Ah, ma allora non li chiamerei mai folk io, "cantautori" mi sembra vada bene.
Poi possono esserci cantautori più pop e meno pop, stesso discorso che sopra, non vedo i due aspetti come in contraddizione fra loro.
Ecco, quello che chiamiamo "cantautorato italiano" io lo definisco folk, come farei parlando di Dylan o Baez. Non folklore eh, ma folk, se vogliamo folk rock. Che so, Bufalo Bill, album che amo in maniera sistematica, sia per testi che per stile musicale, lo definisco folk (di matrice molto Dylaniana, penso ad Atlantide che si rifà a Three Angels nella musica), mentre una canzone come Sempre E Per Sempre di qualche anno dopo la penso più come canzone pop --> battistiana, per capirci. Penso appunto al caso forse più emblematico della musica leggera italiana, quello di Venditti, uno dei pochi a fare del cantautorato piano-voce, cioè per la prima volta rinunciando alla chitarra acustica come primo elemento, con testi di protesta e musica scarna (ma non sempre), trasformandosi quasi completamente da metà anni 80 facendo invece canzoni pop radiofoniche e da classifica. Allora mi chiedo, convenendo con te che almeno nel mainstream quel folk non esista più o al massimo è divenuto - forse - indie, per esempio parlando di questi artisti qual è il confine, il momento chiave in cui avviene questo mutamento, se avviene? Ci sono invece artisti più coerenti con le proprie radici (e non sto giudicando la qualità o le scelte) che magari dopo tanti anni di carriera fanno ancora qualcosa di meno pop e invece più avvicinabile a quel folk sviluppato negli anni 60 e 70?