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Bohemian Rhapsody (Singer, 2018)


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225 replies to this topic

#221 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

    Non lo so

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Inviato 31 agosto 2019 - 08:20

Visto ieri, mi è piaciuto moltissimo contro ogni pronostico, film riuscitissimo e con una tensione sempre costante ed un montaggio da paura. 

 

Invece si sono ridotti a fare una sorta di documentario a tappe, lievemente ironico, puntando esclusivamente sull'effetto scenico (costumi, musica live sparata a mille, stadi, ecc..).

 

Il tema dell'AIDS, ad esempio, è stato trattato per tre minuti netti: un colpo di tosse in cui gli è uscito un po' di sangue, lui che va dal dottore e poi la confessione agli altri con finale a tarallucci, vino e abbracci. Senza nessun tipo di approfondimento, pathos, o altro.

Idem il tema dell'omosessualità: due bacini, un paio di sguardi languidi e una marea di stereotipi (uomini baffuti vestiti di pelle). Fine.

Anche la composizione delle canzoni: a parte la scena di "Bohemian Rhapsody", tutti gli altri brani famosi sembrano nati per caso in trenta secondi, senza un minimo di background.

 

Una critica del genere la si può rivolgere a qualsiasi film, per via del formato, un conto è leggere un libro, o guardare una serie tv in cui il rapporto tra dettagli vita reale e dettagli fiction è più bilanciato, ma un film dura 2 ore, è quasi necessario abbandonarsi ad una forma di impressionismo. Ed infatti io amo il cinema per questo, perché mi riporta all'esperienza del sogno, non di certo di un trattato di psicologia.

 

 

Qui le tematiche psicologiche e i livelli di narrazione erano potenzialmente moltissimi, ed il regista ha voluto toccarli in qualche modo tutti, riuscendo benissimo a districarsi a livello narrativo. Ne risulta un film che ha un ritmo impressionante, un livello di dettaglio scenico che in altri film dello stesso tipo non avevo mai visto e vari spunti di riflessione. 

 

Tra le varie critiche, non capisco come si faccia a trovarlo un film omofobo, a me sembra il contrario, la crisi fondamentale di Mercury non è provocata dal fatto di non accettare la propria omosessualità - e non si vede nel film alcuna stigmatizzazione della stessa (nemmeno dal punto di vista estetico) - ma dalla paura di perdere Mary Austin e dal non accettare il fatto che lei potesse avere il desiderio di farsi una famiglia con un'altra persona. Io l'ho letta così, all'apice del successo ti guardi attorno, vedi che i membri del tuo gruppo hanno le loro famiglie, che la persona con cui avevi coltivato l'idea di stare insieme tutta una vita ha una famiglia, e la tua famiglia qual è? I Queen? 

 

Per me quasi un capolavoro. Coraggiosa la scelta di finire con tutta l'esibizione del Live Aid, anche se forse anch'io mi aspettavo qualcosa in più sulla malattia, che però non viene approfondita perché ci sarebbero volute probabilmente altre due ore. 


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Statisticamente parlando, non lo so.


#222 Trespy Sledge

Trespy Sledge

    Strawberry Switchblade

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Inviato 31 agosto 2019 - 13:59

Invece si sono ridotti a fare una sorta di documentario a tappe, lievemente ironico, puntando esclusivamente sull'effetto scenico (costumi, musica live sparata a mille, stadi, ecc..).

Il tema dell'AIDS, ad esempio, è stato trattato per tre minuti netti: un colpo di tosse in cui gli è uscito un po' di sangue, lui che va dal dottore e poi la confessione agli altri con finale a tarallucci, vino e abbracci. Senza nessun tipo di approfondimento, pathos, o altro.
Idem il tema dell'omosessualità: due bacini, un paio di sguardi languidi e una marea di stereotipi (uomini baffuti vestiti di pelle). Fine.
Anche la composizione delle canzoni: a parte la scena di "Bohemian Rhapsody", tutti gli altri brani famosi sembrano nati per caso in trenta secondi, senza un minimo di background.


Una critica del genere la si può rivolgere a qualsiasi film, per via del formato, un conto è leggere un libro, o guardare una serie tv in cui il rapporto tra dettagli vita reale e dettagli fiction è più bilanciato, ma un film dura 2 ore, è quasi necessario abbandonarsi ad una forma di impressionismo. Ed infatti io amo il cinema per questo, perché mi riporta all'esperienza del sogno, non di certo di un trattato di psicologia.


Capisco il tuo discorso. Diciamo che avrei preferito si fossero concentrati su una fetta più piccola di carriera, anche solo un biennio o triennio (gli inizi prima della fama, o il periodo d'oro di fine 70, ecc..) anche a costo di non spiegare tutta la storia. Però ci sta.


Tra le varie critiche, non capisco come si faccia a trovarlo un film omofobo, a me sembra il contrario, la crisi fondamentale di Mercury non è provocata dal fatto di non accettare la propria omosessualità - e non si vede nel film alcuna stigmatizzazione della stessa (nemmeno dal punto di vista estetico) - ma dalla paura di perdere Mary Austin e dal non accettare il fatto che lei potesse avere il desiderio di farsi una famiglia con un'altra persona.


Su questo sono totalmente d'accordo con te. Tacciarlo di omofobia denota una certa superficialità. Anche perché poi alla fine c'è il suo incontro con Jim Hutton che dimostra l'esatto contrario di chi ha visto omofobia nel film
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#223 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

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Inviato 31 agosto 2019 - 14:56

Capisco il tuo discorso. Diciamo che avrei preferito si fossero concentrati su una fetta più piccola di carriera, anche solo un biennio o triennio (gli inizi prima della fama, o il periodo d'oro di fine 70, ecc..) anche a costo di non spiegare tutta la storia. Però ci sta.

 

Eh, però sarebbe stato un film della serie "vabbè conosci chi sono i Queen, la storia, come si sono formati, i personaggi degli anni '70, ora passiamo a questo aspetto della storia, boom", invece han fatto bene a fare un film che non fosse né documentaristico né ad uso e consumo dei fan, infatti ho visto molti appassionati del gruppo essere contenti esclusivamente per l'esposizione mediatica sul gruppo (e quindi gente che se li andrà ad ascoltare) e detestare il film. Il che è un segnale positivo.  asd

 

Il commento di Brian May sull'accuratezza della storia filmica rispetto a quella reale:

 

Alcuni commenti al mio post precedente sull'accuratezza del film ‘Bohemian Rhapsody’ mi fanno capire che molte persone non capiscono il significato di ‘accurato’ nel contesto di un film biografico, piuttosto che di un documentario. Fermatevi e pensateci. Si stanno cercando di condensare 20 anni in due ore sullo schermo. E tu hai una storia che vuoi raccontare sul viaggio emotivo e spirituale di un uomo nel contesto della sua famiglia e dei suoi amici e dell’intero lavoro di tutta la sua vita. Vuoi raccontare la storia onestamente, decentemente, senza evitare i problemi importanti, ma senza inserire gratuitamente dettagli pruriginosi. Vuoi che abbia un senso per le persone di tutte le razze, colore, tendenze sessuali ed età. Pensa alla grande quantità di situazioni e alle milioni di parole pronunciate in 20 anni. Non c'è modo di raccontare la storia senza comprimere le scale temporali, spostare gli eventi, condensare più conversazioni avute negli anni in scene singole, amalgamare i personaggi, e lasciare fuori il 99,9 per cento di ciò che è accaduto!!! Pensi che, confrontando la narrativa del film con gli scarti che hai raccolto da storie di stampa, biografie non autorizzate, ecc. vedi degli ‘errori’? Posso assicurare che non c'è una singola parola, azione, emozione in ‘Bohemian Rhapsody’ che è lì per caso, o per qualsiasi altra ragione che fornire una visione, un indizio per il quadro generale, il pezzo di un ritratto coerente di un uomo, della sua vita e dei suoi sogni. Il fatto che questo film sia diventato di gran lunga il biopic di maggior successo nella storia mi dice che noi - o meglio, l'intero team di BR - nel suo complesso - abbiamo fatto bene”


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Statisticamente parlando, non lo so.


#224 solaris

solaris

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Inviato 31 agosto 2019 - 16:18

Non concordo su nulla.

 

Posto che per me l'accuratezza è l'ultimo dei problemi del film* nessuno pretende accuratezza al 100%, ma gli spostamenti furbetti li sgami e anche i loro motivi, così come tutti gli artifici retorici che faranno pur funzionare meglio la parabola del film, ma la rendono anche più cliché e finta.

Usare il successo come metro qualitativo è inoltre un espediente di bassissima lega.

 

L'unica cosa peggiore della scena del live8 (agghiacciante e inutile, un riccardonismo coi mezzi di un'agiografia rai1) è l'artificio retorico per cui prima di loro quei telefoni eran freddi.

 

* il film è (non si fosse ancora capito) orrendamente retorico e quando non fa roteare gli occhi fa direttamente rimettere la cena.

 

 

Film di merda senza se e senza ma per me, non mi spiego l'apprezzamento se non come twist di qualcuno che ne ha sentito dir merda per mesi e per questo ha finito per volergli più bene del dovuto :D

 

 

ps Drogo son tornato ieri, ti scrivo a breve!


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#225 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

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Inviato 31 agosto 2019 - 16:43

A me del successo del film chiaramente frega niente, sia in positivo che in negativo, ritengo capolavori anche certi dischi che si ascoltano seriamente in dieci persone. Con i film non mi è mai successo probabilmente perché fare un film riuscito senza dei finanziamenti cospicui (e di conseguenza una distribuzione un minimo capillare) è quasi impossibile. 

 

Mi rendo conto anche di tutta la posticcia retorica di cui parlate, ma a me ha preso proprio emotivamente tutta la storia, compresa la parabola della band rock che diventa la scommessa di una vita e una famiglia, praticamente il mio sogno bambino. Credo di aver visto anche altri film che parlano di qualcosa di simile, ma in questo la potenza di una storia del genere mi ha sommerso. 


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Statisticamente parlando, non lo so.


#226 solaris

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    Simmetriade.

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Inviato 31 agosto 2019 - 17:04

A me del successo del film chiaramente frega niente, sia in positivo che in negativo

 

 

Mi riferivo a questo passaggio di May

 

 

Il fatto che questo film sia diventato di gran lunga il biopic di maggior successo nella storia mi dice che noi - o meglio, l'intero team di BR - nel suo complesso - abbiamo fatto bene”


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