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Barbara Morgenstern: " Doppelstern " (Monika, 2015)


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29 replies to this topic

#1 {`tmtd`}

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Inviato 14 marzo 2016 - 09:31

barbara_1456403153.jpg

 

Nonostante la compositrice tedesca non abbia mai ottenuto grandi consensi al di fuori del circolo degli appassionati del settore, il merito della sua musica è incalcolabile. Capace di traghettare l'indietronica verso una forma mutata di synth-pop ammaliante e dal forte sapore canzonettaro, la Morgenstern conferma anche in questa ultima fatica le sue straordinarie capacità. Le prime due tracce sono un esempio lampante del suo potere riassuntivo, infatti se “Was Du Nicht Siehst” è un brillante esempio di godibilissimo tech-pop, “Meins Sollte Meins Sein” rispecchia certe tendenze classical molto in voga negli ultimi anni. Le innumerevoli collaborazioni all'interno della scaletta impreziosiscono e donano varietà al disco, evitando di rendere troppo frammentario l'andamento.

 

http://www.ondarock....doppelstern.htm


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#2 Bara dei pupi

Bara dei pupi

    Pietra MIliare

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Inviato 14 marzo 2016 - 10:32

tmD una correzione: 6.5 nella scheda e 7 nella rece

 

vabbeh a me piace molto, quindi ascolto pure questo


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#3 {`tmtd`}

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Inviato 14 marzo 2016 - 11:17

Correggo immediatamente grazie ;)


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#4 piersa

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  • Location14-16 Fabrizi Nicola e Aldo

Inviato 14 marzo 2016 - 15:17

rose e roselle fanno le figlie belle.
Thanks
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#5 Duck

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    Categnaccio

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Inviato 14 marzo 2016 - 20:57

A me è piaciuto, leggermente meno del precedente. Lei è una di quelle da approfondire ma conosco pezzetti (tipo il gradevolissimo Tesri con Robert Lippok).

Ci dovrò tornare comunque, visto l'interesse ridestato.


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«Mister, possiamo lavorare sulle diagonali?», la richiesta di qualche giocatore. No, la risposta del tecnico. 

 

 


#6 Bara dei pupi

Bara dei pupi

    Pietra MIliare

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Inviato 14 marzo 2016 - 21:00

Correggo immediatamente grazie ;)

 

il pezzo con la mia eroina Lucrecia Dalt è  :wub:  :wub:  :wub: tra tutte le cantautrici electro la Morgenstern è quella con la sensibilità pop più spiccata

 

 

cmq nel suo caso tedesco > inglese

 

 

 

A me è piaciuto, leggermente meno del precedente. Lei è una di quelle da approfondire ma conosco pezzetti (tipo il gradevolissimo Tesri con Robert Lippok).

Ci dovrò tornare comunque, visto l'interesse ridestato.

 

non sono stato suo fan da subito ma consiglio vivamente Fjorden del 2000

https://www.youtube....h?v=OIjlnhotzH4


  • 1

#7 {`tmtd`}

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Inviato 15 marzo 2016 - 15:24

cmq nel suo caso tedesco > inglese


In un passo della monografia (l'avete letta, vero? :P) faccio proprio riferimento a questo. Ritengo Barbara una grandissima cantante proprio perchè riesce, con il suo modo particolare di giocare con le parole, a rendere il cantato tedesco piacevole e molto musicale. Tuttavia non credo se la cavi malaccio nemmeno con l'inglese, BM per me è fantastico.
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#8 piersa

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Inviato 15 marzo 2016 - 15:30

 

Correggo immediatamente grazie ;)

 

il pezzo con la mia eroina Lucrecia Dalt è  :wub:  :wub:  :wub: tra tutte le cantautrici electro la Morgenstern è quella con la sensibilità pop più spiccata

 

 

 

 

 

 

 

Meriti il paradiso già solo per questo, vecchio scarpone avvocato (un link? :)


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#9 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

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Inviato 22 marzo 2016 - 00:00

non sono stato suo fan da subito ma consiglio vivamente Fjorden del 2000

https://www.youtube....h?v=OIjlnhotzH4

 

Lo sto ascoltando in questo periodo, sembra davvero un bel disco.


  • 1

Statisticamente parlando, non lo so.


#10 Bara dei pupi

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    Pietra MIliare

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Inviato 22 marzo 2016 - 12:04

 

non sono stato suo fan da subito ma consiglio vivamente Fjorden del 2000

https://www.youtube....h?v=OIjlnhotzH4

 

Lo sto ascoltando in questo periodo, sembra davvero un bel disco.

 

 

come dice tmtd

 

"la compositrice tedesca non abbia mai ottenuto grandi consensi al di fuori del circolo degli appassionati del settore"

 

e è strano perché tra i dischi nati in ambito post-krautrock (il postrock crucco, molto meglio di quello USA/UK ovviamente), quelli più immediati sono passati in silenzio (mi vengono in mente pure i Tarwater di Animals, Suns & Atoms) rispetto a altri più difficili; gli stessi nomi gettonati, esempio i To Rococo Rot, hanno fatto più successo con i primi lavori sperimentali rispetto a quanto ottenuto dopo puntando sulle melodie

 

dai crucchi si pretende musica difficile, non pop asd


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#11 slothrop

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Inviato 22 marzo 2016 - 12:15

Vale in tanti settori, la fruibilità non sempre è la via migliore per la notorietà. C'entra pure il marketing (o l'assensa di marketing, vedi certe robe giapponesi che mi filo solo io, ma anche un'etichetta come Karaoke Kalk, pochissimo considerata oggi in ambito indie) e in alcuni casi semplicemente chi approccia il "genere difficile" con "approccio friendly" non riesce nell'intento, e non è automatico che la cosa funzioni proprio muisicalmente. Poi la Mongerstern solista non la conosco e non mi posso esprimere nel merito, certo che con Bill Wells ha saputo donare grazia a melodia a musiche che nascevano freddine e forse "difficili" (ma in questo è proprio Wells che è un maestro).


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#12 Bara dei pupi

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Inviato 22 marzo 2016 - 12:24

slot è vero ma sui tedeschi mi pare di più; in ambito wave sono diventati famosi i Neubauten ma non Andreas Dorau asd come è possibile?


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#13 slothrop

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Inviato 22 marzo 2016 - 13:35

Come sia possibile non lo so, ma che sia possibile è sicuro, visto che non so chi sia sto Dorau!


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#14 slothrop

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Inviato 22 marzo 2016 - 14:32

slot è vero ma sui tedeschi mi pare di più; in ambito wave sono diventati famosi i Neubauten ma non Andreas Dorau asd come è possibile?

 

E comunque lanci certi assist a Gozer che non ti dico.


  • 0

#15 Giovanni Drogo

Giovanni Drogo

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Inviato 22 marzo 2016 - 23:47

 

 

non sono stato suo fan da subito ma consiglio vivamente Fjorden del 2000

https://www.youtube....h?v=OIjlnhotzH4

 

Lo sto ascoltando in questo periodo, sembra davvero un bel disco.

 

 

come dice tmtd

 

"la compositrice tedesca non abbia mai ottenuto grandi consensi al di fuori del circolo degli appassionati del settore"

 

e è strano perché tra i dischi nati in ambito post-krautrock (il postrock crucco, molto meglio di quello USA/UK ovviamente), quelli più immediati sono passati in silenzio (mi vengono in mente pure i Tarwater di Animals, Suns & Atoms) rispetto a altri più difficili; gli stessi nomi gettonati, esempio i To Rococo Rot, hanno fatto più successo con i primi lavori sperimentali rispetto a quanto ottenuto dopo puntando sulle melodie

 

dai crucchi si pretende musica difficile, non pop asd

 

 

Sicuramente quella degli stereotipi musicali di determinate zone geografiche potrebbe essere una motivazione, ma molto spesso è anche una questione di carattere dell'artista e di come si pone rispetto alla promozione ed in generale a tutti quei mezzi che possono potenzialmente portarlo al successo. All'ascoltatore finale arriva la musica ed al massimo l'immagine e l'attitudine, ma dietro ci sta il discorso imprenditoriale, come ti poni con i promoter, chi conosci, dove vivi, quanti soldi hai da investire, se del successo te ne frega davvero qualcosa e tante altre variabili il cui risultato combinato può produrre l'emergere o il rimanere nascosti. Il caso della Morgenstern e il carattere sonoro di Fjorden mi ricorda un po' Happiness di Sebastien Schuller, disco di cantautorato elettronico felpato cesellato alla grande e con il gusto per il colore acquerello tipicamente francese, uno dei vari lavori di spessore che però rimangono nascosti e non entrano in nessun immaginario. 

 

Fjorden mi è entrato facilmente dal primo ascolto, come mi capita sempre con gente che mi accorgo che sa lavorare in maniera brillante con la combo armonie/melodie, da questo punto di vista la Morgenstern mi pare davvero eccellente. Un brano come Der Augenblick ad esempio sarebbe potuto benissimo essere un singolo di successo con un buon video da traino. Il capolavoro però è il brano Fjorden, l'arpeggio iniziale e come poi viene trasposto è sublime. Grande scoperta!


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Statisticamente parlando, non lo so.


#16 {`tmtd`}

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Inviato 23 marzo 2016 - 09:51

non sono stato suo fan da subito ma consiglio vivamente Fjorden del 2000
https://www.youtube....h?v=OIjlnhotzH4

 
Lo sto ascoltando in questo periodo, sembra davvero un bel disco.

 
come dice tmtd
 
"la compositrice tedesca non abbia mai ottenuto grandi consensi al di fuori del circolo degli appassionati del settore"
 
e è strano perché tra i dischi nati in ambito post-krautrock (il postrock crucco, molto meglio di quello USA/UK ovviamente), quelli più immediati sono passati in silenzio (mi vengono in mente pure i Tarwater di Animals, Suns & Atoms) rispetto a altri più difficili; gli stessi nomi gettonati, esempio i To Rococo Rot, hanno fatto più successo con i primi lavori sperimentali rispetto a quanto ottenuto dopo puntando sulle melodie
 
dai crucchi si pretende musica difficile, non pop asd


Ci sono fenomeni e artisti che hanno avuto molta meno risonanza di lei(*), tuttosommato la Morgenstern ha (avuto) un certo richiamo in tutta Europa perchè è riuscita a inserirsi in un periodo in cui la musica tedesca era al centro dell'attenzione per i motivi che ho scritto nella recensione e nella monografia.
Ovviamente finita quella "sbornia" ha dovuto reinventarsi a livello di immagine, rimanendo un'ottima compositrice e una performer frizzante e capace (vista dal vivo a Bruxelles nel 2010).

(*) Non vorrei sembrare ridondante, ma ogni volta che ascolto i Kreidler, facendo sempre riferimento alla musica tedesca, non mi capacito di come non vengano annoverati da chiunque scriva un libro di post-rock come i principali riferimenti nel genere. Hanno fatto rock con qualsiasi cosa, classica, elettronica, kraut.

Secondo me i misteri dell'hype in ambito indie/underground non riguardano nemmeno l'aspetto "pop-friendly" o no ma appunto quanto il marketing e tutta la cura dell'immagine. Mi viene in mente il successo consistente di una band come i Liars che all'inizio picchiavano duro eppure erano su tutte le copertine di settore e tutt'ora fanno concerti quasi soldout ovunque.
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#17 Bara dei pupi

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Inviato 23 marzo 2016 - 11:21

Secondo me i misteri dell'hype in ambito indie/underground non riguardano nemmeno l'aspetto "pop-friendly" o no ma appunto quanto il marketing e tutta la cura dell'immagine.

 
eh ma il marketing spesso spinge per il "presunto nuovo"
 
"ha fatto il disco inserendo nel testo frammenti di HTML" (riferito a AGF, una grandissima per carità), e una baggianata simile tira più del contenuto (nel suo caso altissimo, ripeto); la Morgenstern mi sembra troppo "classica" per essere venduta bene oggi a quel pubblico trendy, e troppo crucca per essere venduta al pubblico tradizionalista (che già davanti alla tedescaggine storce il naso)
 
poi ripeto, sono tutte attitudini presunte nel senso che anche in passato il nuovo è sempre arrivato da cose sostanziali più che da mode vapor
 
 

(*) Non vorrei sembrare ridondante, ma ogni volta che ascolto i Kreidler, facendo sempre riferimento alla musica tedesca, non mi capacito di come non vengano annoverati da chiunque scriva un libro di post-rock come i principali riferimenti nel genere. Hanno fatto rock con qualsiasi cosa, classica, elettronica, kraut.


il 04 maggio al teatro Parenti a Milano (ho già i biglietti)

ELECTROPARK EXCHANGE N. 2

Innovatore e fondatore dei leggendari Cluster e degli Harmonia, Hans-Joachim Roedelius ha prodotto album modello per l’elettronica di oggi. Con Tiden, secondo disco in collaborazione, si solidifica il dialogo artistico con Stefan Schneider, membro dei Kreidler e del trio To Rococo Rot. I due creano musica introspettiva con l’intenzione sincera di coinvolgere in un gioco originale. Tra pianoforte, sintetizzatori e musicisti vige un senso di uguaglianza, percepibile soprattutto quando vengono abbandonati sentieri logici e si perde il controllo solo per vedere dove si finirà.

 
inutile dire che per me sono due personaggi da Nobel per la Pace
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#18 slothrop

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Inviato 23 marzo 2016 - 13:58

 

Secondo me i misteri dell'hype in ambito indie/underground non riguardano nemmeno l'aspetto "pop-friendly" o no ma appunto quanto il marketing e tutta la cura dell'immagine.

 
eh ma il marketing spesso spinge per il "presunto nuovo"
 
"ha fatto il disco inserendo nel testo frammenti di HTML" (riferito a AGF, una grandissima per carità), e una baggianata simile tira più del contenuto (nel suo caso altissimo, ripeto); la Morgenstern mi sembra troppo "classica" per essere venduta bene oggi a quel pubblico trendy, e troppo crucca per essere venduta al pubblico tradizionalista (che già davanti alla tedescaggine storce il naso)

 

 

Mi sembra tutto molto giusto. I gruppi che vendono in virtù della loro orecchiabilità di solito vendono MOLTO, parliamo proprio di canali mainstream e di tutt'altro genere di marketing, roba che punta ai grandi numeri, non al pubblico "specialista" o presunto tale. Naturalmente oltre all'"orecchiabile" anche il "nuovo" ha sempre un certo appeal. Ma non è per forza determinante nel mainstream, come invece lo è nei canali meno platealmente commerciali: underground ma anche cose definite come "indie", "mainstrindie", "alternative" e come preferite.

Qui l'idea del nuovo stuzzica il pubblico potenziale - che è quello più "specializzato", quello che legge blog e riviste, che si identifica con la musica che ascolta e sputa su Ramazzotti - e allora è qui che la novità, o meglio la presunta novità, diventa elemento chiave del marketing.

 

Oggi che il mercato è sempre più dominato dalle nicchie e si restringe gradualmente il campo d'azione del mainstream generalista questo fenomeno è particolarmente evidente. In alcune nicchie la "melodicità" e ancora di più la "classicità" vengono percepite quasi come dei disvalori. Ho scritto "vengono percepite come" e non "diventano" disvalori perchè penso che questi fenomeni siano distorsioni del gusto e del giudizio conseguenti a operazioni di marketing. Personalmente penso che "melodicità" e "classicità" non siano "valori" ma "caratteristiche". Possono essere un bene come un male a seconda di come vengono applicate (un artista può essere molto melodico ma avere in canna brutte melodie, o avere delle melodie inadatte al contesto sonoro in cui le applica; un altro può cercare una classicità d'approccio in un contesto sbagliato o non essere capace di suonare "classico" in alcun modo al netto delle sue velleità o di quelli che sono i valori in campo nel settore in cui ha scelto di agire: per capirci, un disco garage-rock che rifugga in toto lo spirito fondamentalmente reazionario del genere o si rivela un album molto originale che in definitiva esce dai dogmi del settore o vien fuori come una ciofeca senza senso).


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#19 slothrop

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Inviato 23 marzo 2016 - 14:08


Secondo me i misteri dell'hype in ambito indie/underground non riguardano nemmeno l'aspetto "pop-friendly" o no ma appunto quanto il marketing e tutta la cura dell'immagine. Mi viene in mente il successo consistente di una band come i Liars che all'inizio picchiavano duro eppure erano su tutte le copertine di settore e tutt'ora fanno concerti quasi soldout ovunque.

 

 

 

E' un caso particolare e interessante quello dei Liars, che denota certamente un grande fiuto del marketing. Il loro primo album picchiava duro, sì, ma aveva anche in canna un singolo stra-orecchiabile e perfettamente in linea con la moda funk-punk del perioco (erano gli anni dei Rapture). Però si chiudeva con un brano assurdamente lungo che permetteva alla band di sembrare sufficientemente "strana" da intrigare anche il pubblico più underground e curioso. Secondo me era un buon disco, c'era l'arrosto ma il fumo era di più. Stesso giudizio sul secondo album, che era sicuramente molto meno friendly e studiatamente strano, in linea con la moda sotterranea che cambiava, con il punk-funk ormai in fase di ristagno (durò poco quella moda, e va ricordato che a sua volta si trattava di un revival di certi aspetti della prima new-wave) e le musiche weird che stavano cominciando a dilagare in rete. I Liars confezionarono un disco molto forte sul piano della suggestione, con un lavoro abbastanza originale sul suono (ma non straordinario, eh) e a livello di scrittura finirono per privilegiare la stramberia cercata rispetto al cesello a tutto tondo. Si riconfermarono furbi, dotati di fiuto e talento a sufficienza da adombrare il lato cialtrone che pure avevano.

Il terzo disco - a mio parere il migliore - sistemò le intuizioni del secondo in una formula musicalmente più compiuta. Stupì meno ma consolidò la fama, schiarì i dubbi a chi li aveva e cofnermò il successo. Il quarto è un ritorno più ponderato alla formula più "facile" dell'esordio, con meno spigoli, meno stramberia e un'ispirazione più eclettica, ma ormai lontana della derive weird che stavano ormai sparendo anche dallo scenario underground (come nel caso del secondo album, intercettarono il cambio dei tempi un attimo prima che diventasse plateale, a conferma del fiuto).

Insomma, abilissimi a livello di marketing, al netto della musica che a me è sempre piaciuta ma non da strapparmici i capelli.


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#20 Bara dei pupi

Bara dei pupi

    Pietra MIliare

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Inviato 23 marzo 2016 - 21:02

e cmq anche nel non-immediato è bravissima, lo strumentale Der Wunsch Teil Drei, che chiude Fjorden, è alta scuola post-kraut

https://www.youtube....h?v=jft8tBWC7DM

(tmtd non preoccuparti, appena sento bene il nuovo, ne parlo)
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