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No country for old men


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148 replies to this topic

#141 Guest_lorenzo s._*

Guest_lorenzo s._*
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Inviato 12 agosto 2008 - 16:02

Davvero problematico questo film. Ottima per me tutta la prima parte, dove i Coen confermano di saper utilizzare alla grande il linguaggio del cinema di genere e saper creare grandi personaggi, ma il finale mi lascia perplesso. Trionfo del male, va bene, ma appesantito da una vena un po' retorica alla Mc Carthy, e dal dubbio che in fondo i registi l'abbiano accentuata per il puro gusto del finale "fuori dagli schemi", che avevano già dimostrato in altre opere non ispirate dallo scrittore americano. Alla fine il giudizio è più che positivo, ma la grande metafora alla fine mi ha tramortito.

#142 Homer

Homer

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Inviato 12 agosto 2008 - 18:27

Forse (ancora una volta) è il Caso ad averla vinta...
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

"Saigon. Merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla"


#143 Guest_lorenzo s._*

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Inviato 13 agosto 2008 - 08:05

Forse (ancora una volta) è il Caso ad averla vinta...


Sì probabilmente l'ottica dei Coen è quella, com'era per "L'uomo che non c'era". Ma qui il finale non è come quello di "La promessa" di Durrenmatt (e del film di Sean Penn)dove il caso (o forse Dio?)frustra la dedizione del protagonista e l'assassino non viene mai preso. Qui c'è quel metaforone devastante sulla torcia con la luce da portare avanti nel buio nonostante tutto...Non dico che mi dia fastidio, la trovo una cosa un po' retorica che cozza con lo spirito cinico e sarcastico dei Coen. Sicuramente non le darei molta importanza nel giudizio complessivo del film come molti hanno fatto, mi sembra, parlando di film cupo e descrittivo di tempi grami in cui viviamo.

#144 William Blake

William Blake

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Inviato 03 settembre 2008 - 19:37

Qui c'è quel metaforone devastante sulla torcia con la luce da portare avanti nel buio nonostante tutto...Non dico che mi dia fastidio, la trovo una cosa un po' retorica che cozza con lo spirito cinico e sarcastico dei Coen.


mi sa che hai travisato (oppure ho travisato io :P).
Punto primo: il racconto dei sogni alla fine è importantissimo ma non fondamentale.
Punto secondo: i sogni sono due; nel primo, Bell dice che suo padre gli dava dei soldi e di lui che li perdeva, quindi l'incapacità dello sceriffo di portare a termine il proprio compito, che recava grossa delusione al padre (che in un sogno indicherebero i sensi di colpa dello stesso Bell).
Punto terzo: nel secondo sogno la torcia viene portata avanti dal padre! dal padre che è morto. Lo sceriffo Bell rimane indietro, perchè è lento come i vecchi (e non riesce a prendere il testimone!). Il padre che va avanti non si dove andrà, noi rimaniamo con Bell. Al buio.
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#145 Guest_BillyBudapest_*

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Inviato 03 settembre 2008 - 20:12

sei un vero poeta, william blake.

#146 Homer

Homer

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Inviato 20 settembre 2008 - 00:48

Ripensando in questi giorni, per caso, a No country for old men, ho riflettuto (scoprendo l'acqua calda), come questa pellicola possa essere il giusto contraltare di uno vertici della produzione dei due fratelli, ovvero Fargo.
Laddove il primo presenta uno stile più essenziale e possiede un alone più tragico (oltre ad un personaggio monumentale, quello di Bardem), il secondo si trova -forse- su di un gradino più in alto, grazie alla perfetta fusione tra thriller, humor nero e dramma.
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

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#147 tiresia

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Inviato 20 settembre 2008 - 08:30

Personalmente Fargo mi colpì di più. Mi colpì perchè la stupidità e la stolidità della violenza era domestica, da giardino e da orto direi, ossia era nascosta nelle pieghe della mistica di ordine della vita media di ognuno.
Con questo film il male e la violenza si spostano, escono dall??antro domestico, forse perchè la casina con il giardinetto neppure esistono più.


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#148 Homer

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Inviato 20 settembre 2008 - 09:31

Sì, vero.
In Fargo c'è una dimensione più "intima", se così si può dire. In No country for old men (che secondo me perde il confronto con il primo) c'è una visione più ampia.
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"Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracey"

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#149 tiresia

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Inviato 20 settembre 2008 - 20:07

Però guardiamo all??altra violenza, quella dei messicani che fanno una mattanza, ed è sempre una mattanza silenziosa, prima nel deserto, poi nella cittadina quando uccidono Brolin, e uccidono sempre fuori campo. La scartiamo perchè è una violenza che ha un ??senso?, denaro, droga, uno scambio andato a male, la logica economica che sta alla base del comportamento dei messicani ce la rende concepibile, quasi data per scontata, per noi è ??normale?.
E qui sta la grandezza dei Coen secondo me, ci fregano alla grande, facendoci affascinare dall??assassino che incarna il caso nella sua variante un "tantinello malefica" (il primo omicidio è grande, Barden ha uno sguardo bovino, ma anche orgasmico) e facendoci perdere di vista il male e la sua violenza che abbiamo urbanizzato, che è quella degli uffici, delle grandi transazioni che commissionano il recupero ad opera di Harrelson, dei trafficanti che perseguono appunto una violenza strumentale agli affari.

Poi c'è tutta la destrutturazione del western: un uomo ingaggia una lotta/fuga con un altro ci sono i soldi in mezzo, ma la tensione sale in maniera parossistica, di fuga in fuga, di omicidio in omicidio, di scontro in scontro, fino all??ultimatum del Killer e.....loro ti tolgono la sfida finale, il duello che coronava e qualificava il genere western, il rapporto tra gli individui, niente, nulla, fino all??estremo del finale già avvenuto e del corpo trovato, dell??omicidio perpretrato da altri, mostruoso direi.
Per non parlare dell'humor nero sulla morte di Brolin


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