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Du Approcci Per Ascoltare La Musica


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16 replies to this topic

#1 Mr. Atomic

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Inviato 04 maggio 2026 - 16:30

vabbe in tempi migliori poteva tranquillamente finire sto post in pensieri liberi musicali ma viste le attuali condizioni desertiche del forum direi che può ben meritarsi pure sto topico

 

ebbene parliamo di due modi per sentire la musica, ma volendo anche due modi per leggere o scrivere una recensione, una pietra, ecc.

 

1) EXTRA-MUSICALE: cioè tutto il contesto attorno l'artista musicale, la band, il singolo, il disco, e cioè la casa discografica, la scena, il significato sociale-culturale-politico del testo o anche solo della musica, la giovinezza e il background della band, la situazione socio-economica-politica del Paese da dove proviene sempre la stessa band, ecc... 

 

2) COMMENTO solo sulla MUSICA: cioè fottersi di tutto il resto, e in poche parole concentrarsi solo sulla musica, niente socio-politica, niente testi, ecc 

 

commento banale per quanto giusto: ok, ma la recensione ben fatta è sempre un mix di queste due cose, e pensa a quanto si perde nell'ascolto di Coltrane o di Miles Davis se si ignora la loro problematicissimi vicissitudini vizi privati (niente?) ok ma grazie al cazzo, cioè è ovvio che la recensione ben fatta comprende entrambi questi approcci. 

 

Ma questo topic vuol essere estremista, e vi chiede: ma a voi quale interessa di più? di quale potete fare a meno se vi dicono "ti passo 150 euro se lasci fuori uno dei due approcci sopracitati" 

 

avete notato in voi un certo cambiamento a riguardo questi approcci? io per esempio giovane mi divertivo molto a leggere soprattutto gli aspetti extra-musicali, della Cleveland post-industriale tratteggiata da Simon Reynolds quando presentava i Pere Ubu, oppure sempre lui che parla di Leeds o Sheffield, oppure il contesto urbano di Detroit di MC5 e Stooges, quelli suburbani (1981-1991, non ricordo il nome del giornalista) con la gioventù travagliata e drogata dei Butthole Surfers, Husker Du, Dinousaur Jr, Fugazi, ecc... ma anche varie recensioni ben fatte su OR, brevi ma efficaci pillole sulle condizioni di qualche realtà non-anglofona, oppure le mille storie e rivalità nel rap senza le quali non capisci un cazzo di rap (mah-mah) e cosi via 

 

ebbene questo però è il passato per me, e molto probabilmente è anche sintomo di un cattivo invecchiamento. Fatto sta che non me ne frega più un cazzo dell'extra-musicalità. Capita anche a voi? è capituzzato? Mi han passato una biografia di Mingus, io speravo che vi ci fosse un approfondimento musicale cronologico, invece pagine e pagine sulla giovinezza e su problemi passionali e di droga o alcool, due coglioni incredibili, sto seriamente prendendo in considerazione se bruciare il libro


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#2 wago

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Inviato 04 maggio 2026 - 17:58

A me è sempre interessato più l'aspetto musicale, e anche quello extra-musicale l'ho sempre visto come ancillare rispetto alla musica in sé: qualcosa che ha senso approfondire se si riflette nella musica e - meglio ancora - se proprio la musica aiuta a leggerlo secondo chiavi stimolanti.

Tra i vari aspetti extra-musicali, credo ci sia comunque una gerarchia di possibili ambiti, alcuni molto prossimi comunque alla musica in sé (es. il contesto stilistico, le band affini, le influenze, i riferimenti nei testi...), altri invece piuttosto distanti e tipicamente fissa di chi della musica in sé capisce pochetto.

 

In particolare per diversi anni ho avuto una sostanziale allergia per gli aspetti biografici legati ai musicisti, nata in buona parte dal rigetto per i noiosissimi capitoli dei libri di letteratura italiana dedicati alla "vita dell'autore" (mi salgono ancora le bestemmie a ripensare alle immense menate sulle vicende di Pascoli - bella poesia di merda quella che per comunicare richiede di conoscere le faccende personali di chi l'ha scritta!).

Per un po' ho addirittura relegato le info biografiche sugli artisti in coda alle recensioni. Ora al contrario mi capita di approfondire anche quell'elemento, quando scrivo, per fornire qualche piano di lettura in più riguardo ai percorsi obliqui che portano alla musica e alle connessioni impreviste che rendono un po' tutto meno lineare di quel che può sembrare sulle prime.

 

Negli ultimi anni poi ha iniziato a interessarmi molto l'evoluzione del discorso musicale: come i concetti che usiamo per parlare di musica pop si sono sviluppati, come sono cambiati nel loro significato e uso, quali semplificazioni e distorsioni operiamo se leggiamo anche i discorsi del passato secondo le categorie odierne.


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#3 Mr. Atomic

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Inviato 04 maggio 2026 - 18:22

 

In particolare per diversi anni ho avuto una sostanziale allergia per gli aspetti biografici legati ai musicisti

 

son d'accordo ma aggiungo che alla fine la cosa ci sta se esplicitamente uno chiarisce che vuol "fotografare una certa realtà in un certo lasso di tempo" o cose del genere. Io mi ricordo quando ancora diciannovenne mi comprai Our Band Could Be Your Life nella Feltrinelli di Piazza Castello, e fu anche una lettura divertente, ma dovessi collocarlo in una ipotetica libreria (dico ipotetica perchè in quella attuale regna la totale confusione) non lo metterei mai tra i libri di musica, piuttosto tra quelli vagamente definiti come reportage socio-culturali. 

 

e alla fine uno deve anche chiarire/chiarirsi l'obbiettivo della scrittura, se io volessi scrivere così all'improvviso na monografia sugli Stereolab mica andrei a rileggermi le varie interviste di Gane o della Sadier che immagino come particolar modo noiosi, mi ci butterei solo sulla musica e dunque mi basta ascoltare i pezzi, cazzo me ne frega dei liti, scene, apparizioni, etc


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#4 Gozer

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Inviato 04 maggio 2026 - 22:06

Il primo è l'unico approccio possibile se si vuole capire cosa si sta ascoltando. Non che assicuri la comprensione sia chiaro: avere gli strumenti non significa saperli usare. Ma non averli è peggio. Se poi non si vuole capire cosa si sta ascoltando ognuno è libero per carità, del resto è l'approccio stra-dominante. E se ne vedono i risultati, in ogni ambito direi.


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#5 Mr telefax

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Inviato 04 maggio 2026 - 22:16

Per me dipende in larga misura dal tipo di musica ascoltato, ma in generale sono più propenso a un approccio generalista, che dia il contesto (personale, storico, culturale) nel quale la musica è stata ideata e realizzata. Solitamente l'ascolto della musica pop(ular) trae giovamento nel conoscere le condizioni in cui si è sviluppata, poi per me la parola contesto è tra le più importanti in assoluto, figuriamoci se applicata a una delle mie passioni. Infatti ho svariati libri su scene, gruppi, generi e così via. Viceversa, un'analisi maggiormente focalizzata sulla musica in sé e per sé mi piace se riferita a generi come classica, classica-contemporanea, o le frange a essa più vicine della popular, in cui è più importante la conoscenza di teoria, strutture, insomma la teoria musicale.


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I personaggi e i fatti narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce

#6 mongodrone

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Inviato 05 maggio 2026 - 09:09

non appiattirei il discorso musicale sulla teoria però, una minima parte ne ha davvero bisogno, mentre la gran parte della musica può essere compresa senza avere padronanza teorica. allo stesso tempo se il contesto diventa predominante c'è qualcosa che non va. In ogni caso distinguerei il contesto extramusicale (sociale) dal contesto musicale, cioè l'aver ascoltato altri dischi simili può aiutare a riconoscere meglio gli elementi musicali e a valutarli nell'insieme. Provate a volte ad ascoltare qualcosa al buio: avete bisogno di sapere di che anno è? O lo intuite? Se siete avvezzi al genere dovreste riuscirci, sia per la produzione che per lo stile.


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#7 wago

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Inviato 05 maggio 2026 - 09:58

Il fatto che qualcuno non sappia una fava di teoria (anche fra i musicisti, almeno in modo formale) non significa che giusto "una minima parte" della musica abbia bisogno di essere analizzata attraverso quel tipo di chiave.

 

Posto che la musica non ha alcun "bisogno" di essere analizzata, e che tendenzialmente riesce a sollecitare sensazioni senza il bisogno di una analisi esplicita (teorica, sociale, lessicale o che altro): se si vuole procedere all'analisi, e indagare come la musica susciti le sensazioni che provoca, beh allora entrare nella costruzione musicale diventa necessario.

 

Non ci si è abituati, forse, ma se la fine di una strofa suona risolutiva oppure sospesa è questione di cadenze, che siano i Ramones o i Genesis. E le atmosfere - che si trovano spesso descritte con termini evocativi come "plumbeo", "idilliaco", "febbrile", ecc - sono articolate attraverso precise scelte ritmiche, timbriche, melodiche, armoniche (consapevoli o meno dei loro dettagli).

 

Certo, ci si può fermare a plumbeo idilliaco febbrile e quant'altro, ma si tratta di una lettura che si ferma a uno strato puramente empirico, descrittivo forse del cosa ma non del come e del perché. Può bastare per far capire se ascoltare o no, per dire, ma in un contesto di approfondimento obbliga a muoversi soltanto sul versante c.d. "extramusicale" o a giocare sulla pura capacità di intortare il lettore con la riformulazione in belle parole di ciò che può sentire benissimo anche da solo. Che è ciò che gran parte della critica pop fa da sempre, beninteso, ma non direi che gli esiti siano in genere particolarmente brillanti.


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#8 mongodrone

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Inviato 05 maggio 2026 - 11:57

 

Certo, ci si può fermare a plumbeo idilliaco febbrile e quant'altro, ma si tratta di una lettura che si ferma a uno strato puramente empirico, descrittivo forse del cosa ma non del come e del perché. 

ma "il cosa" e la descrizione di atmosfere sono due cose distinte, il primo è molto più ampio, poi vabeh magari nella recensione uno che rimane al cosa è obbligato a usare metafore, ma io parlavo dell'ascolto


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#9 bungle

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Inviato 05 maggio 2026 - 13:34

Premesso che ognuno fruisce la musica come preferisce, e che un disco può funzionare anche senza conoscere nulla dell’artista o del contesto.

Detto questo, sono d’accordo con Gozer: avere un minimo di contesto spesso aggiunge qualcosa in più. Sapere da dove arriva un disco, in che fase della carriera si inserisce o che tipo di percorso c’è dietro può cambiare il modo in cui lo ascolti e, in molti casi, aumentare anche il piacere.

Poi ovviamente non è una condizione necessaria, ma è uno di quegli elementi che, quando ci sono, arricchiscono di molto l’esperienza.


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#10 mongodrone

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Inviato 05 maggio 2026 - 13:42

tutti quegli elementi, di contesto o di teoria, aggiungono un livello e arricchiscono l'esperienza, nessuno mi pare lo neghi; diciamo che da come l'ha messa goz, sembra voler dire che il contesto è assolutamente necessario


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#11 Gozer

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Inviato 05 maggio 2026 - 18:21

Non è assolutamente necessario per ascoltare, ma per capire sì. Dopodiché dipende come si vuole trattare la musica: se l'approccio di uno è "mi deve piacere pum-pam, non ho tempo per altro" niente da ridire. Io che la vivo come un prodotto culturale quanto come un piacere personale non posso prescinderne.

Però occhio, perché il primo approccio aumenta - e di tantissimo - anche la possibilità che qualcosa piaccia pum-pam. 


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#12 mongodrone

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Inviato 05 maggio 2026 - 19:16


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#13 Gozer

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Inviato 05 maggio 2026 - 19:21

Come hai fatto a scoprire che sto scrivendo uno speciale sulla musica per bambini? 


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#14 paloz

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Inviato 06 maggio 2026 - 14:17

Il mio cervello ogni volta che vedo sto cazzo di topic:

 

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esoteros

 

I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#15 Frank Pisciobbomba

    utente blasonato

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Inviato 06 maggio 2026 - 14:54

Per chi scrive di musica (recensioni ecc) penso sia fondamentale fare approfondimenti anche su tutto il contesto attorno l'artista. 

 

Da semplice ascoltatore, appassionato, fruitore di musica, per me viene prima la musica, cioè parte tutto da lì, poi se la musica mi piace allora approfondisco anche il contesto, altrimenti no. 


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Mi chiamo Ash, reparto ferramenta


#16 Ale9357

    aspirante indie

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Inviato 10 maggio 2026 - 19:04

Faccio volentieri a meno del secondo approccio anche per cifre inferiori ai 150 euro.

 

Non è la morbosa attrazione verso l'aneddotica stile Virgin Radio sulle droghe assunte da frontman Tizio di band X la sera del concerto al Salcazzo Theater del 1976, ma semplicemente, se l'arte è interpretazione della realtà, credo che avere presente l'artista di cui si parla, e sopratutto, il contesto storico, sociale,economico,politico ecc.ecc. nel quale nascono le sue opere, per me è imprescindibile.

 

Un genere musicale, come anche una corrente pittorica, o letteraria, sono espressioni dell'evoluzione umana. Potrei provare a guardare un quadro, o ad ascoltare un brano, lasciandomi guidare soltanto dalle sensazioni "in superficie": non escludo che potrebbe piacermi, e del resto mi è capitato diverse volte, ma per me non sarà mai un'esperienza completa e soddisfacente senza sapere il percorso che ha portato alla realizzazione di ciò che ho ascoltato/visto.


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#17 123

    mainstream Star

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Inviato 10 maggio 2026 - 19:30

Dipende da quanto mi interessa un autore, se mi piace particolarmente mi piace conoscere anche molti aspetti i del suo vissuto o contesto sociale. Tendenzialmente mi piace un approccio abbastanza sobrio, niente esaltazioni o al contrario "bollito" ecc. un analisi della evoluzione di un artista, lavori riusciti o meno, cambiamento dei temi nel corso degli anni. Come studiare un manuale di letteratura più che tenere dietro ai voti di una fanzine. Non che sia facile da trovare, per il presente..


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