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Sul Presente Ci Scatarro Su: Ovvero Quanto Era Figo Il Cinema Muto


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65 replies to this topic

#41 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 17 ottobre 2018 - 15:57

http://www.progetto-.../il-cinema-muto


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#42 Tom

Tom

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Inviato 18 ottobre 2018 - 09:04

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1922 Salomé

di Charles Bryant con Alla Nazimova

 

L'ho visto perche' consigliato da youtube senza sapere cosa fosse. Reperto di cinema liberty, non solo per via delle scenografie, ma anche per le pose degli attori, perennemente in pose “decorative”. Ora, confesso la mia ignoranza e perdonatemi l'indelicatezza, ma dopo un quarto d'ora che lo stavo guardando mi e' venuto da pensare “ma perche' sembrano tutti ricchioni in questo film?” ashd

E in effetti andando a leggerne la storia ho scoperto che e' un incredibile oggetto di cinema “gay”. La protagonista Alla Nazimova (di ovvie origini russe) oggi e' totalmente dimenticata, ma all'epoca era una diva talmente famosa e potente che, non solo non faceva mistero del suo lesbismo, ma riusciva ad imporre agli studios un film come questo, girato con attori e cast tecnico interamente gay, il tutto in onore ovviamente di Oscar Wilde.

 

Film dunque talmente folle di cui mi piacerebbe dire un gran bene, ma onestamente al di la' di un certo fascino camp non e' un film di facile digestione. La regia e' staticissima, imprigionata nella teatralita' della scena (il tutto si svolge in un unico set) e onestamente tanto i costumi che la recitazione si inabissano spesso e volentieri nel ridicolo involontario. Funzionano davvero solo la bella sequenza del ballo di Salome' e l'allucinato simbolisimo del bacio alla testa mozzata del Battista.

 

Ma sopratutto funziona la Nazimova, profilino e fisichetto da ballerina ancora oggi modernissimi, mezza nuda per quasi tutto il film, credibilissima a 43 anni (non ci credevo quando ho fatto il conto) nella parte della ninfetta seduttrice e spietata. In effetti dalle foto sembra davvero l'incarnazione vivente delle figure femminili dell'art noveau. Pare abbia ispirato Debbie Harry e Lady Gaga...

 

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#43 Eugene's Axe

Eugene's Axe

    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 18 ottobre 2018 - 09:22

Il Cavallo di Ferro di John Ford, capolavorone.
Il pensionante di Hitchcock capolavorone.
Anche i film ipermassacrati di Von Stroheim hanno un enorme fascino.

E, nonostante tutto, a me piace anche Nascita di una nazione...
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Arcinemico della parola CRINGE

#44 Tom

Tom

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Inviato 19 ottobre 2018 - 08:24

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Dato che leggevo avrebbe dovuto contenere elementi di mystery e suspense (addirittura una didascalia all'inizio chiede agli spettatori di non rivelare agli amici il finale del film), ho provato a vedere One Exciting Night del '22 di Griffith, che naturalmente tutti noi “adoriamo come se fosse nostro padre”. Onestamente non ce l'ho fatta. A parte che per quel che ho retto e' un melenso melodrammone con orfanella ereditiera tagliato con l'accetta, l'ho trovato proprio “antichissimo” rispetto agli altri film che sto vedendo. Infarcito fino allo sfinimento di didascalie grondanti retorica, narrativamente pedantissimo, con inquadrature sciattamente teatreali e statiche, recitazione da filodrammatica. E poi, si', razzista da far schifo: passino ancora le macchiette “negre” fatte da attori neri, ma gli attori bianchi con la faccia pitturata che fanno i negri scemi no, dai. Insomma, boh, forse ho beccato il film sbagliato, ma mi ha dato l'idea di un cinema gia' allora superatissimo, con gente come Lang e Murnau (ma anche un regista medio come il Worlsely, quello che faceva i film con Lon Chaney) che gia' praticamente facevano un cinema moderno e "il padre del cinema americano" Griffith rimasto all'800.


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#45 Eugene's Axe

Eugene's Axe

    Sporco Lennoniano Fanatico [(C) BillyBud]

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Inviato 19 ottobre 2018 - 15:43

Guardando i film di Ford (ad esempio ora Sentieri Selvaggi) si vede sùbito l'imprinting datogli dal cinema muto in cui si era fatto le ossa. Molte sequenze quasi non avrebbero bisogno di dialogo. Nello stesso tempo sa usare in modo intelligente il sonoro.


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Arcinemico della parola CRINGE

#46 Tom

Tom

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Inviato 22 ottobre 2018 - 06:37

1922, de paura.

 

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Nosferatu Wilhelm Murnau
Eccomi al mega-classicone che di solito ha visto anche chi non ama il muto. L'avevo visto da ragazzo e ammetto che mi aveva un po' deluso, perche' avevo ancora il cervello occupato dall'ipnotico rifacimento di Herzog e soprattutto perche' - me ne rendo conto rivedendolo - ero rimasto disorientato dal miscuglio di stili messi in scena da Murnau. Il film parte ghignando, carico di ironia grottesca come una favola dei fratelli Grimm, con il protagonista che fa lo scemo come in una farsa anticipando praticamente di 45 anni la parodia di Polanski. Nella parte in Transilvania diventa un esempio di cinema surreale che mischia varie tecniche di ripresa come (e ridagli) in un film di Lynch, tipo l'uso straniante del passo uno. Nelle scene del viaggio del veliero diventa un film poetico, in cui Muranu alterna quasi per libera associazione scene e immagini di varia natura (anche scientifiche) per descrivere “musicalmente” l'avvento del Male. Tutta la parte del vampiro in citta' e' una plumbea cronaca della peste, senza quasi piu' nulla di ironico e fantastico. Il triste epilogo e' infine intriso di simbolismo malinconico e decadente. Il Nosferatu di Schreck e' ancora adesso una figura sinistra e repulsiva, posso solo immaginare il panico che doveva creare allora in sequenze tutt'oggi inquietanti, come la sua prima apparizione notturna o quella in cui si alza dalla bara sulla nave. Semplificandola Murnau rendeva piu' coerente e simmetrica la storia di Stoker. Significativa l'eliminazione di ogni antagonisto positivo. E va beh, CAPOLAVORONE tutto maiusclo. Ovvio.

Anche se storicamente esatta, non mi convince l'edizione pur ottimamente resaturata con le scene virate con colori molto accesi, mi sembra che le immagini ne escano appiattite e troppo “moderne”: per me meglio togliere il colore e aumentare il contrasto vedendoselo in un piu' classico b/n.

 

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Dr. Mabuse Fritz Lang
Avevo visto i due sequel sonori dello stesso Lang, ma mai il film madre del '22. Il titolo del topic e' una stronzata ironica, ma mai come in questo caso lo si potrebbe prendere seriamente. Madonna, che figata di film. Madonna, che regista della madonna Lang. Un fantastico kolossal "nero", che mescola surrealismo, espressionismo e feuilleton, senza essere esattamente nessuna delle tre cose. Ancora oggi un'appassionante e divertente sarabanda di intrighi, omicidi, travestimenti, ipnotismo, allucinazioni, inseguimenti, attentati, botole segrete e vicoli scuri. Quattro ore e mezza divise in due film che passano via come niente, e che si trovano su youtube magnificamente restaurati e con colonna sonora adeguata. Vedendolo mi sono accorto come il sinistro dottor Mabuse, fratello minore di Fantomas, abbia avuto un'enorme influenza sulla cultura pop italiana vintage, se si tiene conto che da lui discendono direttamente Diabolik e tutti gli anti-eroi del fumetto nero italiano, ma pure il Mefisto di Tex. Vedere, come molti hanno fatto, nell'ipnotista malvagio Mabuse un'ombra e una profezia di Hitler che “ipnotizzera'” il popolo tedesco mi pare forzato, ma il film e' politicamente di una lucidita' sinistra nel dipingere la decadenza intontita della Repubblica di Weimar, incapace di vedere il Male che stava covando.

 

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Häxan Benjamin Christensen
Non so se anticipandomene la sua natura di "lezione inquietante", piu' ancora che di documentario, mi avete messo nel giusta predisposizione per vederlo o... mi avete fatto lo spoiler! A proposito di isterie moderne. Beh, insomma: impressionante. Al di la' dei dettagli crudi e scabrosi che colpiscono ancora oggi (che esperienza sconvolgente doveva essere vederlo allora?), e' proprio un pezzo di cinema sinistro e inquietante, che mescola sincera denuncia e spirito di ricerca con un certo sensazionalismo e un gusto anche crudele nel mettere in scena cose raccapriccianti e ingiustizie varie. Sembra di entrare in una stanza delle meraviglie, o di sfogliare un tomo impolverato sulla stregoneria, o di assistere a una lezione tenuta da un docente un po' sadico. Lo spirito freak del film pulsa ancora oggi, con i violenti scarti di registro tra rigore documentario, fantasia sfrenata, dramma cupissimo, ironia, pieta' e cinismo. Il gusto surreale della messa in scena fantastica e' modernissimo, coi sabba e le fantasie medievali che dovrebbero fare ancora da lezione su come si mette in scena un universo "fantasy".

 

Su youtube si trova restaurato e con uno splendido commento musicale. Ma anche in questo caso ho trovato fastidioso il viraggio, che immerge quasi tutto in una specie di appiattente gelatina rossa. Molto meglio il b/n.
 

Non scherzo: una metà buona di minutaggio sono didascalie, mai visto niente del genere in nessun altro film muto.


John, senza polemica, non so se eri preso male o hai visto una qualche copia montata in modo diverso da quella che ho visto io, ma a me nelle parti recitate le didascalie sono sembrate addirittura meno della norma. E poi, film bigotto: se mai il film e' fin troppo sbilanciato e virulento nel denunciarlo e condannarlo il bigottismo (cattolico). Non e' un film privo di difetti, c'e' qualche argomento buttato li' in modo sgangherato e la parte sull'inquisizione e' tirata troppo per le lunghe, ma non mi pare siano quelli che dici tu.
 

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The Headless Horseman Edward D. Venturini
Per quel che ricordo una versione molto fedele al classico La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving. Film che non ha nulla di horror o anche solo di fantastico, ma e' una commedia di costume ancora piuttosto divertente, tutta giocata sul colore storico e il folklore, dove si prende bonariamente per il sedere tanto la grossolanita' dei campagnoli quanto la pusillanimita' dei cittadini. Particolare curioso per noi moderni: e' il cattivo bullo alla fine a vivere per sempre felice e contento alla faccia del buono bullizzato. Il povero Ichabod Crane e' interpretato comicamente da Will Rogers, attore-cowboy di discendenza indiana all'epoca di fama mostruosa (veniva tenuto in conto anche come influencer politico), specializzato nella parte del bonaccione americano. Film arrivato a noi in condizioni abbastanza pietose a giudicare dalle versioni al limite del guardabile che si trovano in rete, pur derivanti da dvd.

La storia del cavaliere senza testa di Sleepy Hollow mi ha sempre affascinato fin da bambino, a causa del celebre corto animato della Disney, ma soprattutto, per i pochi che se lo ricorderanno, del film tv dei primi anni 80 con Jeff Goldblum. Mi piacerebbe rivederlo...
 

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A Blind Bargain film perduto di Wallace Worsley
Ahime', a questo giro il film perduto e' quello dell'affiatata e prolifica coppia Worsley - Chaney. E aveva tutta l'aria di essere uno dei loro melodrammi dark piu' interessanti e sinistri, con questo scienziato pazzo intenzionato a dimostrare la teorie evoluzioniste procedendo al contrario, cioe' trasformando uomini in scimmie. Si puo' immaginare che spettacolo fosse Chaney nella doppia parte del mad doctor e del servo-scimmia, che alla fine si sacrificava per amore uccidendo il proprio padrone.


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#47 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 23 ottobre 2018 - 09:08

Mi rincuori su Haxan, dopo i post di John Trent pensavo di aver visto altro film asd


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#48 piersa

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    Megalo-Man

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Inviato 23 ottobre 2018 - 10:04

Che bello 'sto 3d.

Guardare e scrivere di cinema mutino mi dà pace interiore; dopo Meliès, tra qualche giorno arriva The Great Train Robbery, una roba che interessa a pochi, ma sono i pochi di cui importarsene. Love.


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#49 John Trent

John Trent

    Genio incomprensibile

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Inviato 24 ottobre 2018 - 04:13

Ho già anticipato a Tom che riguardero' Haxan perché adesso mi viene il dubbio di avere una qualche demenza neurodegenerativa.
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#50 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 24 ottobre 2018 - 07:07

asd


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#51 piersa

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    Megalo-Man

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Inviato 30 ottobre 2018 - 12:26

vi segnalo la PM al film di Porter.

 

Vi segnalo anche due link:

 

una cavalcata di 3 ore con il cinema di Emile Cohl

https://www.youtube....h?v=dNDIh3Z95X4

 

e questo archivio messo online dalla CIA, ma troppo ricco per tenerlo alla larga:

 

https://archive.org/


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#52 Tom

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Inviato 09 novembre 2018 - 22:13

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1923 The Hunchback of Notre Dame di Wallace Worsley
L'affiatatissima coppia Cheney - Worlsley stavolta alle prese con un classicone del feuilleton in formato kolossal. L'inizio e' un po' macchinoso e lento, ma poi esplode diventando un thriller-melo' appassionante, che non lesina in crudezze e torture, e che culmina con il fantastico assedio di Notre Dame. Dimenticate il gobbo dagli occhioni azzurri e il ciuffo da Beverly Hills della Disney, il Quasimodo di un esaltato ed esaltante Chaney e' un freak repellente e deforme, dalle movenze scimmiesche e dall'intelligenza limitata, uno struggente antenato di Elephant Man, ma molto piu' incazzoso, e che almeno si toglie la soddisfazione di far fuori un bel po' di gente. Impossibile non commuoversi nel finale e celeberrima, poi ripresa varie volte, la sequenza in cui gioca con le campane come un bambino. Notevole anche l'esile Patsy Ruth Miller nella parte di una zingara Esmeralda quasi adolescente, mix di innocenza e malizia. Film poco gotico, nonostante l'ambientazione, e' un medioevo grottesco piu' alla Bruegel.

Chaney vero idolo. Con lui, sempre del 1923, e' andato perduto While Paris Sleeps di Maurice Tourneur, che sulla carta ha una trama onestamente un po' da polpettone, ma pare avesse momenti da grand guignol.

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1923 Schatten - Eine nächtliche Halluzination di Arthur Robison
Film espressionista tedesco, anche se il regista e' di orgini americane. Un film muto senza parole. Nel senso e' del tutto privo di scritte: non solo e' privo di didascalie di dialogo (caso raro, per quanto non isolato), ma non ci sono neanche i titoli di testa, con all'inizio gli attori che si presentano in scena come a teatro, e la tipica suddivisione in capitoli del cinema tedesco che viene scandita dall'ombra di una mano che con le dita indica il numero del capitolo. La storia e' quella di un nobile, geloso ma imbelle, che invita a cena quattro amici i quali corteggiano la moglie parecchio civetta. Infiltratosi alla cena un misterioso artista di strada specializzato in ombre cinesi ipnotizza tutti quanti e mostra come la tensione erotica potrebbe finire in tragedia. Tragicommedia nera, popolata da personaggi grotteschi e antipatici, dove alla fine illusione e realta' si mescolano. Il continuo uso delle ombre crea curiosi cortocircuiti con il rappesentabile per la censura dell'epoca. Ad esempio, in una scena a causa di un gioco di ombre al marito sembra di vedere la moglie che viene palpata e accarezzata dagli amici: lo spettatore sa che che e' un'illusione, ma allo stesso tempo vede anche lui il malizioso gioco d'ombre, che immagino per l'epoca fosse una visione parecchio piccante. Al di la' dei giochi con le ombre un film comunque esplicito, una stramberia misantropa che potrebbe piacere a un, chessò, Polanski. Va da se' che la morale finale e' piuttosto maschilista.
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#53 Tom

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Inviato 18 novembre 2018 - 10:43

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1924 Peter Pan di Herbert Brenon
Adorabile e sorprendentemente ancora godibilissima prima versione "moderna" del celebre personaggio di Barrie. Basato sulla versione teatrale, diviso in tre atti corrispondenti a tre ambientazioni: la camera dei bambini, la caverna dei bambini perduti e la nave dei pirati. Pur ovviamente ridotti al minimo indispensabile e assecondando la natura infantile dell'opera gli effetti speciali sono ancora efficaci: Campanellino in particolare sembra uscita da un film degli anni 80, ma spassosissimi anche la cagnona-tata e il coccodrillo-orologio. L'atmosfera e' un po' da film dei Muppet, per dire.
 
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Trattandosi di un film di 95 anni fa straripano i buoni sentimenti a favore di famiglia, pace domestica e mamme (che fossero tutte come quella del film...), ma conditi con tanta sana ironia e non pochi tocchi crudeli. Comunque il tutto si conclude con Peter Pan che rifiuta di integrarsi in una famiglia perche' non vuole crescere e andare a scuola, ma soprattutto e' inorridito all'idea di poter diventare il Presidente degli Stati Uniti! ^_^ (Si', un'opera simbolo di inglesita' come PP viene americanizzata, con tanto di bandiera a stelle e strisce che sventola al posto di quella dei pirati dopo la vittoria su Uncino.)    
 
Com'era da tradizione teatrale dell'epoca Peter Pan era interpretato da ragazze efebiche, di cui comunque non veniva mai nascosta la femminilita'. Con gli occhi youpornosi di oggi diventano quindi parecchio maliziose tutte le scene di sbaciucchiamenti e coccole tra Peter Pan, Wendy e l'indianina.
 
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:eyebrows:
 
Le attrici erano tutte maggiorenni, comunque. ashd
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#54 Tom

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Inviato 02 dicembre 2018 - 12:50

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1925 The Phantom of the Opera di Rupert Julian
Tra tutti i mostri classici il Fantasma dell'Opera e' quello che non mi ha mai detto quasi nulla (se non nella variante glam e moderna di De Palma), del resto e' l'unico a cui il cinema non e' mai riuscito a dare un'iconografia subito riconoscibile. Ma non avevo mai visto 'sto capolavorone qua, che leggo essere il piu' fedele al romanzo di Leroux. Storia quindi di passaggi segreti, ombre, trabocchetti, omicidi, stragi, ma soprattutto storia di un'ossessione e NON una storia d'amore; elemento invece sempre presente in tutte le versioni sonore, persino in quella del solitamente anaffettivo Argento. Il fantasmone qua e' uno stalker non un freak innamorato, e la tipa (notevolissima) col cavolo che ne e' attratta. Visivamente un film ancora oggi impressionante, le imponenti scenografie trasmettono il fascino del teatro come un mondo a parte, e vorrei essere stato la' nel 1925 a vedere l'effetto che doveva fare la fantasmagorica sequenza a colori del ballo mascherato, con il Fantasma che si presenta come la Morte Rossa di Poe.

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Chaney, che come una mega-star fa attendere la sua entrata in scena per un terzo del film, e' ovviamente gigantesco. La sequenza tesissima in cui la cantante gli leva la maschera e' ancora oggi inquietante, con il celebre stacco di montaggio che cambiava il punto di vista e sbatteva in faccia allo spettatore il volto deturpato del Fantasma, doveva essere puro terrore per lo spettatore dell'epoca. Ma meriterebbe di essere ricordato anche l'epico finale in cui il Fantasma si prende gioco della folla che lo sta per linciare e muore sghignazzando.

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Davvero, nonostante la fama (forse piu' della maschera di Chaney che del film), non pensavo fosse cosi' bello. A questo punto anche troppo poco citato tra i classici del genere.
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#55 Tom

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Inviato 14 dicembre 2018 - 09:57

*
POPOLARE

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1924 Die Nibelungen: Siegfried / Kriemhilds Rache Fritz Lang
Come faccio a scrivere di quanto mi ha esaltato un film del genere senza sembrare un hipster che si esalta per i film "vecchi" per posa? Come si fa a dare l'idea della forza narrativa ancora intatta, della spettacolarita' delle scenografie e persino della piena godibilita' degli effetti speciali artigianali? Come si fa a scrivere, senza sembrare uno snob all'ultimo stadio, che un "fantasy" di quasi cent'anni fa atterrisce stilisticamente tutti i peterjackson del mondo con una messa in scena di potenza (pre-)kubrickiana, dove ogni inquadratura e' magia d'atmosfera e quadro da incorniciare?
 
In tempi remoti avevo visto il primo dei due film, che racconta l'ascesa e l'uccisione di Sigfrido: gia' di suo un capolavorissimo del racconto fantastico, tra invenzioni visive geniali e, sotto il tono cerimoniale e la raffinatezza delle inquadrature, una palpabile ironia grottesca. Ma il secondo, cupissimo, capitolo va oltre: nel raccontare della vedova Crimilde che si vendica dei suoi fratelli per la morte di Sigfrido, diventa una tragedia funerea di un'epicita' ancora pazzesca. Mai attori avvolti in lunghi mantelli sono stati cosi' affascinanti e carismatici, e l'ora finale tutta assedio, massacro e ammazzamenti e' roba che sembra il Kurosawa di trent'anni dopo.
 
Toh, la faccio veramente una considerazione da snob: quattro ore e mezzo di film che annichiliscono tutto il Trono di Spade nella sua incarnazione televisiva. Ad esempio, la Clark biondo-parruccata che va sposa a Momoa e' chiaramente la versione moderna di Crimilde che sposa il re deforme degli unni per portare a compimento la sua vendetta, ma basterebbe la potenza epica della sequenza di Crimilde che arriva al campo unno e atterrisce il re barbaro con la sua regalita' per stabilire chi, come Lang, sa dare solennita' al racconto e chi neanche sa di doversi porre il problema se una solennita' debba esserci o meno.
 
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Film molto amato da Hitler, tanto che nel '33 Goebbels in persona tento' di arruolare Lang nonostante fosse di madre ebrea e "M - Il mostro di Dusseldorf" avesse fatto infuriare i nazisti. Il regista per tutta risposta fece in fretta e furia le valigie e si autoesilio' in Francia e poi in America, dove giro' film anti-nazisti.
Verrebbe da dire che l'approvazione nazista e' incomprensibile. Lang non nasconde mai una sottile antipatia per il superuomo biondo Sigfrido e la sua disumana superiorita' (la celebre uccisione del drago e' mostrata come l'omicidio gratuito di un simpatico bestione che si faceva i cazzi suoi), mentre di contro mostra sempre l'umana fragilita' e i chiaroscuri dei suoi assassini, mai davvero "cattivi". Pure gli unni sporchi e goblineschi sembrano essergli piu' simpatici degli ariani nibelunghi. Ma soprattutto e' una storia di una tristezza cosmica, dove tutti sono perdenti, vittime dei loro rimorsi e spaventati dal loro ruolo, quindi niente di piu' lontano dalla forza della volonta' e dall'esaltazione nazista.
Ma, purtroppo, si capisce bene invece la fascinazione hitleriana per la pulsione di morte che si avverte in tutta la seconda parte della storia. Pulsione incarnata nel personaggio di Crimilde, vera protagonista della saga e personaggio femminile come pochi, tragico nella sua ossessione vendicativa e auto-distruttrice (a cui sacrifica senza quasi battere ciglio pure il figlio neonato), eppure maestosamente magnetico. Vengono i brividi a vedere l'assedio e l'incendio finale del film e pensare a Berlino bombardata e a quel bunker.
Parafrasando il poeta, dai diamanti non nascono i fior, ma ogni tanto escono gli stronzi.


  • 14

#56 Stephen

Stephen

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Inviato 14 dicembre 2018 - 11:58

Dopo leggo tutto anche perché scorgo interessantissimi spunti, ma Notre-dame de Paris non è un feuilleton!
  • 0

E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#57 William Blake

William Blake

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Inviato 14 dicembre 2018 - 13:10

Tom, mi hai fatto venire una voglia bestiale di vederlo. È l'ultimo classico muto di Lang che mi manca: visione natalizia assicurata.
  • 0
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#58 Stephen

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    Wannabe the Night Meister

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Inviato 14 dicembre 2018 - 13:50

Ma per la musica come si fa? È pensato per Wagner?


  • 0

E un passo di quella danza era costituito dal tocco più leggero che si potesse immaginare sull'interruttore, quel tanto che bastava a cambiare...

... adesso

e la sua voce il grido di un uccello

sconosciuto,

3Jane che rispondeva con una canzone, tre

note, alte e pure.

Un vero nome.


#59 Tom

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Inviato 14 dicembre 2018 - 14:00

Lo score originale, che mescola pezzi originali del compositore di fiducia di Lang Gottfried Huppertz e pezzi di Wagner, e' stupendo.

 

Su "Notre-dame" c'hai ragione. Manco uscito prima a dispense come si usava allora, vedo.


  • 0

#60 Tom

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Inviato 17 dicembre 2018 - 23:56

Dopo il Peter Pan per pervertiti e i Nibelunghi nazisti, altra roba del 1924 "fantasy".

 

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The Thief of Bagdad Raoul Walsh
Celebre classicone che avevo avuto la fortuna di vedere al cinema qualcosa come 25 anni fa, anche se ero abbastanza fumato, mi sa. Opera che cristalizzo' nell'immaginaro collettivo il genere esotico: un orientalismo da Mille e una notte con un pizzico di erotismo, a base di principesse velate con veli che velano poco circondate da schiave mezze nude; qui risalta il corpicino poco vestito di Anna May Wong, prima e per molti anni unica attrice cinese di una certa fama nel cinema USA. Ecco, questo film non posso dire che non sia per molti versi datato. Non nelle scenografie da kolossal, ancora spettacolari, ne' nel tono da favola fuori dal tempo, ma sicuramente  nell'approccio naif degli effetti speciali e nella recitazione, anche se Fairbanks e' ancora uno spasso e incarna alla perfezione il tipico eroe anarchico del grandissimo Walsh. Ma e' un datato che antichizza e impreziosisce, non invecchia. Commuove quasi, oggi, vedere un senso della meraviglia messo su schermo in modo cosi' diretto e sorridente. La seconda parte, piu' fantastica (dopo una prima parte piu' comica e romantica), e' quasi ipnotica nella sua atmosfera sognante. Dopo un po' anche il piu' cinico degli spettatori modeni finisce per restare incantato davanti a tappeti volanti e mantelli che trasformano in vortici invisibili. Inimmaginabile l'effetto che doveva fare allora, infatti segno' intere generazioni di spettatori, tanto che la sua influenza nel cinema fantastico-avventuroso arrivera' fino a Indiana Jones e Myazaki. 

 

Diciasette anni dopo il remake a colori (solo nominativo, dato che racconta tutta un'altra storia) di Powell e Pressburger sara' un altro capolavoro, anche piu' fantasmagorico sul piano delle invenzioni fantastiche, ma perdera' qualcosa in spirito gagliardo e ironia, sembrando tutto sommato piu' infantile. 

 

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Das Wachsfigurenkabinett (Il gabinetto delle figure di cera) Paul Leni
Altra perla dell'espressionismo crucco. Degna di un Terry Gilliam la cornice narrativa: uno scrittorucolo si reca nello scalcinato museo delle cere di un luna park e (piu' che altro per fare il filo alla bella figlia del padrone) accetta di scrivere tre racconti per pubblicizzare tre delle statute: lo sceicco ciccione Harun al-Rashid, Ivan il terribile e Jack lo squartatore. Cosi', mescolando con ironia e abilita' meta-narrazione e generi cinematografici, vengono messi in scena un primo racconto semi-comico e sorprendentemente boccacesco, in un buffo oriente da Mille e una notte, ma con poche magie e molta gente arrapata, un secondo che e' invece un cupissimo racconto in una Russia da incubo, praticamente un horror, con un grandissimo Conrad Veidt (vedi anche sotto) che fa un Ivan il terribile allucinato e vampiresco, e un terzo che e' un sorprendente epilogo onirico girato in stile semi-sperimentale in cui il narratore addormentatosi sogna di essere perseguitato da Jack lo squartore. Un quarto episodio dedicato al'immaginario brigante italiano Rinaldo Rinaldini, di cui pure vediamo la statua, non venne girato per questioni di budget. Cinema - luna park divertente e inquietante.

 

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Orlac's Hände / Le mani dell'altro Robert Wiene
Il titolo italiano per una volta e' piu' centrato di quello originale, laddove in effetti il senso della storia sta proprio nel fatto che le mani NON siano quelle del protagonista Orlac, un pianista rimasto menomato in un incidente ferroviario a cui trapiantano le mani di un assassino. Ancora espressionismo tetesco a palla, in un film non molto quotato mi sembra, che per me merita una riscoperta. Dopo "Il gabinetto del dottor Caligari" torna la coppia Wiene e Conrad Veidt. Non siamo a quei livelli, pero' e' un altra opera da lustrarsi gli occhi. Peccato solo per la risoluzione finale da giallaccio di serie B, che toglie fascino a uno spettacolo fin li' notevole. La deformazione della realta' non e' ottenuta attraverso scenografie teatrali, ma attraverso luci (poche) e ombre (tante) che trasformano ambienti reali in un "teatro" onirico. La recitazione ieratica e sonnambolica di tutto il cast, con al centro il solito spiritatissimo Veidt, crea un'atmosfera angosciosa e claustrofobica, oggi si direbbe kafkiana piu' ancora che gotica. Per l'ennesima volta il tono allucinato e straniante non puo' non far venire in mente un paragone con il cinema di Lynch.

 

La versione che si trova su youtube, ben restaurata e con un azzeccatissimo commento musicale, e' 20 minuti piu' lunga della durata ufficiale del film. In effetti alcune parti sembrano durare piu' del dovuto, come la sequenza iniziale dell'incidente ferroviario, anche se visivamente e' una scena straordinariamete moderna, con tanto di flares light e cinepresa immersa nel caos.

 

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Figo eh? Beh, il film parla di tutt'altro.

 

Aelita: Queen of Mars Jakov Aleksandrovič Protazanov
Mettersi a guardare il famoso primo film di fantascienza sovietico e scoprire che per un'ora abbondante di film su 80 minuti di durata generale e' un drammino realista e di propaganda, a base di equivoci e gelosie, praticamente una soap proletaria nella Russia gioiosamete post-rivoluzione. E quando alla fine i nostri comunisti volano su Marte e arriva la fantascienza e' tutto un ridicolo e trafelato teatrino futurista. C'e' da dire che, come in un fim moderno, c'e' un colpo di scena finale che permette di rileggere il film in un'ottica piu' sensata. E sospetto una certa ironia di fondo che rende il ridicolo non troppo involontario. Ma 'nsomma. Diciamo che almeno la propaganda ai tempi di Lenin era meno cerebrolesa di quella ai tempi di Stalin e come documento storico va giu' anche bene. Ma visto come film di fantascenza e' una gran sòla.

 

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Figo pure questo, eh? E invece no.

 

Dante's Inferno Henry Otto
Film difficilmente giudicabile visto lo stato delle copie che si trovano in giro. Un affarista carognone riceve in regalo l'Inferno di Dante e leggendolo scopre quello che lo aspetta. Specie di "Canto di Natale" senza redenzione finale, con la messa in scena dell'Inferno dantesco al posto delle visioni degli spiriti del natale. Passi che l'opera di Dante sia ridotta a un bigino scolastico recitato da attori da filodrammatica, ma non ce la si fa proprio a reggere la monotonia di un film di un'ora in cui per meta' del tempo si vede Virgilio che indica cose fuori campo a un Dante con la faccia da pirla in mezzo a un profluvio di didascalie. Le scenografie infernali non devono essere costate poco per l'epoca e alcuni "quadri" devono essere stati anche spettacolari (vedi la foto qui sopra), ma e' comunque tutto troppo statico e pedante per andare al di la' della semplice e decisamente pallosa curiosita'.


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