minore fruibilità del prodotto.
Certo tu mi dici:

Nabokov riteneva che l'opera d'arte è fine a se stessa, opinione condivisibile o meno, e un vero artista dovrebbe puntare all'evoluzione del linguaggio della arte specifica, portare avanti un proprio percorso estetico.


ed io, a prescindere dal trovarmi d'accordo con un Nabokov o meno, trovo piuttosto ingenuo valutare la questione in questi termini. Se ciò può essere valido per un'opera d'arte, beh non è detto che tutto debba essere arte. Insomma potremmo metterci a discutere sulle finalità di un metodo espressivo come il cinema e chiederci "deve avere finalità morali?", "deve avere finalità artistiche?", "quali finalità morali?", "quali finalità artistiche?".
Domande interessanti e che porterebbero ad altrettante discussioni interessanti. Ma la realtà dei fatti è che non sempre un film ha finalità estetiche né molto spesso morali. La sola finalità di molti film è quella ludica e mi trovo a dire nuovamente che considerare tale finalità deplorevole a priori è un altro atteggiamento piuttosto grossolano. Ora discutere in termini di qualità assoluta o di moralità assoluta su film che vengono DI FATTO prodotti per un pubblico medio a mio avviso non ha senso. Piutto è interessante esaminare le dinamiche in atto, quelle che spingono lo spettatore verso una tipologia di prodotto rispetto ad un'altra.
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People I see just remind me of mooing like a cow on the grass,and that’s not to say that there’s anything wrong with being a cow anyway, but people are people with the added advantage of the spoken word. We’re getting on fine but I feel more of a man when I get with the herd.

#39 MissWisteria

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Inviato 23 agosto 2006 - 18:46


Ciò che è cambiato allo stato attuale è l'esponenziale crescita numerica dei prodotti cinematogafici, detto in parole povere sono aumentati a dismisura i film prodotti, e gioco forza si è abbassato il loro  livello medio. Sparando dei numeri a caso ogni anno ormai si producono milioni di film in tutto il mondo, ma ben minori sono gli autori validi in circolazione, capaci ci creare un capolavoro. Allo stesso tempo di capolavori, se si guarda l'intera cinematografia mondiale, ne escono a sufficienza ogni anno, ma diluiti nel mare delle insulse mediocrità e boiate pubblicizzate, rendendo sempre più arduo una loro scoperta. Non è allo spettatore medio che va data la colpa di tutto ciò, ma alla spregiudicatezza e mancanza di coraggio dei produttori e molte volte degli stessi autori, che accecati da una avidità crescente, preferiscono puntare in basso assecondando il gusto generale, con la riproposizione all'infinito degli stessi moduli narrativi di facile comprensibilità, non tetando in alcun modo una sua evoluzione e miglioramento. Il cinema non è assolutamnte morto, come non c'è alcun aumento della superficialità della massa spettatrice, ma un furbo imbastardimento di molti autori e proliferazione di pseudo autori, che invece di preoccuparsi di creare un'opera d'arte si accontantano di fabbricare un prodotto di largo consumo...


Ti trovo d'accordo su alcuni punti e trovo un ottimo punto di partenza il considerare le dinamiche della cosiddeta "cultura popolare" (punto di partenza inevitabile soprattutto in ambiti come quello del cinema). E' ovvio che all'aumentare delle produzioni corrisponda un ampliamento dei livelli di qualità ed è altrettanto ovvio che chi produce tenga particolare conto delle esigenze e della domanda del pubblico che consumerà i suoi prodotti. Non ha senso cercare un colpevole né in chi produce né in chi consuma. Certo si potrebbe pretendere che chiunque produca si ponga come prerogativa prodotti di massima qualità... Ma a che pro? La prima allarmante conseguenza che mi viene in mente è una minore fruibilità del prodotto.
Certo tu mi dici:

Nabokov riteneva che l'opera d'arte è fine a se stessa, opinione condivisibile o meno, e un vero artista dovrebbe puntare all'evoluzione del linguaggio della arte specifica, portare avanti un proprio percorso estetico.


ed io, a prescindere dal trovarmi d'accordo con un Nabokov o meno, trovo piuttosto ingenuo valutare la questione in questi termini. Se ciò può essere valido per un'opera d'arte, beh non è detto che tutto debba essere arte. Insomma potremmo metterci a discutere sulle finalità di un metodo espressivo come il cinema e chiederci "deve avere finalità morali?", "deve avere finalità artistiche?", "quali finalità morali?", "quali finalità artistiche?".
Domande interessanti e che porterebbero ad altrettante discussioni interessanti. Ma la realtà dei fatti è che non sempre un film ha finalità estetiche né molto spesso morali. La sola finalità di molti film è quella ludica e mi trovo a dire nuovamente che considerare tale finalità deplorevole a priori è un altro atteggiamento piuttosto grossolano. Ora discutere in termini di qualità assoluta o di moralità assoluta su film che vengono DI FATTO prodotti per un pubblico medio a mio avviso non ha senso. Piuttosto è interessante esaminare le dinamiche in atto, quelle che spingono lo spettatore verso una tipologia di prodotto rispetto ad un'altra.
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#40 fedor

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Inviato 23 agosto 2006 - 19:19

Condivido... infatti il mio primo intervento puntava proprio a questo. Da alcuni interventi precedenti però mi sembrava che si volesse esaminare il cinema soltanto da un punto di partenza elitario in quanto opera d'arte, sottovalutando o mettendo in secondo piano in termini di importanza il suo essenziale valore di intrattenimento... da qui la provocazione...
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