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Le vite degli altri


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115 replies to this topic

#1 Guest_Mia_*

Guest_Mia_*
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Inviato 10 aprile 2007 - 19:03

Credo di avere appena visto un capolavoro. Ditemi che siete d'accordo con me.

#2 satyajit

satyajit

    Enciclopedista

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Inviato 10 aprile 2007 - 19:06

Credo che andrò a vederlo al più presto.
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#3 Guest_Mia_*

Guest_Mia_*
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Inviato 10 aprile 2007 - 19:07

Credo che andrò a vederlo al più presto.

Vai! Vai! Intenso, struggente, bellissimo. Ulrich Muhe superlativo.

#4 Jules

Jules

    Pietra MIliare

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Inviato 10 aprile 2007 - 21:27

Credo di avere appena visto un capolavoro. Ditemi che siete d'accordo con me.


Non ho ancora deciso se è un capolavoro, ma è decisamente grande cinema...soprattutto se pensiamo a quanti livelli di contenuto vi sono nascosti pur rimanendo un evidente film di genere..
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#5 dendrite

dendrite

    un tempo any01

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Inviato 11 aprile 2007 - 07:17

Un film di elevatissimo spessore.

I primi minuti sono così belli e perfetti che quasi mi scappava un urlo in sala del tipo "ma questa è una figata!!". Accade quando ogni ingrediente è così perfettamente dosato da lasciarti ammaliato per il gusto complessivo: la fotografia è semplicemente ideale, gli attori sono tutti bravissimi, oltre al fuoriclasse Muhe, la storia si dipana senza scossoni, senza sbavature, tutto è bilanciato. Uno dei migliori spettacoli cui abbia assistito negli ultimi anni.

Un unico (mio) piccolo dubbio: il finale mi ha lasciato un filino meno soddisfatto...
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La mia vita in vantablack

#6 Icra

Icra

    Groupie

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Inviato 11 aprile 2007 - 09:14

Un film molto bello. Talvolta troppo didascalico, e per questo, a tratti, incapace di mantenere una certa tensione drammatica nello spettatore, ma comunque un bel film.
  • 0

#7 PrebenElkjaer

PrebenElkjaer

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Inviato 12 aprile 2007 - 21:55

Visto ieri sera accanto a due ###### che hanno parlato quasi sempre.
Nonostante questo, davvero bello.
A pensare e ripensare, non trovo nulla che non mi piaccia nel film. E secondo me il rischio di fare un polpettone pretenzioso c'era, perché dentro si trova spionaggio, amore, arte, politica, ... Un bel po' di cose insomma.
wubbo di prepotenza  :-* :-* :-*

Se nel we c'è ancora, mi sa che lo rivedo (in silenzio stavolta)

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Fat Moe: Noodles, cos'hai fatto in tutti questi anni?
Noodles: Sono andato a letto presto.

Tu sai citare i classici a memoria... ma non distingui il ramo da una foglia...

Fiero membro

Ci sono più dischi di merda che vita!

#8 corey

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Inviato 13 aprile 2007 - 08:04

Un polpettone lo è senz'altro, almeno ai miei occhi. Ma la cosa più fastidiosa è che un film sulla libertà costruisca una posizione affettiva per lo spettatore assolutamente vincolante e coatta, pena la sospensione della sospensione dell'incredulità (vedasi la gestione delle soggettive, il commento musicale suadente e malandrino, i montaggi alternati ruffiani, i movimenti di macchina avvolgenti e, soprattutto, una caratterizzazione dei personaggi da serie televisiva). Non stupisce che riscuota successo, è l'ennesima riproposizione della formuletta vincente "temi edificanti + didascalismo + manipolazione sentimentale). Considerazioni personali e questionabilissime, ovviamente. Resta il fatto che a me il film è parso di una ruffianeria esemplare (quando vedo un film in cui il personaggio chiave, vale a dire quello che reclama l'identificazione spettatoriale, cambia platealmente mi viene da farmi parecchie domande).
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#9 satyajit

satyajit

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Inviato 13 aprile 2007 - 09:01

Ma la cosa più fastidiosa è che un film sulla libertà costruisca una posizione affettiva per lo spettatore assolutamente vincolante e coatta,pena la sospensione della sospensione dell'incredulità (vedasi la gestione delle soggettive, il commento musicale suadente e malandrino, i montaggi alternati ruffiani, i movimenti di macchina avvolgenti e, soprattutto, una caratterizzazione dei personaggi da serie televisiva). Non stupisce che riscuota successo, è l'ennesima riproposizione della formuletta vincente "temi edificanti + didascalismo + manipolazione sentimentale). Considerazioni personali e questionabilissime, ovviamente. Resta il fatto che a me il film è parso di una ruffianeria esemplare (quando vedo un film in cui il personaggio chiave, vale a dire quello che reclama l'identificazione spettatoriale, cambia platealmente mi
viene da farmi parecchie domande).



QUALCHE PICCOLO SPOILER SPARSO
A mio parere non c'è nessuna intenzione da parte degli autori di creare empatia tra il personaggio principale (che non è protagonista unico) e lo spettatore. L'unico mezzuccio che va in questa direzione è una sola, unica lacrima che gli scorre sul viso. Il personaggio infatti è odioso per una buona metà del film e solo nella scena con la prostituta inizia ad apparire leggermente umano. Per il resto, compie la sua trasformazione senza un filo di retorica, senza scagliarci in proclami a chissà quali valori, senza fare una piega nel momento in cui la sua vita prende la direzione che prende, senza una sola lamentela nè un atto d'accusa esplicito.

La regia accompagna questa trasformazione in maniera abbastanza distaccata. I movimenti di macchina sono essenziali, appena percettibili, le soggettive le hai viste solo tu, il montaggio è semplicemente classico. La musica è fastidiosa soprattutto nella prima parte, anche perchè è abbastanza ripetitiva e onnipresente, mentre nello splendido finale (non concordo con Any01) è un accompagnamento soave.

Forse le uniche due volte in cui la regia si fa vedere sono l'interrogatorio dell'attrice, in cui la mdp si allontana (o si avvicina? non mi ricordo) bruscamente dal primo piano del pelato, e il finale, poco prima dell'ingresso nella libreria, quando uno dei rari campi lunghi inquadra i caratteri cubitali con cui è scritto il nome del negozio, che conserva ancora una tipica insegna pre-caduta del muro.

I personaggi sono tutti memorabili, tranne forse l'attrice. E' per questo che, ammesso che ci si debba identificare con qualcuno, non lo si fa necessariamente con il pelato. A me ha colpito molto il vecchio scrittore che non può più lavorare; ma anche il provocatore non si dimentica. Forse sulla psicologia di questi personaggi si poteva lavorare un po' di più, non hai tutti i torti, però le interpretazioni degli attori aggiungono spessore. Pensa al protagonista, ad esempio. Pensa al suo sguardo alla fine del film e confrontalo con quello dell'inizio: una metamorfosi da grande attore.

Discorso a sè merita il personaggio di Dreyman. Se il film fosse veramente ruffiano come tu dici, avremmo un personaggio che rivendica ogni di due minuti la propria assoluta libertà e che alla fine del film diventa anticomunista. Invece abbiano un uomo che cerca di districarsi tra le maglie della censura, che condanna gli atteggiamenti borghesi (la cravatta) e l'avventurismo del suo collega provocatore. Solo nel momento in cui viene colpito negli affetti cerca di fare un piccolo grande atto di denuncia, senza tuttavia rinnegare nulla.

In sintesi, un ottimo film che, a differenza di ciò che avviene normalmente nel cinema europeo (sembra infatti un film americano prosciugato di tutta la tipica retorica, da guerra fredda e non) trova la sua colonna portante in una sceneggiatura complessa, articolata, equilibrata e solidissima, nonchè nella recitazione degli attori.

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#10 verdoux

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Inviato 13 aprile 2007 - 09:19

Un po?? Spoiler.


Siamo in DDR, anni 80, il capitano Wiesler, agente della stasi, appare nelle prime battute del film, prima dei titoli di testa, come uomo cinico, spietato, risoluto, disposto a tutto pur di perseguire i suoi obiettivi, uno che non si fermerebbe nemmeno davanti al padre ad alla madre. Il suo sguardo è freddo ed inespressivo, il suo volto affilato, una maschera, i suoi comportamenti da automa.
Fa un lavoro sporco, cerca di incastrare le persone scomode al potere; è la stasi al servizio dei potenti, ma non drammatizziamo, è solo una questione di corna. In DDR sono tutti spiati, il che equivale a dire che nessuno è spiato ed infatti non c??è nulla da spiare in un regime dittatoriale ed ideologico come quello comunista, dove lo opinione pubblica viene imposta dall??alto; ben più inquietante è lo spionaggio negli stati democratici, dove chi ha il potere deve gestire i flussi di opinione ed indirizzarli verso i propri iobiettivi.
Lo spy movie di dipana attraverso un intrigo intrigante, con un ritmo lento e riflessivo che smorza la suspense del thriller, che tale non è, perché i colpi di scena sono quasi tutti annunciati e prevedibili. Crea una atmosfera di insicurezza ed inquietudine che  pervade le vite degli altri e che diventa un compagno di viaggio onnipresente ed ingombrante che non lascia mai da soli.
Nella coda finale del film, per me la sua parte migliore, caduto il muro, emergono le false verità e le verità nascoste.
Un bel film, fatto molto bene, da vedere.

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#11 corey

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Inviato 13 aprile 2007 - 10:22


QUALCHE PICCOLO SPOILER SPARSO
A mio parere non c'è nessuna intenzione da parte degli autori di creare empatia tra il personaggio principale (che non è protagonista unico) e lo spettatore. L'unico mezzuccio che va in questa direzione è una sola, unica lacrima che gli scorre sul viso. Il personaggio infatti è odioso per una buona metà del film e solo nella scena con la prostituta inizia ad apparire leggermente umano. Per il resto, compie la sua trasformazione senza un filo di retorica, senza scagliarci in proclami a chissà quali valori, senza fare una piega nel momento in cui la sua vita prende la direzione che prende, senza una sola lamentela nè un atto d'accusa esplicito.


Ho usato l'espressione "personaggio chiave" anziché "protagonista" proprio per evitare la confusione dei ruoli, mi sembrava evidente. Ora, che il personaggio dello spione non sia una rappresentazione dello spettatore sono felice di non essere io a doverlo sostenere. Che cosa sarebbe se non una figurativizzazione del nostro ruolo di ascoltatori/osservatori nell'ombra? Il che tra l'altro non mi pare esente da un retrogusto moralistico difficilmente tollerabile (condanna del voyeurismo e via indignando). Il suo personaggio convoca e colloca i nostri affetti in una posizione precisa e iperdefinita, predisponendo una trasformazione dal cinismo alla "bontà" (ma ai miei occhi non è altro che buonismo) attraverso l'ingresso del grigio burocrate di partito nel variopinto universo dell'Arte e dell'Umanità (ce l'hai fatta a sopportare la lettura interiore di Brecht senza avere un'emorragia nasale?). Leggermente umano dici? La scena dell'ascensore non grida forse venedetta tanto è grossolana nel mostrarci la trasformazione del personaggio? E la sequenza della prostituta, in cui lui implora un po' di compagnia gratuita e disinteressata? E questa non sarebbe retorica? Non c'è sempre bisogno del pistolotto esplicito per fare retorica, la si può benissimo seminare nella costruzione narrativa e nella dinamica drammaturgica.



La regia accompagna questa trasformazione in maniera abbastanza distaccata. I movimenti di macchina sono essenziali, appena percettibili, le soggettive le hai viste solo tu, il montaggio è semplicemente classico. La musica è fastidiosa soprattutto nella prima parte, anche perchè è abbastanza ripetitiva e onnipresente, mentre nello splendido finale (non concordo con Any01) è un accompagnamento soave.


Abbastanza distaccata? Mmmmm, non mi pare proprio, tutti i momenti della trasformazione sono mostrati puntualmente, penso soprattutto alle espressioni assorte e partecipatissime di Wiesler ripreso mentre è abbandonato sulla sedia in piena trance affettiva: questo sarebbe mostrare con distacco? Forse von Donnersmarck è il nuovo Haneke e non me ne sono accorto. Questione soggettive: la sequenza iniziale a teatro come sarebbe articolata dunque? A me pare che nell'assegnare con forza (addirittura il binocolo!) la titolarità dello sguardo a Wiesler imbastisca già il tema portante del film. Tu trovi il finale splendido, io lo trovo semplicemente patetico. Angolazioni. La musica è carillon continuo, ma alla fine ci si abitua, fa parte del dispositivo ricattatorio del film. Sul montaggio potrei darti anche ragione, tuttavia ritengo che in questo caso l'aggettivo classico dica meno di quanto sembri, nel senso che ci sono molte interpretazioni della classicità e in questo film la classicità è declinata secondo gli schemi del patetismo e non della sobrietà come la tua affermazione sembrerebbe significare.



Forse le uniche due volte in cui la regia si fa vedere sono l'interrogatorio dell'attrice, in cui la mdp si allontana (o si avvicina? non mi ricordo) bruscamente dal primo piano del pelato, e il finale, poco prima dell'ingresso nella libreria, quando uno dei rari campi lunghi inquadra i caratteri cubitali con cui è scritto il nome del negozio, che conserva ancora una tipica insegna pre-caduta del muro.


La regia è perennemente in atto di sottolineare, commentare e intensificare, anche quando sembra non farlo: pensa a tutti gli sguardi (forse non sono soggettive?) verso la soglia di legno sotto la quale è nascosta la colibrì. Pensa alle inquadrature simmetriche che raffigurano il personaggio di Dreyman prima e di  Wiesler poi schiacciarsi contro la parete dell'ingresso per nascondersi al personaggio che sta entrando in casa. Pensa al momento in cui la vicina di casa osserva dallo spioncino (anche questa non sarebbe una soggettiva?) l'entrata della Stasi nella casa di Dreiman per metterlo sotto sorveglianza. Oppure pensa alla sequenza in cui il rapporto di Udo sul precipitoso ritorno a casa di Christa-Maria viene "illustrato" dalle immagini. Forse anche queste sono finezze di regia...



I personaggi sono tutti memorabili, tranne forse l'attrice. E' per questo che, ammesso che ci si debba identificare con qualcuno, non lo si fa necessariamente con il pelato. A me ha colpito molto il vecchio scrittore che non può più lavorare; ma anche il provocatore non si dimentica. Forse sulla psicologia di questi personaggi si poteva lavorare un po' di più, non hai tutti i torti, però le interpretazioni degli attori aggiungono spessore. Pensa al protagonista, ad esempio. Pensa al suo sguardo alla fine del film e confrontalo con quello dell'inizio: una metamorfosi da grande attore.



Tutti i personaggi sono memorabili, è vero. Come stereotipi. C'è l'intellettuale blandito dal sistema, il funzionario avido e lussurioso, lo scrittore dissidente, il maresciallo ottuso, l'attrice psicolabile, il funzionario integerrimo che perde  progressivamente le certezze... Una galleria degli orrori, insomma. Sulle prestazioni attoriali non mette conto pronunciarsi, sono tremendamente accademiche. Mi riesce impossibile prestare anche una minima parte del mio sentire a corpi che declinano il manuale della recitazione. In questo senso, quella sfoggiata da Ulrich Muhe più che una metamorfosi da grande attore è la definizione manualistica della metamorfosi da grande attore. Una caricatura, in una parola.



Discorso a sè merita il personaggio di Dreyman. Se il film fosse veramente ruffiano come tu dici, avremmo un personaggio che rivendica ogni di due minuti la propria assoluta libertà e che alla fine del film diventa anticomunista. Invece abbiano un uomo che cerca di districarsi tra le maglie della censura, che condanna gli atteggiamenti borghesi (la cravatta) e l'avventurismo del suo collega provocatore. Solo nel momento in cui viene colpito negli affetti cerca di fare un piccolo grande atto di denuncia, senza tuttavia rinnegare nulla.


Se Dreyman rivendicasse ogni due minuti tutta quella roba lì, non sarebe un film ruffiano, sarebbe un film stupido. E non ho mai detto questo. Anzi. Il film è astuto perché si offre allo spettatore come radiografia impietosa (e filologicamente avvertita) di una degenerazione politica, cosa che, almeno ai miei occhi, non è neanche per sbaglio. Dimenticavo l'episodio della cravatta, altro momento di grande cinema. 

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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#12 Guest_Mia_*

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Inviato 13 aprile 2007 - 10:42

Qualche spoiler qua e là.


[quote author=satyajit link=topic=3271.msg117749#msg117749 date=1176453370]
La musica è fastidiosa soprattutto nella prima parte, anche perchè è abbastanza ripetitiva e onnipresente, mentre nello splendido finale (non concordo con Any01) è un accompagnamento soave.
[quote]

No. Ma perchè? Da quello che ricordo l'accompagnamento musicale al film è sempre discreto e funzionale.

[quote author=satyajit link=topic=3271.msg117749#msg117749 date=1176453370]
Forse le uniche due volte in cui la regia si fa vedere sono l'interrogatorio dell'attrice, in cui la mdp si allontana (o si avvicina? non mi ricordo) bruscamente dal primo piano del pelato.
[quote]

La macchina da presa si avvicina in modo abbastanza graduale al viso di Wiesler.Anche questo mi sembra perfettamente funzionale alla costruzione della tensione. I due personaggi infatti si sono già incontrati al bar precedentemente. E a proposito di questa scena, mi sembra di ricordare che l'attrice non ricorda assolutamente durante l'interrogatorio di avere già visto il poliziotto che le siede davanti. Giusto?








#13 verdoux

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Inviato 13 aprile 2007 - 10:50

certo che lo riconosce; la scena è molto ostentata, lui si gira e lei trasalisce
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#14 Guest_Mia_*

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Inviato 13 aprile 2007 - 10:51

Ho usato l'espressione "personaggio chiave" anziché "protagonista" proprio per evitare la confusione dei ruoli, mi sembrava evidente. Ora, che il personaggio dello spione non sia una rappresentazione dello spettatore sono felice di non essere io a doverlo sostenere. Che cosa sarebbe se non una figurativizzazione del nostro ruolo di ascoltatori/osservatori nell'ombra? Il che tra l'altro non mi pare esente da un retrogusto moralistico difficilmente tollerabile (condanna del voyeurismo e via indignando). Il suo personaggio convoca e colloca i nostri affetti in una posizione precisa e iperdefinita, predisponendo una trasformazione dal cinismo alla "bontà" (ma ai miei occhi non è altro che buonismo) attraverso l'ingresso del grigio burocrate di partito nel variopinto universo dell'Arte e dell'Umanità (ce l'hai fatta a sopportare la lettura interiore di Brecht senza avere un'emorragia nasale?). Leggermente umano dici? La scena dell'ascensore non grida forse venedetta tanto è grossolana nel mostrarci la trasformazione del personaggio? E la sequenza della prostituta, in cui lui implora un po' di compagnia gratuita e disinteressata? E questa non sarebbe retorica? Non c'è sempre bisogno del pistolotto esplicito per fare retorica, la si può benissimo seminare nella costruzione narrativa e nella dinamica drammaturgica.


Non sono d'accordo. Nonostante all'inizio del film il personaggio di Wiesler sia presentato come automizzato ed iperefficiente per ciò che riguarda il suo lavoro, il regista trasmette comunque in maniera abbastanza sottile la solitudine profonda dell'uomo (vedasi la scena in cui egli torna a casa e cena con la minestra davanti alla tv). Ora non so quanto sia merito del regista e quanto sia merito di Ulrich Muhe che sa recitare pure in silenzio di spalle, io la prima avvisaglia di umanità e disperazione del personaggio l'ho vista in quella scena. Lo spiare lo scrittore e la sua compagna non ha fatto altro che far salire a galla un'umanità e un dolore che mi sembrano lì lì per esplodere già da molto prima. Per esempio, mi ha colpito parecchio la scena della barzelletta in mensa. La faccia di Muhe sembra voler dire "sì è giusto che quest'uomo venga punito, ha offeso il Partito, ma c'è qualcosa che non va...". E nell'evolversi della vicenda la metamorfosi del protagonista mi sembra quindi naturale e necessaria. Io davvero non ci ho visto un filo di retorica.

#15 Guest_Mia_*

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Inviato 13 aprile 2007 - 10:55

certo che lo riconosce; la scena è molto ostentata, lui si gira e lei trasalisce


Ma davvero? Io non me ne sono accorta proprio.

#16 Guest_Mia_*

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Inviato 13 aprile 2007 - 11:00

Abbastanza distaccata? Mmmmm, non mi pare proprio, tutti i momenti della trasformazione sono mostrati puntualmente, penso soprattutto alle espressioni assorte e partecipatissime di Wiesler ripreso mentre è abbandonato sulla sedia in piena trance affettiva: questo sarebbe mostrare con distacco? 


Non se sia mostrare un distacco, e non so nemmeno se "mostrare distacco" sia un valore aggiuntivo assoluto in un film. A me è parsa semplicemente un'ottima messa in scena priva di qualsiasi retorica. Anzi, aggiungo che non vedevo un tratteggio così sottile e delicato di un personaggio da parecchio.



Questione soggettive: la sequenza iniziale a teatro come sarebbe articolata
dunque? A me pare che nell'assegnare con forza (addirittura il binocolo!) la titolarità dello sguardo a Wiesler imbastisca già il tema portante del film.


E se anche fosse? Dove sta il problema?

#17 corey

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Inviato 13 aprile 2007 - 11:01

SPOILER


La macchina da presa si avvicina in modo abbastanza graduale al viso di Wiesler.Anche questo mi sembra perfettamente funzionale alla costruzione della tensione. I due personaggi infatti si sono già incontrati al bar precedentemente. E a proposito di questa scena, mi sembra di ricordare che l'attrice non ricorda assolutamente durante l'interrogatorio di avere già visto il poliziotto che le siede davanti. Giusto?



Maria-Christa se ne accorge eccome che il suo rieducatore è quello che ha già incontrato al bar e definito "un uomo buono". Entrambi sanno che sono impossibilitati a comportarsi altrimenti e che l'unica chance che hanno per sfangarla è quella di far finta di non conoscersi e fare ciò che quelli dietro lo specchio considerano il loro dovere. Lo "spessore" della scena risiede proprio in questa doppiezza che dovrebbe farci sentire in possesso di un sapere e di una complessità psicologica dolorosa e entusiasmante allo stesso tempo. Altro trucchetto da due soldi.
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#18 corey

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Inviato 13 aprile 2007 - 11:08


Ho usato l'espressione "personaggio chiave" anziché "protagonista" proprio per evitare la confusione dei ruoli, mi sembrava evidente. Ora, che il personaggio dello spione non sia una rappresentazione dello spettatore sono felice di non essere io a doverlo sostenere. Che cosa sarebbe se non una figurativizzazione del nostro ruolo di ascoltatori/osservatori nell'ombra? Il che tra l'altro non mi pare esente da un retrogusto moralistico difficilmente tollerabile (condanna del voyeurismo e via indignando). Il suo personaggio convoca e colloca i nostri affetti in una posizione precisa e iperdefinita, predisponendo una trasformazione dal cinismo alla "bontà" (ma ai miei occhi non è altro che buonismo) attraverso l'ingresso del grigio burocrate di partito nel variopinto universo dell'Arte e dell'Umanità (ce l'hai fatta a sopportare la lettura interiore di Brecht senza avere un'emorragia nasale?). Leggermente umano dici? La scena dell'ascensore non grida forse venedetta tanto è grossolana nel mostrarci la trasformazione del personaggio? E la sequenza della prostituta, in cui lui implora un po' di compagnia gratuita e disinteressata? E questa non sarebbe retorica? Non c'è sempre bisogno del pistolotto esplicito per fare retorica, la si può benissimo seminare nella costruzione narrativa e nella dinamica drammaturgica.


Non sono d'accordo. Nonostante all'inizio del film il personaggio di Wiesler sia presentato come automizzato ed iperefficiente per ciò che riguarda il suo lavoro, il regista trasmette comunque in maniera abbastanza sottile la solitudine profonda dell'uomo (vedasi la scena in cui egli torna a casa e cena con la minestra davanti alla tv). Ora non so quanto sia merito del regista e quanto sia merito di Ulrich Muhe che sa recitare pure in silenzio di spalle, io la prima avvisaglia di umanità e disperazione del personaggio l'ho vista in quella scena. Lo spiare lo scrittore e la sua compagna non ha fatto altro che far salire a galla un'umanità e un dolore che mi sembrano lì lì per esplodere già da molto prima. Per esempio, mi ha colpito parecchio la scena della barzelletta in mensa. La faccia di Muhe sembra voler dire "sì è giusto che quest'uomo venga punito, ha offeso il Partito, ma c'è qualcosa che non va...". E nell'evolversi della vicenda la metamorfosi del protagonista mi sembra quindi naturale e necessaria. Io davvero non ci ho visto un filo di retorica.


Non so che dirti Mia, quello che tu trovi sottile a me è parso tremendamente grossolano. Una cena solitaria e sfigatissima con concentrato di pomodoro in tubetto non mi sembra una finesse alla Ophuls per mostrare la solitudine di un uomo. Ma, ripeto, a questo punto si tratta di angolazioni inconciliabili. Resta il fatto che apprezzo lo stile soggettivo delle tue motivazioni.
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i periti hanno dimostrato che non vi è alcuna certezza.

#19 Guest_Mia_*

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Inviato 13 aprile 2007 - 11:08


La regia è perennemente in atto di sottolineare, commentare e intensificare, anche quando sembra non farlo: pensa a tutti gli sguardi (forse non sono soggettive?) verso la soglia di legno sotto la quale è nascosta la colibrì. Pensa alle inquadrature simmetriche che raffigurano il personaggio di Dreyman prima e di  Wiesler poi schiacciarsi contro la parete dell'ingresso per nascondersi al personaggio che sta entrando in casa. Pensa al momento in cui la vicina di casa osserva dallo spioncino (anche questa non sarebbe una soggettiva?) l'entrata della Stasi nella casa di Dreiman per metterlo sotto sorveglianza. Oppure pensa alla sequenza in cui il rapporto di Udo sul precipitoso ritorno a casa di Christa-Maria viene "illustrato" dalle immagini. Forse anche queste sono finezze di regia...


Ma perchè sarebbero difetti scusa? Poi stai in fissa con ste soggettive. La vicina spia gli agenti dallo spioncino e il regista inquadra la visione che ha la donna dallo spioncino. Non vedo lo scandalo.

#20 corey

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Inviato 13 aprile 2007 - 11:12



La regia è perennemente in atto di sottolineare, commentare e intensificare, anche quando sembra non farlo: pensa a tutti gli sguardi (forse non sono soggettive?) verso la soglia di legno sotto la quale è nascosta la colibrì. Pensa alle inquadrature simmetriche che raffigurano il personaggio di Dreyman prima e di  Wiesler poi schiacciarsi contro la parete dell'ingresso per nascondersi al personaggio che sta entrando in casa. Pensa al momento in cui la vicina di casa osserva dallo spioncino (anche questa non sarebbe una soggettiva?) l'entrata della Stasi nella casa di Dreiman per metterlo sotto sorveglianza. Oppure pensa alla sequenza in cui il rapporto di Udo sul precipitoso ritorno a casa di Christa-Maria viene "illustrato" dalle immagini. Forse anche queste sono finezze di regia...


Ma perchè sarebbero difetti scusa? Poi stai in fissa con ste soggettive. La vicina spia gli agenti dallo spioncino e il regista inquadra la visione che ha la donna dallo spioncino. Non vedo lo scandalo.


Rileggiti il thread e capisci perché insisto sulle soggettive.
Scegliere di mostrare in soggettiva non è solo una soluzione ottica ma anche psicologica (devo dire che mi costa parecchio dire ovvietà simili): significa posizionare lo spettatore nel sentire di uno o più personaggi. Assegnare il diritto alla soggettiva a un personaggio anziché a un altro ha pesanti ricadute sull'economia affettiva del film.
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