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Still Corners - Strange Pleasure - 2013


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2 replies to this topic

#1 Incidente

Incidente

    Feudo

  • Redattore OndaRock
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Inviato 26 luglio 2013 - 14:08

http://www.ondarock....gepleasures.htm

Immagine inserita

Il brano iniziale 'the trip' è un perfetto compendio di quanto ascolteremo addentrandoci in questo secondo lavoro degli Still Corners: synth celestiali, voce femminina meravigliosamente svenevole e melliflua sempre pronta ad ascendere e sospirare, chitarre cristalline che allungano il collo al cielo, ritmiche profonde e marziali.
Il disco è bello compatto e godibile tutto, non ci sono episodi che svettano particolarmente sul totale, ma se proprio tocca sottolinearne qualcuno, allora dico l'estatica 'beginning to blue', il giro di synth tedesco di nome di fatto di 'berlin lovers', le rarefazioni di 'going back to strange', la blondiana 'beatcity', l'incalzante e romantica 'midnight drive' -probabile vertice del disco-.
Non c'è chissà quale attinenza tra gli Still Corners e i Beach House, i primi sono estremamente più synthosi e 80's dei secondi, che invece sono più dreamy e rarefatti, ma in certi passaggi più celestiali, e forse perché anche questi sono un duo, me li han ricordati tanto.

Tanto tanto meglio comunque di tutta la roba dream synth e bla bla bla sempre più uguale a se stessa americana tipo Wild Nothing che tanto imperversa oggigiorno.
Gran disco comunque, 8--

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=hCD9g1pH6BA

http://www.youtube.com/watch?v=aQJuGKT7mAw&feature=player_embedded&list=UUsgEkEWaXKQwrhlLHFbcQFw
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#2 ucca

ucca

    CRM

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Inviato 29 luglio 2013 - 15:24

Bella the trip
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www.crm-music.com

 

Mettere su un gruppo anarcho wave a 40 anni.


#3 Tom

Tom

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Inviato 08 maggio 2021 - 08:01

1024px-Still-Corners-by-Chona-Kasinger.j

 

Il fascino discreto di uno sguardo borghese che mappa le epoche e gli scenari dell'immaginario collettivo tramite eleganti e meticolosi plastici sonori, dove la finzione della ricostruzione diventa reinvenzione obliqua. La voce eterea di lei tanto puo' essere d'ostacolo, tanto e' la chiave del loro fascino quando se ne coglie l'algido languore, perfetto per descrivere quegli incendi visti da lontano.

 

2011.jpg

 

2011 Creatures of an Hour
Rievocazione esoterica dei 60s che prevede cucchiaiate di dream pop 80s e un pizzico di shoegaze 90s. Ad apparire sono i sessanta piu' sulfurei e bavosi, nel senso di Mario. Dream pop poco dream e molto nightmare. Il modello di base sembra essere la ninnananna creepy che aleggia tra i grattecieli di NY in Rosemary's Baby. Atmosfera mumblecore per borghesi paranoici piu' che trip lisergico.

 

2013.jpg

 

2013 Strange Pleasures
Nostalgia del futuro pop che non e' stato. Almeno di quello ingegneristico, ma con tanti bottoni colorati da schiacciare, che si ipotizzava in studi futuristicamente analogici all'ombra, metaforica o no, del Muro di Berlino a cavallo dei 70 e 80. Eleganti canzonette per uomini caduti sulla Terra. La loro opera piu' synthetica e' forse la loro meno teorica, sicuramente la piu' colorata e pulsante.

 

2016.jpg

 

2016 Dead Blue
Viaggio al termine della notte degli anni 80. Architetture strumentali illuminate da neon blu e viola, con la voce che ci guida in mezzo, rossa presenza non eattamente carnale, ma seducente fantasmino, magari della destabilizzante Emmanuelle Seigner che muore sulla riva della Senna. Blade Runner e' diventato un sogno nostalgico e Flahdance un incubo noir. Rivisitante, ma sul serio, per una volta.

 

2018.jpg

 

2018 Slow Air
Mistery Tour nell'immaginario exotico. Si va piu' o meno dai rintocchi sonnambolici di Santo & Johnny agli elettro-tappetini della chill out, partendo da una carta da parati in penombra con un paesaggio tropicale e attraversando una serie di sogni di lagune, pioggie, foreste. Poesia da poster vintage coi tramonti, foto di vacanze scolorite, film d'avventura tristi.

 

Cover.jpg

 

2020 Last Exit
Nel video col fischio morriconiano di "Crying" lei legge Motel Chronicles di Shepard e il disco ti fa venir voglia di leggerlo. Malinconico come un surfer nel deserto che sogna le onde, elegia dello streotipo on the road USA: strade perdute per e in ogni dove, ghost town spazzate da venti pieni di chitarre, motel per cuori spezzati. Tutto e' tanto piu' vero quanto piu' e' falso, come in uno spaghetti western.


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