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Genere Noir


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329 replies to this topic

#321 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 22 febbraio 2022 - 09:56

Le vie della città (1948) di Byron Haskin

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Primo dei sette film della coppia Burt Lancaster - Kirk Douglas e uno dei pochi in cui sono antagonisti, con la bella Lizabeth Scott nel mezzo.
Sono proprio le interpretazioni dei tre attori il punto di forza di questo noir solido ed elegante diretto con buon piglio dall’ex-direttore della fotografia ed effettista Byron Haskin, che poi si dedicherà soprattutto ai film avventurosi e di fantascienza.
Alla sua uscita il film venne accusato addirittura di infrangere il famigerato Codice Hays in quanto il personaggio positivo del film (Lancaster) in realtà è un delinquente appena uscito di prigione niente affatto redento e che non fosse per l’opposizione dell’ex-socio (Douglas) riprenderebbe da capo le sue attività criminose. E uno dei più punti più interessanti del film è proprio la descrizione della transizione da una violenza concreta e tangibile a una sfumata e legalizzata, con un collegamento niente affatto banale tra criminalità organizzata e capitalismo finanziario.


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#322 Tom

Tom

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Inviato 22 febbraio 2022 - 10:57

La donna del bandito (1947) di Nicholas Ray

Gang di Altman ne è praticamente un remake non dichiarato

 

Sono tratti dal medesimo romanzo, se ben ricordo. Proprio avendo visto prima il film di Altman, quando vidi quello di Ray pensavo di trovarmi davanti alla stessa trama trattata in modo piu' classico, invece mi stupi' molto trovarmi di fronte a un film quasi altrettanto moderno e sfumato. La grossa differenza e' che Altman eliminava totalmente la componete sentimentale, con i due protagonisti che sembravano stare insieme piu' per caso e inerzia che per altro.


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#323 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 23 febbraio 2022 - 09:33

Lo specchio scuro (1946) di Robert Siodmak

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Uno dei tanti capolavori realizzati da Robert Siodmak nel noir.
Con questa pellicola, realizzata a cavallo tra altri due capisaldi del genere come La scala a chiocciola e I gangsters, Siodmak affronta il tema del doppio - uno dei topoi del cinema espressionista tedesco da cui proviene - con la storia di 2 sorelle gemelle, una pazza e criminale e l’altra docile e remissiva (in pratica le due facce della figura femminile nel cinema noir, la dark lady e la "santarellina"). A questo ci innesta tutto un discorso psicoanalitico su dualismo, la schizofrenia e gli scambi di personalità (se ne ricorderà De Palma quando realizzerà Le due sorelle), tanto che lo spettatore fino alla fine non riesce a capire quale sia la buona e quale la cattiva.
Siodmak, maestro delle ombre, realizza come al solito un’opera dalla messa in scena geniale, con tutto un gioco di specchi, riflessi, incastri e simmetrie e un risultato tecnico eccezionale soprattutto per quanto riguarda l’attrice che interpreta le due gemelle, presenti nella stessa inquadratura anche in sequenze molto complesse.
Ma la cosa più impressionante del film è proprio l’interpretazione di Olivia de Havilland, in un paio di momenti veramente da pelle d’oca, che riesce a interpretare le due protagoniste dando loro toni, sfumature e gestualità differenti tanto che sembrano davvero interpretate da 2 attrici diverse.


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#324 Kerzhakov91

Kerzhakov91

    Born too late

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Inviato 23 febbraio 2022 - 12:46

Ma la cosa più impressionante del film è proprio l’interpretazione di Olivia de Havilland, in un paio di momenti veramente da pelle d’oca, che riesce a interpretare le due protagoniste dando loro toni, sfumature e gestualità differenti tanto che sembrano davvero interpretate da 2 attrici diverse.

 

Ho visto di recente "La fossa dei serpenti": attrice immensa, poco da dire. Ed è vero ciò che dici: era abilissima a interpretare due o più protagoniste completamente diverse all'interno dello stesso film. Emblematici, in tal senso, titoli come "L'ereditiera" (metamorfosi progressiva impressionante) o "Piano... piano dolce Carlotta". 


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OR

 

 


#325 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 16 marzo 2022 - 00:04

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2019 The Highwaymen di John Lee Hancock
Un bel film, il cui valore non e' dato dalla somma delle parti, ma da alcune sfumature che impreziosiscono l'insieme. Nel senso che regia, fotografia, sceneggiatura, ricostruzione storica sono tutte di livello (la generica colonna sonora non e' un granche', invece), ma il tutto non sarebbe niente di particolare senza un paio di elementi: il tono lento e crepuscolare con cui tutto e' raccontato e la magnifica accoppiata formata da un Kevin Costner con la panza improvvisamente invecchiato e un Woody Harrelson che, da sempre perfetto a fare il biascicone con lo sputazzo in canna, fa faville nella parte del vecchio decrepito. Ne esce fuori un noir-gangster-western fuori dal tempo che riempie bene le sue due ore e passa di durata.
Il film narra della caccia a Bonnie e Clyde ribaltando la consueta simpatia verso la coppia criminale, magari esagerando in senso opposto, mostrandoceli come dei gelidi e spietati Natural Born Killers (ah, vedi un collegamento con Harrelson a cui non avevo fatto caso). Gli autori giocano intelligentemente con il ricordo del film di Penn e della coppia Beatty / Dunaway, tenendo fuori campo e "fantasmizzando" i due criminali per tutto il film, fino al "colpo di scena" finale, quando

Spoiler


Concordo su tutto ma sarei anche più generoso, sia per premiare un film finalmente dal ritmo lento e disteso sia perché il cambio di prospettiva rispetto al classico di Arthur Penn non diventa mai eroicizzazione o esaltazione delle forze dell'ordine, anzi i due Texas ranger protagonisti, pur nella loro umanità, vengono descritti praticamente alla stregua di assassini al servizio della legge (i due monologhi, di Kostner nel negozio e di Harrelson durante la partita a carte, ma sarebbe bastata anche solo la fredda e sanguinosa esecuzione di Bonny e Clyde che ha poco da invidiare a quella del suo illustre predecessore).
Un approccio antiepico e desolato che viene mirabilmente riassunto nell'inedita e crudelissima scena dell'assalto della folla ai corpi martoriati dei due giovani delinquenti, una chiusa perfetta e dolorosa per un film che avrebbe meritato maggior fortuna.
L'unica pecca è forse una regia robusta ma fin troppo corretta e priva d'inventiva (qui la differenza di talento e capacità con Penn è veramente evidente), per me è comunque un sette pieno e forse pure qualcosa di più.
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#326 Tom

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Inviato 03 aprile 2022 - 17:45

limey.jpg
 
1999 The Limey (L'inglese) Steven Soderbergh
Film molto fico, anche se per i miei gusti a Soderbergh manca sempre qualcosa che faccia la differenza e gli faccia fare davvero grande cinema. Comunque questa e' forse la volta che ci e' andato piu' vicino. La piu' lineare delle storie di vendetta messa in scena con un ritmo alterato e sincopato come fosse un film del 1967: mi sa che in sala di montaggio qualcuno ha acceso piu' di un cero sotto il poster di Point Blank di Boorman. Anche gli attori arrivano da quei tempi, una specie di disincantata e per nulla sentimentale riunione di classe di alcune facce-simbolo del cinema alternativo d'epoca. Non solo new hollywwod, ma anche free cinema: addirittura nei flashback sul passato del protagonista vediamo davvero il Terence Stamp del '67, con scene prese da Poor Cow di Loach. Facce tutto sommato accomunate anche dall'essere state meno sfruttate di quanto avrebbero meritato: Peter Fonda, Lesley Ann Warren, Joe D'Alessandro e Barry "Vanishing Point" Newman. Un po' a sorpresa e' quest'ultimo che tiene piu' testa a un naturalmente aristocratico e risucchiante Terence Stamp.


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#327 lazlotoz

lazlotoz

    Enciclopedista

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Inviato 04 aprile 2022 - 09:00

limey.jpg
 
1999 The Limey (L'inglese) Steven Soderbergh
Film molto fico, anche se per i miei gusti a Soderbergh manca sempre qualcosa che faccia la differenza e gli faccia fare davvero grande cinema. Comunque questa e' forse la volta che ci e' andato piu' vicino. La piu' lineare delle storie di vendetta messa in scena con un ritmo alterato e sincopato come fosse un film del 1967: mi sa che in sala di montaggio qualcuno ha acceso piu' di un cero sotto il poster di Point Blank di Boorman. Anche gli attori arrivano da quei tempi, una specie di disincantata e per nulla sentimentale riunione di classe di alcune facce-simbolo del cinema alternativo d'epoca. Non solo new hollywwod, ma anche free cinema: addirittura nei flashback sul passato del protagonista vediamo davvero il Terence Stamp del '67, con scene prese da Poor Cow di Loach. Facce tutto sommato accomunate anche dall'essere state meno sfruttate di quanto avrebbero meritato: Peter Fonda, Lesley Ann Warren, Joe D'Alessandro e Barry "Vanishing Point" Newman. Un po' a sorpresa e' quest'ultimo che tiene piu' testa a un naturalmente aristocratico e risucchiante Terence Stamp.

 

Lo vidi all'uscita, lo ricordo ottimo. 

Mi aveva spiazzato il passaggio da una produzione come Out of Sight dell'anno precedente a questo. Che aveva tutto un gusto di cinema indipendente, specie con quell'uso "sgangerato" del montaggio. 

Poi però ho capito che Soderbergh è proprio quella roba lì, fra indie e industria.

 

Bello bello, me lo riguardo va.


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#328 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 11 aprile 2022 - 09:48

La bestia umana (1954) di Fritz Lang

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Dopo Il grande caldo Glenn Ford e Gloria Grahame tornano di nuovo insieme in quest’altro classico di Fritz Lang, tratto nientemeno che dall’omonimo romanzo di Émile Zola (anche se il titolo originale americano è Human Desire) e soprattutto dalla pellicola che ne trasse Jean Renoir nel 1938 (L'angelo del male). Il regista francese nel suo film denunciava, come anche Zola, lo sfruttamento della classe operaia preda di pulsioni primitive e portata dall’ingiustizia sociale a commettere atti criminosi, ma Lang fa piazza pulita di tutti questi sottotesti sociali: a lui interessa principalmente scandagliare le profondità dell’animo umano e la fondamentale doppiezza che vi alberga, che può rendere un essere umano indifferentemente innocente o assassino. Il regista austriaco come sempre realizza un’opera di straordinaria precisione formale, con le rotaie e i tralicci della ferrovia che incombono sui protagonisti fino a formare una trappola senza uscita. Glenn Ford è al solito perfetto nella parte dell’ordinary man che si batte eroicamente contro circostanze avverse, mentre Gloria Grahame si conferma una delle più straordinarie bad girls di tutto il cinema noir.
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#329 kristofferson

kristofferson

    Giù la testa, coglioni

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Inviato 12 aprile 2022 - 09:20

Il diritto di uccidere (1951) di Nicholas Ray

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Tra i titoli più amari, pessimisti e senza speranza di tutto il genere noir (e, di conseguenza, dell’intera storia del cinema). Come in altri film di Nicholas Ray si conclude con la sconfitta totale di tutti i personaggi coinvolti. E come in altri suoi film il protagonista è un uomo dalla personalità sofferta e tormentata, uno sceneggiatore di Hollywood fallito e alcolizzato, interpretato da Humprey Bogart, preda di improvvise esplosioni di violenza. Lo scavo psicologico effettuato dal regista si trasforma in un ingranaggio perfetto di tensione e suspense che diventa sempre più serrato e in cui lo stesso spettatore perde progressivamente tutti i punti di riferimento, fino allo straordinario finale.
Mostruosa l’interpretazione di Bogart, che dagli anni ’50 cominciò a uscire dal suo classico cliché interpretando ruoli più sfumati e in chiaroscuro, che trasmette la latente e sotterranea minacciosità del suo personaggio semplicemente con lo sguardo, ma c’è anche una Gloria Grahame totalmente inedita nel ruolo della brava ragazza.
Passato completamente inosservato alla sua uscita, rivalutato dai Cahiers du Cinema, adesso viene considerato da diverse parti come il capolavoro di Ray.


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#330 gwoemul

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Inviato 12 aprile 2022 - 09:48

Scusa kris, era un +


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