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#18981 debaser

debaser

    utente stocazzo

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Inviato 27 marzo 2020 - 12:33

 ho letto anche La fine della strada di Barth.

Ecco, anche questo, nonostante avessi già letto cose sue (L'opera galleggiante) e su di lui, ma insomma, quanto sono belli i suoi romanzi? E (grazie anche al suo stile e approccio) quanto sono ancora contemporanei? Che bello trovare autori (come Bulgakov per dirne un altro) di mezzo secolo fa che sembrano più moderni di molti contempoanei. Niente, mi sa che mi sono innamorato e ora mi scarico Lost in the Funhouse.

 

bravo ottima idea mi hai dato, l'anno scorso ho letto the floating opera e mi ha fulminato, ora mi leggo qualcos'altro.
 


  • 1

Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
non si dice, non si scrive solamente si favoleggia


#18982 Greed

Greed

    passive attack

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Inviato 27 marzo 2020 - 17:07

Salvatore Satta: La veranda, Il giorno del giudizio

 

 

Trattasi di due romanzi che Salvatore Satta (1902-1975), insigne giurista, non ha e non avrebbe mai pubblicato. Il primo è stato scritto intorno al 1928-1930; il secondo, apparentemente poco prima della sua morte. Ritrovati qualche anno dopo, vengono stampati, acclamati, e tradotti in un numero non indifferente di lingue (17 per Il giorno). Tra questi due estremi narrativi, il nulla: a parte un crogiuolo di pubblicazioni sul diritto. Stiamo parlando di un romanziere che avrebbe potuto non esserci.

 

La veranda è interamente ambientato in un sanatorio di montagna per malati di tubercolosi. La prima parte del romanzo è una lunga galleria di personaggi-ombra, senza veri nomi: si parla di Pavia, Vigevano, Piacenza, Melanzana. I rapporti sono impietosi, il modo di passare il tempo meschino. La seconda parte è più lineare, ed è dedicata agli ultimi mesi in sanatorio del narratore, un giovane avvocato.

Il Giorno del giudizio è il romanzo di Nuoro, ritratta tra la fine dell'Ottocento e la fine della Grande Guerra. Troneggia nel libro la famiglia di Don Sebastiano Sanna, Donna Vincenza e i loro sette figli (oggi la chiamerebbero "famiglia disfunzionale"); ma intorno a loro ruota tutto il mondo della città e delle campagne. Anche qui una galleria di personaggi, legati da rapporti di lavoro, servitù, clientela (romanamente parlando), familiari. Di amicizie, praticamente non c'è traccia.

 

Entrambi i romanzi sono così concentrati in un microcosmo, che un'impressione sorge spontanea: quel piccolo mondo brutale, di rapporti brutali, è IL MONDO. Ivi i personaggi sono "più uomini che altrove: come uomini messi a nudo, anime che traspaiono" (La veranda). Sono visti nella fissità della loro essenza come li vedrebbe Dio, nel giorno del giudizio. Non mi sorprende che il narratore della Veranda dice di avere "sempre Dante alle costole". Ma quel che leggiamo qui è l'Inferno che viviamo sulla terra, col mistero ingombrante della presenza degli altri, la solitudine, l'estraneità finanche verso i familiari più stretti, l'incapacità di dare voce a ciò che si sente, l'incomprensibilità verso il nuovo.

 

"Il problema di tutti era quello di vivere, di comporre col suo essere lo straordinario e lugubre affresco di un paese che non ha motivo di esistere. Di un paese, come del mondo, forse" (Il giorno del giudizio)

"Qui è tutto un fluttuare di gente, una marea spaventosa di uomini che affiorano, stanno un poco, e poi sono travolti" (La veranda)

 

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Agevolo anche il commento di George Steiner su un articolo del Corriere, 2003:

Spoiler

Oltre ai nomi internazionali fatti, aggiungerei: De Roberto, Verga, Tomasi da Lampedusa. Ma diverso da tutti.


  • 5

#18983 Duck

Duck

    Categnaccio

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Inviato 29 marzo 2020 - 10:10

Il Centodelitti, raccolta di racconti di Scerbanenco.


  • 1

«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 

consigli per il futuro: leggere i fantaconsigli dell'UU e fare l'esatto opposto

Poi Eriksen è buono ma Sensi è meglio se non fosse sempre rotto.


#18984 Greed

Greed

    passive attack

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Inviato 29 marzo 2020 - 16:17

Benjamin - Angelus Novus

 

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Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.

E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd


  • 0

#18985 Trickster017

Trickster017

    Rocker statale

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Inviato 01 aprile 2020 - 08:03

Bevuto e finito. Il backstage dell'Americana kennediana dalla seconda metà degli anni cinquanta al giorno dell'attentato. Per quanto celebre, non pensavo fosse un capolavoro di questa portata. Ellroy aveva una conoscenza di quel periodo storico e dei meccanismi nascosti del potere che non immaginavo potesse essere così profonda e dettagliata.

 

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  • 0

Keine Gegenstaende aus dem Fenster werfen


#18986 Homunculus

Homunculus

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Inviato 02 aprile 2020 - 15:28

Sto leggendo (giä da un pö a dire il vero, ma proseguo a sprazzi) Infinite Jest e devo dire che e' una lettura davvero peculiare. A parte che non mi sto neanche sforzando troppo di seguire il disegno complessivo delle varie narrazioni, alterna secondo me parti davvero sublimi e scorrevoli a intere sequele di pagine che col senno di poi avrei potuto saltare a piedi pari. In ogni caso lettura non scorrevolissima, a volte mi chiedo se riuscirä a mantenermi motivato fino alla fine (sono tipo al 10% del libro secondo il mio Kindle asd)
  • 1

#18987 ravel

ravel

    mon cœur est rouge

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Inviato 02 aprile 2020 - 15:51

Benjamin - Angelus Novus

 

s-l300.jpg

 

Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.

E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd

Benjamin scrive(va) molto male, va detto.
O meglio. Ha un modo di procedere rapsodico, fatto di continui cambi di prospettiva, chi è abituato a una prosa filosofica dove tendenzialmente si procede argomentativamente, passando in modo logico da un punto a un altro (come il sottoscritto) fa molta fatica a incedere nella lettura perché l'impressione di saltare di palo in frasca è molto forte.

Aveva dei problemi - penso anche nevrotici - con la scrittura, non era mai contento, non finiva mai quasi nulla, non pubblicava che con fatica.

 

Che avesse intuizioni autentiche comunque è indiscutibile.


  • 2

"Ciò che l'uomo può essere per l'uomo non si esaurisce in forme comprensibili".
(k. jaspers)

 

Moriremotuttista


#18988 Infinite dest

Infinite dest

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Inviato 02 aprile 2020 - 16:36

Salvatore Satta: La veranda, Il giorno del giudizio
 
 
Trattasi di due romanzi che Salvatore Satta (1902-1975), insigne giurista, non ha e non avrebbe mai pubblicato. Il primo è stato scritto intorno al 1928-1930; il secondo, apparentemente poco prima della sua morte. Ritrovati qualche anno dopo, vengono stampati, acclamati, e tradotti in un numero non indifferente di lingue (17 per Il giorno). Tra questi due estremi narrativi, il nulla: a parte un crogiuolo di pubblicazioni sul diritto. Stiamo parlando di un romanziere che avrebbe potuto non esserci.
 
La veranda è interamente ambientato in un sanatorio di montagna per malati di tubercolosi. La prima parte del romanzo è una lunga galleria di personaggi-ombra, senza veri nomi: si parla di Pavia, Vigevano, Piacenza, Melanzana. I rapporti sono impietosi, il modo di passare il tempo meschino. La seconda parte è più lineare, ed è dedicata agli ultimi mesi in sanatorio del narratore, un giovane avvocato.
Il Giorno del giudizio è il romanzo di Nuoro, ritratta tra la fine dell'Ottocento e la fine della Grande Guerra. Troneggia nel libro la famiglia di Don Sebastiano Sanna, Donna Vincenza e i loro sette figli (oggi la chiamerebbero "famiglia disfunzionale"); ma intorno a loro ruota tutto il mondo della città e delle campagne. Anche qui una galleria di personaggi, legati da rapporti di lavoro, servitù, clientela (romanamente parlando), familiari. Di amicizie, praticamente non c'è traccia.
 
Entrambi i romanzi sono così concentrati in un microcosmo, che un'impressione sorge spontanea: quel piccolo mondo brutale, di rapporti brutali, è IL MONDO. Ivi i personaggi sono "più uomini che altrove: come uomini messi a nudo, anime che traspaiono" (La veranda). Sono visti nella fissità della loro essenza come li vedrebbe Dio, nel giorno del giudizio. Non mi sorprende che il narratore della Veranda dice di avere "sempre Dante alle costole". Ma quel che leggiamo qui è l'Inferno che viviamo sulla terra, col mistero ingombrante della presenza degli altri, la solitudine, l'estraneità finanche verso i familiari più stretti, l'incapacità di dare voce a ciò che si sente, l'incomprensibilità verso il nuovo.
 
"Il problema di tutti era quello di vivere, di comporre col suo essere lo straordinario e lugubre affresco di un paese che non ha motivo di esistere. Di un paese, come del mondo, forse" (Il giorno del giudizio)
"Qui è tutto un fluttuare di gente, una marea spaventosa di uomini che affiorano, stanno un poco, e poi sono travolti" (La veranda)
 
51-%2BqqvVNcL._SX317_BO1,204,203,200_.jp         41deljvB3zL.jpg
 
Agevolo anche il commento di George Steiner su un articolo del Corriere, 2003:

Spoiler

Oltre ai nomi internazionali fatti, aggiungerei: De Roberto, Verga, Tomasi da Lampedusa. Ma diverso da tutti.


Mi hai convinto
  • 1

 mi ricorda un po' Moro.

 

 

 

 

Con trepidazione vivo solo le partite dell'Inter.

 

 

 

Io non rispondo a fondo perchè non voglio farmi bannare, però una cosa voglio dirla: voi grillini siete il punto più basso mai raggiunto dal genere umano. Di stupidi ne abbiamo avuti, non siete i primi. Di criminali anche. Voi siete la più bassa sintesi tra violenza e stupidità. Dovete semplicemente cessare di esistere, come partito (e qui non ci si metterà molto) e come topi di fogna (e qui sarà un po' più lunga, ma cristo se la pagherete cara).

 

 


#18989 signora di una certa età

signora di una certa età

    old signorona

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Inviato 02 aprile 2020 - 17:15

 

Benjamin - Angelus Novus

 

 

 

Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.

E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd

Benjamin scrive(va) molto male, va detto.
O meglio. Ha un modo di procedere rapsodico, fatto di continui cambi di prospettiva, chi è abituato a una prosa filosofica dove tendenzialmente si procede argomentativamente, passando in modo logico da un punto a un altro (come il sottoscritto) fa molta fatica a incedere nella lettura perché l'impressione di saltare di palo in frasca è molto forte.

Aveva dei problemi - penso anche nevrotici - con la scrittura, non era mai contento, non finiva mai quasi nulla, non pubblicava che con fatica.

 

Che avesse intuizioni autentiche comunque è indiscutibile.

 

ravel! tutto bene?


  • 0

In realtà secondo me John Lurie non aveva tante cose da dire... ma molto belle


#18990 ravel

ravel

    mon cœur est rouge

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Inviato 02 aprile 2020 - 18:05

 

 

Benjamin - Angelus Novus

 

 

 

Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.

E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd

Benjamin scrive(va) molto male, va detto.
O meglio. Ha un modo di procedere rapsodico, fatto di continui cambi di prospettiva, chi è abituato a una prosa filosofica dove tendenzialmente si procede argomentativamente, passando in modo logico da un punto a un altro (come il sottoscritto) fa molta fatica a incedere nella lettura perché l'impressione di saltare di palo in frasca è molto forte.

Aveva dei problemi - penso anche nevrotici - con la scrittura, non era mai contento, non finiva mai quasi nulla, non pubblicava che con fatica.

 

Che avesse intuizioni autentiche comunque è indiscutibile.

 

ravel! tutto bene?

 

 

Ciao!

 

Sì, grazie, tutto bene :)
Nonostante la mia età mi metta alle soglie della fascia a rischio... asd


  • 1

"Ciò che l'uomo può essere per l'uomo non si esaurisce in forme comprensibili".
(k. jaspers)

 

Moriremotuttista


#18991 Greed

Greed

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Inviato 02 aprile 2020 - 19:22

 

Benjamin - Angelus Novus

 

 

 

Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.

E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd

Benjamin scrive(va) molto male, va detto.
O meglio. Ha un modo di procedere rapsodico, fatto di continui cambi di prospettiva, chi è abituato a una prosa filosofica dove tendenzialmente si procede argomentativamente, passando in modo logico da un punto a un altro (come il sottoscritto) fa molta fatica a incedere nella lettura perché l'impressione di saltare di palo in frasca è molto forte.

Aveva dei problemi - penso anche nevrotici - con la scrittura, non era mai contento, non finiva mai quasi nulla, non pubblicava che con fatica.

 

Che avesse intuizioni autentiche comunque è indiscutibile.

 

 

Sì, mi ritrovo in quanto dici. In effetti non è neanche un filosofo "tipico". E poi io non sono abituato neanche alla prosa filosofica.

Comunque grazie, volevo sentirmi dire che non sono scemo asd


  • 1

#18992 piersa

piersa

    Megalo-Man

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  • Location14-16 Fabrizi Nicola e Aldo

Inviato 04 aprile 2020 - 15:44

Sto leggendo (giä da un pö a dire il vero, ma proseguo a sprazzi) Infinite Jest e devo dire che e' una lettura davvero peculiare...


Peculiare a cosa?
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#18993 Homunculus

Homunculus

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Inviato 04 aprile 2020 - 16:00

All ammore
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#18994 Tom

Tom

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Inviato 04 aprile 2020 - 16:09

20200404-101014.jpg

 

Bello quando scopri come nuove cose che avevi sotto gli occhi da una vita. Nella libreria dei miei c'e' sempre stata questa collana uscita tra il 1965 e il 1975, o almeno li' si interrompe la raccolta. Sono antologie di racconti italiani che, se ho ben capito, Selezione regalava ogni fine anno agli abbonati (lo erano i miei nonni). Come un po' tutte le robe legate a Selezione non avevo mai cagato di striscio quel gruppo di volumetti ingialliti, poi l'altro giorno mi e' caduto l'occhio e mi ha intrigato l'eleganza grafica, la porosita' d'altri tempi della carta, insomma l'aspetto e la sostanza vintage di tutto l'insieme. A me le antologie senza nessun vero filo conduttore in genere non attirano, pero' mi piace immergermi in questi volumetti, velocissimi da leggere, trovando note e disegnini di mio padre o sua sorella o di chissa' chi. E i racconti finora sono tutti carini.


  • 1

#18995 azevedo

azevedo

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Inviato 04 aprile 2020 - 16:26

Io in questi giorni ho scoperto i fabliaux medievali e non riesco più a farne a meno.

 

Si tratta di poemetti a carattere (fortemente) erotico scritti in Francia durante il Medioevo. Ne sono giunti a noi circa 150 e constano di qualche centinaio di versi l'uno.

 

Vi riporto, da wikipedia, la trama di uno di questi "favolelli":

 

Un mercante torna a casa dopo un viaggio di lavoro durato tre mesi; ad accoglierlo trova la moglie, che lo ha aspettato fedelmente. Questa, per festeggiare il ritorno del marito, ha preparato un lauto pasto: pesce, carne e vino in abbondanza. Purtroppo, l'uomo mangia e beve troppo: al momento di coricarsi, crolla addormentato, lasciando la moglie, che si aspettava ben altre attenzioni, del tutto insoddisfatta.
La donna però decide non svegliare il marito, «qu'i la tenist sanpres a glote», perché non la ritenga un'insaziabile.
Tuttavia, appena addormentata la donna sogna di trovarsi in una fiera molto particolare: davanti a lei vede centinaia di banchi, e tutti vendono falli. Dopo un giro e un'ispezione accurata, sceglie di comprarne uno, particolarmente grosso e particolarmente costoso: tratta perciò sul prezzo col venditore, e, ottenuto un notevole sconto, si appresta a concludere la trattativa battendogli la mano.
Purtroppo batte la mano anche nella realtà, colpendo il marito. Questi, ormai sveglio, si fa raccontare il sogno, e approfitta dell'occasione per far valutare alla moglie la propria mercanzia. Nonostante il giudizio non sia del tutto positivo, la nottata termina nel migliore dei modi; tanto che il borghese racconterà l'avvenuto nei giorni seguenti.

 

 

Ulteriori ricerche mi portano a questo che deve essere un vero gioiello, scritto dal grande Barbero

 

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Mi si è letteralmente aperto un mondo.


  • 4

#18996 corrigan

corrigan

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Inviato 04 aprile 2020 - 17:24

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Mark Galeotti, The Vory: Russia's Super Mafia (Yale University Press: 2018) [si trova su Libgen]

Lasciate perdere il titolo (anzi il sottotitolo) e la copertina da libro scontato all'autogrill. The Vory è un testo capace di coniugare divulgazione e rigore accademico. Galeotti è uno dei più importanti e rilevanti esperti della Russia contemporanea in Europa assieme a Marlene Laruelle. E' anche colui che ha coniato il termine "McMafia", poi diffuso dal libro omonimo di Glenny dal quale hanno tratto la serie tv BBC.

Il libro è diviso in due sezioni: la prima è un'agile storia dei vory all'interno del sistema sovietico, la seconda uno spaccato sociologico della criminalità post-sovietica. L'asso nella manica è il fatto che Galeotti è il raro accademico che sa anche scrivere.

 

The bitches’ war

This was a war fought as often in the shadows as in the open, typically its casualties in the ones, twos and threes, although sometimes in the dozens or greater. It was a war fought with savagery and desperation. Informants would have their heads cut off and laid before the guard posts; knives, shovels, iron bars, pickaxes and planks ripped from the sleeping shelves would be pressed into service as weapons, with fists and boots if all else failed. Just a partial summary of killings in a single camp, Pechorlag, in a single year, 1952, gives a sense of the ugly, close-quarter struggle: nine men suffocating a tenth, using a bed sheet; two smothering a third with a towel; five men hacking a sixth to death with a pickaxe; several group stranglings, typically a single victim throttled to death while being held down by four or more others; and so the tally of bespoke inhumanity continues.

 

The Chechen: The Gangster's Gangster

Borz (not his real name, for fairly obvious reasons) was in many ways the stock image of the wily Chechen of a certain age: a spry man in his indefinable sixties, with the weathered skin and deep wrinkles that spoke of a hard life and an outdoors one, at that. But he had a cheerful smile, a sparkling eye and an energy to his speech and his movements that transformed him into someone younger, vital, unstoppable. He was also one of the most skilful and expensive contract killers in Moscow... His stories were also polished from ample retelling and more than faintly hard to believe, so a few days later when I had the opportunity to mention his name and some of his claims to an officer from the Moscow police’s Main Criminal Investigations Division, I was half expecting to be told that he was some Caucasus Walter Mitty canny enough to spin tales to keep a gullible Westerner buying drinks. The officer gave me a grave look. 'Oh no, that’s all true. If anything, he probably didn’t spill the really big stories. He’s serious, a very serious man.'


  • 3

I distrust orthodoxies, especially orthodoxies of dissent
「その時僕はミサト さんから逃げる事しかできなかった。 他には何もできない、 他も云えない… 子供なんだと ... 僕はわかった

 


#18997 Nijinsky

Nijinsky

    Señorito En Escasez

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Inviato 05 aprile 2020 - 19:36


Benjamin - Angelus Novus

s-l300.jpg

Ho provato a leggere "Di alcuni motivi in Baudelaire" tra i saggi di Walter Benjamin, un po' perché ce l'ho, perché è considerato un capo della riflessione sulla modernità, e perché si tratta di Proust. Di Baudelaire non ho mai fatto una vera lettura.
E' normale che ci capisca poco? Poi mi rendo conto che non sono più abituato a fare i conti col ragionamento astratto e filosofico, una fatica immane e non resta niente. (ho letto anche "Il compito del traduttore", ancor peggio). Reynard e Stephen, vendetemi un po' di cervello asd

Benjamin scrive(va) molto male, va detto.
O meglio. Ha un modo di procedere rapsodico, fatto di continui cambi di prospettiva, chi è abituato a una prosa filosofica dove tendenzialmente si procede argomentativamente, passando in modo logico da un punto a un altro (come il sottoscritto) fa molta fatica a incedere nella lettura perché l'impressione di saltare di palo in frasca è molto forte.
Aveva dei problemi - penso anche nevrotici - con la scrittura, non era mai contento, non finiva mai quasi nulla, non pubblicava che con fatica.

Che avesse intuizioni autentiche comunque è indiscutibile.

Forse c'è anche una componente culturale, una preferenza "chassidica" per la discussione e l'insegnamento orale. Anche Taubes, per dirne uno, aveva problemi con la scrittura (lui non scriveva proprio, quantomeno non con l'idea di pubblicare).
  • 0

Siamo vittime di una trovata retorica.


#18998 Greed

Greed

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Inviato 06 aprile 2020 - 07:08

Questa cosa del chassidismo me la rivendo per tutte le volte che mi chiederano perché non scrivo.

 

In lettura: Raffaello Brignetti, La riva di Charleston e Il gabbiano azzurro. E' ovviamente un dimenticato. Vi farò sapere.


  • 0

#18999 100000

100000

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Inviato 06 aprile 2020 - 14:09

Me la spiegate questa cosa del chassidismo?


  • 0

#19000 Greed

Greed

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Inviato 06 aprile 2020 - 15:25

Sono troppo chassidico per spiegartelo.


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