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Rainer Werner Fassbinder


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83 replies to this topic

#41 loulou

loulou

    aspirante indie

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Inviato 28 febbraio 2007 - 09:25

perla nella perla
l'ho visto una dozzina di volte questo film...


accidenti! credo che il massimo di cui son stata capace è vedere un film 3 volte...
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#42 corey

corey

    mainstream Star

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Inviato 14 aprile 2008 - 09:13

L'amore è più freddo della morte (Liebe ist kälter als der Tod, 1969)

Immagine inserita

Visto forse per la sedicesima/diciassettesima volta, ma la prima in dvd. Che dire? Film semplicemente formidabile, insieme a Il soldato americano e a Roulette cinese il mio Fassbi preferito (regista di cui venero l'opera omnia). Acerbo per alcuni, derivativo per altri, a mio giudizio si stampa sulla retina con un candore terroristico e un'innocenza predatoria da lacrime ininterrotte. Nel suo lungometraggio d'esordio Fassbinder scaraventa carrellate a pendolo di Godard, camera car di Straub e parafernali di Melville in un'agiografia sarcastica che è insieme glorificazione e derisione dei modelli.

Immagine inserita

Il vento, il fracasso di un flipper, un contratto di morte: lancinante mitografia del superfluo.
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#43 dazed and confused

dazed and confused

    festina lente

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Inviato 14 aprile 2008 - 11:42

L'amore è più freddo della morte (Liebe ist kälter als der Tod, 1969)

Un altro titolo indimenticabile.
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#44 Ian Smith

Ian Smith

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Inviato 16 aprile 2008 - 19:13

E Martha?L??ho visto.
Giuro Cronenberg non mi fa lo stesso effetto. Disturbante all??inverosimile.


minchia.
Ho veramente provato i brividi. Grandissima comunque l'attrice ad intepretare un personaggio ai limiti della follia masochistica.

ad ogni modo, di Fassbinder amo in particolar modo i titoli di alcuni dei suoi film:

http://it.wikipedia....rner_Fassbinder
(filmografia)
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#45 corey

corey

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Inviato 13 ottobre 2008 - 18:11

Playlist già pubblicata su www.film.tv.it

Kino ist kälter als der Tod

"Più un film è fatalistico, più è portatore di speranza" (Rainer Werner Fassbinder).

1. L'amore è più freddo della morte
"Il film parla di poveracci che non sanno cosa fare di se stessi. A loro non è data nessuna possibilità , non ne hanno nessuna, proprio nessuna" (RWF).
 
2. Dei della peste
La compassione è un sentimento suicida. La vita è troppo preziosa per provare pietà. Non ci sarà una seconda volta.
 
3. Il soldato americano
Il noir secondo Fassbinder: gli scatti improvvisi di Fuller, la tragica impassibilità di Melville, la furia destrutturante di Godard. E il fiammeggiare delle passioni osservato da una distanza ustionante.
 
4. Martha
Non lascia scampo il cinema di Fassbinder, nelle sue mani il mélo diventa l'impossibilità di sottrarsi alla logica del possesso. Il carrello circolare intorno a Martha disegna l'inesorabile morsa della crudeltà amorosa.
 
5. Mamma Kuster va in cielo
Abbandonata da tutti e circondata dall'avidità generale, Mamma Kuster impara a proprie spese che la verità è solo un punto di vista. Rappresentazione, ideologia, spettacolo: modalità di mistificazione.
 
6. Roulette cinese
La scheggiatura dei rapporti borghesi in una scatola di cristallo. Il gioco al massacro più raffinatamente crudele di Fassbinder: sette pedoni e una reginetta storpia su una scacchiera trasparente. La mdp affila i denti.
 
7. La terza generazione
Ogni prospettiva sociale è illusoria: la famiglia è devastata dall'ottusità, la lotta armata è un'autentica pagliacciata e il Capitale, proclamandosi prigioniero del popolo, se la ride. Il diavolo probabilmente.

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#46 Ian Smith

Ian Smith

    Enciclopedista

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Inviato 13 ottobre 2008 - 18:13

L'amore è più freddo della morte
"Il film parla di poveracci che non sanno cosa fare di se stessi. A loro non è data nessuna possibilità , non ne hanno nessuna, proprio nessuna" (RWF).


verissimo, ma che stile che hanno tutti e tre!
:-*
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#47 corey

corey

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Inviato 13 ottobre 2008 - 20:51

Liebe ist kälter als der Tod è il mio Fassbi preferito. Subito dopo Roulette cinese. Poi Il soldato americano e Martha. Ma Liebe domina.
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#48 corey

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Inviato 14 ottobre 2008 - 08:28

Mamma Kuster va in cielo (Mutter Küsters Fahrt zum Himmel, 1975) di Rainer Werner Fassbinder con Brigitte Mira, Ingrid Caven, Margit Carstensen, Karlheinz Böhm, Gottfried John.

Immagine inserita

Tra i film più dichiaratamente politici di Fassbinder, "Mutter Küsters Fahrt zum Himmel" è un manifesto di ambiguità e ferocia ideologica: il drammatico gesto del pacifico operaio che per un ventilato licenziamento di massa accoppa il vicedirettore della fabbrica di saponette e poi si suicida viene sciacallato da chiunque: giornalisti senza scrupoli, familiari in cerca di fama e formazioni politiche intra ed extraparlamentari fanno a gara per accaparrarsi i diritti di sfruttamento della storia dell'"assassino della fabbrica". La sola che intende difendere la memoria dell'uomo è Mamma Kuster: abbandonata da tutti e circondata dall'avidità generale la donna scoprirà a sue spese che la verità è solo un punto di vista. Rappresentazione, ideologia, spettacolo: modalità di mistificazione. Splendido il finale congelato sull'espressione sgomenta della donna con scheletriche didascalie che completano la narrazione. Pare però che il finale approntato l'anno dopo da Fassbi per l'edizione americana sia diverso (leggere "Il castoro" di Davide Ferrario per maggiori ragguagli).
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#49 corey

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Inviato 14 ottobre 2008 - 22:55

Perché il signor R. è diventato matto? (Warum läuft Herr R. Amok?, 1970) di Rainer Werner Fassbinder, Michael Fengler con Kurt Raab, Lilith Ungerer, Amadeus Fengler, Franz Maeon

Immagine inserita

Primo film a colori di Fassbinder (codiretto insieme a Michael Fengler), "Warum läuft Herr R. Amok?" è un horror mascherato da documentario. L'assoluta impersonalità con la quale la cinepresa fotografa le squallide e ordinarie situazioni della vita di tutti i giorni di un impiegato qualificato (un disegnatore tecnico) quale il signor Raab (Kurt Raab) rappresenta al tempo stesso uno dei ritratti più agghiaccianti dell'alienazione contemporanea e un progetto estetico seminale. Il Dogma di Von trier e le feroci radiografie di Haneke sono già tutti qui dentro, nei fotogrammi chiassosamente oggettivi di "Perché il signor R. è diventato matto?". Nessuna spiegazione, nessuna didascalia: il signor Raab lavora, passa le serate in casa con la moglie, esce con i colleghi, cerca di fare carriera, aiuta il figlio a fare i compiti, va a parlare con la sua insegnante. Normalità, nient'altro che noramlità. Poi una sera, mentre la moglie riceve una vicina di casa logorroica con la quale inscena per l'ennesima volta il teatrino della cordialità, il signor Raab impugna un candeliere e fracassa il cranio all'ospite, alla moglie e al bambino. Il mattino dopo si reca al lavoro, ma invece di restare insieme ai colleghi si chiude in bagno e si impicca. I motivi sono fin troppo chiari per essere illustrati, non c'è bisogno di alcuna spiegazione: Raab è morto da tempo, come tutti i suoi colleghi, superiori, familiari e vicini. La sua non è ribellione o follia, solo la presa di coscienza di uno stato di fatto. Essere vivi o morti in un contesto che reprime ogni impulso spontaneo e regolamenta ogni fase dell'esistenza in un programma di annichilimento sistematico dell'individuo non fa alcuna differenza. Un film di una lucidità atroce, profetica. Esaltante.
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#50 popten

popten

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Inviato 08 maggio 2009 - 08:14

Ieri ho visto Veronika Voss.
Mi è piaciuto molto!
Avevo di lui visto solo Querelle, quindi anche con questo sono praticamente a zero, ben poco per avere uno sguardo chiaro sul suo cinema.
Devo però dire che vedendo questo film ho rintracciato dei tratti che ricordavo di Querelle, in fatto di regia specialmente, camera.
Comunque, il film mi è piaciuto sia per i suoi contenuti(il soggetto simil 'viale del tremonto' mi tocca) e alcuni dialoghi che mi hanno colpito,ma specialmente dal punto di vista estetico.
Fotografia stupenda, b\n , luci ed ombre possono aggiungersi ai protagonisti principlai del film.
Estetica classica ma rivisitata, talvolta con ironia, il tutto con intelligenza.
E la musica poi, anche qui mi ha colpito. e anche qui spesso una bella ironia, ma poi qua e là spezzata con accenni dark bizzari :)
Un film che mi è piaciuto molto, ripeto!
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#51 corey

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Inviato 27 luglio 2009 - 17:22

Un anno con 13 lune (In einem Jahr mit 13 Monden, 1978) di Rainer Werner Fassbinder con Volker Spengler, Ingrid Caven, Gottfried John, Elisabeth Tissenaar

Elvira, un transessuale, ha concesso un'intervista a un quotidiano per raccontare la sua esperienza. Pestata a sangue da un gruppo di teppisti, abbandonata anche dal suo compagno, Christopher, trova conforto e amicizia in Zora, una prostituta. (trama copiaincollata da www.film.tv.it)

Immagine inserita

Teorema di squartante lucidità, in forma di mélo, sull'impossibilità di sottrarsi agli assiomi coercitivi del sentimento amoroso e alle nefaste conseguenze che l'assunzione irriflessa di tali regole comporta. Mai come in questo film, neppure in Martha (1973), Fassbinder aveva mostrato la perfetta e assoluta coincidenza tra amore borghese e oppressione, facendo dell'uno il volto nascosto e interiorizzato dell'altra: in Un anno con 13 lune amare significa adeguarsi totalmente alla volontà dell'altro, che questo si identifichi con le suore dell'orfanotrofio o col compagno di turno (donna o uomo che sia) non fa alcuna differenza.

Immagine inserita

Soggetto lacerato nel corpo non meno che nello spirito, Elvira/Erwin è fin da bambino istruito (la didattica dell'amore, sentimento che si impara, si rivela momento determinante) a comunicare affettivamente con chi gli sta vicino (le suore dell'istituto) tramite un gioco mimetico, un commercio emotivo calcolato: essere per loro loro ciò che esse vogliono che lui sia. Soltanto così, per mezzo di questo patto crudele, è dato provare affetto, unicamente uniformandosi alla volontà altrui può configurarsi una relazione d'amore. Ovviamente il linguaggio coercitivo dei sentimenti trascende le entità singole: se le sorelle dell'istituto attivano irreversibilmente il meccanismo affettivo-oppressivo, esse sono solo il primo anello di una catena che racchiude l'intero consorzio sociale. "Essere per l'altro" è la parola d'ordine che apre le porte di ogni rapporto riconoscibile e riconosciuto sentimentalmente da tutti gli pseudosoggetti cresciuti in una società che utilizza l'amore come strumento di oppressione e repressione. Nessuno scarto è consentito, nessun eccesso è tollerato, pena l'emarginazione affettiva. Attraverso gli ultimi trentacinque giorni (24 luglio-28 agosto 1978) del calvario di Elvira (Volker Spengler), Fassbinder mette definitivamente in scena l'inappellabile condanna sociale ai danni di un individuo che ha assimilato esemplarmente e portato alle estreme conseguenze, applicandole con eccesso di zelo e mettendole spaventosamente a nudo, le regole dell'amore borghese, simulacro di un sentimento che aliena la coscienza e annichilisce la volontà nella grottesca convenzionalità di una rappresentazione sempre uguale a se stessa.

Immagine inserita

E come il soggetto che prova amore (o meglio che crede di provarlo) è un soggetto privato del proprio centro (vale a dire che è costretto ad abdicare alla propria volontà in favore di quella altrui), così il punto di vista adottato da Fassbinder per rappresentare criticamente questo "spossessamento" è un punto di vista sistematicamente decentrato: Un anno con 13 lune è un film in cui testo e sguardo coincidono assai di rado, prediligendo al contrario formule visive dissonanti e discordanti in cui i personaggi e le azioni non godono di quella centralità che il protocollo realista prescriverebbe. Carrellate a pendolo che dissociano la visione dal dialogo (la sconvolgente sequenza del mattatoio) o che tolgono la preminenza d'immagine al personaggio parlante (la sequenza in cui la suora racconta la prima infanzia di Erwin), composizioni del quadro che incorniciano rigidamente i corpi o li occultano parzialmente allo sguardo (le sequenza in casa di Elvira, la visita a Frida la mistica), configurazioni audiovisive che prolungano il sonoro della scena precedente in quella successiva invadendola rumorosamente (il finale, con l'intervista registrata di Elvira che continua a scorrere mentre l'azione del film si sposta sul pianerottolo del suo appartamento): tutte soluzioni che non solo inibiscono brechtianamente l'identificazione spettatoriale, ma che sgretolano cinematograficamente l'etichetta emotiva della retorica filmica, mostrando un altro modo di rappresentare i sentimenti. Un modo che, con disperata lucidità, enuncia l'annichilente ricattatorietà dell'amore borghese. Devastante.

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#52 popten

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Inviato 21 marzo 2010 - 20:44

molto belli Il matrimonio di Maria Braun!
mi piace la sua regia, di stampo classico ma rivisitata alla sua maniera.belli i movimenti della camera.
l'uso anche del sonoro è interessante, contrasti a differenza di quello che avviene in genere nei melò di genere.
grandissima l'attrice protagonista!Hanna Schygulla
forse il mio preferito,tra i suoi che ho visto,resta veronika voss. ma insomma non ne son manco tanto sicuro..!

http://data.kataweb..../tcimage/143171
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#53 Zardoz

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Inviato 21 marzo 2010 - 21:17

Uno dei titoli piu' belli di FAssbinder fa parte della serie Berlin Alexanderplatz : LA SOLITUDINE APRE ANCHE NEI MURI FESSURE DI FOLLIA!
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#54 simon

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Inviato 24 marzo 2010 - 00:49

Fassbinder paradossalmente ha dato tutto il suo miglior cinema proprio all' inizio e alla fine della sua carriera, facendo proprie le grandi tesi estetiche di Godard, Jean Marie Straub e la fascinazione per il melodramma perfetto di Douglas Sirk: appunto l'esordio Liebe ist kälter als der Tod (1969) e il non ritorno (anche filosofico), claustrofobicamente immerso in un kitsch estremo che è Querelle (1982).
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#55 Çorkan

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Inviato 30 novembre 2010 - 00:47

Scusate, riporto su questo topic, perchè per la prima volta ho visto un film di Fassbinder.
per la precisione si trattava di "La Paura mangia l'Anima"
Ora leggo su wiki che è considerato uno dei suoi lavori migliori.
Però son sincero, a me non ha convinto.
Nota più negativa di tutte: i dialoghi. Resi malvagi forse anche da doppiatori orrendi, ma non hanno mai profondità. Non so, a me hanno insegnato che più sottotesto ci metti meglio è, e qui invece sono parole spogliate di ogni doppiezza, non c'è altro significato se non quello (banale)letterario.
Non sono mai riuscito a colgiere doppiezza e profondità neanche nei personaggi, spesso anzi protagonisti di svolte prive di motivazioni: su tutti il mutamento dell'ambiente sociale e personale dei due protagonisti al ritorno dalla "vacanza". Quasi che Fassbinder  abbia voluto dire "ora ribalto la situazione,  inverto i valori fra l'ambiente sociale esterno alla coppia e quello emotivo interno". Ma questa cosa, senza giustificazione narrativa è solo priva di senso.
detto questo alcune scene sono molto belle (soprattutto all'inizio e alla fine del film). Mi hanno colpito le lunghe carrellate sui volti muti per il disprezzo (i figli, le colleghe) e soprattutto l'uso delle poverissime, (a volte kitsch) scenografie. Molto bello anche l'uso degli oggetti e delle architetture domestiche per squadrare le inquadrature (gli specchi, le rampe di scale dall'intonaco scorticato). Ci sono poi due campi medi bellissimi, anche per l'uso del colore: loro due al ristorante e loro due ai tavolini del bar nel parco.
Stupenda poi la scena delle tre donne che osservano e palpano Alì come un oggetto ( e sottolineo oggetto) del piacere. Erotica e grottesca.
Comunque dice che fu girato in due settimane fra le produzioni di Martha e Effi Briest, per cui comprendo che la sceneggiatura possa averne risentito più di ogni altra cosa.
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#56 Guest_Euripidello_*

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Inviato 30 novembre 2010 - 09:24


Ora leggo su wiki che è considerato uno dei suoi lavori migliori.


A me piace molto, ma non mi sembra affatto che in generale sia considerato uno dei suoi lavori migliori.
Di sicuro non è uno dei suoi film più rappresentativi.


Quoto quanto dice Tom.
Anche a me è piace molto anche se non lo trovo uno dei suoi film più rappresentativi.
Certamente è una storia che "ritorna" nella filmografia del regista in quanto è una storia che Fassbinder fa raccontare a uno dei personaggi dei suoi primi film, non ricordo ora se è "Il soldato americano" o "Gli dei della peste". Ciò mi è sempre parso molto fascinoso e geniale.
Per il resto mi pare davvero impeccabile e limpido come resa e come dialoghi, con una denuncia sociale finale ad hoc.

#57 Çorkan

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Inviato 30 novembre 2010 - 09:37



Ora leggo su wiki che è considerato uno dei suoi lavori migliori.


A me piace molto, ma non mi sembra affatto che in generale sia considerato uno dei suoi lavori migliori.
Di sicuro non è uno dei suoi film più rappresentativi.


Quoto quanto dice Tom.
Anche a me è piace molto anche se non lo trovo uno dei suoi film più rappresentativi.
Certamente è una storia che "ritorna" nella filmografia del regista in quanto è una storia che Fassbinder fa raccontare a uno dei personaggi dei suoi primi film, non ricordo ora se è "Il soldato americano" o "Gli dei della peste". Ciò mi è sempre parso molto fascinoso e geniale.
Per il resto mi pare davvero impeccabile e limpido come resa e come dialoghi, con una denuncia sociale finale ad hoc.


Boh sui dialoghi non aggiungo altro, mi sembrano veramente il tallone d'achille del film. La denuncia è ben presente vero, ma l'ambiente sociale avverso in cui sono immersi i due protagonisti è reso, mi pare, in maniera un po' banale. Comari pettegole e maligne, bottegai micragnosi....l'unico ambiente reso bene mi sembra quello del bar frequentato da Alì. 
E anche i motivi della svolta nell'accettazione sociale dei due mi sembrano deboli, banalotti (il dialogo fra la il bottegaio e sua moglie in cui lei gli spiga perchè riprendere la dona come cliente è orendo)
Comunque vedrò altro prossimamente, mi ha intrigato comunque.
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#58 Reynard

Reynard

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Inviato 30 novembre 2010 - 10:45

Con Fassbinder sono fermo a quota tre, "L'amore è più freddo della morte" (che ho odiato a pelle, perdonatemi), "Il matrimonio di Maria Braun" ed "Effi Briest".
Il primo è di una freddezza e precisione chirurgica, ma stranamente capace di esercitare un grande fascino anche su un sentimentale impenitente come me.
Il secondo è semplicemente immenso. Sembra di respirare nel vuoto. Un vuoto freddissimo e traslucido.

Hannah Schygulla meriterebbe una trattazione a parte.
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La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#59 Armonica

Armonica

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Inviato 30 novembre 2010 - 13:30

Con Fassbinder sono fermo a quota tre, "L'amore è più freddo della morte" (che ho odiato a pelle, perdonatemi), "Il matrimonio di Maria Braun" ed "Effi Briest".
Il primo è di una freddezza e precisione chirurgica, ma stranamente capace di esercitare un grande fascino anche su un sentimentale impenitente come me.
Il secondo è semplicemente immenso. Sembra di respirare nel vuoto. Un vuoto freddissimo e traslucido.

Hannah Schygulla meriterebbe una trattazione a parte.


Quoto, ho visto stamattina Il matrimonio di Maria Braun. Hanna Schygulla è  :-* :-* :-*
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#60 Ian Smith

Ian Smith

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Inviato 30 novembre 2010 - 13:50

è diventato ufficialmente il regista preferito della mia ragazza.
non so se vantarmene o preoccuparmi  asd
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