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#41 guast

guast

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Inviato 22 dicembre 2015 - 14:25

 

 

5. Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

Appena letto. Un racconto, una parabola, di certo non un romanzo. Potente e simbolico, lo vorrei rileggere in inglese. Provo sempre una certa diffidenza per le traduzioni. La Pivano come traduce?

 

La Pivano era amica di Hemingway e penso lo consultasse in fase di traduzione. Di solito però le traduzioni sono di Vincenzo Mantovani, da quel che ricordo. 

Ps: ne hai letti altri di Hemingway?

 

 

No, mai letto né posseduto niente, in realtà l'ho letto solo perché l'ho trovato in casa. 

Dico di diffidare non tanto per la qualità della traduzione, quanto perché mi ha dato l'impressione di uno stile scarno ma forte, qualcosa che assomiglia più all'antico testamento che ad un romanzo. Si fa per dire, sono impressioni a pelle. Ma di sicuro il ritmo inglese avrà qualcosa di più.

 

"scarno ma forte" è proprio la definizione di scrittura che cercava Hemingway, a grandi linee. Poi dipende dai libri, dalle epoche, l'Hemingway "maturo" de Il Vecchio e il Mare a mio modo di vedere ha diverse differenze rispetto a quello di Fiesta, per dire.


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#42 Paraponzipò

Paraponzipò

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Inviato 22 dicembre 2015 - 15:02

L'hemingway del vecchio e il mare personalmente, e sempre attraverso traduzione, credo sia la cosa più lontana da hemingway per stile e narrazione. Non è che ci sono differenze rispetto a Fiesta, per me è proprio un altro autore. Premesso che Fiesta è probabilmente l'estremo in senso opposto.


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#43 piersa

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Inviato 22 dicembre 2015 - 15:19

 

 

In compenso continuo a comprare e ad accumulare...

 

capita anche a me, è bello vedere crescere la pila sullo scaffale e poi arrovellarsi su quale(i) iniziare... e poi comprarne un altro e iniziare quello.

L'urlo e il furore ce l'ho da un po', ma non ho ancora avuto il coraggio di aprirlo 

 

 

 

capisco il dramma,io sto a 1040 libri ancora da leggere e non smetto di comprare :(

 

 

Ti aspettano un paio di settimane impegnative!
Scherzi a parte, la salvezza della lettura italiana sono i lettori forti con tutte le negatività che ció implica (assenza di una "classe media", abisso tra predatori e barzellettieri, predatori che disprezzano intere categorie: ultime uscite, i generi, gli "italiani", le "donne" e, soprattutto, l'omologazione che sottende la più parte dei predatori di cui magari parlo un'altra volta).

 

 

si,con la media annuale che ho ci vanno 10 anni asd


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#44 piersa

piersa

    Megalo-Man

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Inviato 22 dicembre 2015 - 15:20

 

1) Le Sirene di Titano - Vonnegut

E' un libro corto, dalla prosa secca, quasi striminzito. Eppure c'è dentro di tutto: è una meditazione sul caso e sulla necessità, sulla religione e la famiglia, ma c'è anche tutto il bello di un'avventura fantascientifica

2) Baudolino - Eco

Io mi diverto come un bambino quando un romanzo gioca con la storia come fa questo qui, ma c'è sempre qualche sprazzo di poesia che fa capolino da dietro al gioco. E poi Baudolino per come la vedo io è un personaggio tragicissimo.

3) Embassytown - Mieville

Più che un romanzo di fantascienza è un esperimento mentale sulla natura del linguaggio.

4) Questa è l'acqua - Foster Wallace

Al di là dell' "istrionismo" stilistico sono dei racconti che se non ti commuovono sei fatto di pietra.

5) La letteratura nazista in America - Bolano

Praticamente un catalogo di stronzi, sognatori, teppisti e lunatici. Bellissimo.

6) Puttane assassine - Bolano

Un altra raccolta di racconti, e pure qua ci sono alcune cose che ti bucano l'anima.

7)L'armata dei sonnambuli - Wu Ming

Che al di là dei sottotesti politici è un romanzo appassionantissimo. Qua più o meno vale la stessa cosa che ho detto per Baudolino.

 

Poi ho L'arcobaleno della gravità più o meno a 1/4 dalla fine e ancora non ci ho capito un cazzo.

Questo dev'essere clamoroso. Lo cerco. 

 

 

 

 

5. Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

Appena letto. Un racconto, una parabola, di certo non un romanzo. Potente e simbolico, lo vorrei rileggere in inglese. Provo sempre una certa diffidenza per le traduzioni. La Pivano come traduce?

 

La Pivano era amica di Hemingway e penso lo consultasse in fase di traduzione. Di solito però le traduzioni sono di Vincenzo Mantovani, da quel che ricordo. 

Ps: ne hai letti altri di Hemingway?

 

 

 

Lezioni di un u-tonto. Che sarei io.
Se usate tasto miltiquote, ttasferite nel 3d di commento quel che state dicendo nel 3d Classifiche.
Appeno posso, sposto ma mettete cura pure voi se no leggere serve solo ad ammazzare il tempo.


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#45 piersa

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Inviato 22 dicembre 2015 - 15:27

E allora tiè!

 

1. Dante: Commedia

1. Stefano D'Arrigo: Horcynus Orca 

?. Shakespeare: La tempesta

Stranissima ed enigmatica, una di quelle bellezze che alla fine sono imprendibili, e certe cose te le danno, molte altre te le negano.

 

Delle altre poche cose lette, nessuna mi ha shockato, mi è piaciuto Le due zittelle di Landolfi, interessante ma troppo lungo e un po' tendenzioso il saggione Il canto degli antenati di Steven Mithen (ipotizza un'origine comune nella capacità linguistica e quella musicale degli uomini. E in effetti le capacità musicali, a livello cognitivo e neuro, sono davvero una cosa tanto specifica quanto misteriosa. Perché sono così sviluppate? Sono inutili e noi le sfruttiamo solo come piacevole allianamento? Ops, con tutto questo D'Arrigo parlo siciliano.)

 

 

Delusione dell'anno: Terry Pratchett - Raising Steam (povero : )

 

 

Perchè ti ha deluso? Risp nell'altro topic tvb


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#46 piersa

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Inviato 22 dicembre 2015 - 15:29

 

 

E' necessario soltanto lasciare un breve commento - questo è rivolto soprattutto a Oldfield.

 

 

dici ? asd

 


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#47 dUST

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Inviato 22 dicembre 2015 - 16:12

 

 

 

5. Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

Appena letto. Un racconto, una parabola, di certo non un romanzo. Potente e simbolico, lo vorrei rileggere in inglese. Provo sempre una certa diffidenza per le traduzioni. La Pivano come traduce?

 

La Pivano era amica di Hemingway e penso lo consultasse in fase di traduzione. Di solito però le traduzioni sono di Vincenzo Mantovani, da quel che ricordo. 

Ps: ne hai letti altri di Hemingway?

 

 

No, mai letto né posseduto niente, in realtà l'ho letto solo perché l'ho trovato in casa. 

Dico di diffidare non tanto per la qualità della traduzione, quanto perché mi ha dato l'impressione di uno stile scarno ma forte, qualcosa che assomiglia più all'antico testamento che ad un romanzo. Si fa per dire, sono impressioni a pelle. Ma di sicuro il ritmo inglese avrà qualcosa di più.

 

"scarno ma forte" è proprio la definizione di scrittura che cercava Hemingway, a grandi linee. Poi dipende dai libri, dalle epoche, l'Hemingway "maturo" de Il Vecchio e il Mare a mio modo di vedere ha diverse differenze rispetto a quello di Fiesta, per dire.

 

Diverse differenze come possono averle due libri di un autore distanti 25 anni - e che anni: non anni qualsiasi, anni che hanno cambiato radicalmente l'umanità e nei quali è cambiato praticamente tutto (da tutti i punti di vista). Se poi si va a vedere come li ha vissuti il vecchio Hem, quegli anni, risulta abbastanza semplice anche connetterli, questi due romanzi, la cui idea d fondo è la stessa (come in tutti i suoi romanzi, o quasi), asciugata dall'enfasi e dalla retorica giovanile (nell'accezione tutt'altro che negativa, sia chiaro) e raccolta tutta intorno all'uomo che lotta, prometeisticamente, contro il proprio destino.

Dal punto di vista strettamente narrativo, il racconto incarna perfettamente l'idea che aveva Hemingway di scrittura, concepita come un blocco marmoreo dal quale doveva essere tolto tutto ciò che c'era di superfluo, come nella scultura: e poichè gli riuscì talmente bene (raggiungere l'obiettivo di una vita), fu questo il motivo per il quale, a mio modesto parere, dopo non scrisse praticamente più nulla di rilevante (e non per la maledizione del Nobel).

 

In inglese non è proibitivo e merita se non altro per il rigore e la musicalità che in italiano vanno immancabilmente persi (l'ho letto centomila anni fa).


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 mi ricorda un po' Moro.

 

 

 

 

Con trepidazione vivo solo le partite dell'Inter.

 

 

 

Io non rispondo a fondo perchè non voglio farmi bannare, però una cosa voglio dirla: voi grillini siete il punto più basso mai raggiunto dal genere umano. Di stupidi ne abbiamo avuti, non siete i primi. Di criminali anche. Voi siete la più bassa sintesi tra violenza e stupidità. Dovete semplicemente cessare di esistere, come partito (e qui non ci si metterà molto) e come topi di fogna (e qui sarà un po' più lunga, ma cristo se la pagherete cara).

 

 


#48 guast

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Inviato 22 dicembre 2015 - 16:18

 

 

 

 

5. Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

Appena letto. Un racconto, una parabola, di certo non un romanzo. Potente e simbolico, lo vorrei rileggere in inglese. Provo sempre una certa diffidenza per le traduzioni. La Pivano come traduce?

 

La Pivano era amica di Hemingway e penso lo consultasse in fase di traduzione. Di solito però le traduzioni sono di Vincenzo Mantovani, da quel che ricordo. 

Ps: ne hai letti altri di Hemingway?

 

 

No, mai letto né posseduto niente, in realtà l'ho letto solo perché l'ho trovato in casa. 

Dico di diffidare non tanto per la qualità della traduzione, quanto perché mi ha dato l'impressione di uno stile scarno ma forte, qualcosa che assomiglia più all'antico testamento che ad un romanzo. Si fa per dire, sono impressioni a pelle. Ma di sicuro il ritmo inglese avrà qualcosa di più.

 

"scarno ma forte" è proprio la definizione di scrittura che cercava Hemingway, a grandi linee. Poi dipende dai libri, dalle epoche, l'Hemingway "maturo" de Il Vecchio e il Mare a mio modo di vedere ha diverse differenze rispetto a quello di Fiesta, per dire.

 

Diverse differenze come possono averle due libri di un autore distanti 25 anni - e che anni: non anni qualsiasi, anni che hanno cambiato radicalmente l'umanità e nei quali è cambiato praticamente tutto (da tutti i punti di vista). Se poi si va a vedere come li ha vissuti il vecchio Hem, quegli anni, risulta abbastanza semplice anche connetterli, questi due romanzi, la cui idea d fondo è la stessa (come in tutti i suoi romanzi, o quasi), asciugata dall'enfasi e dalla retorica giovanile (nell'accezione tutt'altro che negativa, sia chiaro) e raccolta tutta intorno all'uomo che lotta, prometeisticamente, contro il proprio destino.

Dal punto di vista strettamente narrativo, il racconto incarna perfettamente l'idea che aveva Hemingway di scrittura, concepita come un blocco marmoreo dal quale doveva essere tolto tutto ciò che c'era di superfluo, come nella scultura: e poichè gli riuscì talmente bene (raggiungere l'obiettivo di una vita), fu questo il motivo per il quale, a mio modesto parere, dopo non scrisse praticamente più nulla di rilevante (e non per la maledizione del Nobel).

 

In inglese non è proibitivo e merita se non altro per il rigore e la musicalità che in italiano vanno immancabilmente persi (l'ho letto centomila anni fa).

 

concordo in toto, aggiungo - anche in risposta a Paraponzipò - che per me Il vecchio e il mare è vicinissimo soprattutto a Per chi suona la campana, per l'introspezione della trama e l'immersione totale nella psicologia del personaggio mentre, appunto, va incontro al suo destino. 


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#49 piersa

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    Megalo-Man

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Inviato 22 dicembre 2015 - 16:23

Devo andare molto indietro nei ricordi ma in effetti Il vecchio e il mare ha uno svolgimento simbolico come mai ho ritrovato in H, compresi Per chi suona la campana e Addio alle armi. Di H ho sempre apprezzato il suo racconto asciutto, quasi da reportage che nel guscio con l'animale-mostro a traino non ho ritrovato ma che parimenti apprezzai.


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#50 kristofferson

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Inviato 22 dicembre 2015 - 17:14

Devo andare molto indietro nei ricordi ma in effetti Il vecchio e il mare ha uno svolgimento simbolico come mai ho ritrovato in H, compresi Per chi suona la campana e Addio alle armi. Di H ho sempre apprezzato il suo racconto asciutto, quasi da reportage che nel guscio con l'animale-mostro a traino non ho ritrovato ma che parimenti apprezzai.

 

Hemingway si incazzerebbe: "Then there is the other secret. There isn't any symbolysm . The sea is the sea. The old man is an old man. The boy is a boy and the fish is a fish. The shark are all sharks no better and no worse. All the symbolism that people say is shit". 
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#51 Greed

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Inviato 22 dicembre 2015 - 18:08

La sua prosa è bella da leggere anche in quest'ultima affermazione :D

 

Ha(i) ragione, ma probabilmente è un'affermazione "di reazione"*.Il libro è assolutamente realistico, anzi, reale; ma è innegabile che il realismo sconfina sempre in una dimensione più vasta. In maniera enigmatica, certamente, ma lo stesso vecchio quando inizia a confondersi (in senso che veramente svaniscono i confini, e pensa quasi di essere il pescespada) dà voce al simbolico (che vuol dire proprio, etimologicamente, "mettere insieme"). E anche la forma del racconto, per cui dicevo "parabola", porta a non fermarsi alla lettera.

Forse non è proprio la parola giusta, diciamo, ma alla fine nessuno scrittore serio farebbe la fatica di scrivere un romanzo senza che nella sua storia, quale che sia, ci sia un qualcosa di simbolico o metafisico, perlomeno intravisto.

 

ps. cose che mi sono piaciute molto nel libro. L'alternanza/contrasto tra il discorso indiretto, la voce interiore del vecchio che parla a sé stesso, e lo stesso vecchio che si risponde ad alta voce.

Non ho tempo di citare, ciao.

 

*alle stronzate che la gente ha detto sul suo libro, alle cazzate che gente come me scrive su ondarock


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#52 piersa

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Inviato 22 dicembre 2015 - 18:31

peggio per lui, la sua è una buona scrittura, robusta, ma solo quella non basta a farne un personaggio memorabile.


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#53 ravel

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Inviato 22 dicembre 2015 - 19:23

 

Devo andare molto indietro nei ricordi ma in effetti Il vecchio e il mare ha uno svolgimento simbolico come mai ho ritrovato in H, compresi Per chi suona la campana e Addio alle armi. Di H ho sempre apprezzato il suo racconto asciutto, quasi da reportage che nel guscio con l'animale-mostro a traino non ho ritrovato ma che parimenti apprezzai.

 

Hemingway si incazzerebbe: "Then there is the other secret. There isn't any symbolysm . The sea is the sea. The old man is an old man. The boy is a boy and the fish is a fish. The shark are all sharks no better and no worse. All the symbolism that people say is shit". 

 

 

Mi ha interessato leggere questa sua affermazione, ma se dovessimo attenerci alle opinioni (e intenzioni) degli autori, la letteratura (con tutto quel che ne segue, compresi noi lettori) non esisterebbe.
O quanto meno non avrebbe senso.


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"Ciò che l'uomo può essere per l'uomo non si esaurisce in forme comprensibili".
(k. jaspers)

 

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#54 dUST

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Inviato 23 dicembre 2015 - 09:30

 

 

Devo andare molto indietro nei ricordi ma in effetti Il vecchio e il mare ha uno svolgimento simbolico come mai ho ritrovato in H, compresi Per chi suona la campana e Addio alle armi. Di H ho sempre apprezzato il suo racconto asciutto, quasi da reportage che nel guscio con l'animale-mostro a traino non ho ritrovato ma che parimenti apprezzai.

 

Hemingway si incazzerebbe: "Then there is the other secret. There isn't any symbolysm . The sea is the sea. The old man is an old man. The boy is a boy and the fish is a fish. The shark are all sharks no better and no worse. All the symbolism that people say is shit". 

 

 

Mi ha interessato leggere questa sua affermazione, ma se dovessimo attenerci alle opinioni (e intenzioni) degli autori, la letteratura (con tutto quel che ne segue, compresi noi lettori) non esisterebbe.
O quanto meno non avrebbe senso.

 

Anche se dovessimo attenerci alle opinioni (e intenzioni) dei lettori, però; nonchè a quelle dei critici. Per esclusione, le opinioni degli autori su sè stessi rimangono comunque le più attendibili (sempre che non siano ubriachi, ed Hemingway lo era spesso; o forse, era attendibile proprio per questo).

Nel suo caso però era proprio così: ha sempre detto, come dichiarazione programmatica d'intenti poi seguita dai fatti, che l'unica cosa che lo interessasse era la verità, e la verità era dentro le cose (una rosa è una rosa è una rosa) e quindi l'unica cosa da fare era descriverle, il più puntualmente e semplicemente possibile.

Da qui la sua ossessione per la scrittura che lo ha reso famoso e che in qualche modo ha cambiato un po' le carte in tavola della letteratura del 900 sganciandola dalla prosa ottocentesca (ma diciamo anche che Conrad aveva già dato una bella mano). Da qui le sua polemiche con l'amico Fitzgerald, accusato di costringere i lettori a fare ricorso al vocabolario. Eccetera.

Sotto questo punto di vista - per tornare a noi - The old man and the sea può essere visto come la summa di una intera produzione e andrebbe letto, secondo me, a valle dell'intero percorso per apprezzarne la poetica.

Resta da dire che nei corsi di creative writing delle università americane questo racconto è incluso tra i tre esempi di "scrittura esemplare" che gli studenti devono leggere e analizzare; un altro è The Quiet American di Greene, il terzo non lo ricordo (forse Updike).


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#55 Reynard

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Inviato 23 dicembre 2015 - 09:35

 

Resta da dire che nei corsi di creative writing delle università americane questo racconto è incluso tra i tre esempi di "scrittura esemplare" che gli studenti devono leggere e analizzare; 

 

 

Davvero? 

Personalmente trovo che la 'tipica' prosa di Hemingway abbia raggiunto migliori risultati altrove. (I racconti, soprattutto)


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La firma perfetta dev'essere interessante, divertente, caustica, profonda, personale, di un personaggio famoso, di un personaggio che significa qualcosa per noi, riconoscibile, non scontata, condivisibile, politicamente corretta, controcorrente, ironica, mostrare fragilità, mostrare durezza, di Woody Allen, di chiunque tranne Woody Allen, corposa, agile, ambiziosa, esperienzata, fluente in inglese tedesco e spagnolo, dotata di attitudini imprenditoriali, orientata alla crescita professionale, militassolta, automunita, astenersi perditempo.

#56 dUST

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Inviato 23 dicembre 2015 - 09:41

Ora mi stai facendo sorgere il dubbio se invece non sia A Clean, well lighted place. Comunque si, i racconti sono superbi.


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 mi ricorda un po' Moro.

 

 

 

 

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#57 il mistico

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Inviato 23 dicembre 2015 - 11:44

atlas io nostromo l'ho lasciato a metà, l'ho trovato un po' pesante, le descrizioni paesaggistiche erano senz'alcuna poesia, la narrazione è ferma, una stasi continua, l'hai messo al secondo posto, perché? se mi dai un input lo rileggo daccapo


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#58 ravel

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Inviato 23 dicembre 2015 - 13:42

 

 

 

Devo andare molto indietro nei ricordi ma in effetti Il vecchio e il mare ha uno svolgimento simbolico come mai ho ritrovato in H, compresi Per chi suona la campana e Addio alle armi. Di H ho sempre apprezzato il suo racconto asciutto, quasi da reportage che nel guscio con l'animale-mostro a traino non ho ritrovato ma che parimenti apprezzai.

 

Hemingway si incazzerebbe: "Then there is the other secret. There isn't any symbolysm . The sea is the sea. The old man is an old man. The boy is a boy and the fish is a fish. The shark are all sharks no better and no worse. All the symbolism that people say is shit". 

 

 

Mi ha interessato leggere questa sua affermazione, ma se dovessimo attenerci alle opinioni (e intenzioni) degli autori, la letteratura (con tutto quel che ne segue, compresi noi lettori) non esisterebbe.
O quanto meno non avrebbe senso.

 

Anche se dovessimo attenerci alle opinioni (e intenzioni) dei lettori, però; nonchè a quelle dei critici. Per esclusione, le opinioni degli autori su sè stessi rimangono comunque le più attendibili (sempre che non siano ubriachi, ed Hemingway lo era spesso; o forse, era attendibile proprio per questo).

 

 

Ma certo! Ci mancherebbe... :)

 

Meno d'accordo sull'altra parte del quotato... L'idea che ci sia qualcosa di "attendibile" (e quindi di potenzialmente "più" - o "meno" - attendibile) mi è abbastanza lontana.

Mozart diceva che le sue composizioni, una volta finite, non lo interessavano più, ed erano figlioli che se ne andavano nel mondo colle loro gambe. E io credo che sia abbastanza così.

Le intenzioni dell'autore sono interessantissime e importantissime (per me). Mi spiegano, in parte, come è nata l'opera (e, se il grado di aurocoscienza dell'autore è alto, mi spiegano soprattutto da quali impulsi originari è nata - quelli consapevoli, ovviamente... ).

Non cosa è l'opera.

Che è qualcosa che non può sapere nessuno, nemmeno l'autore (e molti di loro, appunto, ne sono consapevoli e persino lieti) e, come aggiungi, nemmeno il lettore. L'interazione fra un'opera e il ricettore è misteriosa. Per fortuna.

Ed è per questo che tutta questa vicenda ci interessa e ci appassiona...

 

Le Selbstinterpretationen degli artisti (sempre interessantissime a priori, ripeto) sono spesso assurde (come quelle di tutti gli esistenti, a dire il vero... asd). Non parliamo del giudizio di valore dei medesimi sulle loro opere ("questa è la migliore", "questa è scadente"... ): spesso sono del tutto incongruenti con quelle di noi fruitori. E per motivi che di solito rimandano a tecnicismi del mestiere del tutto insensati, ai quali ritengono di avere soddisfatto meglio o peggio.

 

Noi non potremmo letteralmente vivere senza i creatori. Ma anche loro, grazie al cielo, hanno bisogno di noi.
Per sapere cosa pensare davvero di se stessi... :rolleyes:


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#59 piersa

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Inviato 23 dicembre 2015 - 14:05

eh infatti, meno male che ci siete ashd


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#60 ravel

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Inviato 23 dicembre 2015 - 15:45

eh infatti, meno male che ci siete ashd

 

... a tacere del fatto che, se no, chi li compra i (vostri) libri? :P


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