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18673 replies to this topic

#15881 combatrock

combatrock

    utente antifrastico-apotropaico

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Inviato 24 aprile 2017 - 10:42

david-byrne-music-book.jpg

 

Dimmi/ditemi di più, per favore.


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Rodotà beato te che sei morto


A voi la poesia proprio non piace eh?Sempre a rompere il cazzo state.


Con trepidazione vivo solo le partite dell'Inter.

 


#15882 Duck

Duck

    Categnaccio

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Inviato 24 aprile 2017 - 10:59

E' una spiegazione a volte tecnica, a volte con spunti autobiografici e opinioni personali, proprio di come funziona la produzione musicale, svincolandosi dalle solite robe tipo l'ispirazione, l'estro ecc. Si parla per esempio di quanto conti il luogo dove la si ascolta, dei budget a disposizione e dei contratti che fanno le case discografiche, della tecnologia o di come mettere insieme uno spettacolo (e Byrne ne sa parecchio, mi viene da dire).

Magari, per chi ne sa già, può risultare troppo semplice, ma come introduzione generale è molto interessante. Quando poi entra più nel personale, sono sempre storie gustose :)

Il libro è anche pieno di immagini e fotografie, ed è disponibile pure in edizione economica (io ho quella costosa, e ne è valsa la pena). 


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«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 

 

 


#15883 piersa

piersa

    Megalo-Man

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Inviato 24 aprile 2017 - 11:13

L'ho appena finito. In pratica è la sua biografia.
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#15884 William Wilson

William Wilson

    Doppelgänger

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Inviato 24 aprile 2017 - 17:15

9788807900624_quarta.jpg

 

Lady Jane (Connie, le con) e John Thomas (Mellors, homme-phallus primordiale, ergo – senza fallo – uomo definitivo) sono prigionieri di una gabbia. Vorrebbero (o si trovano a poter) sfuggire amendue una disperata solitudine. Bramano gli spasmi, l’animalità che è in loro sepolta, il climax differito fino all’inverosimile da una società castratrice e infibulatrice che rifiuta l’erotismo gioioso e solare, disprezza gli eremiti dell’amplesso, mette fuori scena l’osceno per farsi essa stesso pornografia, cioè fine del desiderio. Ospite lui di un cauchemar tecnologico, ostaggio lei del paraplegico uomo deumanizzato - il gelido bamboccio sventurato, il calcolatore, lo scrittore da strapazzo, il masturbatore del proprio ego: Clifford, il difensor della sua casta -, rivivono come l’Araba scavandosi nelle proprie cinerine viscere facendo faville.

 

Con Mellors entriamo nel corpo sacro. Nello sprizzare del suo seme si effonde la volontà, il desiderio inappagabile, l’unico senso di una vita amareggiata, risiede il dulcamaro finis in cui consiste ogni cominciamento. I sensi si dilatano mentre il corpo ansima. A un tratto, in preda al sortilegio sessuale, la cognizione del tempo si smarrisce e vengon messe tra parentesi le «complicazioni»; di colpo si fa svanire nel nulla il vorace e «duro mondo di ferro», «il dio mammona dell’avidità meccanica», «lo scintillante mostro elettrico» (è «la nostra epoca [...] fondamentalmente tragica», bellezza), quasi che l’unica utopia politica davvero realizzabile fosse la monta - la reiterata, spregiudicata monta.

 

Leggere questo capolavoro in chiave sociale significa poi realmente frugare la Donna sotto i vestiti e scoprire che è nuda. Essa appare in una veste del tutto inedita per i tempi in cui fu non-pubblicato: libera in quanto sommamente schiava della fiamma d’amore che la brucia checché ne pensi la sua parte razionale, la sua coscienza di martire, cioè – etimologicamente –  di “testimone” (della lenta morte dei propri sensi). Fortunatamente Lady Chatterley vive la propria sessualità con giubilo, e con altrettanta estasi, anche per verba, la vive il guardiacaccia, il quale tocca l’acme della propria filosofia vitalistica allorché sentenzia che «La donna è una cosa splendida quando si può scopare e ha una bella fica».

 

L’amante di Lady Chatterley è un romanzo totalizzante, su un amore totale: un amore, cioè, col cuore e col pene, di là d’ogni ipocrisia e d’ogni rattrappito filisteismo. Si gioisce con i protagonisti, con Mellors si condividono «le irrequiete pulsazioni del pene», il fuoco che arde i lombi, e frattanto la Mona soggioga Mammona. "Post fata resurgo", potrebbe concludere Mr. John Thomas, , così come - e ugualmente à propos - il suo equivalente femminile, cotanto affamato di stimoli.


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#15885 Bugskull

Bugskull

    Been going to bed early

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Inviato 25 aprile 2017 - 10:43

Sto leggendo Purity, di Jonathan Franzen. Deve essere il libro più recente che abbia mai letto (2015) e lo sto adorando.
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#15886 Fidelio

Fidelio

    Roadie

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Inviato 25 aprile 2017 - 17:40

 

david-byrne-music-book.jpg

 

Dimmi/ditemi di più, per favore.

 

A me è piaciuto moltissimo. Una storia della musica raccontata da Byrne. Da leggere.


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#15887 lazlotoz

lazlotoz

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Inviato 25 aprile 2017 - 17:47

 

 

david-byrne-music-book.jpg

 

Dimmi/ditemi di più, per favore.

 

A me è piaciuto moltissimo. Una storia della musica raccontata da Byrne. Da leggere.

 

Sì sì, bellissimo altroché. 

Lettura molto leggera ma grande soddisfazione


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lazlotoz, [...]: sei un gigantesco coglione. Ma proprio un cretino senza pari, [...] Sparati, che fai un favore al mondo.


#15888 William Wilson

William Wilson

    Doppelgänger

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Inviato 25 aprile 2017 - 17:50

 

occhio-nabokov.jpg

 

Per approcciarsi adeguatamente a questo racconto lungo, il cui titolo originale russo significa «spia» o «osservatore», occorre rifarsi alle indicazioni dello stesso Nabokov, che lo descrisse come «l’universo di un’anima in dissoluzione, dove il povero Smurov esiste solo per ciò che riflette in altri cervelli i quali, a loro volta, si trovano nel suo stesso strano speculare impiccio» (p. 11). Il tema è «lo svolgersi di un’indagine che guida il protagonista in un inferno di specchi e si conclude con le immagini gemelle che si fondono in una» (p. 12).
 
L’occhio del titolo è quello dell’amante di una donna sposata che viene percosso a bastonate dal di lei marito e, sentitosi offeso nella propria dignità, si suicida con un colpo di pistola al petto. Lo sparo non è immediatamente letale, o almeno non per l’occhio, che comincia a condurre una vita a sé, forse condensata in quella manciata di minuti che precedono il decesso. Come viene detto nella quarta di copertina, esso allora si crea un romanzo alternativo alla realtà, come se questo potesse garantirgli un riscatto e una via di fuga. Ma non si scappa a sé stessi, e anzi è il sé stesso che a un certo punto diventa l’oggetto al cui inseguimento, senza soluzione di continuità, si getta l’io narrante, e in un labirinto di riflessi apparentemente inestricabile assistiamo a una sorta di ricerca di senso e di verità che fa assomigliare la storia a un racconto poliziesco.
 
Sennonché a esserne il punto d'arrivo non è la risoluzione del caso, ma una riflessione sulla non presenza a sé stessi, o meglio una considerazione sulla felicità derivante dallo straniamento, come se per trovare un senso e un perché all’esistenza occorresse esaminarla con distacco («Dopotutto, per vivere felici bisogna conoscere di tanto in tanto qualche momento di assenza perfetta», p. 18; «l’unica felicità a questo mondo sta nell’osservare, spiare, sorvegliare, esaminare sé stessi e gli altri, nel non essere che un grande occhio vitreo, leggermente iniettato di sangue», p. 100).
 
Ho trovato che l’idea generale che sorregge questo romanzo breve sia piuttosto cerebrale, cosa non difficile quando si imbocca la strada pirandelliana della riflessione sul concetto di identità («Potevo già contare tre versioni di Smurov, ma l’originale rimaneva ignoto», p. 58; «In fondo lei non mi conosce… ma in realtà io porto una maschera, sono sempre nascosto da una maschera…», p. 92; «Si sa che non esisto: esistono solo i mille specchi che mi riflettono», p. 100), ma il discorso poteva essere condotto con più limpidezza senza detrimento alcuno della poesia. Come insegna Pirandello, noi ci crediamo “uno”, ma a ben vedere siamo di più, “centomila”, e al di là di questa moltitudine di maschere (cioè togliendo ai volti di tutti i vari fantocci che ci rappresentano le rispettive maschere) è difficile trovare il nostro vero io, quindi l’esito può essere deludente, non trovando più “nessuno” che possa essere considerato la nostra quintessenza. Similmente, Nabokov asserisce che «Andare alla ricerca di una legge basilare è una sciocchezza e ancor più lo è reperirla» (p. 36), fermo restando che ogni impressione è condizionata da aspetti contingenti (pp. 58-9).
 
Interessante è, a questo riguardo, la similitudine entomologica con la classificazione di un tipo comune di farfalla di cui esistono esemplari in tutta Europa: è solo per convenzione, scrive lo scrittore, che si è scelta, fra tutte le sue razze, «quale rappresentante di quella tipica, lo sbiadito esemplare scandinavo raccolto da Linneo quasi duecento anni prima [dunque il più antico classificato]; e questa identificazione mette le cose a posto» (p. 58). Come nel caso della ricerca del «vero Smurov» (ivi), parrebbe dirci lo scrittore, la ricerca del nostro vero io è un mero gioco intellettuale; ed è nell’assenza stessa di Smurov, cioè nella nostra intermittente assenza a noi stessi (che nel frattempo tutt'al più ci contempliamo), che consiste la felicità. O almeno, questo è quanto afferma l’Occhio.

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#15889 Tom

Tom

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Inviato 28 aprile 2017 - 06:48

1907c1_Le_meraviglie_del_Duemila.jpg

 

Emilio Salgari Le meraviglie del 2000 (1903, pubblicato nel 1907)

Uno scienziato americano e un suo amico con lo spleen si fanno imbernare per 100 anni e si risvegliano nei primi anni del 2000. Un nipote dello scienziato accompagnera' i due in giro del mondo alla scoperta delle "meraviglie" del nuovo secolo. 

 

Romanzo isolato nella produzione salgariana, poco portato alla "letteratura d'anticipazione", non a caso scritto inizialmente sotto pseudonimo. Oggi l'interesse principale di un romanzo del genere e' andare a vedere come un italiano dei primi del 900 potesse immaginarsi il mondo 100 anni dopo. Non sono certo un esperto di proto-fantascienza, quindi non ho idea di quanto le trovate del romanzo siano frutto della fantasia di Salgari e quanto fossero idee che circolavano all'epoca.

Alcune intunizioni politiche fanno impressione: come la previsione del collasso dell'Impero britannico, all'epoca ancora molto potente.

Fa sorridere invece che Salgari prevedesse come con una popolazione di tre miliardi di persone ogni angolo del mondo sarebbe stato occupato dalla presenza umana, con la relativa eccezione dei poli, usati come prigioni-frigo per "raffreddare" i bollenti spiriti di "birbanti" come gli anarchici.  

 

L'intuizione piu' potente e' quasi subito all'inizio. In un appartamento di New York un proiettore trasmette immagini in diretta di un gigantesco attentato in Europa (opera degli anarchici), sconvolgendo i due uomini del 900, ma lasciando indifferente l'uomo del 2000 assuefatto a vedere immagini di morte tramite il proto-televisore. Notevole.

 

In generale un romanzo piuttosto cupo e privo di speranza, dove Salgari, pur col tipico fatalismo distaccato dell'uomo ottocentesco, mette evidentemente in scena sue preoccupazioni ancora modernissime, come la sovrappolazione mondiale, la distruzione della natura, gli eccessi tecnologici.  

 

Se interessa. qui un lungo e interessante articolo che analizza punto per punto il romanzo.

 

Ma il romanzo in se' com'e'?

Per i primi 2/3 una gran palla al cazzo, bisogna ammetterlo. Praticamente si legge solo dei due protagonisti che si aggirano per il mondo del 2000 con il loro cicerone che gli spiega questo e quello. Un continuo:

 

- "Caro nipote, non mi vorrete dire che voi uomini del 2000 avete fatto XXX e siete giunti al punto di fare YYY!"

- "Proprio cosi', esimio zio. E non solo abbiamo fatto XXX e YYY, ma persino ZZZ!"

- "Signori miei, quali incredibili sviluppi! Mai, noi uomini del 1903, avremmo potuto immaginare siffatti prodigi!"

 

Nell'ultimo 1/3 invece Salgari ridiventa Salgari e fa esplodere tutto, trasformando il placido viaggio in un'avventura delirante e apocalittica, con gigantesche citta'-prigioni marine alla deriva, sanguinosi massacri e morti atroci, tempeste colossali, vulcani eruttanti, isole abitate da bestie feroci. E un finale spiazzante nella sua assoluta crudelta' senza scampo.


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#15890 100000

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Inviato 28 aprile 2017 - 07:02

Vabbé, mo diccelo sto finale che siamo curiosi (e non leggeremo mai questo bel tomo, dai).


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#15891 Tom

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Inviato 28 aprile 2017 - 07:17

Vabbé, mo diccelo sto finale che siamo curiosi (e non leggeremo mai questo bel tomo, dai).

 

A parte che si assiste a una mattanza generale, a causa della "tensione elettrica" presente nel mondo del 2000 i due protagonisti subiscono dei gravi danni cerebrali e finiscono rinchiusi in stato vegetativo in un manicomio.


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#15892 piersa

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Inviato 28 aprile 2017 - 07:19

Uhm, chissà
Grazie Tom ashd
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#15893 100000

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Inviato 28 aprile 2017 - 07:21

 

Vabbé, mo diccelo sto finale che siamo curiosi (e non leggeremo mai questo bel tomo, dai).

 

A parte che si assiste a una mattanza generale, a causa della "tensione elettrica" presente nel mondo del 2000 i due protagonisti subiscono dei gravi danni cerebrali e finiscono rinchiusi in stato vegetativo in un manicomio.

 

Devo ammettere che non me l´aspettavo.


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#15894 Tom

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Inviato 28 aprile 2017 - 07:33

Grazie Tom ashd

 

Cosi' impari ad essere malvagio e a odiare Truffaut.

Comunque, non e' un vero colpo di scena (o comunque non per un lettore moderno), Salgari anticipa la cosa fin dalle prime pagine.


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#15895 Duck

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Inviato 30 aprile 2017 - 10:57

Il periplo di Baldassarre, di Amin Maalouf


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«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 

 

 


#15896 William Wilson

William Wilson

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Inviato 30 aprile 2017 - 15:42

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Il nemico di dentro risulta dallo scontro fallimentare con il nemico di fuori. Dostoevskij parla come Gogol' del moloch burocratico russo della metà del XIX secolo attraverso la storia di un impiegato alienato a causa del fallimento di ogni sua aspirazione di ascesa sociale. Il disturbo si configura come scissione della personalità in due poli opposti. La "metà oscura" emerge dalla nebbia di Pietroburgo e si impossessa della vita del protagonista, Goljadkin, fino a sostituirsene definitivamente. Per arrivare a tale esito, la vicenda passa per avvicinamenti apparentemente amichevoli, piccole schermaglie verbali, intrighi e umiliazioni.
La lettura più opportuna di un testo simile, dallo stile farraginoso e faticoso, è quella clinica; alla Otto Rank per intenderci. Tuttavia il riflesso del tema sulle tecniche retoriche usate potrebbe fornire qualche spunto d'analisi più approfondita, in quanto non sarà fortuito - ipotizzo - l'indulgere dell'autore in endiadi, dittologie, sinonimi, tautologie, coordinazioni, parallelismi, ridondanze.
Niente che ripaghi, comunque, dell'insoddisfazione per un romanzo con poche "punte" di genio, che viceversa poteva, dato il tema, esser trattato con una brillantezza e un ventaglio di idee superiori a quelli qui dimostrati: un'insoddisfazione che d'altro canto i lettori di Dostoevskij, con rammarico, condividono con lo scontento autore russo stesso, che non riuscì mai come avrebbe voluto a riscriverne la storia.
Da salvare: il disagio che si prova vivendo, alla lettura, il tormento dato dall'incrinatura di una personalità.
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#15897 sincizio

sincizio

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Inviato 01 maggio 2017 - 21:03

sto preparando un esame pesantuccio e la notte prima di addormentarmi ho bisogno di una lettura che non mi appesantisca ulteriormente. per non so quali motivi ho pensato che john fante potesse venire incontro alle mie esigenze, così ho acquistato tutta la serie di romanzi dedicati ad arturo bandini. ieri ho finito di leggere “aspetta primavera bandini”, e devo riconoscere di aver fatto davvero una scelta azzeccata, che non s’intende per forza un elogio all’autore e ai suoi scritti, ma può darsi di si. nell’introduzione al primo romanzo è prezioso un aneddoto riportato da bukowski (sapere dell’apprezzamento di bukowski per fante mi ha fatto storcere il naso, che lo abbia additato a fonte d’ispirazione sollevare il mento, ma poi ho capito), nel quale lo stesso scrittore di post office, durante una delle visite all’ormai decrepito fante, ne loda la scrittura definendola allo stesso livello di quella di faulkner. il vecchietto senza gambe fece un un imbarazzato sorriso di gratitudine e cortesia. e meno male in queste notti non mi sono imbattuto nella scrittura del caro faulkner giacché è la l’esatto opposto di quello che cercavo, e che ho invece trovato in fante, ossia: una scrittura semplice, essenziale, mai sopra le righe se non per qualche espressione italiana (bestemmie ecc., che forse rappresentano un valore aggiunto agli occhi di un lettore americano) e forse per questo incapace di slanci lirici da strabuzzare l’anima o piangere il cuore, anche se i momenti commoventi non mancano. riguardo la storia, è la storia di una famiglia di immigrati italiani in colorado, poveri immigrati italiani, sulle spalle di svevo bandini, muratore, marito di maria, donna timorata di dio che passa le giornate a sgranare il rosario, e madre di tre figli, augustin, federico e arturo, il protagonista dei romanzi successivi che gioca anche in questo un ruolo importante. ora che ne scrivo non so perchè mi viene in mente silone, di cui ho letto quasi tutto, ma che non ricordo abbastanza da fare qualcosa di più che menzionarlo. non so se quanto scrive fante sia storicamente verosimile, ma prendendolo per buono, davvero gli italiani in quel periodo (anni ’30), negli stati uniti, erano trattati come pezze da piedi? verrebbe da fare una riflessione ma sarebbe banale e ve la risparmio, penso si sia intuita. ho trovato frettolosa la parte finale, con il (spoiler) ricongiungimento familiare repentino dopo una frattura che sembrava ormai quasi insanabile. tutto sommato, comunque, un BUON ROMANZO, se si considera che a quanto dice la critica non è nemmeno il migliore sono contento di aver scoperto fante.


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#15898 William Wilson

William Wilson

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Inviato 03 maggio 2017 - 16:59

Appena finito questo. Qui un mio sommario dei contenuti dell'illuminante saggio del figlio Dmitri incluso nel libretto.

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*

 

Ho iniziato questo:

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#15899 Bugskull

Bugskull

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Inviato 03 maggio 2017 - 19:06

Presi in biblioteca Figlio di Dio e Oltre il confine, e scaricato in inglese La strada, per un full-immersion in Cormac McCarthy. Mi ha fatto innamorare con Non è un paese per vecchi, che mi ha anche fatto rivalutare fortemente Meridiano di sangue (che già mi piaceva, ma non al punto di farmi impazzire). McCarthy fa un uso spaventoso del linguaggio, è qualcosa di sovraumano davvero, sembra di veder scorrere la vita e la morte all'interno di ogni parola. Figlio di Dio l'ho finito oggi e, dopo un inizio non del tutto convincente, mi ha fatto ricredere completamente, dimostrandosi enorme anche in uno dei suoi primi lavori. 


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#15900 William Wilson

William Wilson

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Inviato 06 maggio 2017 - 22:26

 

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Di sorci e soci. Nel mondo si verificano incidenti che non dovrebbero accadere mai. Eppure accadono. Il breve romanzo di Steinbeck racconta questo tragico aspetto del reale, trasmettendo un senso di profonda pietà per i diseredati, i miserabili, i disgraziati - in una parola, gli ultimi: uomini che si dibattono tra la polvere, si aggrovigliano, squittiscono per spremere alla vita quel succo chiamato "dignità". Resta un forte amaro in bocca per il fatale epilogo che spetta ai protagonisti, proprio in quanto la conquista di quella dignità sembra quasi a portata di mano. Ma gli scrittori sono esseri crudeli, e amano costruire trappole per topi in cui far cadere nel momento più doloroso i loro personaggi. I quali non dovrebbero mettere le mani sulla caciotta di turno, ma lo fanno. Dialoghi e tópoi (la coppia polare, la femme fatale, l'Eden, etc.), molto ben costruiti e manovrati, sorreggono strutturalmente questo piccolo capolavoro che ci rammenta quanto fragile cosa sia l'essere umano.


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