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Nicolas Jaar - Sirens (2016, Other People)


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28 replies to this topic

#21 khonnor

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Inviato 09 aprile 2020 - 08:36

un giorno o l'altro qualcuno mi spiegherà il motivo per cui jaar - perlomeno la sua emanazione non ballabile - è tenuto così tanto in considerazione. 


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noncuranti della fine, del calore, di poterci sciogliere.

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#22 paloz

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Inviato 09 aprile 2020 - 09:25

un giorno o l'altro qualcuno mi spiegherà il motivo per cui jaar - perlomeno la sua emanazione non ballabile - è tenuto così tanto in considerazione. 

 

 

Probabilmente in virtù della emanazione ballabile stessa. Detto questo, penso che se la cavi meglio sul versante arty che su quello club: in pochi riescono a tenere le due cose insieme senza creare pastrocchi, e mi riferisco al grande Andy Stott. 


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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

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#23 vuvu

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Inviato 09 aprile 2020 - 10:31

un giorno o l'altro qualcuno mi spiegherà il motivo per cui jaar - perlomeno la sua emanazione non ballabile - è tenuto così tanto in considerazione. 

 

Esattamente. A nome A.A.L. usa il laptop come un mio amico di vent'anni in quarantena che non ha un cazzo da fare. Mentre nelle sue prime emanazioni "alte" frulla new wave con piroette in salsa ambient che possono giusto piacere agli abitudinari del pleistocene (senza offesa per nessuno). Qui prova a fare l'ascetico ma con risultati appena sufficienti. L'unico punto di contatto godibile resta la sua veste un po' kitsch da clubber newyorchese, un po' cubano, un po' meditabondo che non guasta mai tra un mojito e l'altro. Veste truzza, inoltre, ormai scaduta e propria dei primi anni del decennio passato. Piacerà tantissimo su rym anche a questo giro. Va da sé. 


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"L'intensità del rumore provoca ostilità, sfinimento, narcisismo, panico e una strana narcosi." (Adam Knieste, cit.)

 

"Deve rimanere solo l'amore per l'arte, questo aprire le gambe e farsi immergere dal soffio celeste dello Spirito." (Simon, cit.)

 

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#24 Pancakes

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Inviato 09 aprile 2020 - 11:35

Le ultime cose dei Disclosure sono appena appena modeste ma molto meglio di Jaar, house-wise.


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#25 khonnor

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Inviato 09 aprile 2020 - 11:41

 

un giorno o l'altro qualcuno mi spiegherà il motivo per cui jaar - perlomeno la sua emanazione non ballabile - è tenuto così tanto in considerazione. 

 

Probabilmente in virtù della emanazione ballabile stessa. Detto questo, penso che se la cavi meglio sul versante arty che su quello club: in pochi riescono a tenere le due cose insieme senza creare pastrocchi, e mi riferisco al grande Andy Stott. 

 

può essere eh. il punto è che il boom l'ha avuto col primo disco. e con quel disco ha fatto presa su gente che ascolta sven vath. e per me, visto il disco di cui si parla, è leggermente inspiegabile. o semplicemente forse mi mujer ha "oscurato" tutto e permesso una cassa di risonanza senza senso, per giunta da persone che quella-roba-che-fa-anche-in-questo-nuovo-disco non se la cagherebbe di striscio [ma per i motivi sbagliati]. 


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#26 vuvu

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Inviato 09 aprile 2020 - 12:25

Durante l'epopea tech-minimal nei primi anni Duemila - perlomeno a Napoli dove c'è il più grande comparto di adulatori di Vath, Hawtin e compagnia bella - non è mai stato un mistero l'apprezzamento per derive in apparenza distanti. Intendo, ad esempio, sia l'Herbert meno fruibile che gli Swayzak più cerebrali, il tutto senza contare le intersezioni con il settore ambient berlinese che ha preso poi quota nel secondo lustro. Per me non c'è nulla da meravigliarsi circa questa "sintonia", tra l'altro il primo Jaar utilizza suoni elettronicamente super standard, dunque appetibili per quella cricca di ascoltatori, al di là della ritmica molto meno sostenuta e delle micro-variazioni (riecco Herbert). 


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#27 ping-pong

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Inviato 09 aprile 2020 - 12:28

Anche a me Jaar non fa impazzire. L'unico suo album che mi ha convinto è il primo a nome AAL; certo giocava "facile" riprendendo molte sonirità house/club già sentite e risentite ma era tutto sommato un lavoro molto godibile. Già col secondo però il giochino s'è rotto. Swim da Nymphs è forse la sua composizione migliore.

Per quanto riguarda Cenizas ho letto le recensioni di Vuvu e Paloz (complimenti per il sito!) e concordo con loro, in particolare con la chiusura della recensione di Vuvu: "Un mood certamente ben architettato sul piano produttivo, grazie anche all’auto del fidato Higgins. Ma nel complesso manca il fatidico quid che trascina anima e corpo altrove".

Il disco per me ha una sua identità, anche interessante, ma manca di brani forti che mi facciano venire voglia di tornarci e passarci del tempo ad ascoltarlo. Il mio pezzo preferito è quello posto in chiusura, guardacaso differente dall'omogeneità dei brani che l'hanno preceduto.


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#28 paloz

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Inviato 09 aprile 2020 - 13:06

Per me il fatto che non ci sia appiglio è (qui come in altri casi) la ragione stessa del mio ritorno: chiaro che deve esserci attorno una sostanza, anzi una "materia" che mi affascina, un qualche discorso nel quale perdermi, e con Cenizas è successo proprio questo. Avevo bisogno di sentirlo più che di ascoltarlo, di percepire quella turbolenza sottocutanea che si nasconde in tutto il lavoro prima della conclusione esplicita, del riassuntino finale di quel pezzo alla Radiohead, che ci sta ma secondo me è solo un punto di arrivo, mentre il viaggio mi ha davvero inebriato.


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#29 ping-pong

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Inviato 09 aprile 2020 - 13:36

 

un giorno o l'altro qualcuno mi spiegherà il motivo per cui jaar - perlomeno la sua emanazione non ballabile - è tenuto così tanto in considerazione. 

 

 

Probabilmente in virtù della emanazione ballabile stessa. Detto questo, penso che se la cavi meglio sul versante arty che su quello club: in pochi riescono a tenere le due cose insieme senza creare pastrocchi, e mi riferisco al grande Andy Stott. 

 

A tal proposito, ripensando a questo tipo di musica/musicisti e alle coniugazioni musica arty-dancereccia mi è balzato in mente il nome di Jon Hopkins e del suo ultimo album, che soffre secondo me soprattutto nella sua seconda parte di problemi derivanti dal voler mettere insieme queste due anime non sapendole ben gestire, ed andando incontro così all'abbiocco. Rileggendo la recensione di Singularity su OR mi trovo di nuovo d'accordo con Vuvu, citando questo suo passaggio "Così, il più delle volte ci si trova al cospetto di partiture estremamente effimere, quasi delle melodie rilassanti di un centro benessere di seconda fascia", applicabile anche certe cose di Jaar.

 

Azzeccatissimo l'esempio di Andy Scott.

 

Per me il fatto che non ci sia appiglio è (qui come in altri casi) la ragione stessa del mio ritorno: chiaro che deve esserci attorno una sostanza, anzi una "materia" che mi affascina, un qualche discorso nel quale perdermi, e con Cenizas è successo proprio questo. Avevo bisogno di sentirlo più che di ascoltarlo, di percepire quella turbolenza sottocutanea che si nasconde in tutto il lavoro prima della conclusione esplicita, del riassuntino finale di quel pezzo alla Radiohead, che ci sta ma secondo me è solo un punto di arrivo, mentre il viaggio mi ha davvero inebriato.

Sono d'accordissimo col tuo discorso* Paloz, diciamo che semplicemente non ho trovato ne "appigli" ne "materia" che mi porti a tornarci nel breve periodo, e pur aprrezzando il punto d'arrivo il viaggio mi ha più annoiato che inebriato (e qui si finisce ovviamente nei gusti personali).

(*In questi giorni sto ascoltando molto frequentemente Rothko Chapel, ne sono veramente ossessionato. Di appigli non ne trovo nessuno, anzi alle mie orecchie risulta un'opera chiusa in sè stessa e quasi repulsiva, eppure proprio la sostanza di contorno di cui parlavi è ciò che mi fa tornare a perdermi nella composizione di Feldman)


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