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La Favorita (Il Film, Non La Juventus), Lanthimos 2019


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24 replies to this topic

#21 pooneil

pooneil

    Classic Rocker

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Inviato 19 marzo 2019 - 06:41

Sono d'accordo con Ravel.

Film non molto entusiasmante per me, un po' più scoppiettante nella prima fase poi cerca di inserire momenti più intensi ma senza averne la credibilità.

Le psicologie e le macchinazioni delle tre protagoniste mi sono sembrate fragili come carta velina nella loro tautologia.


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#22 Spiritchaser

Spiritchaser

    underground nebulosa

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Inviato 19 marzo 2019 - 13:07

Per me film bellissimo, rispetto ai precedenti di Lanthimos (forse perché la sceneggiatura non è sua) due spanne sopra. I ritratti psicologici per me sono riusciti e funzionali (anche se l'introspezione dei personaggi, quasi sempre dei pupazzi bressoniani al servizio dell'assurdo, non è mai stato il focus del cinema di Lanthimos), le macchinazioni necessariamente tautologiche com'è tautologica la volontà di dominio e di scalata sociale, non credo fosse il caso di estendere lo scontro su un campo, boh, politico? (l'unica ad avere quell'interesse è Sarah Churchill) quindi per forza doveva essere un climax di variazioni sul tema; ma la sceneggiatura e la regia sono talmente solide che la cosa funziona benissimo. 


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#23 Fox la testa parlante

Fox la testa parlante

    The key to joy is disobedience

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  • LocationA glass of spirits made of ethereal salt

Inviato 19 marzo 2019 - 16:26

Sceneggiatura e regia solide e deliziosamente ciniche, costumi e scenografie sontuose, ma alla fine, se mi costringessero a scegliere l'elemento tecnico che più mi ha colpito, nominerei senza esitazioni la straordinaria fotografia di Robbie Ryan.

 

Al di là delle schermaglie psicologiche tra le tre protagoniste, impeccabili ma un po' (yawn) noiose e già viste forse, mi è sembrata degna d'attenzione la tematica suggerita in filigrana della visibilità/invisibilità del potere. Chi non ha potere non può guardare chi ne ha, come il regista non manca di evidenziare nella scena in cui Anna si scaglia contro il lacchè muto e silenzioso che ha l'ardire di alzare lo sguardo sul suo improbabile maquillage. Al contempo, l'occasionale visione (e si noti che qui invece Abigail vede senza essere vista) del rapporto tra la regina Anna e Sarah, e il conseguente disvelamento visivo della natura umana troppo umana del potere, è la chiave di volta della scalata sociale successiva della nuova favorita.

 

Allo spettatore è assegnato un ruolo intermedio: ha l'opportunità di osservare la regina e le sue amanti nelle loro dimensioni più intime (e miserevoli), ma non ha alcun potere di intervenire, proprio come i servi muti e immobili. Al massimo gli resta qualche risata amara da spendere. (Per gli approfondimenti teologici della questione, rimandiamo a quanto scrisse Stephen a proposito di Loro 1&2: http://forum.ondaroc...18/?p=2382881).

 

Io appartengo al partito di quelli che hanno preferito il cervo sacro. Non che questo mi sia dispiaciuto, comunque.


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A moon-piece to fetch up the golden cup

A snow-piece to avoid the great heat of the sun

Is kept in the night and by the light of the moon

 

 


#24 ravel

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    mon cœur est rouge

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Inviato 19 marzo 2019 - 17:19

Mi ero perso l'aggiunta di altri pareri...

 

La cosa migliore di questo film è l'incredibile dispendio di intelligenza che ha prodotto nelle vostre argomentazioni (straordinariamente superiore a quello presente nel film medesimo) e non lontano da sottigliezze teologiche degne della scolastica (come opportunamente ricorda fox).

 

Certo, l'effetto è un po' simile all'esilarante analisi semiologico-strutturalista di Umberto Eco di Tre civette sul comò, ma non si può avere tutto...  :)


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"Ciò che l'uomo può essere per l'uomo non si esaurisce in forme comprensibili".
(k. jaspers)

 

Caballero del corazón rojo

 

"L'abbiamo messo là per quella ragione lì".

(s. marchionne)

 


#25 pooneil

pooneil

    Classic Rocker

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Inviato 19 marzo 2019 - 21:02

Per me film bellissimo, rispetto ai precedenti di Lanthimos (forse perché la sceneggiatura non è sua) due spanne sopra. I ritratti psicologici per me sono riusciti e funzionali (anche se l'introspezione dei personaggi, quasi sempre dei pupazzi bressoniani al servizio dell'assurdo, non è mai stato il focus del cinema di Lanthimos), le macchinazioni necessariamente tautologiche com'è tautologica la volontà di dominio e di scalata sociale, non credo fosse il caso di estendere lo scontro su un campo, boh, politico? (l'unica ad avere quell'interesse è Sarah Churchill) quindi per forza doveva essere un climax di variazioni sul tema; ma la sceneggiatura e la regia sono talmente solide che la cosa funziona benissimo. 

 

Mah, io credo che ne esistano A DOZZINE di film sulla brama di potere migliore di questo filmetto alimentare che il povero Giorgione si è trovato a dover filmare obbligato dalla Merkel.

Ovviamente non me ne viene in mente neanche uno perchè i tronfi rise and fall conditi di tornituanti sensi di colpa ed accennate redenzioni (questo sì un tema turbocapitalista col gin, altro che i palestrati in mutande) mi annoiano a morte.

 

Per quanto riguarda le macchinazioni in costume, spero bene che abbiate tutti visto i Misteri dei Giardini di Compton House di Greenaway (l'unico regista Inglese di valore) per fare i dovuti paragoni.


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