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[Disco Del Mese] Błoto - "kwasy I Zasady" (2021)


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74 replies to this topic

#1 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 07:33

https://www.ondarock...wasyizasady.htm

 

 

È un fatto che la Polonia abbia la migliore scena jazz europea (in recensione l'ho toccata più piano aggiungendo "continentale", ma in realtà stanno sopra anche al Regno Unito se si va indietro nel tempo: solo che sarebbe stato fuori contesto mettersi a cavillare in quella sede). 

Il disco in oggetto ne è l'ennesima conferma ed è abbordabilissimo anche da chi il jazz non lo mastica, contenendo un sacco di arrangiamenti elettronici e essendo influenzato dall'hip hop strumentale.

Non fatevi ingannare dalla prima traccia avant-jazz (comunque piuttosto tesa e sensata, niente di troppo cacofonico), dalla seconda in poi è tutta atmosfera e ipnosi. Il resto è tutto in rece.

 

Nel video sottostante gli ultimi quattro brani della scaletta, i miei preferiti:

 


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7 ottobre 2020, il più grande esperto di tennis del forum su Sinner al Roland Garros:

 

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#2 paloz

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Inviato 01 giugno 2021 - 09:03

È un fatto che la Polonia abbia la migliore scena jazz europea (in recensione l'ho toccata più piano aggiungendo "continentale", ma in realtà stanno sopra anche al Regno Unito se si va indietro nel tempo: solo che sarebbe stato fuori contesto mettersi a cavillare in quella sede). 

 

 

Da vent'anni a questa parte, Scandinavia a mani basse.

 

Dopo Krzysztof Komeda e Tomasz Stańko non ho saputo di altre eccellenze del jazz polacco, ma magari sono io.


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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

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#3 khonnor

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Inviato 01 giugno 2021 - 10:20

 

È un fatto che la Polonia abbia la migliore scena jazz europea (in recensione l'ho toccata più piano aggiungendo "continentale", ma in realtà stanno sopra anche al Regno Unito se si va indietro nel tempo: solo che sarebbe stato fuori contesto mettersi a cavillare in quella sede). 

 

Dopo Krzysztof Komeda e Tomasz Stańko non ho saputo di altre eccellenze del jazz polacco, ma magari sono io.

La butto lì, pur forse laterale, Zimpel?


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noncuranti della fine, del calore, di poterci sciogliere.

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#4 Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 10:31

Dopo Krzysztof Komeda e Tomasz Stańko non ho saputo di altre eccellenze del jazz polacco, ma magari sono io.

 

 

Zbigniew Namysłowski, Andrzej Trzaskowski, Zbigniew Seifert, Hans Koller, Jerzy Milian, Michał Urbaniak, Extra Ball, Laboratorium, Alex Band, Ewa Bem, Marcin Wasilewski, Leszek Możdżer, String Connection, Jan "Ptaszyn" Wróblewski, Skalpel, Niechęć, Wacław Zimpel, Tymon Tymański, e conta che ho spurgato dall'elenco tutti quelli tendenti all'avant, che di norma mi piace poco, ma hanno nomi grossi pure in quell'ambito. 
 
È una scena enorme che va avanti dagli anni Sessanta ininterrotta con forti sovvenzionamenti statali e una marea di festival di settore.

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#5 paloz

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Inviato 01 giugno 2021 - 13:42

Minchia, famosissimi.

 

Arve Henriksen, Terje Rypdal, Mats Gustafsson, Esbjörn Svensson, Nils Petter Molvær, Paal Nilssen-Love, Frode Haltli, Ketil Bjørnstad, Trygve Seim, Nils Økland - visto che facciamo sto gioco, almeno torniamo un attimo sul pianeta Terra.


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#6 Merlo

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Inviato 01 giugno 2021 - 13:57

:fear:


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"Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace"


#7 Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 14:07

Minchia, famosissimi.


Per chi ascolta jazz seriamente sì. Per chi non lo ascolta sono sconosciuti tanto quanto quelli detti da te.
Il topic è sul disco del mese a ogni modo.
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#8 mongodrone

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Inviato 01 giugno 2021 - 14:29

 

Dopo Krzysztof Komeda e Tomasz Stańko non ho saputo di altre eccellenze del jazz polacco, ma magari sono io.

 
 
Zbigniew Namysłowski, Andrzej Trzaskowski, Zbigniew Seifert, Hans Koller, Jerzy Milian, Michał Urbaniak, Extra Ball, Laboratorium, Alex Band, Ewa Bem, Marcin Wasilewski, Leszek Mozdzer, String Connection, Jan "Ptaszyn" Wróblewski, Skalpel, Niechęć, Wacław Zimpel, Tymon Tymański, e conta che ho spurgato dall'elenco tutti quelli tendenti all'avant, che di norma mi piace poco, ma hanno nomi grossi pure in quell'ambito. 
È una scena enorme che va avanti dagli anni Sessanta ininterrotta con forti sovvenzionamenti statali e una marea di festival di settore.

 

 
 

Minchia, famosissimi.
 
Arve Henriksen, Terje Rypdal, Mats Gustafsson, Esbjörn Svensson, Nils Petter Molvær, Paal Nilssen-Love, Frode Haltli, Ketil Bjørnstad, Trygve Seim, Nils Økland - visto che facciamo sto gioco, almeno torniamo un attimo sul pianeta Terra.

 
pronti per la nuova versione di 
 
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  • 5

#9 ucca

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Inviato 01 giugno 2021 - 15:11

Ah ma sei tu che l'hai recensito? l'ho anche fatto girare tra i miei amici, pensa te. Che vita. Il disco mi sembra molto bello e loro dei veri folgorati, sto ascoltando
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www.crm-music.com

 

Mettere su un gruppo anarcho wave a 40 anni.


#10 Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 16:38

Ah ma sei tu che l'hai recensito? l'ho anche fatto girare tra i miei amici, pensa te. 

 

Si chiama karma, Ucca, così impari a dirmi cose brutte. 

 

 

Riguardo agli interventi precedenti, ragazzi facciamo a capirsi: oggi il jazz è musica di ultra-nicchia. Paloz che si lamenta della scarsa fama del mio elenco poi a sua volta posta il famosissimo Paal Nilssen-Love: 1200 ascoltatori mensili su Spotify. Oppure Nils Økland: 1900. Praticamente non li ascoltano manco i loro amici. 

E anche i più famosi viaggiano su cifre comunque irrisorie: Arve Henriksen ha 125mila ascoltatori mensili. Per capirsi su quanto siano pochi, la tanto odiata Sewerslvt (sì lo so che è un altro genere, ma il punto è proprio dimostrare quanto è poco ascoltato il jazz attuale) supera il mezzo milione facendo tutto da sola dalla sua cameretta, senza budget, senza contratto, senza distribuzione e senza essere inserita in alcun apparato concertistico.

 

Henriksen invece, con un pubblico molto minore, gira i festival jazzistici di mezzo mondo e viene lautamente pagato: come si spiega?

Semplice: il jazz di oggi poggia su un circuito live che si sorregge da decenni grazie alla sovvenzioni statali e all'interessamento delle élite. A livello discografico il suo pubblico è irrisorio, è tutto il contorno a tenerlo in piedi. 

Più questo sistema è radicato, se possibile a partire dalle scuole, più la scena jazz locale sarà imponente: in Polonia e in Norvegia infatti la cosa è radicatissima. In altri paesi molto meno e di conseguenza c'è molto meno jazz: la corrispondenza ha praticamente l'esattezza di una formula matematica, non ci si può sbagliare.

 

Sparare quindi nomi presunti famosissimi a caso spacciandoli per più importanti di altri non ha senso, perché nel migliore dei casi saranno musicisti conosciuti da quattro gatti, anche i più pagati del circuito. Quello che si deve vedere è la salute della scena nel suo complesso, e la Polonia da sessant'anni ininterrotti è satura di jazz, chiunque c'è stato può confermarvelo.

Precisato tutto questo, attendo fiducioso commenti sul disco.


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#11 paloz

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Inviato 01 giugno 2021 - 19:19

Henriksen invece, con un pubblico molto minore, gira i festival jazzistici di mezzo mondo e viene lautamente pagato: come si spiega?

Semplice: il jazz di oggi poggia su un circuito live che si sorregge da decenni grazie alla sovvenzioni statali e all'interessamento delle élite. A livello discografico il suo pubblico è irrisorio, è tutto il contorno a tenerlo in piedi. 

 

Sì chiaro, non conta proprio nulla il fatto che sia il trombettista di generazione "recente" con il timbro più distintivo in circolazione.

Poi la mia dichiarazione sulla Scandinavia non si basa certo sugli ascolti su Spotify, ma sul fatto che da vent'anni a questa parte è una fucina inesauribile di jazzisti talentuosi e innovatori - in un periodo nel quale, peraltro, il cultore musicale medio dichiara che nessuno inventa più nulla. Basta ascoltare tre dischi a caso della Sofa Music o di Hubro per essere smentiti.

 

Il jazz lo bazzico quanto basta, negli ultimi anni mi son capitate a mano formazioni da qualunque latitudine, dall'Argentina alla Russia, polacchi mai. Magari è un gran peccato, ma continuo a dubitare della indiscussa superiorità della scena jazz polacca (ah, pure nel jazz sono i migliori? ma allora radiamo al suolo il resto del mondo, facciamo prima asd ).

 

Il disco in questione lo ascolterò alla prima occasione, ci mancherebbe.


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#12 bungle

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Inviato 01 giugno 2021 - 19:36

io non posso che confermare l'assoluta ricchezza della scena jazz polacca. La cosa sorprendente è come in ogni decennio a partire dagli anni 60 abbia avuto una grossa quantità di artisti di alto livello. Penso si possa considerare la scena non anglofona più ricca (almeno per quelle che sono le mie conoscenze)

Su RYM ho buttato giù una lista degli artisti che ho ascoltato

https://rateyourmusi...zz-from-poland/

 

La scandinavia pure è estremamente ricca ed interessante, ma se parliamo di scene nazionali, dobbiamo considerare  i singoli stati scandinavi e singolarmente nessuno è paragonabile alla Polonia come vastità.

 

 

per quanto riguarda il disco è la riprova di come la scena polacca riesca a stare sempre al passo con i tempi innovandosi senza perdere i legami col passato.


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#13 wago

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Inviato 01 giugno 2021 - 19:38

Posto che la diatriba su quale sia il paese colla storia jazzistica più fica dentro o fuori dall'Unione m'importa zero, segnalo che limitandosi al solo nu jazz quella polacca è effettivamente una scena di primo piano, con band che stavano "sul pezzo" quando il termine ancora non designava un filone specifico come quello odierno. Pink Freud, Skalpel, Jazzpospolita, Voo Voo sono formazioni con un suono distintivo che marca una serie di elementi che contraddistinguono l'"approccio polacco" alla corrente, e che io riconduco oltre che all'ovvia influenza del jazz polacco storico anche a una serie di inflessioni punk e rock che non è comune trovare nelle altre scene europee. Di alcuni di questi artisti avevo parlato anche nello speciale uscito su OR l'estate scorsa.

 

Il disco nuovo dei Błoto mi è piaciuto e mi pare inserirsi bene in questo filone, con un sound particolarmente cinico e abrasivo che mi ha ricordato, volendo stare sui riferimenti noti ai più, una versione più meccanica e incattivita dei BadBadNotGood. È abbastanza soprendente come il batterista sia lo stesso che negli EABS, perché lì il risultato è, tolti alcuni brani, decisamente più vitale e meno claustrofobico. Qua invece la scelta è di puntare tutto su scansioni metronomiche e di derivazione elettronica, cosa che rinforza il carattere opprimente della musica — facendolo poi contrastare con le evoluzioni meno ingabbiate di tastiere e fiati.
Avevo ascoltato anche l'album dell'anno scorso, che però era missato un po' infelicemente (bassi poderosi ma indistinti, e batteria assai meno definita) e non mi aveva colpito altrettanto.


  • 1
"It's a strange world." "Let's keep it that way."

#14 Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 19:42

 

 

Sì chiaro, non conta proprio nulla il fatto che sia il trombettista di generazione "recente" con il timbro più distintivo in circolazione.

Questa è semplicemente la tua opinione e non c'entra nulla con la diffusione e la fama del musicista in sé, che rimane minima all'infuori del circuito live del jazz.

Se la qualità di una scuola la basiamo sui gusti di Michele Palozzo allora non discuto, se invece la basiamo su qualche minimo di dato, bisogna accettare che nessuno dei musicisti lì sopra sia davvero noto, né i miei né i tuoi, e quindi lamentarsi del fatto che non conosci tizio o caio non può essere un deterrente.

Peraltro ti farei notare che la Scandinavia, che continui a nominare come fosse una singola nazione, in realtà è composta da quattro stati.

 

 

ma sul fatto che da vent'anni a questa parte è una fucina inesauribile di jazzisti talentuosi e innovatori

Lo stesso vale per la Polonia. Di nuovo: il fatto che tu non te ne interessi non può essere un deterrente. Semplicemente non conosci il jazz polacco, così come del resto immagino tu non conosca quello indonesiano che pure ha una scuola niente male. 

 

 

Il disco in questione lo ascolterò alla prima occasione, ci mancherebbe.

Fanne tranquillamente a meno, tanto viene da una scena inferiore e per giunta l'ho consigliato io, pensa quanto valido potrà essere. ashd


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Inviato 01 giugno 2021 - 19:46

Peraltro ti farei notare che la Scandinavia, che continui a nominare come fosse una singola nazione, in realtà è composta da quattro stati.

 

 

Avrei potuto anche limitarmi alla Norvegia, comunque i nomi norvegesi da me citati rimangono indubbiamente più (ri)conosciuti nell'ambiente di quelli che hai messo tu - foss'anche soltanto perché escono su ECM. I'm out.


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#16 Владимир Гозерин

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Inviato 01 giugno 2021 - 20:19

Anche Marcin Wasilewski ha pubblicato per ECM. O anche Maciej Obara, che sopra non ho elencato (come non ho elencato tanti altri). 

Leszek Możdżer pubblica per la ACT, che se è vero che bazzichi il jazz quanto basta avrai sicuramente sentito nominare. Insomma ne mancassero di polacchi con distribuzione internazionale: come se fosse poi quella a stabilire quanto sei valido. 

 

Dimenticavo: in passato Urbaniak ha pubblicato con la Columbia americana, se proprio vogliamo dirla tutta (appartiene a un'altra epoca, ma visto che l'hai dichiarato sconosciuto facendo di tutta l'erba un fascio, meglio precisare).


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#17 .Cyclo

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Inviato 02 giugno 2021 - 06:26

Per quello che conta, a me l'album al primo ascolto ha generato un'impressione nel complesso positiva.
Non sono convintissimo di certe "scansioni metronomiche", ma per il resto l'ho trovato un ascolto molto piacevole e anche discretamente coinvolgente.

Concordo con quanto espresso da Gozer.
Che, cioè, la parte finale dell'album è la migliore (o meglio, quella che mi piace di più).

Ovviamente con ascolti successivi il mio attuale 7 può tranquillamente salire.

Poi delle altre cose che avete scritto nel topic frega poco più di zero, a me: per non far torto a nessuno -e per il mio piacere- ora mi ascolto un album di jazz (pop) norwy.
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#18 Fast_Forward

Fast_Forward

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Inviato 03 giugno 2021 - 17:53

daje con le diatribe così spulcio! qualcuno ha un'altra bella lista fitta fitta?

 

P.S.: dei Bloto conosco Kwiatostan che mi era piaciuto abbastanza, anche se devo dargli altri tre-quattro ascolti.

 

P.S.S.: giusto per rinfocolare la discussione, io sono uno che il jazz lo bazzica come bazzica tutte le altre scene musicali (a spizzichi e bocconi) ma della lista svedese ne conosco due-tre, di quella polacca zero.


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#19 Владимир Гозерин

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Inviato 03 giugno 2021 - 18:08

P.S.S.: giusto per rinfocolare la discussione, io sono uno che il jazz lo bazzica come bazzica tutte le altre scene musicali (a spizzichi e bocconi) ma della lista svedese ne conosco due-tre, di quella polacca zero.

 

 

La lista svedese è composta da tutti musicisti norvegesi, con un solo singolo svedese nel mezzo: se questo è quanto li conosci, direi che siamo comunque molto vicini allo zero. asd

Detto ciò, non vedo le tue conoscenze personali cosa possano entrarci con l'effettiva ricchezza di una scena: se una scena esiste ed è ricchissima, la carenza è di chi non la conosce, non della scena in sé. Forse conosci il jazz meno di quanto credi (che non è un insulto, come altri l'hanno considerato).

 

Per Urbaniak, tanto per dire, hanno suonato nomini come Steve Gadd, Larry Coryell e John Abercrombie: almeno loro li conosci?


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#20 sfos

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Inviato 04 giugno 2021 - 08:42

Da quando vivo da vicino tutto ciò che riguarda la Polonia, ho potuto osservare coi miei occhi il fermento legato alla scena jazz. Passerò l'estate lì e ho già visto che a Cracovia ci sono due mesi di programmazione piena di festival jazz, e questi eventi non sono serate per quattro gatti, ma attirano un ampio bacino di gente che ama vivere quel tipo di atmosfera. Oltre a ciò, stando lì si percepisce chiaramente l'orgoglio per la vasta produzione jazz del Paese, con i più devoti che addirittura la ritengono l'unica musica di valore prodotta in Polonia. Peraltro anche la stampa è enormemente sul pezzo e tutti i dischi jazz vengono recensiti in men che non si dica sulle riviste generaliste più lette, mantenendo quindi sempre alto il livello di informazione.

 

Venendo al disco, adoro il modo in cui la strumentazione vada a riprodurre ritmi tipici del broken beat e dell'hip-hop strumentale, mantenendo sempre un suono che è organico e live. La seconda parte poi è pura trance ipnotica, potrebbe sul serio andare avanti all'infinito.


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"The sun was setting by the time we left. We walked across the deserted lot, alone. We were tired, but we managed to smile."




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