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Il Ritmo Salverà Il Jazz?


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40 replies to this topic

#21 slothrop

slothrop

    Enciclopedista

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Inviato 31 agosto 2017 - 12:00

Conosco abbastanza bene sia Berne che McCaslin e mi sembra davvero che siamo su due linee completamente opposte. Dichiarato che preferisco Berne (anche se l'aggettivo "incazzato" non lo userei per quel disco), mi è sempre sembrato che McCaslin sia soprattutto un buon aggiornatore della fusion. La sua musica è evidentemente rhythm-centered, più di quella di Berne, ma penso anche che il suo fulcro ritmico sia figlio di un'idea non proprio nuova. Un buon aggiornamento, come dicevo, più che una "sfida evolutiva" di linguaggio.

Berne non è un esempio che ho scelto di fare, proprio perchè nel suo caso la centralità ritmica è poco percepibile. Questo perchè la sua musica, in generale, secondo me è più "tesa" che non "propulsiva". Però questa tensione mi interessa e nel costruirla, oltre alle sofisticate intelaiature ai confini dell'armonia, anche la ritmica ha una parte. Non dimentichiamoci che Tim Berne ha lavorato a lungo con JIm Black, il batterista che forse più di tutti nel corso degli anni '90 è riuscito a incanalare lo stile batteristico del rock più evoluto (leggi math, prog-punk, post-rock et similia) nel linguaggio jazzistico. Per inciso, JIm Black è uno dei più grandi batteristi jazz degli ultimi 30 anni e se cercate cose molto rock, ruvide e punk, oltre ai suoi progetti con Berne consiglio gli Human Feel con Chris Speed (la presenza di chitarristi scorbutici e noise-oriented in queste formazioni ribadisce l'inclinazione verso le forme più ispide della musica rock e post-punk).

Seconda nota su Tim Berne, oggi il suo gruppo più celebrato sono gli Snakeoil, che hanno una sezione ritmica monca, senza basso, col batterista Ches Smith e il pianista Matt Mitchell. Ovviamente l'idea ritmica che sta alla base delle complesse partiture di Berne è tantro originale da venire spesso percepita come musica che non dà grande valore alla parte riimtca, ma io lo ascolterei sempre con attenzione.


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#22 vit vit

vit vit

    pivello

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Inviato 31 agosto 2017 - 12:23

Amorevole e condivisibile quello che hai scritto.Nel primo pezzo di SF da notare la variegata collisione(tesa non incazzata)di vari metri e ritmi.Ergo tensione ritmica.

 

Amo Jim Black(suono anche io la batteria e lo seguo da circa 25 anni,dai Bloodcount)ed è secondo "solo" a Joey Baron,meno rochettaro ma dalle vedute molto piu' ampie.


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#23 Greed

Greed

    me ne fregio

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Inviato 31 agosto 2017 - 14:41

Tensione è più appropriato, anche perché c'è anche a livello di suono e armonia. Ho scelto una parola sbagliata prima.
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#24 Guest_Malandrino_*

Guest_Malandrino_*
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Inviato 31 agosto 2017 - 17:51

Vabe' visioni diverse-Sicuro di aver ascolrtato piu' di 10 secondi del primo pezzo?

In quanto al pezzo che hai postato,no comment.Evidentemente abbiamo visioni differenti,quel pezzo mi sembra non dico banale,ma a livello di ritmo neache paragonabile alle stratificazioni del pezzo di Berne.

 

Potevo mettere un pezzo piu rappresentativo di Hanran,vero.

 

https://youtu.be/GGxg-FYXzFY

 

Mi dai l'indirizzo del tuo dentista? :rolleyes:

 

Banale Mccaslin? :lol: Ne hai di strada da fare ancora...



#25 Bernardus

Bernardus

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Inviato 31 agosto 2017 - 18:51

Il fatto che molta gente crede che l'approccio free sia l'avanguardia del settore non deve interessarci. Il Jazz diventa sempre più contaminato da "altre" musiche, rock incluso. Da un punto di vista ritmico quindi abbiamo tutta una serie di conseguenze facilmente tracciabili:

 

1) Il contrabbasso(che sempre più si somma o viene sostituito dal basso elettrico) non accompagna più prettamente in Walking, questo perchè non si sente più bisogno della pulsazione swing che prima era spesso un must.

 

2) Per via del punto 1 abbiamo un abbandono del dogma "accenti forti sul 2 e sul 4 per dare swing"

 

3) Utilizzo dei tempi più disparati, a seconda degli artisti e dei brani

 

4)Utilizzo dei ritmi più disparati, incamerando una gran quantità di bagaglio extrajazzistico

 

5)Commistione con altri generi musicali anche meno "colti"

 

Detto questo non vedo perchè tracciare un decalogo di artisti che lavorano sul ritmo perchè in realtà lo fanno in molti, la ricerca sul ritmo va di pari passo con quella armonica, almeno dovrebbe essere così per un prodotto fresco ed originale. Che sia Makaya McCraven che si muove nell'ambito della sperimentazione made in Chicago(commistione sopratutto con il rock, ricordando che c'è gente come Jeff Parker nell'ambiente) e che quindi richiede al bassista delle  linee  estremamente "circolari" o che sia Antonio Sanchez, più old school ma sicuramente uno che ne ha provate di cotte e di crude a livello d'incastri ritmici, poliritmie, spostamenti di accenti e chi più ne ha più ne metta direi che il jazz sia pieno di gente che voglia alzare l'asticella.

 

Che qui su ondarock il jazz non attecchisca lo si deve ad una mancanza d'interesse per il genere. Ondarock del resto ha sempre trattato questa musica con superficialità, anche nella pagina ondajazz. Quindi gli appasionati jazzofili cercano altri lidi dove cercare,parlare e condividere informazioni.

 

Poi permettetemi un off topic.

 

Malgrado spesso trovi alcune recensioni della redazione scarne e poco centrate o peggio, qualche monografia assolutamente pretenziosa non c'è dubbio che ondarock sia un contenitore formidabile d'informazioni e di cultura. Che poi ciò avvenga in modalità che possono o non possono piacere, amen. Posso dire in tutta coscienza che non esiste in Italia un sito altrettant ovalido che tratti di rock. Si può frequentare ondarock ed avere tutto ciò che serve per l'ascolto di una vita intera e non è poco.

 

Mi sembra chiaro che per trattare il rock e la musica "leggera" in tale quantità si sacrifichi la validità del prodotto ondajazz. Quello sarebbe fondamentale per portare lettori e forumisti che parlino di jazz, sopratutto di jazz moderno.

 

In sintesi: non credo che un'indagine ritmica sia poi così performante, pur interessante che sia. Questo perchè a più livelli, più musicisti battono strade differenti e con approcci ritmici diversi, funzionali al progetto ed all'idea di fondo.


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#26 Guest_Malandrino_*

Guest_Malandrino_*
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Inviato 31 agosto 2017 - 19:06

Conosco abbastanza bene sia Berne che McCaslin e mi sembra davvero che siamo su due linee completamente opposte. Dichiarato che preferisco Berne (anche se l'aggettivo "incazzato" non lo userei per quel disco), mi è sempre sembrato che McCaslin sia soprattutto un buon aggiornatore della fusion. La sua musica è evidentemente rhythm-centered, più di quella di Berne, ma penso anche che il suo fulcro ritmico sia figlio di un'idea non proprio nuova. Un buon aggiornamento, come dicevo, più che una "sfida evolutiva" di linguaggio.

 

Ok non ti piace, è lento e vecchio secondo te, ma che fa fusion non si può leggere proprio.



#27 vit vit

vit vit

    pivello

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Inviato 31 agosto 2017 - 19:43

Strada da fare,può essere.
Saresti così gentile da erudirmi un pochetto che forse in 30 anni di frequentazioni diciamo di musiche non convenzionali(espressione che andava un po' di anni fa)molte cose le avrò perse.
Direi che ad un semplice ascolto di quel pezzo che hai postato si evince una"semplice" formula di assolo accompagnato da un ritmo frastagliato sicuramente;ma dall' impianto facilmente leggibile.Molto imparentato con certa fusion e rock(anche nei suoni)forse per te sembra innovativa.A me ha incuriosito appena appena,ma ho ben altre ambizioni ritmiche.
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#28 Guest_Malandrino_*

Guest_Malandrino_*
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Inviato 01 settembre 2017 - 04:56

Strada da fare,può essere.
Saresti così gentile da erudirmi un pochetto che forse in 30 anni di frequentazioni diciamo di musiche non convenzionali(espressione che andava un po' di anni fa)molte cose le avrò perse.
Direi che ad un semplice ascolto di quel pezzo che hai postato si evince una"semplice" formula di assolo accompagnato da un ritmo frastagliato sicuramente;ma dall' impianto facilmente leggibile.Molto imparentato con certa fusion e rock(anche nei suoni)forse per te sembra innovativa.A me ha incuriosito appena appena,ma ho ben altre ambizioni ritmiche.

 

Se le ben altre ambizioni ritmiche sono quelle postate precedentemente, buon per te che ti esalti con poco.



#29 slothrop

slothrop

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Inviato 01 settembre 2017 - 08:58

Che non mi piaccia McCaslin non è neanche vero, anzi ebbi a lamentarmi del fatto che, nonostante la collaborazione con Bowie, per lui non fosse scoppiato nessun hype.

A riguardo della fusion, come tutti i grandi settori il termine "fusion" racchiude tante cose. A me pare McCaslin lavori molto sul suono, sulla timbrica (in un certo senso sulla "produzione", cosa più tipica dell'universo pop-rock che non del jazz) e su un'idea musicale abbastanza "fluida", sicuramente non banale ma nemmeno impervia. Per queste ragioni mi viene naturale parlare di fusion, magari non tanto in termini assoluti quanto in termini di "riferimento storico-estetico". A scanso di equivoci lo ritengo un musicista interessante, sennò non lo conoscerei, non è che seguo tutto quello che esce nel jazz di oggi (anche se il jazz di oggi mi pare viva di buona salute, più di altri settori maggiormente chiacchierati).


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#30 Guest_Malandrino_*

Guest_Malandrino_*
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Inviato 01 settembre 2017 - 10:51

 A me pare McCaslin lavori molto sul suono, sulla timbrica (in un certo senso sulla "produzione", cosa più tipica dell'universo pop-rock che non del jazz) e su un'idea musicale abbastanza "fluida", sicuramente non banale ma nemmeno impervia.

 

Suonare in questo modo adesso che mi ci fai pensare in effetti è semplicissimo, roba che chiunque può fare ad occhi chiusi:


 



#31 Bernardus

Bernardus

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Inviato 01 settembre 2017 - 10:52

Sempre a fare le gare a chi lo ha più lungo. Ci mancherebbe che i jazzofili fuggano a gambe levate.


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#32 slothrop

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Inviato 01 settembre 2017 - 14:41

 

 A me pare McCaslin lavori molto sul suono, sulla timbrica (in un certo senso sulla "produzione", cosa più tipica dell'universo pop-rock che non del jazz) e su un'idea musicale abbastanza "fluida", sicuramente non banale ma nemmeno impervia.

 

Suonare in questo modo adesso che mi ci fai pensare in effetti è semplicissimo, roba che chiunque può fare ad occhi chiusi:


 

 

 

 

scusa, dov'è che ho scritto che è roba semplice?

L'aggettivo "fluido" è da sempre un complimento per un musicista, anche perchè i musicisti che NON VOGLIONO suonare fluidi - quelli che preferiscono le fratture e le asperità - se sono scarsi non è che suonano fluidi ma suonano semplicemente sfibrati o fuori tempo o privi di intensità. "Fluido" a casa mia è un complimento,

McCaslin e Berne non sono nomi che ho fatto io; sono stati citati in un mio thread - di qualche tempo fa, che aveva per oggetto l'ipotesi che i jazzisti attuali che lavorano in modo originale e non free sul ritmo potrebbero accalappiare l'interesse di qualche rocckettaro, se fossero più spinti dai media - e dato che conosco sia McCaslin che Berne ho detto la mia, mantenendomi equidistante in merito all'ogetto del thread e dichiarando una preferenza assoluta - e non nello specifico ritmico - per Berne. Senza mai tirare in ballo l'abilità tecnica, che mi pare evidente in entrambi i casi e poi io non sono un musicista, cerco di limitare osservazioni sulla tecnica. Nello specifico credo sia più difficile da suonare la musica di Berne (perchè credo che sia scritta almeno al 90% e mi pare estremamente complessa, so che è un discreto spauracchio per i jazzisti della downtown neyorkese) ma questa opinione non influisce sui giudizi che ho espresso prima, perchè alla fine si parlava d'altro.

Se riusciamo a rientrare in topic, ribadisco che secondo me un buon esempio di quel che cerco sul ritmo nel jazz di oggi è questo:

 

https://www.youtube....h?v=dpVSU4A0DIo

(l'intro solista finisce ai 3 minuti e mezzo, hanno accorpato due tracce)

 

Ma vanno benissimo anche cose più semplici, tratte dal repertorio della musica pop di oggi:

https://www.youtube....h?v=pOBhrnOzwXw

 

Oppure cose palesemente ispirate all'estetica della musica elettronica:

https://www.youtube....h?v=eOAb0qjYnAs

 

E' evidente che io sono di gusti minimalisti, nessun problema ad ammetterlo,


  • 1

#33 Guest_Malandrino_*

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Inviato 01 settembre 2017 - 18:04

Hai scritto che secondo te non è un'idea musicale impervia, quando in realtà è musica di una difficoltà notevole sia da scrivere che da suonare.

Degli esempi che hai linkato in questo tuo ultimo post, mi piace molto Vijay Iyer (che seguo da anni), mentre il primo non mi sembra niente di particolarmente innovativo (suonato divinamente eh), l'ultimo è già più interessante. I jazzisti attuali di new york non credo siano preoccupati da Berne, soprattutto quelli della nuova scuola. 

Gli esempi che voglio farti io per quanto riguarda il ritmo nel jazz odierno e la possibilità di avvicinare anche un pubblico che ascolta altri generi, sono i seguenti: (ti linko dei video di esibizioni dal vivo che rendono meglio l'idea)

 

Beka Gochiashvilli, pianista georgiano di appena 21 anni, un autentico prodigio.

Ricordo un live di anni fa dove Chick Corea mentre lo presentava aveva quasi gli occhi lucidi dall'emozione, questo ragazzo è qualcosa fuori dal normale (questo live è del 2012 ma se ne trovano diversi altri anche piu recenti, tipo questo con Stanley Clarke https://www.youtube....qysYmc&t=2555s)

 

Tigran Hamasyan, pianista armeno jazz-rock/djent. 

 

E poi c'è il trombettista Christian Scott con il suo jazz futuristico:

https://christianscott.bandcamp.com/



#34 slothrop

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Inviato 01 settembre 2017 - 18:18

nb: "impervio" si intendeva "per l'ascoltatore". La musica facile da ascoltare spesso è difficile da suonare, e viceversa. Non è una regola assoluta ma spesso è così, quindi nulla di offensivo. Poi, è vero, a me non sembra troppo rivoluzionario McCaslin, questo no.

Ora non riesco ad ascoltare. Conosco solo Tigran, di solito non mi piace ma è questione di gusti, che sia un musicista originale non c'è dubbio.


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#35 slothrop

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Inviato 01 settembre 2017 - 19:07

Il pianista supergiovane mi pare bravissimo, poi ho un debole per l'electric-piano. Hai un album da consigliare? A naso ho l'impressione che suoni ancora una musica poco personale in senso compositivo, ma come strumentista è davvero notevole.

 

Scott usa un'elettronica che potrebbe funzionare, perchè avvicina gli standard dell'elettronica trendy di oggi. A me piace la sua leggerezza e la tendenza downtempo, conoscendo però il gusto hipster medio di oggi credo potrà essere proprio questa sobria eleganza nel tocco a non farlo sfondare (ma è colpa del gusto imperante, in questo caso, direi che è il mio preferito dei tre).


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#36 Guest_Malandrino_*

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Inviato 01 settembre 2017 - 21:25

Il pianista supergiovane mi pare bravissimo, poi ho un debole per l'electric-piano. Hai un album da consigliare? A naso ho l'impressione che suoni ancora una musica poco personale in senso compositivo, ma come strumentista è davvero notevole.

 

Scott usa un'elettronica che potrebbe funzionare, perchè avvicina gli standard dell'elettronica trendy di oggi. A me piace la sua leggerezza e la tendenza downtempo, conoscendo però il gusto hipster medio di oggi credo potrà essere proprio questa sobria eleganza nel tocco a non farlo sfondare (ma è colpa del gusto imperante, in questo caso, direi che è il mio preferito dei tre).

51o2Gobaj6L.jpg

 

L'album di debutto omonimo che se non ricordo male dovrebbe risalire al 2014 o 2012, però non saprei dire per quale etichetta è uscita. Tigran com'è che non ti piace? Trovo sia uno dei più innovatovi e talentuosi in circolazione (e con lui i musicisti che lo accompagnano).



#37 wago

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Inviato 02 settembre 2017 - 05:14

Parti bene con l'inizio del thread, ma poi ti ingabbi in sta cosa della "ballabilità" che per me è una categoria poco significativa. Il ritmo è senz'altro un fulcro e un terreno di innovazione molto importante nel jazz e in alcuni suoi sviluppi recenti, ma il punto non credo sia tanto "posso muovere le chiappe" quanto un più generico richiamo dell'attenzione e/o una "assunzione di responsabilità" da parte della componente ritmica nei confronti della struttura del pezzo.

Negli ultimi 3/4 anni il mio interesse per il jazz contemporaneo è molto salito, un po' per via della (mia) età e un po' per l'oggettiva abbondanza di progetti che mettono al centro un approccio dinamico e ricombinante alla sostanza ritmica. Tu dici che l'attenzione al jazz da queste parti è bassa, ma "tra i jazzofili" del forum mi pare che lo sia ancora meno quella per gli artisti che a me tanto entusiasmano: forse proprio perché non-free, spesso orecchiabili, senz'altro imparentati con rock, funk, hip-hop, idm e in generale privi di alcun tentativo di "nobilitare" la materia da cui partono, credo che essi vengano percepiti come proposte "di serie b", un po' pacchianotte e dozzinali, i Ludovico Einaudi del jazz forse. Per la mia approvazione, a cui del sigillo di approvazione del jazzofilo true importa assai poco, la cosa non è determinante; è indubbio tuttavia che un po' di delusione c'è e che tendo a parlarne meno di quanto vorrei per via della sostanziale mancanza di interesse.

 

Molti degli artisti che maggiormente seguo operano ai confini tra nu-jazz e jazz-rock. Volendo tagliare una separazione, direi che una distinzione che al loro interno ha un certo peso è tra gli artisti che raccolgono l'eredità ritmica drum'n'bass/idm e coloro che invece si innestano più che altro su basi afro-funk/fusion.

Tra i primi, spiccano i britannici GoGo Penguin (squarepusheriani fino al midollo, ma ingentiliti da una certa grazia minimalista e dall'astuto posizionamento in primo piano dei motivi di pianoforte), accompagnati da nomi meno in vista come i Phronesis o i connazionali Get the Blessing, Mammal Hands, Roller Trio, tutti accomunati da un sound più energico e tendente al jazz-rock. C'è poi il gruppo dei progetti un po' più snob che si muovono esplicitamente al confine con ambient ed idm: Hidden Orchestra e Portico i primi nomi che mi vengono in mente. Da segnalare anche i polacchi Jazzpospolita, da poco usciti con un eccellente live e un bell'album al confine tra nu-jazz e post-rock. Stilisticamente parlando almeno una parte di questo gruppo appare piuttosto compatta, e come spesso accade in questi casi finisco per chiedermi - senza per ora aver individuato una risposta utile - se le somiglianze siano pura conseguenza della comune militanza all'interno di una scena o se esista un qualche "padre fondatore" autore della gran parte delle intuizioni sonore e strutturali ma rimasto finora fuori dal mio radar, magari per via dell'attuale inattività.
Nel gruppo dei secondi, gli "africani", andiamo da una proposta di gran classe e affidabilità ma sostanzialmente passatista come gli Heliocentrics a progetti più infuocati e borderline come Melt Yourself Down, The Comet Is Coming o Sons of Kemet, tutti inglesi come d'altra parte la gran parte dei nomi citati sopra.

Legato a esperienze diverse e sostanzialmente in giro da assai più tempo è il neozelandbritannico Mark de Clive-Lowe, autore di dischi splendidi (l'ultimo un live usciti quest'anno) in cui porta avanti un approccio molto ritmico ed energico al nu-jazz di base hip-hop/lounge. Lo cito non tanto perché cruciale per il suo territorio (ne conosco troppo approssimativamente capisaldi e dinamiche) ma perché rappresenta una delle mie più felici scoperte recenti.

 

Cito questi nomi non solo perché penso il loro discorso sul ritmo sia importante e rappresenti uno dei filoni principali attraverso i quali l'innovazione solca il jazz contemporaneo, ma anche perché penso che volente o nolente il loro approccio alla battuta soddisfi quella richiesta di "ballabilità" che Sloth poneva come vincolo a inizio thread. Altre proposte in cui il ritmo gioca un ruolo significativo - anche se "in negativo", quasi per sottrazione - sono i numerosi progetti dello svizzero Nik Bartsch, l'ambient-kraut-jazz minimalista dei teutonici Ambiq, la fusion indocentrica dei Saagara. Anche tutto il campo dark-jazz, che per qualche motivo a me pare fare schifo in toto, mi sembra fondarsi su una reinterpretazione del ruolo del ritmo: in entrambi i casi finiamo però agli antipodi di ogni "ballabilità", dunque lasem stà.


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#38 wago

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Inviato 02 settembre 2017 - 05:34

Riscorrendo gli interventi del thread, mi rendo conto che un elemento che manca nel mio messaggio e nel gruppo di artisti che individuo è il carattere "avant-". Sarà che ritengo l'avanguardia - ancora più dell'innovazione - una categoria oggi come oggi altamente biased, ma me l'ero proprio persa via.

La gran parte delle proposte da me individuate ha poco o nulla a che spartire col campo classicamente chiamato avant-jazz, e forse solo gli afrocentrici del gruppo dei Melt Yourself Down hanno qualche punto di contatto con la "magmaticità" prima di tutto sonora che almeno sotto la mia prospettiva rappresenta un tratto distintivo delle proposte "avant-". La vicinanza con ciò che è "nominalmente avant-" è dunque minima, ma d'altra parte quanta roba viene etichettata come avanguardia pur essendo a conti fatti nient'altro che maniera?

Devo però anche ammettere che se per "avant-" si intende un approccio incompromissorio all'invasione di nuovi e inesplorati territori, quasi tutte le formazioni da me individuate risultano comunque poco pertinenti. Il loro atteggiamento è più che altro fusion: rimescolamento in nuove forme e con nuovi "toni" di elementi musicali già esistenti ma non propri del jazz. Lo scopo è la creazione di musica piacevole e dotata di una certa immediatezza (siamo dunque molto lontani dallo spirito del "nessun compromesso"), non la creazione di nuovi assi dimensionali per la musica in generale e il jazz in particolare.

Mi scusassero  :-[ Lascio l'intervento perché in ogni caso penso che un po' di visibilità non guasti e il discorso sul ritmo portato avanti possa risultare in qualche modo complementare a quello lato-avanguardia.


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#39 wago

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Inviato 02 settembre 2017 - 06:15

Comunque non sono ancora state quivi pronunzïate le due paroline magiche MARK GUILIANA, credo sia tuttavia necessario per un'equa nonché esaustiva discussione attorno al tema.


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#40 Guest_Malandrino_*

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Inviato 02 settembre 2017 - 06:34

Comunque non sono ancora state quivi pronunzïate le due paroline magiche MARK GUILIANA, credo sia tuttavia necessario per un'equa nonché esaustiva discussione attorno al tema.

 

Riguardo a quale dei suoi 8954 progetti? asd Sfondi una porta aperta con me, essendo tra i batteristi che preferisco (ce ne sono tanti a dire il vero, ma lui è tra quelli che mi lascia sempre a bocca aperta).

Secondo me l'album a nome High Risk insieme a Shigeto e Dave Douglas è un buonissimo prodotto di avant-jazz mischiato con l'elettronica, anche se devo ammettere che, visti i protagonisti, mi aspettavo qualcosa di più.

Ho apprezzato maggiormente (per non dire AMATO) il progetto Mehliana con Brad Mehldau, che mi auguro vivamente abbia un seguito. Questo è stato sicuramente uno degli esperimenti più interessanti degli ultimi anni, hanno creato un meraviglioso mix di jazz-funk-d&b che riuscito in gran parte grazie a quel mostro di Guiliana.

Family First, l'album a nome Mark Guiliana Jazz Quartet ha al suo interno alcuni buoni spunti ritmici ma tutto sommato è un lavoro incentrato sul jazz classico, degli altri nomi che hai citato, secondo me gli unici che stanno con i piedi più dentro a ciò che possiamo considerare veramente jazz sono i Gogo Penguin e

Nik Bartsch, Portico Quartet e Hidden Orchestra sono molto più sull'elettronica ambient-sperimentale.

 

EDIT: Quasi dimenticavo...sempre di Guiliana, a fine mese esce il nuovo album del suo quartetto jazz. Il primo singolo è fantastico (sempre per rimanere in topic ritmo>jazz):

https://markguiliana...track/inter-are






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