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Il Groove Giapponese


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31 replies to this topic

#21 slothrop

slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 12:34

Mai sentito parlare né mai letto di tale Cilio fino a oggi. Eppure non credo di essere di primissimo pelo.

Cosa mi sono perso?

 

 

Luciano Cilio era un compositore minimalista campano morto giovane, che in vita pubblicò un unico disco, riscoperto negli anni '90 e osannato anche da gente tipo Jim O'Rourke. Classico esempio di culto postumo meritorio, che però impatta su siti come Rym, frequentati 1) da nerd; 2) da gente giovane, che per esempio se parliamo del country pensa che Townes Van Zandt sia 100 volte più famoso di Kris Kristofferson, mentre all'epoca fu l'inverso (esempio non casuale perchè sono artisti che hanno alcune affinità).

La fama è un concetto altalenante, così Cilio era sconosciuto nei '70 ed è diventato un cult negli anni '90 e '00. Il fatto che inevitabilmente a compilare classifiche di gradimento siano i nerd va a tutto vantaggio dei musicisti di culto.

Una delle presumibili ragioni per le quali Gozer dà molta importanza alle classifiche mainstream è proprio il bilanciare le altre classifiche. L'esempio dei Massimo Volume è lampante. Se uno prende le liste di gradimento di Rym come liste di "popolarità storica" fa un errore macroscopico.

 

Dopo di che è una cosa che con lui abbiamo discusso spesso e non vorrei entrare nel merito della diatriba con Life, al quale non si può non riconoscere di aver centrato efficemente il punto con l'esempio delle deleterie ABK48. E' ovvio, come spiega bene Gozer, che ogni scena, ogni caso musicale va indagato con una moltitudine di approcci integrati. Si tenga conto che sia le classifiche "critiche" che quelle di vendita sono fenomeni internettari. Le prime è autoevidente. Le seconde lo sono in modo più sottile, perchè ovviamente esistevano da ben prima (e spesso i "resoconti internettari" quasi le negano) ma sono cose comunque integrate nell'internet nella misura in cui la rete oggi ci mette a disposizione fonti pazzesche, dunque un mare di vecchie ed esotiche classifiche di vedita da tutto il mondo, e la wikipedia ad esempio imposta buona parte delle sue biografie di musicisti pop nipponici e star del country proprio con una minuziosa disamina dei loro riscontri di classifica; spesso non dicendo null'altro.

Cito queste due scene perchè sono fra quelle che mi interessano. Non di meno si tratta di mercati isterici e le classifiche hanno in generale il difetto di non segnalare i long seller, cioè i dischi che magari non fanno il picco ma restano in classifica a lungo ed entrano nel dna del settore in questione, vedi il primo album dell'allora sconosciuto Kristofferson. Quindi anche la fossilizzazione sulle classifiche di vendita non solo dà visibilità anche a fenomeno musicali deleteri (e questo è ovvio) ma talvolta manca di evidenziare dischi importanti anche in termini di familiarità con il pubblico. Questo Gozer lo sa bene, lo segnalo agli altri, interessati alle metodologie di ricerca.

 

 

PS: pare che ai tempi di Beethoven il compositore più famoso al mondo fosse tale Hummel.


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#22 slothrop

slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 12:42

PPS: io Yosui Inoue l'ho scoperto un po' perchè Hosono c'ha suonato brevemente insieme e soprattutto attraverso un libro (americano) che raccontava il pop giapponese degli anni '70 e citava il suo terzo album spartiacque per le grandi vendite. Il libro aveva ovviamente un approccio storico, e non era un'hipsterata improvvisata. Detto ciò, io penso che Inoue abbia comunque una rilevanza, nella storia del pop giapponese, inferiore rispetto a gente come Yamashita, Hosono e i Magci Orchestrali, che hanno avuto carriere più lunghe e varie, oltre a esercitare influenze più marcate. Spicca comunque molto il fatto che di figure come Inoue e Yumi Arai (ma anche Eichii Ohtaki, Kenji Endo e Noboyasu Okabayashi) la critica hipster sia del tutto ignara.


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#23 Gozer

Gozer

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Inviato 24 ottobre 2019 - 14:05

Quindi anche la fossilizzazione sulle classifiche di vendita [...] talvolta manca di evidenziare dischi importanti anche in termini di familiarità con il pubblico. Questo Gozer lo sa bene, lo segnalo agli altri, interessati alle metodologie di ricerca.

Problema in realtà facilmente raggirabile (posto che hai sbagliato esempio secondo me: il primo album di Kristofferson sfiorò la top 40. All'inizio degli anni Settanta, per il disco country di un cantante al debutto, fu un gran risultato). Basta tenere d'occhio le certificazioni, che proseguono anche se un disco non risulta in classifica. Ovviamente anche le certificazioni vanno pesate e intrecciate con gli altri dati (di recente ci sono state grosse - e a mio avviso piuttosto fondate - polemiche riguardo a quelle degli Eagles negli USA). Il mio motto in sostanza è: tante fonti e comparazione. Non c'è altro modo per avere idea di come il mondo della musica si muova, o si sia mosso in passato.

[Riguardo ai fenomeni deleteri tipo le AKB48: lì si spera anche che uno abbia un minimo di raziocinio. Io uso le classifiche locali per scoprire i Buck-Tick, non le AKB48.]

 

 

PPS: io Yosui Inoue l'ho scoperto un po' perchè Hosono c'ha suonato brevemente insieme e soprattutto attraverso un libro (americano) che raccontava il pop giapponese degli anni '70 e citava il suo terzo album spartiacque per le grandi vendite. Il libro aveva ovviamente un approccio storico, e non era un'hipsterata improvvisata. Detto ciò, io penso che Inoue abbia comunque una rilevanza, nella storia del pop giapponese, inferiore rispetto a gente come Yamashita, Hosono e i Magci Orchestrali, che hanno avuto carriere più lunghe e varie, oltre a esercitare influenze più marcate. Spicca comunque molto il fatto che di figure come Inoue e Yumi Arai (ma anche Eichii Ohtaki, Kenji Endo e Noboyasu Okabayashi) la critica hipster sia del tutto ignara.

Mica vero. 

I suoi anni Settanta si spiegano da sé: un dominio imbarazzante, con una serie di dischi capaci di rimanere in classifica per anni e un cantautorato raffinatissimo e tecnologicamente avanzato.

Negli Ottanta un attimo di appannamento all'inizio, ma anche una furiosa attività dietro le quinte come autore per le nuove leve, e come talent scout (è lui a lanciare gli Anzen-Chitai, una delle più grandi band nella storia della musica giapponese). Oltre a ciò nel 1985 torna sugli scudi col best seller "9.5 carats", con arrangiamenti di Joe Hisaishi (anche qui ci vede lunghissimo: è la prima volta che Hisaishi lavora all'infuori del mondo accademico).

Negli anni Novanta ancora grandi hit, verso l'inizio, e poi nella seconda metà la collaborazione con la nuova stella dell'art rock locale, Tamio Okuda degli Unicorn, che lo fa tornare cool anche presso i più giovani. Insomma sono trent'anni sulla cresta dell'onda artistica e commerciale: non so se si possa dire lo stesso per la YMO.


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RYM ___ i contenuti

 

 "SOVIET SAM" un blog billizzimo

 

 

 


#24 slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 14:42

su Inoue, io lo conosco certo meno di te, ma possiamo dire con certezza che non ha avuto influenza estera, a differenza della Ymo, e che certo non può vantare l'eclettismo di Hosono e Sakamoto. Più legittimo il paragone con Yamashita, ma direi che come figura centrale del city-pop Yamashita ha creato "un suono" più di quanto l'abbia fatto Inoue, che a mio parere ha soprattutto dato "una sistemata e una 'sterzatina' in direzione della musica nazionale" alla proposta degli Happy End e in particolare di Ohtaki, che credo si possa considerare una sua influenza (anche se il primo Ohtaki solista vale molto meno di Inoue; seminale ma assai meno compiuto). Poi se vogliamo, come talent-scout Inoue collaborava con un ancora sconosciuto Kiyoshiro Imawano su alcune canzoni, quando gli RC Succession non li filava ancora nessuno (anche Inoue era agli inizi, ma il fiuto non gli difettava, evidentemente).

 

Su Hisaishi bisogna precisare che fuori dall'accademia (ma anche dal mainstream) nei primi '80 suonò sul secondo album del Mkwaku Ensemble, che oggi potrebbe riaffiorare sull'onda della riscoperta di Midori Takada.


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#25 slothrop

slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 14:49

ah, su Kristofferson. Anche qui di sicuro dici una cosa vera, ma abbastanza difficile da notare coi numeri. Molto più facile è vedere i piazzamenti subito alti degli album successivi, capitalizzati grazie alla bontà del primo disco, che però non è mai schizzato in vetta ma è rimastro a lungo in media fascia. L'esempio nasce solo dall'eventualità che qualcuno usi le classifiche in modo stupidotto e acritico. Certo che l'ostacolo è aggirabile, ma comincia a diventare complicato. Per cose di questo tipo un numero utile sarebbe quello delle vendite totali, che ad esempio vedrebbe svettare nel suo settore - NB: nel suo settore - un disco come "Spiderland" degli Slint.


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#26 Bara dei pupi

Bara dei pupi

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Inviato 24 ottobre 2019 - 15:24

 

Mai sentito parlare né mai letto di tale Cilio fino a oggi. Eppure non credo di essere di primissimo pelo.

Cosa mi sono perso?

 

 

Luciano Cilio era un compositore minimalista campano morto giovane, che in vita pubblicò un unico disco, riscoperto negli anni '90 e osannato anche da gente tipo Jim O'Rourke. Classico esempio di culto postumo meritorio, 

 

slot a livello di culto è sempre esistito; è difficile fare un paragone tra "fama negli anni 80" e fama sul web ma dubito che avere l'approvazione di Jim O'Rourke sia sinonimo di successo maggiore del passato (poco allora e poco oggi, ovvio)

 

6 mesi di gloria oggi non si negano a nessuno ma Cilio come musicista underground ha sempre avuto una certa importanza, anche prima dell'arrivo del web; insomma non è una invenzione del giro dei nuovi intellettuali da tastiera, ha radici più solide secondo me


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Spero che Ginger Baker sia morto senza vederlo.


#27 slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 15:25

altra questione metodologica che molti non considerano e che Gozer ha sfiorato dicendo che, ad esempio, i giapponesi non frequentano youtube.

 

La contestualizzazione della popolarità attestata da un sito, non è solo di ordine anagrafico (chi lo frequenta) e attualistico (quando e da quanto tempo è nato quel sito: aka quale epoca fotografa), ma anche geografico, nella misura di quanto la sua rappresentatività NON è internazionale.

Non è una questione peregrina in un'epoca in cui il dato della "misurabilità immediata" nfluenza in modo marcato le nostre percezioni.

Prendiamo youtube, sito ecumenico per eccellenza. Quasi nessuno considera che l'enorme utenza cinese non ha accesso a quel sito, mica roba da poco. E anche in Giappone youtube domina nello streaming video solo da pochi anni, perchè prima i nipponici viaggiavano su altre piattaforme come Niconico, oggi qualche posizione indietro rispetto a Youtube. Per il settore dello streaming musicale ad esempio line music supera tuttora Spotify in Giappone.


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#28 slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 18:47

 

 

Mai sentito parlare né mai letto di tale Cilio fino a oggi. Eppure non credo di essere di primissimo pelo.

Cosa mi sono perso?

 

 

Luciano Cilio era un compositore minimalista campano morto giovane, che in vita pubblicò un unico disco, riscoperto negli anni '90 e osannato anche da gente tipo Jim O'Rourke. Classico esempio di culto postumo meritorio, 

 

slot a livello di culto è sempre esistito; è difficile fare un paragone tra "fama negli anni 80" e fama sul web ma dubito che avere l'approvazione di Jim O'Rourke sia sinonimo di successo maggiore del passato (poco allora e poco oggi, ovvio)

 

6 mesi di gloria oggi non si negano a nessuno ma Cilio come musicista underground ha sempre avuto una certa importanza, anche prima dell'arrivo del web; insomma non è una invenzione del giro dei nuovi intellettuali da tastiera, ha radici più solide secondo me

 

 

 

non ho idea negli anni '80, io lo scoprii perchè ne parlava O'Rourke ed eravamo nel sostanziale pre-internet, direi fine '90. Non mi pare di aver detto che il "successo" di Cilio dipenda dalla rete, ma che siti come RYM agevolano l'emersione di musicisti di culto a scapito di musicisti ex famosi, che sono quelli in generale più bistrattati dalle logiche "dal basso" della rete.

Se la storia la fai fare solo agli storici, beh, quelli le classifiche di vendita devono guardarle per forza. Se la fai fare ai critici, beh, quelli qualche motivazione para-estetico-musicologica devono dartela. Se invece la storia la costruiamo tutti insieme dal basso, votanto su Rate Your Music, è ovvio che vien fuori una roba bizzarra, causa assenza di metodo. Infatti da RYM non viene fuori "la storia", ma la fotografia dell'orientamento collettivo di una specifica fascia di appassionati di musica in un dato arco temporale.


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#29 Bara dei pupi

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Inviato 24 ottobre 2019 - 19:34

no beh della storia mi interessa poco, da come hai scritto prima pareva che Cilio fosse uscito grazie a O'Rourke che è una tua esperienza personale ma non identifica il mondo; Cilio era uno che aveva inciso per la EMI e che era in ballo nell'universo Cramps, allora l'etichetta milanese (almeno all'inizio) più importante per la musica ai limiti tra l'undergound e il "commerciale intellettuale" (Finardi, Camerini, ecc), non solo artisti italiani tra l'altro, anche nomi sperimentali stranieri, a dimostrazione di una certa attitudine visionaria

 

era solo una specifica, del discorso della storia dico 0, ognuno si fa la sua ma spesso noto questa chiave di lettura per cui certi artisti importanti sono venuti fuori con il web (fine 90 siamo in piena diffusione), con Scaruffi, con O'Rourke, con NWW, con Cope, ecc ecc ecc, a livello di fama sotterranea (che è quella che continuano ad avere) esistevano già, diciamo che dopo il 1995 iniziano gli hype "manovrati" ma durano poco e i Cilio di turno tornano sempre da dove arrivano (il cesso)


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#30 slothrop

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Inviato 24 ottobre 2019 - 21:00

Cilio so che stava nel circuito Cramps e culto lo sarà stato da allora ma pure la latitanza e lunga irreperibilità dei dischi avran contato qualcosa, no?

 

Per il resto la rete di fine '90 non era paragonabile al dopo, dai. C'era napster e c'era scaruffi ma nel giro di pochi anni i p2p sarebbero esplosi, e poi i forum, e poi i blog, e poi i social e poi lo streaming. Era ancora un altro mondo, semplicemente si cominciava a intravedere quel che sarebbe stato e si cominicava a reperire gratis - ma con fatica e disordine - qualcosa che prima si era solo immaginato sulle pagine delle riviste. Il dominio dell'informazione musicale in rete arriva qualche anno dopo.


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#31 Bara dei pupi

Bara dei pupi

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Inviato 24 ottobre 2019 - 21:21

Cilio so che stava nel circuito Cramps e culto lo sarà stato da allora ma pure la latitanza e lunga irreperibilità dei dischi avran contato qualcosa, no?

 

Per il resto la rete di fine '90 non era paragonabile al dopo, dai. C'era napster e c'era scaruffi  

 

Scaruffi, i libri (li ho...), è sempre esistito

 

Napster è parallelo a Soulseek ma muore 

 

secondo me Cilio era di culto allora come ora ma esserlo nell'era di internet significa avere dei numeri più alti ovviamente, vale per tutto, anche per Scaruffi (comunque i suoi libri li vendeva eh); non cambia tanto il prodotto ma l'utilizzo da parte del pubblico che è abbastanza ossessivo adesso

 

c'è però da dire che magari quelli che ascoltavano Cilio ai tempi della Cramps, sono rimasti fedeli, sulla rete tutto passa veloce, molti culti di 10 anni fa oggi sono ritornati nel dimenticatoio; la quantità è sempre a discapito della qualità

 

la fama è da riportare ai numeri di oggi; ovvio che dove nessuno paga più una minchia perché scarica, salta fuori di tutto, bisogna vedere anche in che termini e per quanto tempo, i culti di oggi mi sembrano molto passeggeri, la VOD stampa 300 copie eh, di che successo parliamo? 4 sfigati, e in ogni caso quelli a cui davvero interessano quei dischi sono anche disposti a sacrificare 3 soldi e a prenderli da altre parti


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Spero che Ginger Baker sia morto senza vederlo.


#32 Jikhan

Jikhan

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Inviato 25 ottobre 2019 - 00:04

OK. Passano gli anni, ma Scaruffi esce sempre fuori...
  • 2

Tutti bimbi come me hanno qualche cosa che di terror li fa tremare e non sanno che cos'è...





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