Vai al contenuto


Foto
* * * * - 5 Voti

Un Tennessee Williams Al Giorno


  • Please log in to reply
25 replies to this topic

#21 Tom

Tom

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 15091 Messaggi:

Inviato 30 luglio 2022 - 15:42

1959-pelle-di-serpente.jpg
 
fugitivekind03.jpg
 
MV5-BYzdi-ZDUw-Mjct-Nj-E5-NC00-NDc1-LTg3
 
fugitivekind04.jpg
 
7f422c1e8aca41e233a0776e84b74371.jpg
 
fk-d-magnani-brando-confectionary-lights

1960 The Fugitive Kind (Pelle di serpente) di Sidney Lumet

Filmone mi sembra un po' dimenticato, che forse sarebbe rimasto piu' impresso mantenendo il bel titolo originale di Williams, "Orpheus Descending". L'Orfeo in questione e' un Brando che, marlonbrandeggiando al limite dell'autoparodia, incarna un personaggio unico, un bluesman vagabondo e indolente con la sensualita' al quadrato di un Elvis e la ieraticita' del Jim Morrison piu' lucertoloso. Il corrispettivo di Euridice e' invece una Magnani icona dell'afflizione femminile, che andando d'intensita' naturalistica sembra recitare in un altro film rispetto a Brando. Intorno il resto del cast, tra cui spicca una conturbante Joanne Woodward come ninfomane del paese, tutti a fare da coro quasi attonito di fronte a quello scontro tra titani. L'Inferno senza scampo in cui discendere e' il profondo sud americano, forse per la prima volta descritto con tanta virulenza in tutto il suo squallore esistenziale, tra razzismo ammorbante e machismo al limite del ritardo mentale. Memorabile la figura del marito della Magnani, un moribondo che sul letto di morte trasuda letteralmente malvagita'. Film che rischia al limite del grottesco proto-lynchano; non a caso la giacca di pelle di serpente del protagonista trent'anni dopo finira' addosso al Nicolas Cage di Cuore Selvaggio. 


  • 5

#22 Tom

Tom

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 15091 Messaggi:

Inviato 01 agosto 2022 - 15:59

Stessa opera, doppio spettacolo.
La prima trasposizione di un testo di Williams e quella che puo' sostanzialmente essere considerata l'ultima.
Vista l'ambientazione newyorkese e' per altro una delle sue opere meno sudaticcie.

1950-The-glass-menagerie.jpg

1950-The-glass-menagerie1.jpg

1950-The-glass-menagerie2.jpg

1950-The-glass-menagerie3.jpg

1950 The Glass Menagerie (Lo zoo di vetro) di Irving Rapper
Il Tram di Kazan sarebbe arrivato solo un anno dopo, ma sembrano film di due diverse ere. Fotografia, musica, regia dello specialista Rapper, tutto era ancora nello stile antinaturalistico e trasognato degli anni 40. Williams stesso diede un taglio piu' ottimista a un testo autobiografico in origine ben piu' amaro. Ne usci' un commovente filmone d'altri tempi, quasi dickensiano, dolcemente immalinconito dalla voce narrante che, declinando la storia al passato, dava al tutto un sapore di cose perdute. E' comunque la descrizione di un conflitto generazionale, quello tra una madre resa insopportabile dal suo amore soffocante e i suoi due figli, angosciati dalla meschinita' materna e in cerca di una via di fuga dalla vita in generale. In un certo senso erano gia' "ribelli senza causa", ma doveva arrivare un'altra generazione di attori perche' quella tensione trovasse la sua giusta incarnazione, soprattutto per quanto riguarda gli interpreti maschili: Arthur Kennedy (comunque grandioso) e Kirk Douglas che facevano i "giovani" erano ultratrentenni e sembravano dei quarantenni. Anche se pure lei aveva gia' 33 anni, perfetta invece Jane Whiman nei parti della timida zoppa sognatrice, adorabile incarnazione d'innocenza.

1987-The-glass-menagerie.jpg

1987-The-glass-menagerie1.jpg

1987-The-glass-menagerie2.jpg

1987-The-glass-menagerie3.jpg

1987 The Glass Menagerie (Lo zoo di vetro) di Paul Newman
Bellissimo e sottovalutato, come sottovalutata e' stata la minuscola carriera registica di Paul Newman. In un certo senso un film pienamente anni 80, che riportando Tennessee Williams al cinema dopo molti anni di assenza si inseriva sia nel revival anni 50, sia nel filone neo-classico allora imperante e oggi rimosso dall'immaginario. (Era lo stesso anno di "The Dead" di Huston e "Le balene d'agosto" di Lindsay Anderson, tanto per citare due titoli ai tempi venerati e che oggi nella considerazione generale finiscono molto sotto a "Balle spaziali" e "Beverly Hills Cop II".) E' un film 80s anche in un senso piu' obliquo, un'opera postmoderna sul ricordo di un ricordo, con quell'atmosfera autunnale e da realismo quasi-magico che era trasversale a tantissimo cinema di quegli anni; non sempre era un pregio, anzi, ma in questo caso lo era. Rispetto al film del '50 Newman mantiene l'unita' di luogo teatrale e fa emergere tutta l'amarezza della vicenda, ma chiudendo la sua trilogia di spietati ritratti femminili affidati al talento della moglie (uno per decennio, uno piu' bello dell'altro: "Rachel, Rachel" del '68 e "Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda" del '72) si nota una maggior tenerezza e comprensione verso il personaggio della madre.


  • 5

#23 Dottor Brewster

Dottor Brewster

    se ci dice bene finiamo nella merda

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 8801 Messaggi:

Inviato 02 agosto 2022 - 13:36

Newman, Brando e la Taylor decisamente gli attori più tenneseewilliamsiani della storia, già Monty Cliff è tagliato fuori, psicotico e complesso ma troppo fragile e deficitario di ferocia e sudaticcia sensualità per i giochi al massacro del nostro.

 

ffbfa5d895e441b1e21122c0cd1560ed--gordon

545a4ada3e6f289fedadba86ec26ecee.gif

tumblr_nu4l13NGkR1urhg9no1_400.gifNjv6.gif


  • 2

#24 Tom

Tom

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 15091 Messaggi:

Inviato 04 agosto 2022 - 08:28

1964-la-notte-dell-iguana.jpg
 
c70028191d86bd6099c96a5d7a566ef6.jpg
 
nightoftheiguana10.jpg
 
nightoftheiguana11.jpg
 
fsdffsddfs.jpg
 
nightoftheiguana13.jpg
 
1964 The Night of the Iguana (La notte dell'iguana) di John Huston
Il perfetto esempio di pellicola sudatissima e dal clima torrido che avevo in mente quando ho iniziato questa pappardella di topic, con  quel vecchio iguanone di Huston che sembrava gia' guardare a Williams con ironia moderna. Erano due perfetti esemplari di lost generation, non cosi' diversi in quanto a disillusione generale, ma dove il commediografo era fosco e esistenzialista Huston era cupamente vitale, per cui gira il dramma quasi in commedia, con i personaggi che danno l'impressione di essere auto-consapevoli e che non sembrano prendere troppo su serio il simbolismo in cui sono immersi. A cominciare da quello dell'iguana del titolo: un mostriciattolo al guinzaglio pronto per essere cucinato in cui il protagonista alla fine non puo' che rispecchiarsi, liberandolo. Del resto hai voglia di percepire la profondita' della crisi se in scena c'e' un Burton che trapana lo schermo trasudando fascino alcolizzato, che in un Messico sensualone deve scegliere tra Sue "Lolita" Lyon, che con hot pants da galera fa esplodere tutto il sexismo che Kurbick aveva trattenuto, Ava Gardner, quarantaduenne atomica che fa i threesome con i giovanotti da spiaggia (e in Italia causa doppiaggio ci siamo sempre persi la sua voce killer) e Deborah Kerr, che - va beh - fa la zitella angelicata, ma non so quante zitelle come Deborah Kerr capita di incontrare nella vita. E Huston a differenza di Williams non ha ovviamente dubbi su quale sia la scelta giusta.


  • 7

#25 Tom

Tom

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 15091 Messaggi:

Inviato 09 agosto 2022 - 09:58

Uno dei poster piu' fighi di sempre?
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots.jpg
 
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots2.jpg
 
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots3.jpg
 
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots6.jpg
 
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots4.jpg
 
1970-Last-of-the-Mobile-hot-shots5.jpg
 
1970 Last of the Mobile Hot Shots (La poiana vola sul tetto) di Sidney Lumet
Il ventennio di Williams al cinema si concludeva con tonda precisione e l'ennesimo titolo dimenticato, anche dai cultori di Lumet. Non ho trovato mezzo sottotitolo e capire qualcosa dei dialoghi "sudisti" dei tre personaggi non e' stato facile. Fa ridere che la piu' incomprensibile sia una esplosiva Lynn Redgrave che fa la super-redneck, quando poi era la piu' inglese delle attrici inglesi. Finalmente il sesso e' esplicito, tanto che credo ci sia il primo threesome - per di piu' multirazziale - mai mostrato in un film non erotico. Dopo l'immersione nell'autorialita' europea piu' psichedelica di "Boom!" e' la volta di agganciarsi alla prima ondata New Hollywood post-Easy Rider. Gli umori restano grotteschi e la tragedia ancora si stempera nell'assurdo, con un alcolizzatissimo e canceroso James Coburn che contende al fratellastro nero il surreale possesso di una magione ormai in rovina. Per giovare di una promozione di elettrodomestici si e' sposato con una perfetta sconosciuta, una sciroccata, ma buona e vitale, che si trova incastrata nel gioco al massacro tra fratelli. E' lei l'ultima sopravvissuta delle Mobile Hot Shots del titolo originale, un gruppo pop di spogliarelliste, simbolo di una modernita' consumista gia' funerea e morta dentro quanto il Vecchio Sud. Metaforone che usciva bello potente gia' 52 anni fa e che funziona al cubo oggi.


  • 8

#26 Tom

Tom

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 15091 Messaggi:

Inviato 12 agosto 2022 - 00:22

1966-This-property-is-condemned.jpg

 

1966-This-property-is-condemned2.jpg

 

1966-This-property-is-condemned3.jpg

 

1966-This-property-is-condemned4.jpg

 

1966-This-property-is-condemned5.jpg

 

1966-This-property-is-condemned6.jpg

 

1966 This Property is Condemned (Questa ragazza è di tutti) di Sidney Pollack
E' l'indimenticabilita' di Natalie Wood, che miscela innocenza e sensualita con un'intensita' commovente, a rendere questo film l'ultimo tratto da Tennessee Williams ad aver lasciato il segno nell'immaginario collettivo, ma all'epoca fu un fiasco sia commerciale che critico, stroncato per via del suo stile apparentemente classico e polveroso. Critica miope, solo la colonna sonora a tratti e' un po' troppo old style, piuttosto mi sembra una pellicola incompresa come a pensarci lo sono un po' tutti i primi film di Sidney Pollack. E' invece un'opera fuori dal tempo, una delle trasposizioni piu' poetiche, musicali e puramente cinematografiche di Williams: si veda il quarto d'ora quasi senza dialoghi della protagonista che parte e vaga per New Orleans. Il film e' del resto quasi tutta un'invenzione degli sceneggiatori hollywoodiani (tra cui un certo Francis Coppola), dato che l'originale teatrale era solo un lungo monologo di un unico personaggio che narrava tutta la storia. Pollack cita film di pochi anni prima come se fossero gia' di un'epoca lontana, a cominciare da Il buio oltre la siepe, da cui riprende la giovanissima protagonista Mary Badham (qui al secondo dei suoi soli tre film), a cui affida pero' un personaggio opposto, e a tredici anni la ritroviamo "invecchiata", sola e senza speranza. Film malinconico se mai ne e' esistito uno, che immerge i suoi personaggi in un clima sospeso, dai colori sognanti e dalle luci soffuse, dove anche la tragedia ha la dolcezza di una ballata triste.

 

Un film in fondo perfettamente "1966". E' coerente figurarsi all'epoca qualcuno che esce di casa per andare a vedersi questo film al cinema, lasciando sul piatto del girardischi un Sounds Of Silence, o un Blonde on Blonde, o il primo Tim Hardin.


  • 4




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi

IPB Skin By Virteq