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Il Divo


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85 replies to this topic

#81 Reynard

Reynard

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Inviato 07 luglio 2009 - 20:07

Ho visto "Il divo" ieri sera. Ho già scritto un commento nel topic "Il film che ho visto", lo riporto qui se qualcuno volesse commentare:

Alcune considerazioni sparse.
Il Divo e' un'icona pop. Il titolo e' da prendersi nel suo significato piu' ovvio e comune. E' un personaggio, il personaggio di una gigantesca pantomima spettacolare, grottesca, iperrealistica e francamente incredibile al tempo stesso.
L'Italia di Andreotti sembra una pessima fiction, un poliziesco a forti tinte, una tragedia elisabettiana minore, una riduzione di Macchiavelli da romanzo d'appendice. L'effetto e' chiaramente voluto e straordinariamente rivelatore.
L'Andreotti disegnato da Servillo e' una serie di maschere, dietro le quali non si cela alcun volto. Anche nei momenti piu' intimi, anche in perfetta solitudine, indossa una maschera. Maschere sotto maschere sotto maschere. Il film raggiunge il suo climax con la furiosa, apparentemente onesta ma in realta' arrogante e orgogliosa confessione. Altra maschera, quella che regge tutte le altre. Ed il film infatti prosegue, promette svelamenti ma non svela, affida una fine alle parole di Moro ma non e' la fine, e' solo una fine, il semplice riconoscimento di un gioco di maschere che non ha altro motivo di esistere che se stesso.
La coorte di vassalli di Andreotti e' degna del Basso Impero.
Sorrentino pare voler proiettare sullo schermo non cio' che e' accaduto, ma cio' che e' parso accadere. Alla fin fine, quel che ha voluto rendere e' la sensazione di caos, di mistero strisciante ed onnipresente, di ossessivita' patologica, tutta incarnata in una figura che viene fatta carico dell'impossibilita' di una limpida autocoscienza dell'Italia repubblicana. Andreotti e' l'incarnazione del velo che impedisce di riconoscere il nostro stesso volto.
Un film aggressivo, colorato, sopra le righe, surriscaldato. Per quanto sembri narrare con precisione i fatti, l'effetto che ottiene e' quello di una accumulazione di orrori quasi senechiana, di un esplosione di irrazionalita' e potere che pare quasi avere la risonanza di un oscuro destino. Sorrentino usa strumenti da cultura pop, una sequenza iniziale esageratamente sbandierata, montaggi alternati che suggeriscono piu' di quanto dicano, in un calco evidente di cliche' da poliziesco, interminabili corridoi del potere, spazi oscuri e insondabili, raccordi scattosi e frenetici.
Sono rimasto ammirato dalla tecnica registica. Mi sono innamorato della colonna sonora.


Ho letto il topic ed ho trovato molte indicazioni che confermano l'impressione che ne ho avuta. Quando avrò tempo vorrei citarne un po' e approfondire alcuni aspetti.
Mi ha colpito una circostanza: la straordinaria convergenza dei giudizi, non solo nell'apprezzamento della pellicola ma soprattutto nella sua interpretazione (e non mi riferisco solo agli utenti di questo sito, mi è capitato raramente di vedere interpretazioni così solidali in commenti a caldo).
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La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#82 Guest_Terzo_*

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Inviato 15 novembre 2009 - 08:33

Sono davvero sorpreso che abbia ricevuto tutti questi commenti positivi. A me è sembrato un film ruffiano, qualunquista, caricaturale e macchiettistico, come ha già detto qualcuno, ma non in maniera intelligente: mi sembra una specie di campionario degli stereotipi degli uomini di potere (che senso ha una scena come quella in cui Andreotti si fa la barba davanti a quelle persone?). Non c'è nessun emozione, nessuna scena memorabile, i dialoghi son banali, è tutta roba già sentita e già vista, le inquadrature, per quanto qualcuno sia anche bella, sono plasticose così come gli attori (Pomicino/Buccirosso è una roba indecente).

#83 piersa

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    Megalo-Man

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Inviato 16 novembre 2009 - 14:57

Sono davvero sorpreso che abbia ricevuto tutti questi commenti positivi. A me è sembrato un film ruffiano, qualunquista, caricaturale e macchiettistico, come ha già detto qualcuno, ma non in maniera intelligente: mi sembra una specie di campionario degli stereotipi degli uomini di potere (che senso ha una scena come quella in cui Andreotti si fa la barba davanti a quelle persone?). Non c'è nessun emozione, nessuna scena memorabile, i dialoghi son banali, è tutta roba già sentita e già vista, le inquadrature, per quanto qualcuno sia anche bella, sono plasticose così come gli attori (Pomicino/Buccirosso è una roba indecente).


All'anima: io avrei scritto ESATTAMENTE IL CONTRARIO di quello che hai scritto tu. Esattamente e pure quasi nello stesso ordine O_O asd
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#84 Guest_Terzo_*

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Inviato 16 novembre 2009 - 15:35

prova a spiegarmi per esempio cosa ci sarebbe di bello in quella scena alla Re Sole che nomino nel commento precedente, sono proprio curioso

#85 piersa

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Inviato 16 novembre 2009 - 16:15

Cioè la scena del taglio di barba?  Mi sembra che metta in scena "la banalità del potere". Pomicino poi lo trovo straordinario, la sequenza della "brutta corrente" è veramente fatta bene (i due cellulari di Ciarrapico, gli ammortizzatori di Sbardella che vanno giù, il doppio petto e doppie vallette di Pomicino, la faccia cospirativa di Evangelisti) e la colonna sonora che accompagna davvero inquietante (i suoni, le parole, la musica over)...
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#86 Zpider

Zpider

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Inviato 22 novembre 2009 - 02:11

Sono davvero sorpreso che abbia ricevuto tutti questi commenti positivi. A me è sembrato un film ruffiano, qualunquista, caricaturale e macchiettistico, come ha già detto qualcuno, ma non in maniera intelligente: mi sembra una specie di campionario degli stereotipi degli uomini di potere (che senso ha una scena come quella in cui Andreotti si fa la barba davanti a quelle persone?). Non c'è nessun emozione, nessuna scena memorabile, i dialoghi son banali, è tutta roba già sentita e già vista, le inquadrature, per quanto qualcuno sia anche bella, sono plasticose così come gli attori (Pomicino/Buccirosso è una roba indecente).


Credo che in molti abbiano già risposto alla simile critica di Astro mesi fa, ma avendolo visto di recente anche io ne approfitto per spender la mia dose di tardivi elogi.

Spesso l'impatto di un film è determinato dall'approccio con cui lo si guarda.
Un film del genere secondo me non va analizzato nella sua sostanza, ma vissuto sulla pelle in modo leggero, lasciando che ti prenda senza necessità di convincerti del suo essere veritiero, contro o pro qualcosa, duro o banalizzante.

Rimbaud giustamente parlava del suo essere squisitamente "pop". Andreotti è uno strumento, non il fine, tanto quanto la Marilyn di Warhol.

Su Andreotti molti hanno conoscenze o idee diverse, ma il clichè - la macchietta - il pregiudizio, quello appartiene a tutti.
E mentre la conoscenza di fatti storici è un elemento superficiale che dipende dalla cultura o interesse del singolo spettatore, la macchietta e il luogo comune sono estremamente più radicati in profondità dentro ciascuno.

Sorrentino lo ha sfruttato come chiave per poter lavorare ad un livello quasi puramente estetico. Cosa che sarebbe stata impossibile in un film con qualsiasi presunzione di storicità che sfuggisse al banale perchè avrebbe preso il sopravvento: se il soggetto è banale e arcinoto tutta l'attenzione passa dal "cosa" viene raccontato al "come"... e il "come" è, per quanto mi riguarda, fantastico.

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