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Le Impasse Della Critica Cinematografica, Dai Cahiers Du Cinéma In Poi.


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75 replies to this topic

#41 Mr. Atomic

Mr. Atomic

    Classic Rocker

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Inviato 30 dicembre 2020 - 12:35

Avete detto tutto voi, tra i terribili critici-registi occidentali però aggiungo uno veramente mediocre, ovvero il buon Straub. Regista con pochissime idee, stronco tutti i colleghi non abbastanza "devoti alla causa"

Ovvio poi ognuno è libero di dire tutte le stronzate che vuole eh, però pubblicare ste critiche non si è rivelata una buona scelta aziendale, in quanto ad oggi, invecchiati malissimo, non li leggerebbe più nessuno per una eventuale ristampa.
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#42 Pancakes

Pancakes

    Frankly, my dear, I don’t give a damn

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Inviato 30 dicembre 2020 - 12:38

Avete detto tutto voi, tra i terribili critici-registi occidentali però aggiungo uno veramente mediocre, ovvero il buon Straub. Regista con pochissime idee, stronco tutti i colleghi non abbastanza "devoti alla causa"

Ovvio poi ognuno è libero di dire tutte le stronzate che vuole eh, però pubblicare ste robe critiche non si è rivelata una buona scelta aziendale, in quanto ad oggi, invecchiati malissimo, non li leggerebbe più nessuno per una eventuale ristampa.

 

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#43 Sandor Krasna

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    Roadie

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Inviato 30 dicembre 2020 - 12:41

Vabbè sicuramente erano ribelli per visione del mondo, in fondo erano i primi giovani post seconda guerra mondiale, freschi freschi di esistenzialismo.

Comunque anche Godard stesso in recenti interviste ha detto che molte delle cose che scrivevano non le pensavano veramente, o meglio alcune cose le dicevano in maniera volutamente provocatoria.
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#44 Signor Armando

Signor Armando

    Groupie

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Inviato 30 dicembre 2020 - 12:52


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"Tu pensi che la storia abbia le sue eccezioni; invece non ne ha nessuna. Pensi che la razza abbia le sue eccezioni; neanche per sogno.

  Non esiste alcun particolare diritto alla felicità, né esiste un diritto alla sventura. Non esiste tragedia, non esiste genio.

  La tua sicurezza e i tuoi sogni non hanno fondamento. Se su questa terra appare qualcosa di eccezionale, una particolare bellezza o una particolare

  manifestazione del male, la natura lo scova subito e lo estirpa."

 

"Sei benvenuto come una merda dentro una piscina."

 

L'intelligenza di cui ero dotato ha suppurato per mancanza di materia a cui applicarsi e ha preso strade diverse.


#45 selva

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Inviato 30 dicembre 2020 - 12:53

Bisognerebbe fare pace con i giudizi dei Cahiers e degli altri, cercando se possibile di collocarli all'interno di un determinato contesto politico-culturale, senza la necessità di affibbiare patenti di credibilità o medagliette di valore. Tra l'altro parliamo dei Cahiers come blocco monolitico, mentre in realtà le sensibilità erano diverse, le lotte all'interno della redazione c'erano eccome. Truffaut ne La Sirène du Mississippi fa morire il detective Comolli, stesso nome del capo-redattore dell'epoca. 

Son d'accordo comunque: hanno sabotato la storia del cinema, hanno strappato il sipario e mostrato che ne esistono di diverse, personali, non istituzionali. Un po' come Warburg vs. Winckelmann. 


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#46 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 13:00

Son d'accordo comunque: hanno sabotato la storia del cinema, hanno strappato il sipario e mostrato che ne esistono di diverse, personali, non istituzionali. 

 

Hanno semplicemente sostituito l'istituzione precedente con una che preferivano, ma sempre di istituzione si tratta, tant'è vero che molta cinefilia snob ancora oggi ne segue i dictat alla lettera. Non facciamoli passare come gli anarchici che assolutamente non erano, suvvia.


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#47 William Blake

William Blake

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Inviato 30 dicembre 2020 - 14:26

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erano degli anarchici rispetto allo status quo, alla fine degli anni 50. poi sono diventati loro l'istituzione, come poi è accaduto ai registi della nuova Hollywood dove però sono stati anche prestissimo riassorbiti dal sistema industriale (ma volendo è sotto sotto la critica che Godard faceva a Truffaut quando si scannarono). in tal senso l'esperienza della Nuberu Bagu è stata altrettanto dirompente ma ha mantenuto una carica antisistema attraverso diverse personalità, da Oshima e Imamura a Wakamatsu, da Terayama a Matsumoto (tra l'altro alcuni di questi chiaramente debitori di JLG asd). certo, molti lavoravano però proprio in delle nicchie ai margini delle grandi produzioni.

comunque a me dell'intoccabilità dei Cahiers du cinema frega pochissimo, mi fa sorridere l'equazione "hanno dato 1 a quel capolavoro di Kwaidan = erano solo dei mentecatti". tra l'altro il virgolettato di Rohmer conferma quanto dicevo, ossia che non erano attrezzati culturalmente: quello è un esempio abbastanza cristallino di visione etnocentrica della Settima arte, roba che ti censurerebbero in qualsiasi rivista un pelo sopra "Tv, Sorrisi e Canzoni". si dimentica che noi abbiamo accesso anche al cinema muto giapponese (quel poco che ne è rimasto) e ne possiamo seguire l'evoluzione peculiare, ma per loro "Rashomon", "I sette samurai", "L'intendente Sansho" erano probabilmente le prime cose che vedevano provenienti dal Sol Levante. aggiungo, tanto per fare altri esempi, che fino agli anni (credo) 80  movimenti importanti come il cinema novo brasiliano o i cineasti africani erano etichettati da gran parte della critica come "terzomondismo cinematografico" (probabile che fossero apprezzati soprattutto dalla critica di ispirazione marxista che vi vedeva il carattere rivoluzionario e anti-imperialista). quando nell'82 Marco Muller fonda "Ombre elettriche" sulla storia del cinema cinese o un paio di anni dopo Assayas vola a Hong Kong per fare un reportage sulla New Wave (guarda caso per i "Cahiers du cinema"), scoprendo poi il nascente New Taiwan Cinema Movement (le cui lontane basi teoriche furono proprio le traduzioni degli articoli dei Cahiers, oltre ai film studies americani), erano tutti dei pionieri, perché erano cinematografie in larga parte ignote in Occidente. e il cinema di Hong Kong negli anni 90 in Italia era roba per giovani critici e nerd asd


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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#48 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 14:36

William Blake: comunque a me dell'intoccabilità dei Cahiers du cinema frega pochissimo, mi fa sorridere l'equazione "hanno dato 1 a quel capolavoro di Kwaidan = erano solo dei mentecatti".

Scusa, ma ne avrei postati decine di giudizi assurdi, non uno isolato, per cui evidentemente nessuno si sarebbe scandalizzato. Quando sono tutti quelli invece evidentemente un problema sorge. Se il cinema blockbuster non va bene, i b movie non vanno bene, il cinema di genere non va bene, i giapponesi non vanno bene, che rimane? Un po' di cinema d'autore e manco tutto.

Non possiamo giustificare tutto ciò con l'epoca e il contesto, ci sono cose che all'epoca avrebbero dovuto già essere comprensibili, per esempio:

 

 

 

tra l'altro il virgolettato di Rohmer conferma quanto dicevo, ossia che non erano attrezzati culturalmente: quello è un esempio abbastanza cristallino di visione etnocentrica della Settima arte, roba che ti censurerebbero in qualsiasi rivista un pelo sopra "Tv, Sorrisi e Canzoni".

 

Non erano attrezzati culturalmente, appunto, ma non erano contadini, erano intellettuali. Avrebbero dovuto capire fin dove arriva la loro competenza: se non sei attrezzato, non ne parli, o magari ne parli ma facendo i dovuti distinguo. 

Qui invece tocca leggere di Rohmer che concede agli indiani di costruire i grattacieli, troppa grazia. Questo io lo chiamo colonialismo, e credo peraltro che nel 1960 ci fosse modo di per capire che forse il discorso era un filo più complesso di come quelle parole lo dipingevano. 


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#49 George Kaplan

George Kaplan

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Inviato 30 dicembre 2020 - 15:09

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il cinema blockbuster non va bene, i b movie non vanno bene, il cinema di genere non va bene, i giapponesi non vanno bene, che rimane? Un po' di cinema d'autore e manco tutto.

 

Sì, ma ricalibrare cosa fosse cinema d'autore è una operazione che hanno fatto appunto loro, tirando dentro gente che veniva denigrata dai critici di professione perché i loro film mancavano di seria costruzione letteraria (per dire) ed erano detti, con disprezzo, di genere. O di ricalibrare il senso dell'adattamento cinematografico difendendo Bresson dall'accusa di aver fatto, col curato di campagna, un semplice calco del libro, senza guizzi e senza fantasia. O ancora dicendo che Viaggio in Italia è un capolavoro tanto quanto Roma Città Aperta, mentre tutti davano Rossellini per cineasta confusionario e ormai spacciato.
 
A me pare che il grande merito dei giovani turchi sia stato anzitutto quello di disegnare una nuova forma di centralità dell’esperienza cinematografica e di impostare una rivoluzione che lega il pensiero ai modi dello sguardo, quasi il cinema e la critica del cinema fossero le inseparabili facce di una stessa medaglia. Quando esce i 400 colpi, i giovani turchi avevano già iniziato a fare cinema da un bel pezzo, anche senza la pellicola, se vogliamo credere a quel che Godard impara da Rossellini, ossia che il cinema sia in realtà una forma dello sguardo, un modo di essere delle cose e dunque si tratti anzitutto di assumere una prospettiva sul mondo. Bazin è morto prima di girare il cortometraggio sulle chiese della Saintonge, ma nell'ottica dei Cahiers egli è già cineasta quando scrive l'articolo sul montaggio proibito, riconoscendosi, nella sua scrittura, il segno cinematografico, non perché organizzata secondo una catena paratattica di immagini, ma in quanto assume il cinema come forma dello sguardo (e del pensiero).
 
Si può anche non essere d'accordo, chiaro, ma negare che questa rivoluzione sia stata cruciale e positiva per la percezione di cosa il cinema sia (o almeno possa essere) rispetto alla tradizione asfittica della critica dell'epoca mi pare bizzarro, per quanti casi ingiustificati di votacci e stroncature possano avere inanellato quei sanguigni pazzarielli.

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#50 neuro

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    king (beyond the wall)

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Inviato 30 dicembre 2020 - 15:36

 

beh dai mi pare abbia ragione Godard - che dica delle cose ragionevoli con pacatezza, al di là del titolo a cazzo del video


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#51 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 30 dicembre 2020 - 15:45

Che in questo caso esponga le sue idee con pacatezza neanche una parola, che abbia ragione anche no, o meglio può aver ragione solo nell'ottica della sua maniera ultraortodossa e militante di intendere il cinema.


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#52 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

    Grande eletto non anglofonista Kadosch

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Inviato 30 dicembre 2020 - 16:19

Si può anche non essere d'accordo, chiaro, ma negare che questa rivoluzione sia stata cruciale e positiva per la percezione di cosa il cinema sia (o almeno possa essere) rispetto alla tradizione asfittica della critica dell'epoca mi pare bizzarro, per quanti casi ingiustificati di votacci e stroncature possano avere inanellato quei sanguigni pazzarielli.

 

Se si derubrica qualsiasi loro danno a un simpatico gesto da scugnizzo napoletano è ovvio che si continuerà a celebrarli apologeticamente. 

Il punto del thread era proprio cominciare a pesarli, questi danni, e a capire che no, non erano simpatici scherzetti da pazzarielli, ma atteggiamenti che hanno lasciato un segno profondissimo nel modo di intendere il cinema, e che quel segno profondo visto oggi appare negativo perché appunto arrivarono a un passo dal "va bene solo quello che facciamo noi, il resto è sterco".


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#53 Sandor Krasna

Sandor Krasna

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Inviato 30 dicembre 2020 - 17:12

Secondo me Rohmer era tutt'altro che inattrezzato culturalmente, in fondo dice le stesse cose di Tanizaki quando dice che "le macchine meglio si sposano alle espressioni artistiche degli Occidentali: sono loro ad averle inventate".
Non credo che nell'uno nell'altro avessero voluto essere dei cultural nazi, immagino avessero fantasticato su una tecnica fotografica più armonizzata ai costumi dei paesi non occidentali. Un tipo di cinema diverso che potesse coesistere con il "cinema occidentale". Per questo dico evviva che ci sono sia Kurosawa che Mizoguchi e Ozu, sia Seiji Ozawa che Tōru Takemitsu.
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#54 Sandor Krasna

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Inviato 30 dicembre 2020 - 17:22

Si può anche non essere d'accordo, chiaro, ma negare che questa rivoluzione sia stata cruciale e positiva per la percezione di cosa il cinema sia (o almeno possa essere) rispetto alla tradizione asfittica della critica dell'epoca mi pare bizzarro, per quanti casi ingiustificati di votacci e stroncature possano avere inanellato quei sanguigni pazzarielli.


Se si derubrica qualsiasi loro danno a un simpatico gesto da scugnizzo napoletano è ovvio che si continuerà a celebrarli apologeticamente.
Il punto del thread era proprio cominciare a pesarli, questi danni, e a capire che no, non erano simpatici scherzetti da pazzarielli, ma atteggiamenti che hanno lasciato un segno profondissimo nel modo di intendere il cinema, e che quel segno profondo visto oggi appare negativo perché appunto arrivarono a un passo dal "va bene solo quello che facciamo noi, il resto è sterco".
Come già è stato detto sopra quel "movimento" serviva per smuovere lo status quo. Penso sia come nel rock, non è che dopo che sono apparsi i Sex Pistols oggi ascoltiamo solo punk e post-punk, no?

Chiaro che se si prendono i Cahiers come uniche sacre scritture diventa un problema.
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#55 hexentöter

hexentöter

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Inviato 30 dicembre 2020 - 17:37

Che in questo caso esponga le sue idee con pacatezza neanche una parola, che abbia ragione anche no, o meglio può aver ragione solo nell'ottica della sua maniera ultraortodossa e militante di intendere il cinema.

 

a mio avviso non si tratta di aver torto o meno, sta ragionando su una determinata rappresentazione secondo termini che chiaramente non sono universali ma (come dici anche tu, solo che per te è un difetto presumo) figli di un modo articolato di intendere il cinema, questo lasciando stare il fatto che il titolo è un bait, che non sta gettando merda su nessuno e che sono un paio di minuti estrapolati da un discorso più ampio.

 

in generale penso che queste critiche (legittime, ché nulla è intoccabile) nascano da un fraintedimento del ruolo dei cahiers (anche qui poi, come già fatto notare da blake mi pare: che senso ha trattare i cahiers come un'entità unica quando in realtà furono composti da una pluralità di voci e da gestazioni editoriali [e politiche, a proposito di questo "militante" usato sempre in senso dispregiativo asd] diversissime? secondo me nessuno) nella storia del cinema, che li si accusi di chiudere al genere è assurdo poi dato che fu proprio il contrario, le possibilità del mezzo furono triplicate, ma su questo hanno detto già bene kaplan e blake.

 

personalmente ho lasciato un po' da parte il cinema in questo periodo ma ho qualche familiarità con l'ambiente teorico da cui sono nate cose come i cahiers e molte neoavanguardie degli anni '60 e penso che si dovrebbero rileggere o leggere i testi prima di arrivare a giudizi perentori, lasciando stare le tesi di laurea trovate su academia.edu - intendo i testi originali - perché un modo complesso di intendere il cinema non può di certo essere ridotto al numerino, e neanche alla singola recensione (formato assurdo e nato già morto, forse il peggior modo di fare critica), se si parla dei cahiers io mi aspetto che si parli effettivamente di questi cahiers e non di quello che si desume ci sia scritto.

 

detto ciò comunque è chiaro che ogni idiosincrasia (ogni attitudine, ogni sguardo) porta con sé dei problemi e dei singoli giudizi che possono essere quel che sono, ma credo che il contributo dei cahiers o - più concretamente - della nouvelle vague vada oltre questi singoli giudizi. quindi giusto non prendere tutto per oro colato ma penso che servirebbe andare oltre gli spunti più datati: amo molto carpenter ma il fatto che non loro non ne abbiano parlato o ne abbiano parlato male non smuove di una virgola il valore di un'impresa critica e cinematografica che ha aperto spazi e possibilità che prima semplicemente non esistevano.


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Dream king of the tombworld:

I enter into an eternal oath

Creating my paragon belial


#56 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 17:48

Quanto rigidamente abbiano segnato la cultura cinematografica lo sta riprovando proprio questo thread, dove da tre pagine stiamo a leggere difese d'ufficio perché qualcuno ha messo in dubbio quei simpatici, intoccabili, sanguigni pazzarielli

 

Il punto è che sono sessant'anni che i Cahiers vengono celebrati come l'apice della critica cinematografica, quindi lo sappiamo che hanno fatto anche cose buone (per me no, ma amen asd ). Il senso di questo thread sarebbe proprio quello di mettere in luce le cose non buone però, o è vietato? 


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#57 Harry Caul

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    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 30 dicembre 2020 - 17:49


Che in questo caso esponga le sue idee con pacatezza neanche una parola, che abbia ragione anche no, o meglio può aver ragione solo nell'ottica della sua maniera ultraortodossa e militante di intendere il cinema.


a mio avviso non si tratta di aver torto o meno, sta ragionando su una determinata rappresentazione secondo termini che chiaramente non sono universali ma (come dici anche tu, solo che per te è un difetto presumo) figli di un modo articolato di intendere il cinema, questo lasciando stare il fatto che il titolo è un bait, che non sta gettando merda su nessuno e che sono un paio di minuti estrapolati da un discorso più ampio.

in generale penso che queste critiche (legittime, ché nulla è intoccabile) nascano da un fraintedimento del ruolo dei cahiers (anche qui poi, come già fatto notare da blake mi pare: che senso ha trattare i cahiers come un'entità unica quando in realtà furono composti da una pluralità di voci e da gestazioni editoriali [e politiche, a proposito di questo "militante" usato sempre in senso dispregiativo asd] diversissime? secondo me nessuno) nella storia del cinema, che li si accusi di chiudere al genere è assurdo poi dato che fu proprio il contrario, le possibilità del mezzo furono triplicate, ma su questo hanno detto già bene kaplan e blake.

personalmente ho lasciato un po' da parte il cinema in questo periodo ma ho qualche familiarità con l'ambiente teorico da cui sono nate cose come i cahiers e molte neoavanguardie degli anni '60 e penso che si dovrebbero rileggere o leggere i testi prima di arrivare a giudizi perentori, lasciando stare le tesi di laurea trovate su academia.edu - intendo i testi originali - perché un modo complesso di intendere il cinema non può di certo essere ridotto al numerino, e neanche alla singola recensione (formato assurdo e nato già morto, forse il peggior modo di fare critica), se si parla dei cahiers io mi aspetto che si parli effettivamente di questi cahiers e non di quello che si desume ci sia scritto.

detto ciò comunque è chiaro che ogni idiosincrasia (ogni attitudine, ogni sguardo) porta con sé dei problemi e dei singoli giudizi che possono essere quel che sono, ma credo che il contributo dei cahiers o - più concretamente - della nouvelle vague vada oltre questi singoli giudizi. quindi giusto non prendere tutto per oro colato ma penso che servirebbe andare oltre gli spunti più datati: amo molto carpenter ma il fatto che non loro non ne abbiano parlato o ne abbiano parlato male non smuove di una virgola il valore di un'impresa critica e cinematografica che ha aperto spazi e possibilità che prima semplicemente non esistevano.

Ma infatti l'ho detto anche qualche pagina indietro, la loro importanza (dei Cahiers e della Nouvelle Vague) è fuori discussione ed è secondo me ben superiore all'effettiva validità di quello che scrivevano e filmavano.
Poi son passati anche 60 anni e oggi che pure abbiamo una velocità e un numero di informazioni infinitamente superiore siamo pure messi peggio sotto molti punti di vista quindi teniamoceli pure stretti sti cazzo di francesi anche se erano oggettivamente sullo stronzo andante asd
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#58 Central Perk

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    Il fu Chanandler Bong

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Inviato 30 dicembre 2020 - 18:04

Credo che l'importanza (grandissima e innegabile) dei Cahiers sia pari solo alle stronzate che hanno partorito nel corso degli anni, come è giusto che sia in un campo che si presta per definizione a sparare le meglio stronzate come la critica cinematografica.


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#59 George Kaplan

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Inviato 30 dicembre 2020 - 20:36

Quanto rigidamente abbiano segnato la cultura cinematografica lo sta riprovando proprio questo thread, dove da tre pagine stiamo a leggere difese d'ufficio perché qualcuno ha messo in dubbio quei simpatici, intoccabili, sanguigni pazzarielli

 

Il punto è che sono sessant'anni che i Cahiers vengono celebrati come l'apice della critica cinematografica, quindi lo sappiamo che hanno fatto anche cose buone (per me no, ma amen asd ). Il senso di questo thread sarebbe proprio quello di mettere in luce le cose non buone però, o è vietato? 

 

Ma per carità, direi che c'è libertà di dire tutto il male che si vuole dei Cahiers. Precisavo solo che il punto non è che hanno fatto anche cose buone, ma che tentare di ridurli a dei Mereghetti qualsiasi che danno <pallino vuoto> a Nostalghia mi pare assai ingeneroso, visto che senza di loro staremmo ancora qui a lamentarci che Psycho è mal scritto.


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#60 Владимир Гозерин

Владимир Гозерин

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Inviato 30 dicembre 2020 - 21:19

Eh, invece stiamo qui a dire che Wyler non era poi questo gran regista. Sicuro che c'abbiamo guadagnato?
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