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Nala Sinephro - Space 1.8


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20 replies to this topic

#1 Womanizer

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Inviato 26 ottobre 2021 - 09:10

242792.jpg

 

Pubblicato da Warp a Settembre 2021, l'album di debutto dell''arpista belga Nala Sinephro è di una bellezza rara.

Ambient, elettronica e jazz sono si uniscono per dare vita a un disco dove è l'anima dell'autrice a farla da padrone, a un mese dall'uscita ci sento qualcosa di nuovo ad ogni ascolto, è un viaggio in un'altra dimensione. Space 1.8 per intensità supera anche quanto fatto da Floating Points e Pharoah Sanders in Promises, con un debutto così non oso immaginare di cosa può essere capace Nala Sinephro da qui in avanti.

 


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#2 good vibrations

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    Il primo disco del White Album è davvero un disc one

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Inviato 26 ottobre 2021 - 10:20

insu, Promises ti era piaciuto?


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#3 Damy

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Inviato 26 ottobre 2021 - 13:00

L'ho ascoltato tantissimo in questo ultimo paio di mesi, è quel tipo di ambient/minimal-jazz che mi dà assuefazione perché suoni e tessiture sono avvolgenti e cristallini - non a caso esce su Warp.

La parte prettamente compositiva non è proprio il massimo se devo essere sincero - soprattutto nell'ultima maxi-traccia di 18 minuti, che purtroppo diluisce e stempera tutti gli elementi esplorati nella prima parte del disco. Sarebbe stato bello se avesse piuttosto creato una sorta di apoteosi conclusiva, vista comunque la tendenza nel resto del lavoro verso momenti di pacata ma coinvolgente estasi celeste.

Comunque recensione in arrivo, e a novembre vado a vederla dal vivo perché mi incuriosisce molto sentire queste atmosfere ricreate in un teatro.
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#4 Womanizer

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Inviato 26 ottobre 2021 - 13:04

Hai trovato i biglietti per il concerto di Londra? Che invidia...


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#5 wago

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Inviato 27 ottobre 2021 - 19:15

Disco davvero amorfo per quanto mi riguarda, un peccato perché il sound è anche carino. Va detto anche che grazie alla sua sostanziale rinuncia all'avere un carattere compositivo non riesce nemmeno a fare attivamente incazzare: insomma, va giù senza lasciare segni né in positivo né in negativo, e nel complesso non suona come tempo mal speso.
Dei vari pezzi avrei voluto che più cose fossero sulla linea un po' movimentata del 3 (che purtroppo dura un minuto e poco), del 5 o del 6. Invece prevalgono le tracce in cui viene proposto vecchiume easy-spiritualjazz abbastanza nondescript, con il solo elemento "personale" di un filtro passa-basso che ogni tanto si apre e si chiude (wow ). Il lungo pezzo finale, stranamente, non mi spiace: non succede niente, non ha niente da dire, il sound non è niente di trascendentale... Ma è abbastanza inutile da non dare nell'occhio, non infastidire e limitarsi ad aggiungere un po' di colore (per carità, slavato) alla sonnolenza che induce.
Hype apparentemente senza senso ma mi riservo di indagarne i meccanismi quantomeno geografici.

per intensità supera anche quanto fatto da Floating Points e Pharoah Sanders in Promises


Certo se il riferimento è questo è facile comprendere l'entusiasmo.
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#6 wago

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Inviato 28 ottobre 2021 - 05:49

CVD:

 

Ascoltatori dell'artista X, mappe basate su dati Spotify (courtesy of https://app.soundcharts.com/)

 

Gogo Penguin

 

mappa-gogopenguin.jpg

 

Portico Quartet

 

porticoquartet.jpg

 

Floating Points (incl. Pharoah Sanders)

 

floating-points.jpg

 

Nala Sinephro

 

mappa-nalasinephro.jpg

 

 

Insomma, i recenti "minchia wow inaudito, pazzesco, capolavoro" su dischi nu jazz (genere prima assai poco hype) significa prevalentemente una cosa: sulla spinta di alcune testate influenti, americani che prima non si erano mai filati il genere hanno sentito due dischi e, non avendo termini di paragone (*), hanno deciso che fossero capolavori inauditi ed emozionantissimi.

(*) Chiaro che i dischi non sono esattamente scelti a caso: non è una coincidenza che siano tra i più filo-spiritual/easy listening sulla piazza, e dunque particolarmente adatti a un pubblico non particolarmente avvezzo alle tendenze idm e abbastanza formaliste degli altri maggiori, ma molto sensibile a ciò che si proponga come bene o male in continuità col jazz storico o per meglio dire col suo filone divenuto negli ultimi anni più hip.


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#7 lazlotoz

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Inviato 28 ottobre 2021 - 07:25

Dai, ma è chiaro che l'hipster jazz abbia quei confini geografici. O almeno credo.

Prova a far la mappa di Kamasi Washington*, il re in queste cose.

 

Quello della Sinephro per me è molto buono, ma sta in quel genere, non si scappa.

Però una volta ascoltato son andato a cercar due robe su internet. Voto alto su Pitchfork + 2 date al Primavera Sound = prodotto ben confezionato.

 

Stupirsi di questa roba qui mi pare quasi ingenuità. 

 

 

 

*poi magari prendo uno sfondone eh


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#8 Womanizer

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Inviato 28 ottobre 2021 - 08:08

Disco davvero amorfo per quanto mi riguarda, un peccato perché il sound è anche carino. Va detto anche che grazie alla sua sostanziale rinuncia all'avere un carattere compositivo non riesce nemmeno a fare attivamente incazzare: insomma, va giù senza lasciare segni né in positivo né in negativo, e nel complesso non suona come tempo mal speso.
Dei vari pezzi avrei voluto che più cose fossero sulla linea un po' movimentata del 3 (che purtroppo dura un minuto e poco), del 5 o del 6. Invece prevalgono le tracce in cui viene proposto vecchiume easy-spiritualjazz abbastanza nondescript, con il solo elemento "personale" di un filtro passa-basso che ogni tanto si apre e si chiude (wow ). Il lungo pezzo finale, stranamente, non mi spiace: non succede niente, non ha niente da dire, il sound non è niente di trascendentale... Ma è abbastanza inutile da non dare nell'occhio, non infastidire e limitarsi ad aggiungere un po' di colore (per carità, slavato) alla sonnolenza che induce.
Hype apparentemente senza senso ma mi riservo di indagarne i meccanismi quantomeno geografici.
 

per intensità supera anche quanto fatto da Floating Points e Pharoah Sanders in Promises


Certo se il riferimento è questo è facile comprendere l'entusiasmo.

 

 

L'entusiasmo per questo disco non ha nulla a che vedere con il riferimento a Promises, l'ho citato perché tra i dischi usciti negli ultimi anni mi sembra quello più simile.

Space 1.8 è stato scritto e registrato dopo una malattia piuttosto seria e lei stessa ha descritto il processo come terapeutico, se da un disco ambient jazz ci si aspetta qualcosa di molto diverso forse si è partiti con il piede sbagliato già prima dell'ascolto. Nel 2021 è difficile (se non impossibile) ascoltare qualcosa di mai sentito prima o di un'originalità fuori dal comune, ciò detto questo disco è tutt'altro che amorfo se si hanno gli strumenti per apprezzarlo o anche solo la predisposizione giusta ad un certo tipo di ascolto (detto che si possono avere entrambe le cose e non apprezzarlo lo stesso, perché c'è sempre la componente del proprio gusto personale). Non sono solito leggere recensioni prima di ascoltare un disco, lo faccio raramente anche dopo e sicuramente non mi lascio influenzare; non so quindi com'è stato accolto dalla critica ma questo disco è ben lontano dal poter essere definito hipster jazz.


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#9 Womanizer

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Inviato 28 ottobre 2021 - 08:34

CVD:

 

Ascoltatori dell'artista X, mappe basate su dati Spotify (courtesy of https://app.soundcharts.com/)

 

Gogo Penguin

 

mappa-gogopenguin.jpg

 

Portico Quartet

 

porticoquartet.jpg

 

Floating Points (incl. Pharoah Sanders)

 

floating-points.jpg

 

Nala Sinephro

 

mappa-nalasinephro.jpg

 

 

Insomma, i recenti "minchia wow inaudito, pazzesco, capolavoro" su dischi nu jazz (genere prima assai poco hype) significa prevalentemente una cosa: sulla spinta di alcune testate influenti, americani che prima non si erano mai filati il genere hanno sentito due dischi e, non avendo termini di paragone (*), hanno deciso che fossero capolavori inauditi ed emozionantissimi.

(*) Chiaro che i dischi non sono esattamente scelti a caso: non è una coincidenza che siano tra i più filo-spiritual/easy listening sulla piazza, e dunque particolarmente adatti a un pubblico non particolarmente avvezzo alle tendenze idm e abbastanza formaliste degli altri maggiori, ma molto sensibile a ciò che si proponga come bene o male in continuità col jazz storico o per meglio dire col suo filone divenuto negli ultimi anni più hip.

 

Gogo Penguin e Portico Quartet propongono un tipo di jazz moderno che è di facile ascolto anche a chi non ascolta abitualmente il genere, nel tempo hanno sviluppato un suono che di jazz classico ha rimasto davvero poco, il volere essere moderni non lo vedo come un difetto nel loro caso. I Portico Quartet hanno fatto uscire dei dischi interessanti ma lontani dal poterli definire pazzeschi o capolavori, i Gogo Penguin invece sono cresciuti notevolmente ad ogni loro uscita e l'entusiasmo attorno a quello che fanno non è solo comprensibile ma anche ampiamente giustificato e aggiungo anche che non c'è niente di hipster nella loro proposta.


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#10 wago

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Inviato 28 ottobre 2021 - 13:01

Non serve che mi spieghi chi sono i Portico e i Gogo Penguin, trattandosi di due delle mie band preferite credo di conoscerli a sufficienza.

Il parallelismo lo tiravo fuori perché è abbastanza palese che il disco oggetto del topic presenti elementi di contatto con quel "nu jazz" di cui quelle due band sono o erano fra gli esponenti più in vista. Non riflette la medesima estetica - ed è il motivo per cui a tanti piace ma a me dice poco - ma come coordinate sonore si inserisce in un filone affine.

 

 

@lazlotoz: la mappa relativa a Kamasi Washington è ancora più polarizzata sugli Stati Uniti, ma questo è abbastanza ovvio trattandosi di un artista statunitense. Peraltro mi sembra che, pur esercitando il suo appeal su un pubblico probabilmente attiguo, la musica di Kamasi Washington sia stilisticamente piuttosto lontana dal disco di Nala Sinephro. Il paragone quindi rischia di essere poco significativo. Per inciso, se uno prende artisti nu jazz/jazztronici statunitensi (ho provato Aaron Parks, Christian Scott, Makaya McCraven, R+R=Now, Apifera) la mappa torna molto logicamente sbilanciata sugli USA. L'aspetto interessante qui è che i musicisti in esame (la Sinephro, ma anche Floating Points) sono europei e vengono presentati come espressione di quel milieu di collaboratori, scene ecc.

Nel disco della Sinephro suonano Nubya Garcia e un membro degli Ezra Collective, entrambi peraltro artisti che anche solo per ragioni identitarie hanno senz'altro più appeal per il pubblico statunitense rispetto alle formazioni britanniche più strettamente nu jazz: l'apprezzamento per la Sinephro da parte del pubblico americano però risulta più marcato rispetto al loro, e questo nonostante il suo sound sia più elettronico e nujazzante. Insomma: "prevedibile" o meno che sia, è un esempio di disco europeo che piace o sta piacendo più negli States che in casa, e non è faccenda comunissima né in quel contesto né direi in generale. (I Sons of Kemet per dire, o Moses Boyd o Theon Cross, nonostante la connotazione afro/black, vanno molto di più in madrepatria).


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#11 lazlotoz

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Inviato 28 ottobre 2021 - 14:14

Non serve che mi spieghi chi sono i Portico e i Gogo Penguin, trattandosi di due delle mie band preferite credo di conoscerli a sufficienza.

Il parallelismo lo tiravo fuori perché è abbastanza palese che il disco oggetto del topic presenti elementi di contatto con quel "nu jazz" di cui quelle due band sono o erano fra gli esponenti più in vista. Non riflette la medesima estetica - ed è il motivo per cui a tanti piace ma a me dice poco - ma come coordinate sonore si inserisce in un filone affine.

 

 

@lazlotoz: la mappa relativa a Kamasi Washington è ancora più polarizzata sugli Stati Uniti, ma questo è abbastanza ovvio trattandosi di un artista statunitense. Peraltro mi sembra che, pur esercitando il suo appeal su un pubblico probabilmente attiguo, la musica di Kamasi Washington sia stilisticamente piuttosto lontana dal disco di Nala Sinephro. Il paragone quindi rischia di essere poco significativo. Per inciso, se uno prende artisti nu jazz/jazztronici statunitensi (ho provato Aaron Parks, Christian Scott, Makaya McCraven, R+R=Now, Apifera) la mappa torna molto logicamente sbilanciata sugli USA. L'aspetto interessante qui è che i musicisti in esame (la Sinephro, ma anche Floating Points) sono europei e vengono presentati come espressione di quel milieu di collaboratori, scene ecc.

Nel disco della Sinephro suonano Nubya Garcia e un membro degli Ezra Collective, entrambi peraltro artisti che anche solo per ragioni identitarie hanno senz'altro più appeal per il pubblico statunitense rispetto alle formazioni britanniche più strettamente nu jazz: l'apprezzamento per la Sinephro da parte del pubblico americano però risulta più marcato rispetto al loro, e questo nonostante il suo sound sia più elettronico e nujazzante. Insomma: "prevedibile" o meno che sia, è un esempio di disco europeo che piace o sta piacendo più negli States che in casa, e non è faccenda comunissima né in quel contesto né direi in generale. (I Sons of Kemet per dire, o Moses Boyd o Theon Cross, nonostante la connotazione afro/black, vanno molto di più in madrepatria).

 

 

Beh sì, hai ragione. Ma forse non ne farei manco solo una questione di genere musicale. Ci son molti altri fattori. 

Primo su tutti forse un buon ufficio stampa. E la volontà di puntare su un mercato piuttosto che un altro.

Quei giri lì sono spinti in maniera incredibile, perché sono "potenti" (si fa per dire eh, relativizziamo la cosa), su certi canali.

 

 

 

Poi certo non c'entrano nulla Washington e la Sinephro, ma per me stanno in un calderone simile. Una sorta di jazz omeopatico o di robe che tendono al crossgenere.

Che però va benissimo, può pure far uscire cose eccellenti. 


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#12 Womanizer

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Inviato 29 ottobre 2021 - 14:02

Non serve che mi spieghi chi sono i Portico e i Gogo Penguin, trattandosi di due delle mie band preferite credo di conoscerli a sufficienza.

Il parallelismo lo tiravo fuori perché è abbastanza palese che il disco oggetto del topic presenti elementi di contatto con quel "nu jazz" di cui quelle due band sono o erano fra gli esponenti più in vista. Non riflette la medesima estetica - ed è il motivo per cui a tanti piace ma a me dice poco - ma come coordinate sonore si inserisce in un filone affine.

 

Se li conosci bene come dici non capisco come puoi averci trovato elementi di contatto con questo disco di Nala Sinephro, che è più ambient e spiritual che nu-jazz.

Uno che lo ascolta non consiglierebbe i Portico Quartet o Gogo Penguin se gli viene chiesto qualche altro disco simile, forse solo i PQ dell'ultimo Terrain si avvicinano leggermente (ma proprio di poco). Lo definisci amorfo e inutile, come se ti aspettassi qualcosa di completamente diverso da un disco di questo genere. Sembri volerlo criticare a tutti i costi perché ritieni che ci sia intorno all'autrice e al lavoro stesso un hype ingiustificato, perché le critiche sul contenuto non sono altro che critiche al genere più che al disco in sè.


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#13 wago

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Inviato 29 ottobre 2021 - 14:26

Portico: musica con una forte componente ambient elettronica e minimalista, e al tempo stesso con rimandi jazz

Nala Sinephro: musica con una forte componente ambient elettronica e minimalista, e al tempo stesso con rimandi jazz

La scena è letteralmente la stessa: stesso luogo, pochissimi gradi di separazione in fatto di collaboratori — tanto per dire, Nala Sinephro sta anche nelle playlist ufficiali di Gondwana Records.

Poi è evidente che la musica dei Portico ha più ritmo, più struttura, più tessitura timbrica, insomma che inevitabilmente abbia tutte le premesse per piacermi più di quella di Nala Sinephro che, come tu dici, guarda più al versante spiritual che a me non dice nulla. Ma non ci guarda manco troppo intensamente invero, perché diversi degli episodi più jazzati sono più che "spirtual" (che mo' è la catchall phrase per dire "ehi hipsterazzo ascolta qua, giuriamo che non è roba da europei!") ordinario jazz soffuso e privo di mordente, vecchio una cinquantina d'anni. A meno che vogliamo dire che plinplin sull'arpa vuol dire Alice Coltrane che vuol dire spiritual jazz — e temo che sì, in effetti il livello rischi davvero d'essere questo.

 

Da un disco del genere ovviamente mi aspetto qualcosa di diverso, perché il bastardo de Spotify me l'ha proposto tramite l'unico brano un filo ritmato che ci sia in tracklist, ovvero il 3, che guardacaso è pure singolo.

Comunque sia se uno prende un episodio come il 5 o come il 6 vorrei davvero capire perché non potrebbero essere accostati al resto della scena nu jazz europea. Il taglio è quello. E tu stesso hai citato Floating Points come primo riferimento, che è precisamente espressione di quel giro lì, anzi, della sua componente più filo-idm.


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#14 Damy

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Inviato 01 novembre 2021 - 11:27

Per me alla fine è un democristiano 6.5

https://www.ondarock...hro-space18.htm

Disco fascinoso ma impalpabile, non cresce né scema, sta lì in sottofondo a coccolarti e per questo gli voglio bene, ma come scrittura e composizione è davvero troppo vago.
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#15 Womanizer

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Inviato 02 novembre 2021 - 09:35

Rispetto il vostro pensiero ma è come criticare un disco rock per l'uso delle chitarre.


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#16 Damy

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Inviato 02 novembre 2021 - 19:21

Capisco quel che dici, in effetti. Ma per me il discorso era diverso; mi viene da criticare la mancanza di uno sviluppo coeso e coinvolgente sull'intera durata del lavoro e non la trovo una richiesta stragavante, visto che su tracce come la 2, 5 e 6 le riesce molto bene. Ambient non deve per forza significare solo sottofondo impercettibile, se ti porti in studio arpe, sassofoni, pianoforti e un armamentario di tastiere... un pochino facceli sentire no? :P 


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#17 Womanizer

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Inviato 04 novembre 2021 - 17:59

Da quel punto di vista lì sono d'accordo con te, avrei voluto sentirne di più anche io.


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#18 Damy

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Inviato 27 novembre 2021 - 11:18

Mini resoconto dello show di ieri sera: come immaginavo, dal vivo il suono è risultato ben più robusto e aggressivo. Batteria, sax e tastiere hanno avuto modo di farsi sentire in un set dall'impianto abbastanza free - per quanto sempre rispettoso dell'estetica ambient/spirituale di lei. Non ha eseguito un singolo brano dal disco, per lo meno non nel senso letterale del termine. Ha fatto due suite da mezz'ora l'una, entrambe introdotte da un lungo prologo di sola arpa. Nel momento in cui entra la band, lei si mette al mixer e distorce gli strumenti, creando questi droni ruggenti e sfrigolanti da far tremare le pareti. Ottimo il batterista, che ha avuto modo di sconfinare un po' ovunque, sax e keytar invece sono stati impiegati come sfondo tramite note lunghe e spesso sparsissime mandate quasi in loop le une sulle altre.

Alla fine è improvvisazione pura, che cangia dall'estasi al "concreto", il che spiega la composizione inafferrabile, liquida e disidratata che si sente nell'album. Comunque sala zeppa, non credevo ci fosse tutto questo pubblico per musica del genere...
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#19 Womanizer

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Inviato 27 novembre 2021 - 12:27

Se l'hai vista a Londra non c'è da stupirsi se era pieno di gente, come batterista c'era lui?

48404790647_5ea688f813_z.jpg


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#20 Damy

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Inviato 27 novembre 2021 - 14:50

Credo proprio fosse lui sì, anche se era lontano e mezzo coperto da un maxi-berretto di lana nera glitterata, sembrava Boy George versione rasta asd


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