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10 Dischi Dell'anno, Ma Non Dell'anno Che Sta Per Finire


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324 replies to this topic

#321 Suxxx

Suxxx

    Pietra Molare

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Inviato 29 dicembre 2019 - 21:06


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The TheSoul Mining 91/100 (1983)Le idee ed il genio vincono su un suono un po’ invecchiato male. Soul mining è i Soft Cell che hanno applicato il chatechismo, o i Flying Lizards ancora più spettacolari.

Julia Holter – Have you in my wilderness 91/100 (2015)Semplicemente una delizia, un miracolo di equilibrio tra musica da camera ed impianto da musical, una batteria stranamente sanguigna, archi potenti come oceano prima della tempesta ma senza un secondo che sia gratuito, la semplicità dell’indie che confluisce nella complessità dell’avanguardia ma al netto dei difetti dell’uno e dell’altra.

Calexico – The black light 88/100 (1998)
Come ipotetici Tindersticks nati e cresciuti in uno qualsiasi dei confini nel mondo tra primo e secondo/terzo mondo, i Calexico creano una avvincente colonna sonora molto strumentale di soli cocenti, polvere e sangue rinsecchito, serate in veranda chitarra in mano e processioni della Beata Vergine. E frontiere, fisiche e non.

Low - Ones and Sixes 87/100 (2015)i Low fanno sempre lo stesso disco eppure è sempre diverso e comunque mai meno che bello. Qui trovano un equilibrio perfetto nel mischiare le pulsioni elettroniche - già apparse in Drums and guns e parzialmente in Trust - e quelle più squisitamente elettriche (The great destroyer), mentre gli esordi slowcore sono un ricordo notturno ormai.

Stephen MalkmusStephen Malkmus 85/100 (2001)Malkmus mette da parte le asperità del gruppo di appartenenza e crea pura melodica, una bibbia di indie rock rinfrescante come la propria bibita preferita nel bel mezzo dell’estate. Una delizia.

The Associates – The affectionate punch 84/100 (1980)
Gran bel disco, un mix quasi perfetto di Echo & the Bunnymen e David Byrne. Zero punti deboli, una certa delicatezza appuntita tipicamente scozzese. Sono l’utente contro le bonus track, ma faccio volentieri un’eccezione per la spettacolare You were young, una vera hit per perdenti.

The The - Giant
Elvis Presley – Blue moon
Parquet Courts – Freebird II
Julia Holter – Lucette stranded on the island
Villagers - Pieces

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Flaming Lips – Oh my gawd 90/100 (1987)Disco molto sporco, psichedelia malsana, troppa droga, tanto divertimento, persino lampi folk e pop mica poco eleganti.

Kula Shaker – K 85/100 (1996)Quella psichedelica (v. Boo Radleys), è l’ala britpoppara che preferisco. I Kula Shaker in K sono figli di puttana abilissimi nel mischiare riffarama di seconda mano (Stooges), arabaldi indianeggianti presi al quartiere etnico perché il passaporto è scaduto, quella spruzzata di Beatles che è nel DNA ed un mixagio esplosivo. In mani inadeguate sarebbe un disastro, in mano loro è un (irripetibile?) momento di gloria.

Black Mountain – IV 85/100 (2016)Mai presi troppo sull serio qui, i BM arrivati al quarto disco confermano di essere una di quelle band di prestigio perché maestre nel guardare indietro pensando avanti: rock psichedelico di varie forme (dai Pink Floyd ai Cluster) suonato oggi che non pare vecchio. Difficile descriverlo, meglio ascoltarlo.
Aphex Twin – Richard D. James album 85/100 (1996)
Come stare nel coro in chiesa la notte di Natale ed essere colpiti dalla sindrome di Tourette.

Swans – Love of life 83/100 (1992)
Gli Swans sono quella band di cui avrei paura a scriverne male persino da dietro la tastiera. Se devo dire un nome, dico Amnesia.


Flaming Lips – The ceiling is bendin’
Black Mountain – Space to Bakersfield
Aphex Twin - 4
Swans - Amnesia
Kula Shaker – Hey dude

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Polvo – Today’s active lifestiles 90/100 (1993)Come diceva Dylan: riportare tutto a casa. Nel mezzo tra la matrice Slint e la schizofrenia Trumans Water attraverso i Pavement più esagitati, i Polvo danno le carte e le mischiano con quelle di altri mazzi per poi riuscire a fare scopa comunque e trovare il filo di canzoni che sono gettiti di idrante sulla manifestazione. C’è poca calma (My kimono potrebbe essere dei Rodan, la stramba Time isn’t on my side), grinta da vendere (Sure shot, il lato oscuro dei Pavement, Acton vs vibe con bassi schiacciano le noci) e composizioni più lunghe - Stinger e soprattutto Gemini cusp – che partono, si perdono e miracolosamente si chiudono. Band superiore.

Colin Newman – A-Z 90/100 (1980)
Pur essendoci qualcosina che non torna, tipo un certo impatto veramente troppo rumoroso ai limiti del fastidio nei momenti più caotici, non si può sottovalutare un disco del genere. Come avevo accennato nel topic sul post-Wire, A-Z mi pare una naturale prosecuzione di 154 imbastardito con la Devo-luzione (evidentissima in Life on deck e B). Le code che ingioiellano i due capi del disco – la chitarra che appare dal nulla e galoppa verso l’infinito in & Jury, e l’infinito stavolta ambient e spaziale (di nuovo Eno) così simile a liquido amniotico che anestetizza Seconds to last - sono la differenza che marchiano a fuoco il genio.

Fucked Up – Chemistry of common life 85/100 (2008)
Parallelamente a quanto fatto/stan facendo band affini come spirito ma non come genere (penso ai
Black Mountain nell’hard rock psichedelico, o ai Black Angels nell’acid garage rock), i Fucked up iniettano
nuovissima linfa al punk (sia HC che rock) non grazie a chissà quale innovazione, ma semplicemente con
la presenza fisica, la passione e la capacità di azzeccare bridge e riff, nulla di più. Flauti e percussioni
sono solo dettagli che impreziosiscono ma non sono il succo del discorso. Aggressivo e urlato ma
ultramelodico, fila che è un piacere anche se i 50 minuti alla fine si sentono sul groppone. Almeno a
questa altezza (non so i dischi futuri, che non conosco ancora), il nome degli Husker Du usato come
riferimento non ce l’ho sentito proprio. Piuttosto, hanno un approccio molto sinfonico pur rinunciando a qualsiasi orpello: nessun assolo, suono impastato e solido come un carro armato.

Morphine - Cure for pain 85/100 (1993)Ad oggi, il mio preferito, con (finalmente) una chitarra ogni tanto, il solito mix di malinconia, lascività, trasandata eleganza.

Liars – Drum’s not dead 84/100 (2006)
Pensavo al fatto che all’epoca furono paragonati ad un’apparizione della Madonna ed oggi non se li fila quasi più nessuno. Drum’s not dead è un disco sicuramente difficile, per molti versi ostico, eppure ebbe molto successo. Probabilmente perché è un disco dalla personalità straripante, molto peculiare: no canto tradizionale, figuriamoci aggraziato, no riff, figuriamoci assoli, bensì un approccio minimale ma non lo-fi (il libretto è spiegazione riccardonica di suoni alla fine credo semplici) free ma sempre controllato che genera un disco fortemente percussivo e fortemente bianco, lontano anni luce da psichedelia, tribalità varie ed assortite o african beat. È disco di percussionismo occidentale. Non mi vengono tanti esempi di questo tipo, specialmente se escludiamo gli anni della new wave.

Built to Spill – Ultimate alternative waivers 84/100 (1993)
Nonostante l’evidente grezzezza, specie alla luce dell’infinita bellezza che verrà con I dischi successivi, l’esordio dei BTS è una bomba nel suo genere, molto più Dinosaur Jr che Neil Young, con i suoi momenti stupidini e la puzza di sfigato addosso, ma quando parte la chitarra non fanno prigionieri.

Deerhunter – Monomania 83/100 (2013)Disco che è una bomba garage ma che ha ricevuto sputi addosso praticamente ovunque (mentre Cox, non so quanto serio, lo considera il suo migliore). Goduriosissimo.

JPEGMAFIA – Veteran 83/100 (2018)
Old school, New school, cCLouddead, Autechre, “FUCK”, Hypnagogie varie, intellettualismo vagamente nerd ma pur sempre coi pettorali contro alt-righ, machismo (nel mondo hiphop) ed altre insinuazioni odierne. Tutto questo, però fatto a pezzi, ritritato una seconda volta, buttato in aria e registrato così come ricade a terra, buona la prima.

Colin Newman - & Jury
Polvo – Gemini Cusp
Deerhunter - Monomania
Idles - Mother
Morphine - Thursday

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Mark Hollis – Mark Hollis 90/100 (1998)Nell’accompagnare l’ascolto, ho dato una letta ai (parchi) testi, e mai mi ero accorto prima di come Hollis deformasse il parlato, facendo scomparire le parole, oppure masticandole completamente. Un disco che è come cerchi creati da una pietra lanciata a filo d’acqua, lampi di vita nell’infinito fermo immagine dell’universo. L’unico difetto è quello di non essere una prima volta, dato che è una continuazione di quanto iniziato nella seconda parte della storia dei Talk Talk.

John Fahey – Requia 88/100 (1967)
Requia è fatto di 4 vortici di fingerpicking che ipnotizzano la serpe e ed il lungo requiem per Molly, che non so, forse è ingenuo, forse è invecchiato, ma l’alternarsi di versi di fiere, giostre, marce, urla e pianti e discorsi nazisti a sovrastare la base acustica fa molto effetto anche a più di 50 anni di distanza.

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell 85/100 (2015)
Oh, ridendo e scherzando forse è davvero il suo migliore. È un disco acustico formalmente e sostanzialmente impeccabile, e ciò al netto di ogni discorso sulla personalità o profondità dei testi e dell’espiazione pubblica del ricordo e del lutto (che ci sono abbondantemente, ovviamente)


Bill Fay Group – Tomorrow tomorrow and tomorrow 85/100 (2005)Una splendida anomalia Bill Fay, uno dei tanti underdogs della storia della musica. Questo terzo disco, registrato nei primi 70 ma mai pubblicato se non nel 2005 causa successo inesistente è una splendida, umanissima narrazione di amore e spiritualità, straordinariamente moderna nel suo essere fuori da ogni tempo. Coordinate: la stramberia di Robert Wyatt che non è sciocca se non alle orecchie dello stolto, certa delicatezza psichedelica dei primissimi Pink Floyd, ed in mezzo al disco una specie di lato b di Abbey Road buttato lì fatto da b-side dei Beatles rubate e registrate mentre McCartney era fuori a comprare le sigarette.


Codeine – The white birch 85/100 (1994)
Inconcepibile pensare che una band così potesse avere una discografia lunga. È un continuo e sempre più
profondo viaggio nella incomunicabilità e nel torpore emozionale. Bellissimo, ma giuro che ho sudato un sacco per codificarlo, anche perché manca quel quid di Spiderland che ti aggancia il cervello, qui il rischio fortissimo è di dire che è sempre la stessa canzone (di merda).

Daniel Blumberg – Minus 83/100 (2018)
Ne avevo scritto nell’apposito thread: ballate tutte piano e grigi mentali, con un violino un filo troppo costante ed improvvisi fulmini di elettricità registrati ad un volume inspiegabilmente troppo basso. Un disco molto empatico che però si lascia conquistare più lentamente di quel che ci si aspetti anche se si è avvezzi a questo macromondo (in modo molto macro: per attitudine e suono si può pensare da Nick Cave a Mark Hollis ed i Talk Talk sbagliati).

Drones – To think I once loved you
Neil Young – Look out for my love
Sufjan Stevens – John my beloved
Bill Fay Group – Planet Earth daytime
Daniel Blumberg - Madder

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Black Sabbath – Master of reality 88/100 (1975)Il “solito” perfetto copione di pesantezza (il basso che pare un tamburo spaccato di Nick Oliveri è già vividamente esistente in questo disco), con inediti brevi carezze che hanno l’odore di Canterbury e degli High Tide, mille sfumature di nero tra la trascinata indolenza di Sweet Leaf e la solitudine di Cristo dopo aver resistito alle tentazioni di Satana di Solitude.

Rush-Caress of steel 85/100 (1975)
Mi è piaciuto un botto, è muffoso prog coi pezzi corti e due lunghe suite spezzettate suonate con indole zeppeliana. Ma ha anche dei difetti.

Blue Oyster Cult – Tyranny and mutation 83/100 (1973)Hard con grande estro, muscolari ma non banali, voce un po’ debole. Non so se è allucinazione mia, ma O.D.'d on life itself è una canzone dei Television con 4 anni di anticipo, giusto con gli assoli leggermente in fast forward, mentre il finale con le chitarre all’unisono è proprio Television al 101%.

Black Sabbath – Sweet leaf
New Bomb Turks – Wrest your hands
Rolling Stones – Hand of fate
Blue Oyster Cult – O.D.’d on life again
Jam – Slow down

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Lou X – La realtà, la lealtà, lo scontro 84/100 (1998)Quando il rap in Italia era puro contenuto, pura vita di provincia, pura creazione, puro vocabolario, senza pose, senza elettronica o chitarre, senza volgarità inutili. Per certi versi, anticipatore degli eccessi letterari di rapper successivi come Murubutu. Un pezzo di storia, una storia.

Franti – Luna nera 81/100 (1983)Pezzo di storia semi nascosto della musica underground italiana, scorrendo il minutaggio si passa da una prima parte puramente new wave/post punk ad una seconda più free e canterburyana che ricorda gli Area senza l’estremismo vocale di Stratos. Le due anime sono troppo staccate tra loro, c’è come una frattura che crea effetto tipo unione di due EP, e questa sensazione mi impedisce di considerarlo un vero capolavoro.

Faust’o – Poco Zucchero 83/100 (1979)Poco zucchero depura tutti gli eccessi glam e il continuo effetto di fastidio ricercato dei testi di Suicidio (anche se non è che d’un tratto Rossi canti di coniglietti, ci sono comunque strofe tipo “C’è chi uccide preti/ma è solo un altro modo per restare in piedi” e “La mia lingua sul Tampax/Sfiorà la santità”) a favore di una cappa grigia di rabbia e dolore trattenuti, di pura synth wave, chitarre poche ma graffanti e sax tanto Berlino Est. Così asciutto lo amo molto di più rispetto ai falsetti isterici di Suicidio, che però rimane un disco sinceramente pericoloso ed osceno.

Khalab – Black noise 2084 83/100 (2018)Ne avevo scritto ne topic apposito: una sorta di My life in the bush of ghosts declinato al duemila(84), declinato dance, vergine di ego creatori (immensi quelli di Eno e Byrne), visione di un Africa che sottomette finalmente l’occidente costringendo i suoi figli a ballare fino alla fine, naturale o meno che sia.

Gabriella Ferri – Remedios 77/100 (1974)Mexico, Rebibbia e nuvole.Khalab - Dense
Gabriella Ferri – Canto de malavita
Krano – Mi e ti
Faust’o – Oh! Oh! Oh!
Lou X – A spasso per l’impero

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Tool – Opiate EP 80/100 (1992)Breve, potente, iconoclasta. Non c’è tutto, probabilmente quasi niente, dei Tool per come li ricordiamo/ricorderemo ma è tanto lo stesso

Jack Garratt –Synesthesiac ep 75/100 (2015)La distanza breve fa bene alla proposta del buon Garratt (un soul/rnb molto imbastardito col pop, il dub e l’elettronica)

Autechre – Garbage ep 75/100 (1995)
Questo EP gioca tutto sulla ripetizione, e solo un paio di ascolti in cuffia mi ha aiutato a non perderlo. Vletrmx è l’apice, ed è l’andirivieni di onde di mare nel vuoto nero dell’universo creato da quel dio che si chiama Brian Eno.

Undertones – Teenage kicks ep 75/100 (1978)
Sveltina

Jack Garratt – The love you’re given
Tool - Opiate
Autechre - Vletrmx


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Patty Pravo – Mai una signora 57/100 (1974)
Si salva qualcosa, ma spesso è davvero uno strazio, testi imbarazzanti e dramma vocale vacuo.

Cigarettes after sexCigarettes after sex 54/100 (2017)Bluff gigantesco, un disco che non può definirsi brutto perché, parliamoci chiaro, più o meno tutti amiamo o abbiamo amato roba tipo Mazzy Star o Spain, e quando c’è quel basso, beh, la pulsione sanguigna pelvica aumenta; però, cazzo, cambialo un attimo il ritmo, buttaci un wha wha, una distorsione, una rullata, aumenta di mezzo tono sta catatonia di canto una volta. Attenzione: una singola volta di numero. E invece no, e così si succedono copie della canzone precedente, in rigoroso ordine decrescente di bellezza. A ciò si aggiungano testi che ruotano solo ed esclusivamente intorno alla figa degni di migliaia di sfumature di grigio che tanto piacerebbero a essere umani tipo Tommaso Paradiso.

Pino Daniele – Medina 39/100 (2001)Il suono della chitarra è davvero limpido e pulito, sia nelle svisate elettriche che nei cristallini arpeggi mediterranei. Però si salva solo questo: un’ora di guazzabuglio della peggiore tradizione pseudo etnica che considera etnico tutto ciò che va oltre il Mar di Sicilia, con testi imbarazzanti fatti di nulla, cantati senza voce, duetti con gente araba che si alternano a duetti con cantanti inglesi tecnicamente dotate e che perciò fanno i vocalizzi.

Top 3 per addormentare il piccolo cooletto, maggiore novità del 2019:

Flavio Giurato - Digos
Krano – Mi e ti
Velvet Underground – Pale blue eyes


asd fighissimo

Bravo Cool, sontuoso Cool, spiralitoso Cool.
Dal prossimo anno ricordati i Fishbone!! (first Ep, e My Reality)
E i Killing Floor (first album 1970)¡¡¡¡¡¡
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Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic

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#322 Suxxx

Suxxx

    Pietra Molare

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Inviato 29 dicembre 2019 - 21:21

Grande!!! Invidia!!
Io ho ospiti in casa fino a capodoanno invece, che disgrazia.
Si ascoltano i Santana da giorni qui, quelli peggiori poi.
  • 0

Caro sig. Bernardus...

Scontro tra Titanic

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#323 frankie teardrop

frankie teardrop

    That's right, The Mascara Snake, fast and bulbous

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Inviato 31 dicembre 2019 - 16:27

Cleric - Regressions (2012)
 
Daniel Amos - Doppelgänger (1982)     
Aperto dalla declamazione in reverse di “Hollow Man” (ispirata al poema “The Hollow Men” di Thomas S. Eliot), "Doppelgänger" colse i Daniel Amos (una delle formazioni di punta del Christian Rock) al punto più alto della loro creatività. Chiaramente influenzato dalle sonorità della new-wave, il disco (secondo di una tetralogia che era stata inaugurata un anno prima da "¡Alarma!" e che sarebbe stata completata nel 1986 da "Fearful Symmetry") regala subito un clamoroso colpo ad effetto con “Mall All Over The World”, un brano che, mentre se la prende con l’americanizzazione del Cristianesimo, fa venire in mente i Talking Heads, nome che torna buono anche per la nevrotica “Real Girls” e per quella "I Didn't Build It for Me" che srotola una ferocissima satira dei telepredicatori. Gli echi rockabilly di “New Car”, la scheggia punk-wave di “Youth With A Machine”, il feeling robotico di “Memory Lane” e l’anthem rockeggiante in orbita The Who di “Little Crosses” compongono, quindi, un mosaico di brani di presa più immediata, laddove “Do Big Boys Cry” profuma di gospel lascivo. Quello di “Distance And Direction” e di “Here I Am” è, invece, folk-rock che fa leva su soffici melodie, laddove “Angels Tuck You In” è jangle-pop per l’era delle macchine, mentre “Autographs for the Sick” è uno sberleffo funk’n’roll che centrifuga diverse lingue. Prima della conclusiva ripresa del tema di “Hollow Man”, una “Here I Am” che saltella con grazia pop. 
 
Honeymoon Killers - Love American Style (1985)   
Secondo loro disco, "Love American Style" fu registrato dal vivo al leggendario CBGB, cosa che consentì alla band di ottenere un sound insieme più arioso e garagista. Nei suoi nove brani, il disco riesce ad offrire una convincente cartolina noise-punk-blues dell’universo sonoro della formazione newyorkese guidata dal chitarrista Jerry Teel e completata dalla bassista Lisa Wells e dalla batterista Sally Edroso. Dai tribalismi geometrici in odor di raga degenerato di “Why”, alle soniche aberrazioni, che diresti provenire da qualche perduta session dei Tragic Mulatto, di “Pain Is Easy”, passando per i trip ossessivi a là Flipper, ma con tracce di space-rock, di “Night After Night”, gli assalti percussivi in botta psichedelica di “Boom Like I Like It”, il blues beefheartiano virato dark-punk di “Good 'n' Cheap” e i Chrome redivivi di “Motor City”, questi solchi profumano di urbane tumefazioni, di traumi malamente storditi.
Da segnalare, infine, la ripresa al ralenti del tema di Batman, infilzato da pernacchie fiatistiche.
                                                                           
Kinks - Face to Face (1966)    
 
A Short Apnea - Illu Ogod Ellat Rhagedia (Ustrainhustri) (2000)   
https://www.ondarock...a-illuogod.htm 
 
Peter Scherer & Arto Lindsay - Pretty Ugly (1990)   
“Pretty Ugly” contiene materiale scritto dalla coppia Arto Lindsay-Peter Scherer (già all’opera col moniker Ambitious Lovers) per balletti e pièce teatrali. Negli oltre ventisei minuti della title-track (commissionata dal Frankfurt Ballet), il duo mette a punto un’avveniristica sintesi di percussioni (Cyro Baptista e Naná Vasconcelos), svolazzi dissonanti di violino e viola (se ne occupa Jill Jaffe), astratte texture elettroniche e scordature chitarristiche. Intorno al quindicesimo minuto, comunque, c’è anche spazio per un romantico interludio di bossanova. In “Austere and Hungry” i synth mimano i movimenti oceanici di un’orchestra sinfonica, mentre in “Sirens” le loro fluttuazioni si dipanano minimalisticamente. Un turgido groove funky guida, invece, “Bold Condensed”, laddove sia “Nature Of Slam” che “Plastic Surgery” tornano su posizioni marcatamente percussive, il primo macinando poliritmie e arzigogoli industriali, il secondo imbastendo un ingranaggio sbilenco.
 
Caustic Resin - The Medicine Is All Gone (1998)       
Proveniente dall’esperienza Built to Spill (con cui aveva inciso l’esordio "Ultimate Alternative Wavers"), nel 1993 il chitarrista Brett Netson riprese il discorso del progetto Caustic Resin (originariamente nato nel 1988 in quel di Boise, Idaho) insieme al bassista Tom Romich e al batterista James Dillion. L’idea era quella di suonare una miscela di rock psichedelico, noise e grunge, cosa che fecero nell’immediato con "Body Love Body Hate". Il loro disco più acclamato resta, comunque, il terzo, forte di una maggior compattezza sia a livello di composizione che di suono.
Apre le danze la splendida “Cable”, che suona come un Neil Young sciamanico raggiunto da folate Built To Spill in salsa stoner, quello stoner che in un brano come “Dripping” si sente di brutto tra distorsioni pulviscolari e assalti rivolti verso un cielo fatto di fiamme. Dilatata e avvolgente è, invece, la scenografia che si erge sullo sfondo di "Niacin". Attraverso il poderoso riffing discendente di “Half Step” si scivola, dunque, nel volo psichedelico di “Salamander”, cui fanno da contraltare gli sconfinamenti jazz di “You Lie”. E se in “Mysteries Of...” c’è spazio anche per acidulo swamp-rock e spleen sudista, “Hold Your Head Up” rievoca lo spirito del prog-rock con il rifacimento dell’omonimo brano, risalente al 1972, degli Argent.
I brani dall’animo più pop sono sicuramente “Once And Only”, che si porta dietro ancora retaggi di Cavallo Pazzo Neil, e la scanzonata “Man From Michigan”. Prima che il sipario si abbassi, “Enough” procede dunque da trame folk-blues verso l’ennesima, rumorosissima jam.                                                                                                       
 
Mörser - Two Hours to Doom (1997)   
 
Cheap Trick - s/t (1977)
Al confine tra hard-rock e power-pop, l'esordio dei Cheap Trick resiste al tempo grazie ad una serie di brani ben scritti e suonati egregiamente. Dopo l’iniziale “Hot Love”, carica di energia rock’n’roll, si ascoltano mid-tempo spacconi (la cover di “Speak Now or Forever Hold Your Peace”, un brano di Terry Reid), vibranti connubi di ruvidezza e orecchiabilità (“He’s a Whore”, “Elo Kiddies”, "Taxman, Mr. Thief" ), ballate seducenti o venate di nostalgia (“Mandoncello”, “Oh Candy"), blues-rock a ritmo marziale (“Cry, Cry”) o in torrido crescendo (“The Ballad of T.V. Violence (I'm Not the Only Boy)”) e vampe rock nel segno della coppia Jagger/Richards (“Daddy Should Have Stayed in High School”).
 
I Am a Lake of Burning Orchids - Innocence (2011) 
Progetto dell’inglese Laurel Noose, I Am a Lake of Burning Orchids debutta in proprio e sulla lunga distanza con le sette tracce di “Innocence”, un disco la cui trama sonora fa leva sulla sintesi tra harsh-noise, ambient-drone e house-music.
All’inizio della title-track, veniamo sommersi da una delirante scudisciata di rumore, cui seguono tribolazioni ambientali trafitte a più riprese da scariche elettrostatiche e attraversata da urla lontanissime. Il sudario dronico di “Towerblock” è puntellato di schiocchi digitali, mentre quello di “Incision / Fantasy” si trasforma in un continuum di frequenze impazzite, staffilate assordanti e bleeps aleatori. L’espressionismo “acido” e atmosferico di “Coma / Fantasy” prepara il campo, invece, per l’avvento del party androide di “Superclub”, in cui la musica house incontra l’immaginaria colonna sonora di un film di fantascienza. Il crescendo di “ruvida” intensità di “Lights” sembra voler, dunque, attentare alla capacità stessa della luce di rischiarare anche gli anfratti più bui.
Tutto il carico emozionale del disco convoglia, infine, negli oltre diciotto minuti di “Home”, un lungo viaggio al termine della notte: col cuore in gola e gli occhi inabissati in un cielo grondante malinconia.  

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#324 Garpio Jordan Amore

Garpio Jordan Amore

    farsical aquatic ceremony

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Inviato 02 gennaio 2020 - 09:59

Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione) (2005)
In loop per diversi giorni. Con clamoroso ritardo ma ci sono arrivato.
 
Elia y Elizabeth - Elia y Elizabeth (1971)
Duo colombiano femminile, credo venuto alla ribalta grazie alla OST di Narcos. Durate credo due anni ma autrici di autentici gioielli pop.
 
Enzo Carella - Barbara e altri Carella (1979)
Vedi il discorso degli ODP. Genio vero.
 
Edoardo Bennato - Burattino senza fili (1977)
La mia colonna sonora estiva da single a casa.
 
The Mock Turtles - Two Sides (1991)
Zona britpoppers mai troppo celebrati. Ed è un gran peccato
 
Al Stewart - Modern Times (1975)
Autentica bomba folk-pop degli anni '70.
 
Ultimate Painting - Up! (2018)
L'ultimo capitolo degli UP prima dello scioglimento e mai pubblicato ufficialmente. Peccato perché sarebbe stato un bel saluto per questo duo psych-pop londinese tra i migliori usciti negli anni revival del genere.
 
Black Coffee - Hazy Days EP (2018)
Da HK nel 2018 ma fermi nel periodo d'oro del britpop e di madchester.
 
Lightning Seeds - Jollification (1994)
Massimi livelli pop britannici.
 
Pet Shop Boys - Disco (1986)
Disco scoperto grazie alla compila di Araki postata qualche settimana fa. 
 
Bonus track
Ramones - Pleasant Dreams (1981)
The Popguns - Eugenie (1990)

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Ponte bajo el sol y quema tus heridas, con la luz del sol todo termina.

 


#325 cool as kim deal

cool as kim deal

    Utente contro le bonus track

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  • LocationLooking Corsica, Feeling Corsico

Inviato 02 gennaio 2020 - 13:12

Gozer sei un povero sfigato di merda
  • 2
FATE TORNARE LO SPECCHIETTO DI RYM IN FIRMA




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