
Ho passato gli ultimi mesi a rileggere tutta la saga di Rat-Man
Lo scoprii per caso leggendolo da mia cugina, e visto che mi fece pisciare dalle risate iniziai a comprarlo a partire da La storia finita, che è tipo il lungo addio di Dylan Dog: un numero a se stante che nel caso di Ortolani rappresenta lo spartiacque nella serie tra le "belle storielle di una volta" e il progetto di un mini universo in cui creare la vera storia del Rat-Man carico di salti temporali, twist complicati e complicati da ricordare, universi paralleli e sliding doors. Paradossalmente mi sono accorto di averlo comprato per anni e non aver mai letto l'ultima lunghissima conclusione.
Le battute idiote e l'umorismo da scuole medie magari non fanno lo stesso effetto della prima volta che si legge, ma strappano quasi sempre almeno un sorrisino e molto più spesso di quanto mi aspettassi risate grasse, ed è qualcosa che pur diminuendo man mano che ci si avvicina alla fine non ha mai abbandonato la serie. Rileggendo oggi tra l'altro le varie trivialità su trans, ne(g)ri, ritardati, feti, anziani e gatti forse avrebbero provocato qualche bella polemichetta anche oltre il mondo dei social, ma evidentemente erano tempi meno rigidi.
Tra l'altro, andando avanti con la saga, pur affinando la tecnica e gli omaggi a Kirby senza snaturare il proprio stile, Ortolani si è fatto ingolosire molto da elementi horror e violenti.
Le varie tri/quadri/pentalogie sono fondamentalmente tutte riuscite (bellissime quella con i sacrificabili a Gerusalemme e i numeri molto noir sulla storia di Valker poco prima della conclusione, un po' meh Yellow), ma il gioco di rimandi al passato e di riunione dei vari fili è encomiabile ma un po' faticoso e farraginoso, tant'è che dopo aver finito mi sono letto la completissima pagina wikipedia per mettere a fuoco il tutto. Un certo difetto è sicuramente quello della ripetizione, specie nei numeri conclusivi.
Andando al sodo, alla fine la saga non è altro che una sorta di psicoanalisi dell'autore stesso, che in diretta prova il grande passo di integrare il divertimento e l'idiozia con la complessità, impregnando la storia di elementi sempre più autobiografici (la religione, la paternità, il rapporto con se stessi e la propria arte). Forse il passo è stato leggermente più lungo della gamba, ma Rat-Man era e rimane uno dei punti cruciali del fumetto italiano.























