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Julia Holter - Aviary (Domino 2018)


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132 replies to this topic

#61 markmus

markmus

    cui prodi

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Inviato 01 novembre 2018 - 14:50

 

 

Grazie del link...Beh il termine 'medioevale' ricorre spesso, è proprio una strada cercata e battuta con convinzione.

Tra l'altro anche lei suggerisce di non incapponirsi ad ascoltarlo tutto intero, ma di trovare la propria strada :)

 

 

altre riflessioni interessanti in quest'intervista: https://www.thefouro...autiful-way-154, in cui elabora un po' piu' sulle idee espresse nel trailer.

io ancora non so cosa ne penso, senza dubbio un lavoro interessante e con cui mi fa piacere perdere un po' di tempo in queste giornate autunnali. devo pero' ancora capire quanto c'e' di apparenza e quanto di sostanza (in relazione a me, ovvio).


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#62 naviossab

naviossab

    aspirante indie

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Inviato 01 novembre 2018 - 16:22

'My partner Tashi Wada': in life..?


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#63 paloz

paloz

    Poo-tee-weet?

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Inviato 02 novembre 2018 - 11:46

Non sono mai stato un fan della Holter, nessun album mi ha mai fatto alzare il sopracciglio a sufficienza, ma affronto ogni nuovo album come una possibilità di ricredermi. Non c'è dubbio che questo sia il lavoro sinora più ambizioso e impegnativo, ma è anche un bel pasticcione di cose che stanno insieme a fatica e rendono l'ascolto alquanto pesante. (Ieri il secondo ascolto, il terzo - se ci sarà - magari tra qualche settimana).

A me Julia continua a sembrare un'artista, appunto, dalle tante e grandi ambizioni, ma che non si focalizza abbastanza per soddisfarne pienamente almeno una. Guardando indietro, giunti a questo punto, mi sento di dire che forse la sua dimensione ideale era proprio quella di "Have You In My Wilderness", più "semplice" forse ma di più sicuro effetto e alla portata di tutti. Spingersi così forzatamente nell'avanguardia per me non le giova assolutamente, ne dimostra una volta di più i limiti che in molti sembrano non notare (o forse sono io che non capisco, però credo di aver bazzicato questi territori a sufficienza per discernere un minimo).


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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#64 Ɲ●†

Ɲ●†

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Inviato 02 novembre 2018 - 13:04

Secondo me dipende anche dal punto di vista da cui la si guarda. Il tuo è quello della musica colta (lo è anche quando parli di un disco pop/rock). Julia pure viene da quegli studi lì, mi pare. Ma ha saputo mediare questi 2 ambiti - colto (o accademico, insomma quella roba lì) e "pop" - in maniera invidiabile, spostandosi ora più verso il songwriting (Have you on my wilderness), ora più verso la composizione (Loud City Song). Ecco, trovo limitante ridurre, come fai tu, il suo ambito naturale al solo "Have you..." senza considerare "Loud City Song", che magari non ti piace ma c'è ed ha avuto un'ottima accoglienza; tra l'altro resta il mio LP preferito di Julia ed è oggettivamente uno snodo fondamentale nella sua discografia perché segna il passaggio da una produzione "homemade" a una con un budget dietro.

Con ciò non voglio dire che ti sbagli (anzi: sul nuovo album anche per me il rischio del "paciugo" c'è e probabilmente ha messo dentro davvero troppa roba) ma che secondo me parti da una prospettiva di divisione tra avanguardia (?) e pop (per quanto artistoide) che invece Julia nei suoi esiti migliori ha dimostrato di saper fare coesistere facendone quasi la sua cifra stilistica. Che poi "Aviary" non sia nel suo insieme (più che negli episodi che lo compongono) allo stesso livello dei precedenti 2 LP questo è più che possibile. Il rischio c'era e credo che la Holter ne fosse pienamente consapevole.
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A chemistry of commotion and style

#65 paloz

paloz

    Poo-tee-weet?

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Inviato 02 novembre 2018 - 13:20

Ma infatti "Loud City Songs" è l'altro disco suo che ho ascoltato di più (e che nelle ore buie fa il suo porco effetto). Le produzioni homemade erano proprio scadenti secondo me, e quel salto l'ho percepito anch'io. Ma nessun disco per ora me l'ha rivelata come un'autrice di vero rilievo.

Peraltro non ci tengo particolarmente a tenere separati gli ambiti avant e pop, possono benissimo coesistere e lei non è certo la prima a tentare di farlo. Solo che non le riesce in maniera molto brillante - secondo me.


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#66 markmus

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Inviato 02 novembre 2018 - 13:57

secondo me e' proprio questo suo approccio "naif" il suo punto di forza, dal mio punto di vista poco avanguardistico. mi sembra non intellettualizzi troppo e fa bene. 

 

per quest'ultimo devo ancora capire se c'e' un eccesso di baroccaggine per i miei gusti.


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#67 naviossab

naviossab

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Inviato 02 novembre 2018 - 15:12

Ma infatti "Loud City Songs" è l'altro disco suo che ho ascoltato di più (e che nelle ore buie fa il suo porco effetto). Le produzioni homemade erano proprio scadenti secondo me, e quel salto l'ho percepito anch'io. Ma nessun disco per ora me l'ha rivelata come un'autrice di vero rilievo.

Peraltro non ci tengo particolarmente a tenere separati gli ambiti avant e pop, possono benissimo coesistere e lei non è certo la prima a tentare di farlo. Solo che non le riesce in maniera molto brillante - secondo me.

Puoi provare a fare un paio di nomi di chi fa (ho ha fatto) coesistere queste cose in maniera più 'brillante' a tuo parere...c'è sempre da imparare.

 

PS: arrivate i CD 'fisici', nel complesso l'artwork migliora e la copertina assume un senso leggermente diverso.


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#68 paloz

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Inviato 02 novembre 2018 - 15:23

Guardando un po' indietro - David Sylvian, Laurie Anderson, Bjork, gli Xiu Xiu, ma anche i Fiery Furnaces. Più dalle parti della Holter citerei la molto meno cagata Jenny Hval (ecco una che secondo me dovrebbe stare nel palmo di mano su cui sta ora la Holter).
Probabilmente non ti dico nulla di nuovo, ma sono esempi a mio parere più illustri in questa direzione.

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#69 xtc

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Inviato 02 novembre 2018 - 17:11

trovo riduttivo il rigore ideologico che colloca la Holter come un ibrido tra pop e avanguardia, sostenere poi che le due cose nel caso della Holter stiano a malapena insieme è sintomo di un approccio incompleto alle opere dell'artista,


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#70 paloz

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Inviato 02 novembre 2018 - 17:33

Tradotto?


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#71 xtc

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Inviato 02 novembre 2018 - 17:42

Я нахожу редуктивную идеологическую строгость, которая помещает Холтера как гибрид между поп-музыкой и авангардом, а затем утверждают, что две вещи в случае Холтера едва ли являются симптомом неполного подхода к произведениям художника,


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#72 Tony Randine

Tony Randine

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:05

Tradotto?

 

Ce devi ave' l'approccio completo co' ggiulia.


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#73 slothrop

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:06

 

Guardando un po' indietro - David Sylvian, Laurie Anderson, Bjork, gli Xiu Xiu, ma anche i Fiery Furnaces. Più dalle parti della Holter citerei la molto meno cagata Jenny Hval (ecco una che secondo me dovrebbe stare nel palmo di mano su cui sta ora la Holter).

 

 

cà troia! Stavo per darti ragione su parecchia roba poi mi dici che la Hval è brava...


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#74 Ɲ●†

Ɲ●†

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:12

rigore ideologico


ELLAMADONNA
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#75 slothrop

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:18

trovo riduttivo il rigore ideologico che colloca la Holter come un ibrido tra pop e avanguardia, sostenere poi che le due cose nel caso della Holter stiano a malapena insieme è sintomo di un approccio incompleto alle opere dell'artista,

 

 

io ammetto di avere un approccio incompleto (sono lungi dall'aver sentito tutto di lei) ma l'ibrido tra i due mondi lo sento bene, quindi di sicuro lo sente anche paloz, che forse "drammatizza" il confine tra i suddetti mondi, ma diciamo che finchè l'invito a evitare gli schematismi rigidi arriva dai sostenitori di Julia è ancora lecita la posizione di chi tiene a distinguere le due cose.

 

Detto ciò, io qualche limite lo rilevo sul lato pop, nella fattispecie nella mancanza di groove (ok, lo so, questa è fascinata dal Medioevo e io cerco il groove; epperò nel pop una maniera meno rigida di approcciare la componente ritmica non guasterebbe) e in un suono che boh, forse è un po' troppo filtrato in studio, anche troppo "prodotto", al punto da suonare vagamente plasticoso.

Nel disco nuovo è però bello perdersi, l'evocazione del mondo fiabesco mi pare personale nei limiti del possibile (con questa fascinazione) e con un numero di difetti perdonabile alla luce dell'ambizione riposta in un lavoro che ha anche picchi non da poco.


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#76 Tony Randine

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:26

 

 

Guardando un po' indietro - David Sylvian, Laurie Anderson, Bjork, gli Xiu Xiu, ma anche i Fiery Furnaces. Più dalle parti della Holter citerei la molto meno cagata Jenny Hval (ecco una che secondo me dovrebbe stare nel palmo di mano su cui sta ora la Holter).

 

 

cà troia! Stavo per darti ragione su parecchia roba poi mi dici che la Hval è bra

 

Perchè non lo è? Ah già...dimenticavo che siamo su Ondarock, l'unico sito sulla faccia della terra a cui ha dato un voto sotto la sufficienza al suo ultimo album.


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#77 paloz

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Inviato 02 novembre 2018 - 18:37

Tony, le recensioni dal 2013 in poi le ho scritte tutte io, il fatto che "Blood Bitch" non mi piaccia non invalida tutto il resto... Io chiaramente sono uno severo però diversi progetti suoi li trovo davvero originali e ben fatti.


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#78 slothrop

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Inviato 02 novembre 2018 - 19:05

Tony, le recensioni dal 2013 in poi le ho scritte tutte io, il fatto che "Blood Bitch" non mi piaccia non invalida tutto il resto... Io chiaramente sono uno severo però diversi progetti suoi li trovo davvero originali e ben fatti.

 

 

C'è speranza anche per te.

E comunque Nude on Sand - col chitarrista - piaceva anche a me.


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#79 xtc

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    Gianfranco Marmoro

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Inviato 02 novembre 2018 - 19:07

 

trovo riduttivo il rigore ideologico che colloca la Holter come un ibrido tra pop e avanguardia, sostenere poi che le due cose nel caso della Holter stiano a malapena insieme è sintomo di un approccio incompleto alle opere dell'artista,

 

 

io ammetto di avere un approccio incompleto (sono lungi dall'aver sentito tutto di lei) ma l'ibrido tra i due mondi lo sento bene, quindi di sicuro lo sente anche paloz, che forse "drammatizza" il confine tra i suddetti mondi, ma diciamo che finchè l'invito a evitare gli schematismi rigidi arriva dai sostenitori di Julia è ancora lecita la posizione di chi tiene a distinguere le due cose.

 

Detto ciò, io qualche limite lo rilevo sul lato pop, nella fattispecie nella mancanza di groove (ok, lo so, questa è fascinata dal Medioevo e io cerco il groove; epperò nel pop una maniera meno rigida di approcciare la componente ritmica non guasterebbe) e in un suono che boh, forse è un po' troppo filtrato in studio, anche troppo "prodotto", al punto da suonare vagamente plasticoso.

Nel disco nuovo è però bello perdersi, l'evocazione del mondo fiabesco mi pare personale nei limiti del possibile (con questa fascinazione) e con un numero di difetti perdonabile alla luce dell'ambizione riposta in un lavoro che ha anche picchi non da poco.

 

HAI perfettamente ragione sull'ibridazione tra generi, ma come poi noti giustamente del pop manca qualcosa, ed è quel qualcosa che fa la differenza tra Julia e le altre, quel quid che permetterà alle sue opere di resistere all'inevitabile giudizio del tempo 


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#80 slothrop

slothrop

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Inviato 02 novembre 2018 - 19:12

 

 

trovo riduttivo il rigore ideologico che colloca la Holter come un ibrido tra pop e avanguardia, sostenere poi che le due cose nel caso della Holter stiano a malapena insieme è sintomo di un approccio incompleto alle opere dell'artista,

 

 

io ammetto di avere un approccio incompleto (sono lungi dall'aver sentito tutto di lei) ma l'ibrido tra i due mondi lo sento bene, quindi di sicuro lo sente anche paloz, che forse "drammatizza" il confine tra i suddetti mondi, ma diciamo che finchè l'invito a evitare gli schematismi rigidi arriva dai sostenitori di Julia è ancora lecita la posizione di chi tiene a distinguere le due cose.

 

Detto ciò, io qualche limite lo rilevo sul lato pop, nella fattispecie nella mancanza di groove (ok, lo so, questa è fascinata dal Medioevo e io cerco il groove; epperò nel pop una maniera meno rigida di approcciare la componente ritmica non guasterebbe) e in un suono che boh, forse è un po' troppo filtrato in studio, anche troppo "prodotto", al punto da suonare vagamente plasticoso.

Nel disco nuovo è però bello perdersi, l'evocazione del mondo fiabesco mi pare personale nei limiti del possibile (con questa fascinazione) e con un numero di difetti perdonabile alla luce dell'ambizione riposta in un lavoro che ha anche picchi non da poco.

 

HAI perfettamente ragione sull'ibridazione tra generi, ma come poi noti giustamente del pop manca qualcosa, ed è quel qualcosa che fa la differenza tra Julia e le altre, quel quid che permetterà alle sue opere di resistere all'inevitabile giudizio del tempo 

 

 

 

E' una tesi molto forte e vagamente insolita, interessante. Dico insolita perchè a me spesso capita di pensare che i dischi "di canzoni" alla fine siano quelli che restano di più. Solo una minima parte, ovviamente, ma alla fine tra i dischi che considero "classici" quelli di canzoni sono in maggioranza. Però tu non hai detto "canzoni" ma hai detto "pop", e quando si parla di "pop" talvolta lo si fa proprio per sottolineare una certa qual modaiolità dell'ambito, che appunto nutrendosi molto di "presente" (e cercando di vendersi al presente) spesso fa compromessi forti con i suoni in voga e poi invecchia precocemente.

Ecco, con la Holter non saprei dire quanta moda c'è nel suo sound. Come ho già detto non mi piace da matti, ma farei fatica a trovarci della moda, detto che l'eccesso produttivo è una caratteristica dei nostri giorni, questo sì.


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