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Economia E Finanza (Nazionale E Internazionale)


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50 replies to this topic

#41 Zpider

Zpider

    Procrastinatore

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Inviato 19 febbraio 2019 - 10:41

Industria: Istat, fatturato -3,5% a dicembre, -4,2% su anno 
Industria: Istat, ordini -1,8% a dicembre, -5,3% su anno 

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#42 Harry Caul

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    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 19 febbraio 2019 - 10:44

Finalmente, chissà sia la volta buona che andiamo in malora....


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#43 Papa Giovanni XXIV

Papa Giovanni XXIV

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Inviato 19 febbraio 2019 - 11:44

Più di così?

 

Comunque sia, sta invecchiando anche il buon bob, ha avuto anche fin troppa pazienza, io avrei massacrato mr. banal già dalla precisazione su cosa sono i profitti e la successiva confusione tra entrate e utili. è che io su certi utenti ci arrivo sempre prima, d'istinto


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 mi ricorda un po' Moro.

 

 

 


#44 Trickster017

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Inviato 19 febbraio 2019 - 12:31

Più di così?

Comunque sia, sta invecchiando anche il buon bob, ha avuto anche fin troppa pazienza, io avrei massacrato mr. banal già dalla precisazione su cosa sono i profitti e la successiva confusione tra entrate e utili. è che io su certi utenti ci arrivo sempre prima, d'istinto

Aridaje. Per i non udenti ripeto: qui riporto articoli presi da fonti selezionate ma sempre discutibili. Liberi di contestarli, di discuterli, di rendervi ridicoli o fare dei figuroni argomentando brillantemente, di capovolgerli, di presentare altre fonti, di mettere in discussione qualunque dichiarazione. Liberi di ignorarli in parte o in toto. Cazzi vostri.
Oggi ho riportato un articolo di Le Monde sul ruolo dell'economia nello Stato e la crescente presenza cinese in Germania. Qualcosa da dichiarare in proposito?

P.s. mentre mi divertivo a sorbirmi l'altro campione, mi stavo dicendo: manca solo dest, e poi stiamo a posto. Eccolo. Amen
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#45 ucca

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Inviato 19 febbraio 2019 - 13:10

Più Stato nell'economia?

 

Dopo che il 6 febbraio la Commissione europea ha bloccato la fusione nel settore ferroviario tra la tedesca Siemens e la francese Alstom, in Germania è ripartito il dibattito sulla politica industriale. Già il gorno prima il ministro dell'economia Altmaier aveva annunciato una strategia industriale nazionale "da qui al 2030", che indicherà "orientamenti per una politica industriale tedesca ed europea".

Queste parole hanno colpito profondamente quei cristiano-democratici tedeschi che provano orrore davanti all'espressione "politica industriale". L'unica strategia valida, secondo loro, è quella di Ludwig Erhard, ministro dell'economia del dopoguerra, secondo la quale lo stato deve limitarsi a garantire la concorrenza e buone condizioni per le attività produttive.

Dopo lo scoppio della crisi nel 2008, i governi guidati da Angela Merkel si sono ispirati soprattutto all'imperativo dell'equilibrio di bilancio. Le imprese tedesche sono fiorite grazie alla domanda cinese di veicoli ed attrezzature, e i risultati sembrano incontestabili: dal 2010 c'è una crescita ininterrotta, la disoccupazione è al minimo e il superplus commerciale al massimo.

Ma nel paese aumentano le disuguaglianze e c'è una forte dipendenza dall'economia cinese (la Volkswagen vende quasi un'auto su due in Cina). Inoltre, il buon cliente di un tempo si è trasformato in investitore: accolto all'inizio come quello che avrebbe raddrizzato le sorti delle imprese tedesche in difficoltà, in seguitop ha rafforzato la sua presenza.

Le imprese tedesche in Cina si lamentano della concorrenza sleale di gruppi sostenuti dal governo di Pechino, che punta nel lungo periodo al dominio tecnologico investendo somme colossali in settori come l'intelligenza artificiale e la robotica.

In Germania le imprese a conduzione familiare del ceto medio rischiano di non riuscire più a sostenere la potenza industriale del paese. Soprattutto se i grandi gruppi come Volkswagen e ThyssenKrupp, invischiati in crisi o in costose ristrutturazioni, fanno fatica a seguire i i rapidi cambiamenti tecnologici in corso in Cina e negli Stati Uniti.

Secondo Altmaier, quindi, più ci vogliono più stato e più Europa: bisogna proteggere le tecnologie del futuro, entrando se necessario nel capitale delle imprese, e dando vita a "campioni europei" di grandi dimensioni. E' in corso un'intesa franco-tedesca in materia di politica industriale. Si parla di Airbus dotati di intelligenza artificiale, di un progetto europeo per facilitare le sovvenzioni nel settore della fabbricazione di cellule di batterie per le automobili.

E' la strada giusta? La Commissione europea ha bloccato il progetto del "campione ferroviario" franco-tedesco e d'altro canto una certa Germania respinge l'idea di cambiare ricette che funzionano.

Il dibattito è aperto e tocca uno dei miti più forti della Germania postbellica.

 

(da Le Monde)

 

L'approccio secondo me può cambiare, vediamo come. Penso che a livello macro potrebbe ripartire l'idea di investimenti comuni, a cui accedere però solo se si hanno i conti in ordine.

Il vero problema è la domanda interna, ma li ci si va a scontare con la sfiducia reciproca. Vediamo come vanno le elezioni, spero qualche forza si sinistra (es. verdi) possa rivelarsi determinante

per formare una maggioranza


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Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#46 Papa Giovanni XXIV

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Inviato 19 febbraio 2019 - 13:28

genio, non hai capito. puoi citare quello che ti pare ma se non conosci la differenza tra ricavo e utile ben ti sta se orto (giustamente) ti massacra dandoti dell'ignorante. Amen


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#47 Trickster017

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Inviato 19 febbraio 2019 - 13:55

Benissimo, non conosco la differenza tra ricavo e utile asd
Mi farò dare ripetizioni accelerate anche sulla differenza tra micro e macroeconomia. Oh, magari anche l'inflazione mi faccio spiegare, c'ho ancora dei dubbi.
A posto così, era un post doveroso e sono contento che l'hai scritto, così ora ti senti meglio e possiamo andare avanti.
Il genio sei tu, per carità, te lo riconosco. Io sono quello banale.
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#48 Trickster017

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Inviato 19 febbraio 2019 - 19:58

Industria: Istat, fatturato -3,5% a dicembre, -4,2% su anno
Industria: Istat, ordini -1,8% a dicembre, -5,3% su anno


Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro è talmente consapevole e preoccupato di questi dati che stasera si metterà subito a lavoro... andando in tv da Floris.

Per la milionesima volta.
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#49 ucca

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Inviato 19 febbraio 2019 - 21:24

Ma non è quello il problema ma guarda i dati dell auto. Li hanno dato la mazzata ad un settore in sofferenza dovrebbe semmai riflettere su quello che fa perché a volte è meglio non fare nulla piuttosto
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#50 Suxxx

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Inviato 24 febbraio 2019 - 21:38

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#51 Trickster017

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Inviato 08 marzo 2019 - 15:52

Quale sarà l posta in gioco nella prossima guerra della Repubblica Democratica del Congo? Forse il cobalto, componente fondamentale delle batterie che in futuro alimenteranno le automobili. Il cobalto e i cosiddetti metali rari (niobio, germanio, antimonio, tantalio, tungsteno, grafite) sono alla base delle nuove tecnologie, quelle che permetteranno di abbandonare il carbone, il petrolio e perfino il nucleare, alimentando i veicoli, i telefonini e i computer.

Come in passato il mondo ha avuto bisogno del rame, dell'uranio e del coltan della RDC, in futuro guarderà ancora a questo paese africano, dove si trova la metà delle riserve mondiali di cobalto. Dopo i disordini successivi all'indipendenza del 1960, scoppiati anche per gli interessi sul rame della regione del Katanga, dopo le guerre degli anni 2000 per il coltan e la cassiterite, è lecito chiedersi se dietro i disordini attuali non si nasconda una guerra per il cobalto.

La RDC non ha beneficiato del boom del coltan, ma oggi non può assolutamente lasciarsi sfuggire quella del cobalto.

Il ministro delle miniere che i diritti da pagare per la sua estrazione dovranno dal 2 al 10 per cento.

La normativa attuale del settore minerario, introdotta nel 2002, è stata dettata dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale. Queste regole favoriscono soprattutto gli investitori, prevedendo generose esenzioni fiscali e possibilità di spalmare i benefici su periodi di trent'anni.

I contratti con i cinesi che Kinshasa ha cominciato a negoziare nel 2006 sono stati il primo segnale di attrito tra la RDC e gli occidentali.*

 

La volontà di Kinshasa di portare i diritti sull'estrazione del cobalto al 10 per cento si scontra con il fronte delle aziende minerarie, tra cui c'è il colosso svizzero Glencore. La questione dei diritti minerari sarà oggetto di arbitrati (di solito favorevoli alle multinazionali) ma influenzerà la dura battaglia politica in corso nella RDC. Lo sfruttamento del cobalto è fondamentale per le multinazionali, per la Cina e per lo sviluppo economico del RDC. Per questo il governo di Kinshasa è sottoposto a pressioni fortissime.

 

 

* la prima versione di questi contratti prevedeva investimenti cinesi per un valore di 9 miliardi di dollari in cambio di una quantità equivalente di rame. In seguito alle pressioni da parte degli (investitori) occidentali, la RDC è stata costretta a rivedere al ribasso quei progetti, ridotti a 6 miliardi in investimenti.

 

 

Riprendo questo tema perché nel frattempo mi è capitato altro tra le mani:

 

"Tutto il mondo vuole il cobalto, tutto il cobalto è in Congo: perché quindi in Congo muoiono di fame?  

Il paradosso di uno dei Paesi più ricchi di materie prime al mondo, con una ricchezza enorme e una popolazione allo stremo."

Scavare una latrina nel cortile di casa e trovare un tesoro. Non è una favola di altri tempi. È quello che può accadere nella Repubblica democratica del Congo. Un Paese, uno scandalo geologico come lo definiscono in molti, dove puoi trovare tutto quello che ti serve, in termini di materie prime. Un territorio popolato da circa 80 milioni di persone che vivono, per oltre il 50% in stato di povertà assoluta, ma così ricco da poter sfamare l’Europa intera e non riuscirebbe, neppure così, ad esaurire le sue scorte di riserve naturali.

 

https://www.agi.it/b...ost/2019-01-27/


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