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«L'Italia Deve Uscire Dall'Euro» (Il Libro)


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39 replies to this topic

#1 Bara dei pupi

Bara dei pupi

    Dungeon Synth nei giorni pari e Vaporwave in quelli dispari

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:09

come dicevo in bacheca ho visto che in Portogallo il libro «Il Portogallo deve uscire dall'euro» è già un best-seller, non è che sarebbe una buona idea farne uno simile anche qua? Chi mi aiuterebbe? Al di là delle idee politiche, insomma sia quelli pro che quelli contro, a me non frega un cazzo tanto con o senza euro falliremmo cmq ma magari si possono fare dei gransoldi prima di fallire

potremmo chiedere a Padre Claudio un aggancio per le case editrici visto che lui ha già scritto dei libri (vabbeh di musica)

è una brutta idea?
ho aperto qua il topic perché non ci sia il degenero e perché le idee migliori potrebbero venire da persone che scrivono di solito in questa sezione in maniera abbastanza seria

non sono importanti le idee a favore o contro ma il libro quindi non iniziamo (come già ha fatto combat in bacheca) a dire "sì" "no" perché dentro o fuori dall'euro l'Italia è comunque una merda, lo scopo è il libro
  • 7

#2 grivs

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:12

allora ci va il punto di domanda, se no sembra che si è già deciso. ci vuole la suspance suspense
  • 1
[0:08] webnicola: allora facendo una media di 80 anni e cagando 300 gr al giorno (siamo italiani dai caghiamo di piu) cachiamo 8,7 tonnellate in una vita quindi [0:09] webnicola: possiamo teorizzare che nella propria vita fa un peso di merda [0:10] webnicola: circa 100 volte il proprio peso [0:10] webnicola: cmq sostanzialmente in un anno circa si caga il proprio peso quindi potresti farti un amico di merda e nel tiro alla fune si sarebbe pari

[webnicola]: io [mi aspettavo] che si dimettesse subito o che non si dimettesse. tipo "resisto è stata solo un colpo di testa dei miei uomini" e l'assalto alla camera sfasciata e qualche cranio rotto, gente che caga dentro la testa di cicchitto morto, cose così

oggi ho combattuto come un toro. ho il cuore sfiancato. sento che stanno crollando le mura DI QUESTA BABILONIA PRECRISTIANA! vinceremo! Cit. Ale

webnicola: non sto leggendo. mi state facendo venire la colite

gli butto lì un "rizoma" così mi si bagna


#3 Limenitis

Limenitis

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:14

Oblomov mette le idee, Grieves il pippone. Se serve di sintetizzare qualche concetto date a me.
  • 0

Stefano

 

 

Sono stato ad un loro concerto in prima fila, impiedi. Ubriaco fracico ed erano convinte fossi un fan sfegatato, mi dedicavano le canzoni mentre io per quasi due ore urlavo: troieee!

 


#4 Bara dei pupi

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:15

io non intendo fare una roba con delle idee risolutive ma solo con delle opinioni

RussianRulette fa un capitolo dove spiega le sue motivazioni a favore dell'uscita e poi UCCA un capitolo dove spiega le sue a favore della non-uscita (esempio)

le idee sono labili e tutte contestabili ma se diventa un best-seller che ce ne frega?
  • 0

#5 Bara dei pupi

Bara dei pupi

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:19

potremmo dividerlo anche in due libri in una edizione tipo quelle della Vynil On Demand, allegati magari in un package di ceramica con nastro proveniente da cimeli della guerra come facevano i grandissimi Zoviet France

1 «L'Italia Deve Uscire Dall'Euro»


2 «L'Italia Non Deve Uscire Dall'Euro»
  • 0

#6 grivs

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Inviato 30 maggio 2013 - 10:23

l'euro e l'erasmus: le banche e i sinistrelli!
  • 0
[0:08] webnicola: allora facendo una media di 80 anni e cagando 300 gr al giorno (siamo italiani dai caghiamo di piu) cachiamo 8,7 tonnellate in una vita quindi [0:09] webnicola: possiamo teorizzare che nella propria vita fa un peso di merda [0:10] webnicola: circa 100 volte il proprio peso [0:10] webnicola: cmq sostanzialmente in un anno circa si caga il proprio peso quindi potresti farti un amico di merda e nel tiro alla fune si sarebbe pari

[webnicola]: io [mi aspettavo] che si dimettesse subito o che non si dimettesse. tipo "resisto è stata solo un colpo di testa dei miei uomini" e l'assalto alla camera sfasciata e qualche cranio rotto, gente che caga dentro la testa di cicchitto morto, cose così

oggi ho combattuto come un toro. ho il cuore sfiancato. sento che stanno crollando le mura DI QUESTA BABILONIA PRECRISTIANA! vinceremo! Cit. Ale

webnicola: non sto leggendo. mi state facendo venire la colite

gli butto lì un "rizoma" così mi si bagna


#7 Selfon

Selfon

    Ondarocker Derivativo

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Inviato 30 maggio 2013 - 11:11

Mi sembra geniale, il forum è pieno di esperti opinionisti che già più volte hanno detto la loro a riguardo. Lassi chiedigli la disponibilità a mettere per iscritto tutto ciò che hanno da dire sull'argomento, poi tu riordini il materiale e lo pubblichi, magari farai gran soldi.
  • 0

#8 Guest_Franzy_*

Guest_Franzy_*
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Inviato 30 maggio 2013 - 11:13

potremmo dividerlo anche in due libri in una edizione tipo quelle della Vynil On Demand, allegati magari in un package di ceramica con nastro proveniente da cimeli della guerra come facevano i grandissimi Zoviet France

1 «L'Italia Deve Uscire Dall'Euro»


2 «L'Italia Non Deve Uscire Dall'Euro»

per i cimeli di guerra io ho gli agganci giusti!

#9 BillyBudapest

BillyBudapest

    Enciclopedista

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Inviato 30 maggio 2013 - 11:15

o fai un libro con i post sull'argomento già presenti nel forum.
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HarryBudini - Licence To Kill (album, file rar)
 
intero album in italiano: Licenza di uccidere (rar)

 


#10 Max Stirner

Max Stirner

    Scaruffiano

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Inviato 30 maggio 2013 - 11:16

SICILIA INDIPENDENTE
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"Ho abituato i miei occhi al sangue." Georg Büchner


"Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius"

#11 Cliff

Cliff

    utente con la pattumiera nel cuore

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Inviato 30 maggio 2013 - 11:20

lo scopo è il libro è il guadagno


  • 0
Ha detto bene il presidente del coni, che il mondo dei dilettanti...chapeau. On duà parler français monsieur, mettenan nous parlon français, tout suit, ma la question n’est parer, n’est pas, comme ça [Carlo Tavecchio]

Caro Sig.'Cliff' di Roma le confesso che non capito..


probabilmente off topic


#12 grivs

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Inviato 30 maggio 2013 - 13:57

visto che quelli studiati non ci aiutano
copio-incollo alcuni interventi e link sull'argomento


questi sono gli argomenti contro


1 - CRISI:MERRILL LYNCH;USCITA ORDINATA EURO BENEFICA PER ITALIA
(ANSA) - Una "uscita ordinata" dall'euro darebbe all'Italia "benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica". E' quanto scrivono due analisti di Bank of America Merrill Lynch in uno studio riportato dalla Bloomberg secondo cui, assieme al nostro Paese, anche l'Irlanda avrebbe maggiori incentivi a lasciare l'eurozona rispetto alla Grecia mentre i danni maggiori arriverebbero alla Germania.

Immagine inseritaMERRILL LYNCH

Immagine inseritaBANK OF AMERICA


L'analisi rileva come "mentre la Germania potrebbe 'corrompere' l'Italia a rimanere nella zona euro ed evitare le conseguenze di una uscita, la capacità che questo accada è limitata. Questo perché l'Italia ha più motivi rispetto alla Grecia di uscire e ogni compensazione potrebbe divenire troppo costosa per la Germania oltre al fatto che gli italiani possano essere più riluttanti dei greci ad accettare le condizioni per rimanere". "Gli investitori stanno sottovalutando l'ipotesi di un'uscita volontaria di uno o più Paesi", scrivono i due esperti che sottolineano come "le analisi portano ad alcuni risultati che anche i lettori che non le condividono probabilmente le troveranno interessanti".


Immagine inseritaMONTI MERKEL



2 - ITALIA E IRLANDA PIÙ INCENTIVATE DELLA GRECIA A LASCIARE L'EURO (BOFA)
Finanzaonline.com - Secondo la teoria dei giochi e l'analisi costi-benefici, l'Italia avrebbe maggiore incentivo ad abbandonare l'Euro rispetto alla Grecia. Lo rileva uno studio di BofA Merrill Lynch, che mostra come il nostro Paese, insieme all'Irlanda potrebbe trovare conveniente un'uscita volontaria e ordinata dalla moneta unica, ricavandone un miglioramento in termini di competitività, crescita e bilancio.

Lo studio di BofA mette in ordine i 17 Paesi dell'Euro secondo la rispettiva possibilità di un'uscita "ordinata" per scoprire che all'Italia, come anche all'Irlanda, è assegnato un punteggio di 3,5 mentre la Grecia si trova più in fondo alla classifica con un 5,3. La Germania invece è la meno incentivata a lasciare l'euro, con un punteggio di 8,5. Anche Austria, Belgio e Finlandia risultano tra i Paesi meno incentivati ad abbandonare la moneta unica.


Immagine inseritaANTONIS SAMARAS



3 - IL TESTO ORIGINALE DA BLOOMBERG:
ITALY EXITS BEFORE GREECE IN BOFA GAME THEORY: CUTTING RESEARCH
(Bloomberg) -- Italy and Ireland have more incentive to quit the euro than Greece, while Germany may have limited room to prevent departures from the currency union, according to Bank of America Merrill Lynch.

Using cost-benefit analysis and game theory, BofA Merrill Lynch foreign exchange strategists David Woo and Athanasios Vamvakidis concluded in a July 10 report that investors "may be underpricing the voluntary exit of one or more countries" from the bloc.


Immagine inseritaENDA KENNY PRIMO MINISTRO IRLANDESE


"Our analysis produces a few surprising results that even readers who may disagree with our conclusion are likely to find interesting," the strategists wrote.
Italy, the euro area's third-largest economy, would enjoy a higher chance of achieving an orderly exit than others and would stand to benefit from improvements in competitiveness, economic growth and balance sheets, they said.
While Germany is the nation deemed able to leave the euro zone most easily, it has the least incentive of any country to quit because it would face weaker growth, possibly higher borrowing costs and a negative hit to its balance sheets, the strategists said. Austria, Finland and Belgium also have little reason to quit, they said, while Spain has the weakest case for leaving among economies most directly affected by the crisis.


Immagine inseritaIL PRIMO MINISTRO FINLANDESE JYRKI KATAINEN


The analysis is based on a framework which ranks eleven of the 17 euro-area nations on criteria such as how orderly their exit from the bloc would be and how it would affect economic growth, interest rates and balance sheets. Ireland and Italy received an average ranking of 3.5, while Greece was at 5.3 and Germany had the highest score at 8.5. The lower the number, the more there would be to gain from leaving.


Immagine inseritaBANDIERE EUROPA


Woo and Vamvakidis employ game theory to suggest that while Germany could "bribe" Italy to remain in the bloc and avoid the fallout from an exit, its ability to do so is limited. That's because Italy has more reasons than Greece to leave so any compensation could become too expensive for Germany and Italians may be even more reluctant than the Greeks to accept the conditions for staying.
"If our inference turns out to be correct, this could have negative implications for markets in the months ahead," they said.
http://www.dagospia....talia-41516.htm


http://www.bloomberg...g-research.html
http://online.wsj.co...mod=djemheard_t



Dal blog di Bagnai, un eccellente intervento di Tony Thirlwall datato 1991, in cui dalle colonne del Financial Time l'economista in pratica sconsigliava alla Gran Breatagna di entrare nell'euro. Le note sono di Bagnai.


In un mondo con molte valute, i problemi di bilancia dei pagamenti di un paese sono essenzialmente problemi valutari, derivanti dal fatto che per uno specifico tasso di crescita e per un dato livello di disoccupazione il paese non ricava dalle sue esportazioni abbastanza valuta per pagare le importazioni, dato il tasso di cambio. In queste circostanze ci deve essere un continuo indebitamento estero, oppure qualcosa deve adattarsi: la crescita, l’occupazione, o il tasso di cambio[1]. In questo senso, da anni l’Inghilterra è afflitta da problemi di bilancia dei pagamenti.
Questo significa che se l’Inghilterra aderisse ad un’Unione Monetaria dotata di una singola valuta le sue difficoltà con la bilancia dei pagamenti svanirebbero da un giorno all’altro? Certo, non ci sarebbero più tassi di cambio da difendere, ma ci sarebbero sempre squilibri fra importazioni ed esportazioni che non sarebbero risolti né facilmente né spontaneamente da prestiti e investimenti privati, o da trasferimenti fiscali pubblici in un’unione di tipo federale.
Quelli che dicono che i problemi di bilancia dei pagamenti scomparirebbero ricorrono all’analogia fra le regioni di una nazione, che per definizione usano una singola valuta nazionale. Ora, noi non parliamo delle difficoltà di bilancia dei pagamenti sperimentate dalla Scozia, dal Galles e dal nord dell’Inghilterra, o di quelle della Sicilia e della Puglia. Ma ciò non significa che queste difficoltà non esistano[2]. L’insufficienza delle esportazioni regionali rispetto a un dato livello delle importazioni si tradurrà in rallentamento della crescita, disoccupazione elevata, e condizioni economiche generalmente depresse, a meno che i beni e servizi regionali non possano essere resi più competitivi tramite sussidi[3] o la regione non riceva afflussi di capitali sotto forma vuoi di prestiti privati, vuoi di trasferimenti fiscali pubblici.
Quindi, anche se è vero che il passaggio da un sistema a più valute ad una valuta unica elimina le manifestazioni esterne delle difficoltà di bilancia dei pagamenti, perché non c’è più un tasso di cambio da difendere e le riserve valutarie diventano irrilevanti, le manifestazioni interne del deficit di bilancia dei pagamenti rimangono.
Samuel Brittan ha recentemente sostenuto (Economic Viewpoint, 27 giugno) che “la possibilità di liberarsi una volta per tutte dai problemi di bilancia dei pagamenti è fra i vantaggi più grandi, ma meno enfatizzati, dell’Unione Economica e Monetaria”. Al fine di sminuire l’importanza delle bilancia dei pagamenti per il sano funzionamento dell’economia reale, Brittan allude al fatto che sarebbe assurdo trattare il commercio fra il Sussex e la Normandia in modo interamente diverso dal commercio fra il Sussex e lo Yorkshire, una volta che le tre regioni appartengano al medesimo mercato unico. Brittan riconosce tuttavia che qualche problema di bilancia dei pagamenti potrebbe ripresentarsi in termini regionali all’interno di una unione monetaria.
Simili questioni sono alla base del dibattito sulla sovranità che sta attualmente provocando tanto fervore all’interno della Comunità Europea[4].
Eppure, ci sono buone ragioni per trattare il commercio fra Sussex e Normandia in modo diverso da quello fra Sussex e Yorkshire. Primo, l’Inghilterra, in quanto stato nazionale, può avvertire verso i residenti del Sussex una responsabilità che non prova per quelli della Normandia. Secondo, può sentirsi capace e disposta ad affrontare le disparità fra Sussex e Yorkshire tramite il proprio sistema fiscale interno, secondo modalità che potrebbero non essere più assicurate se la vitalità economica del Sussex fosse compromessa dalla superiore competitività della Normandia all’interno di una unione monetaria.
In alcune circostanze quindi la manovra del tasso di cambio potrebbe diventare un’arma utile per difendere gli abitanti del Sussex.
La questione della bilancia dei pagamenti tuttavia è più profonda di quella del tasso di cambio. Il ruolo della bilancia dei pagamenti nella spiegazione dei differenziali fra i tassi di crescita nazionali è stato ignorato troppo a lungo dalla teoria economica ortodossa che, nel periodo pre-Keynesiano, sosteneva che la bilancia dei pagamenti, come qualsiasi altra parte del sistema economico, si sarebbe regolata da sola attraverso il sistema dei prezzi, e di conseguenza negli anni ’50 analizzava le performance di crescita dei singoli paesi dal lato dell’offerta, senza alcun riferimento alla domanda[5].
La rivoluzione keynesiana non fu di grande aiuto perché il modello di Keynes era statico e trattava principalmente il caso di economia chiusa. Il risalto dato allo squilibrio fra risparmio e investimento allontanò l’attenzione dallo squilibrio potenzialmente più grande fra esportazioni e importazioni, che nel mondo reale può dimostrarsi ben più difficile da rettificare. Una robusta performance delle esportazioni rispetto alla domanda di importazioni resta vitale per garantire la forza della domanda aggregata del sistema economico nel suo complesso, sia la moneta unica o meno.
Il passaggio a una valuta unica, del resto, comporterebbe una certa perdita di sovranità, ma una perdita ben più consistente venne sperimentata con l’adesione alla Comunità Europea nel 1971. La capacità di proteggere e incoraggiare le industrie strategiche è stata persa; la possibilità di progettare sistemi di commercio amministrato per livellare sbilanci nei pagamenti è stata persa; la capacità di proteggersi nei riguardi dei paesi che esibiscono surplus persistenti ci è stata tolta; l’adozione di regimi fiscali differenziati che discriminino in favore del settore dei beni commerciabili confligge col trattato di Roma.
La bilancia dei pagamenti inglese è cronicamente debole[6]. Per finanziare i deficit che sorgono quando il paese tenta di crescere a più dell’1% o 2% all’anno sono necessari alti tassi di interesse, che danneggiano ulteriormente l’economia reale.
Tre secoli or sono i mercantilisti riconobbero questo dilemma con grande chiarezza, e altrettanto fece Keynes nella sua difesa del mercantilismo dall’attacco dei liberoscambisti classici, che trattavano i mercantilisti da “imbecilli” (secondo Keynes)[7]. Come notò giustamente Keynes, il tasso di interesse richiesto per l’equilibrio esterno può non coincidere con quello richiesto per l’equilibrio interno. Questo problema non scompare in una zona dotata di moneta unica nella quale vi siano regioni (o paesi) depressi che concorrono per attrarre investimenti.
L’Inghilterra necessita di tutti gli strumenti monetari e fiscali ai quali possa far ricorso per interrompere un quarantennio di debolezza della bilancia dei pagamenti, crescita lenta, domanda depressa, e de-industrializzazione che conduce a ulteriori debolezze della bilancia dei pagamenti. Credere che la debole performance delle esportazioni, la penetrazione delle importazioni, il deterioramento della base industriale che porta a rallentamenti della crescita e a innalzamenti della disoccupazioni scomparirebbero con la moneta unica significa trasformare l’economia in una branca della teologia.



[1] N.d.T.: se la crescita diminuisce, diminuiscono le importazioni e la Bdp si riporta in equilibrio; se l’occupazione diminuisce, diminuisce il tasso di crescita dei salari (svalutazione “interna”), la competitività migliora e la Bdp si riporta in equilibrio (questo effetto è chiaramente compatibile con e collegato al primo); se il tasso di cambio si svaluta, si ripristina la competitività, aumentano le esportazioni, diminuiscono le importazioni, e la Bdp si riporta in equilibrio.

[2] N.d.T.: nel caso dell’Italia le abbiamo documentate qui, dando ampia evidenza del fatto che la politica monetaria, di qualsivoglia tipo, non ha potuto fare alcunché per risolverle. Restiamo in fiduciosa attesa di dimostrazioni del contrario dagli spaghetti-MMTers (fiduciosi che non arriveranno).

[3] N.d.T.: il ricorso ai sussidi, ovviamente, è reso necessario dal fatto che fra le regioni di un singolo Stato non sono concepibili aggiustamenti di cambio.

[4] N.d.T.: alzi la mano chi si ricorda di questo dibattito e di questo fervore in Italia, con un sentito ringraziamento ai nostri informatori di fiducia.

[5] N.d.T.: questi “ortodossi” sono quelli che noi chiamiamo “omodossi”, il riferimento colto è al modello di crescita di Solow, quello pratico agli spaghetti-liberisti secondo cui l’importante è produrre (e quindi, di converso, combattare la spesapubblicaimproduttivabrutto, che però, poi, guarda caso, è anche l’unica cosa che può tenere insieme i cocci di una unione monetaria fasulla, via trasferimenti...).

[6] N.d.T.: vi ricorda qualche altro paese europeo che inizia per “I” e finisce per la musa della commedia?

[7] N.d.T.: noi diremmo “personedalla limitata capacità di comprensione”.


http://goofynomics.b...cura-per-i.html



Bofinger: la fine dell'Euro sarebbe la rovina della Germania


Interessante disamina dei possibili problemi determinati da una valuta troppo forte, Interessante anche in relazione al caso italiano.



Anche se qualche post fa Brancaccio non era stato considerato "esperto in materia", posto questa sua riflessione perchè credo sia utile in quanto parla del "come" si esce dalla moneta unica. Io credo infatti che il dibattito sull'uscita dall'euro o meno non possa essere staccato dal "come" si esce.

Gli intellettuali di "sinistra" e la crisi della zona euro.
di Emiliano Brancaccio

Man mano che la crisi della zona euro si aggrava, tra gli imprenditori italiani e persino negli ambienti della destra “rispettabile” inizia a far capolino l’ipotesi di una uscita dell’Italia dalla moneta unica. Come quasi sempre accade, allora, per riflesso pavloviano anche gli intellettuali e gli economisti di “sinistra” si vedono costretti a uscire dalle consuete ambiguità retoriche e ad assumere posizioni più chiare sul da farsi. Vari articoli pubblicati di recente, così come un seminario sulla crisi organizzato pochi giorni fa dalla Fondazione Di Vittorio e dall’ARS, hanno dato conto di questa tendenza.
Semplificando al massimo, tra gli intellettuali di sinistra, inclusi gli economisti, possiamo riconoscere due posizioni prevalenti.

Alcuni di essi ritengono che una deflagrazione della zona euro determinerebbe una catastrofe economica talmente violenta da condurre l’intera Europa sull’orlo di un conflitto bellico. La loro tesi è che l’Unione economica e monetaria rappresenta una condizione necessaria per garantire la pace tra i popoli europei. Chiunque si azzardi a evocare la possibilità di un’uscita dall’euro viene quindi immediatamente considerato un avventuriero irresponsabile, potenzialmente un guerrafondaio. In verità questi studiosi non forniscono chiare evidenze a sostegno dei loro anatemi. Nel libro L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa (Il Saggiatore, Milano 2012) abbiamo rilevato che la tesi secondo cui le unioni economiche e monetarie - e più in generale il liberoscambismo - garantirebbero la pace tra le nazioni, non trova adeguati riscontri storici. Abbiamo ricordato, in proposito, che alla vigilia del primo conflitto mondiale sussisteva piena libertà di circolazione dei capitali e vigeva un sistema di cambi fissi vincolante quasi quanto l’euro. Anziché lanciare apodittici strali di accuse, dunque, gli intellettuali che intendono difendere la zona euro a tutti i costi farebbero meglio a fornire argomenti più convincenti a sostegno delle loro posizioni. In particolare, essi dovrebbero dirci se ritengono che, pur di restare nell’eurozona, dovremo in futuro adattarci a qualsiasi possibile divario tra tassi d’interesse e tassi di crescita del Pil nominale (con buona pace per la praticabilità di qualsiasi cosa possa vagamente somigliare a una politica economica “alternativa”, espressione che viene tuttora ripetuta come un mantra negli ambienti di sinistra). A questo proposito, bisognerebbe tener presente che negli anni Trenta furono proprio i vani tentativi di Bruning di ripagare i debiti esteri a colpi di deflazione che crearono le condizioni materiali per l’ascesa di Hitler al potere. Insomma, gli strenui apologeti della zona euro “in nome della pace” farebbero bene a considerare la possibilità che il terreno favorevole alla proliferazione del bellicismo lo stiano preparando proprio loro. Eventualità spiacevole come tutte le eterogenesi dei fini, ma tutt’altro che improbabile.
Nell’arcipelago degli intellettuali ed economisti di sinistra c’è però anche una posizione alternativa. Questa è sostenuta da chi ritiene che da un’uscita dalla zona euro si potrebbero trarre molti più vantaggi che svantaggi. Questa tesi viene in genere supportata con evidenze tangibili per l’Italia e per almeno alcuni degli altri paesi periferici dell’Unione. Ci sono tuttavia diversi aspetti, di tale posizione, che appaiono lacunosi e che andrebbero chiariti meglio. 1) In primo luogo, il trapasso da un sistema di cambi fissi a un sistema di cambi flessibili viene solitamente anticipato e seguito da ingenti fughe di capitale all’estero. Una più agevole gestione della transizione richiederebbe allora il ripristino di efficaci meccanismi di controllo dei movimenti di capitale. 2) In secondo luogo, bisognerebbe tener conto del fatto che l’uscita dall’euro potrebbe comportare una caduta della quota salari e dello stesso potere d’acquisto dei salari anche in presenza di un’inflazione moderata. Se la dinamica dei rapporti di forza tra le classi sociali genera salari nominali stagnanti o addirittura declinanti, gli effetti di un’uscita dall’euro sui prezzi e sulla distribuzione potrebbero risultare tutt’altro che trascurabili. La caduta della quota salari negli anni successivi all’uscita dallo Sme è indicativo, in questo senso. Affermare che tale andamento sia stato dovuto all’accordo sul costo del lavoro, senza alcun nesso tra questo e lo sganciamento dal sistema dei cambi fissi, mi fare francamente azzardato. Il problema che dunque si pone, almeno dal punto di vista degli interessi del lavoro subordinato, consiste nella individuazione di criteri che consentano di evitare che il peso di un deprezzamento del cambio si scarichi interamente sui salari. L’ideale, naturalmente, sarebbe il ripristino di meccanismi di indicizzazione dei salari e di controllo amministrativo di alcuni prezzi “base”. Ma anche la ricerca di alleanze finalizzate alla reintroduzione di limiti alla libera circolazione delle merci, che consentano di controllare maggiormente la dinamica del cambio, è una delle opzioni possibili. 3) Infine, un terzo aspetto che andrebbe meglio specificato è quello relativo al valore dei capitali nazionali. La letteratura sui “fire sales” successivi a una svalutazione segnala che i prezzi antecedenti a un deprezzamento scontano solo in parte gli effetti del medesimo. Ciò implica che dopo una eventuale uscita dall’euro il valore degli assets nazionali potrebbe precipitare ulteriormente, al punto da creare condizioni favorevoli per acquisizioni estere a buon mercato. Pertanto, se si vuole che l’uscita dall’euro non venga fatta coincidere con una perniciosa svendita di capitali nazionali, bisognerebbe limitare anziché favorire le acquisizioni estere. In altri ambiti già si discute apertamente di questi problemi. Sarebbe il caso che anche a sinistra venissero affrontati.
Tutte queste considerazioni possono riassumersi nei seguenti termini. Al di là dei loro anatemi, i difensori “senza se e senza ma” della zona euro non sembrano avere argomenti convincenti a sostegno delle loro posizioni. Tuttavia, anche i fautori di un’uscita dall’euro in condizioni di libera circolazione dei capitali e delle merci sembrano sottovalutare le implicazioni negative di una simile opzione. Può dunque essere opportuno delineare una terza opzione, che potremmo riassumere così: se salta la moneta unica, occorre rendere esplicito che ai paesi periferici dell’Unione potrebbe convenire far saltare anche il mercato unico europeo.
E’ bene chiarire, al di là delle apparenze, che questo indirizzo politico non è necessariamente disfattista, ma al contrario potrebbe rivelarsi l’unica vera chance per salvare una Unione europea ormai appesa a un filo. In questo senso, nel libro L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, abbiamo sostenuto che l’esplicito riferimento a una opzione “neo-protezionista” rappresenta forse l’ultima carta che i paesi periferici potrebbero credibilmente giocare in sede europea per convincere la Germania che la crisi dell’Unione rischia di costar cara anche ai paesi più forti. E’ bene infatti ricordare che in Germania i portatori degli interessi prevalenti si sono già dichiarati pronti a sopportare i costi di una eventuale esplosione della moneta unica, sia in termini di perdita temporanea di competitività che di svalorizzazione dei crediti verso l’estero. L’unica prospettiva che essi sembrano davvero temere è che la crisi dell’euro metta in discussione anche il mercato unico europeo, sul quale l’economia tedesca ha lungamente prosperato e su cui si fonda l’attuale processo di centralizzazione dei capitali e di relativa “mezzogiornificazione” delle periferie europee.
Quanto siamo lontani dalla prospettiva evocata? anni luce, considerato che il Professor Monti rappresenta uno dei più strenui difensori del liberoscambismo europeo. Se anche la moneta unica dovesse saltare in aria, egli di certo non oserebbe mettere in discussione il mercato unico europeo. A pensarci bene, un miglior garante per i “falchi” tedeschi non lo si poteva trovare. Complimenti quindi ai numerosi demiurghi del governo Monti: al di là delle volgarizzazioni mediatiche, il capolavoro strategico di mettere un irriducibile liberoscambista a palazzo Chigi potrebbe un giorno essere riletto come un co-fattore non trascurabile dei ripetuti fallimenti delle trattative europee di questi mesi. Monti verrà dunque ricordato come l’ultimo dei danni provocati in questi anni dai “liberoscambisti di sinistra”? Anche solo augurarselo pare fin troppo ottimistico.

Emiliano Brancaccio

http://www.emilianob...euro/#more-3369



Associato a Pescara, da nobel immediato! ?_?


pesano gli occhi a leggere, eh.

vicini a Grillo e a Berlusconi.


E' così ma è in un certo senso un caso fortuito che ora spiego in parole povere (visto che leggere gli articoli lunghi è faticoso).
Le teorie anti-euro si basano sostanzialmente sull'accusa ai poteri forti europei di aver costruito la moneta unica come scudo per mantenere il proprio dominio economico assoggettando la periferia dell'europa e togliendole l'unica arma che aveva, la svalutazione. Ora, qual'è l'area politica italiana più vicina alla burocrazia europea e in generale ai poteri franco-germanici? proprio l'area del centro sinistra, quelli che andrete a votare convinti di fare la cosa giusta asd
Questo è il motivo per cui gli avversari del csx sono quelli che oggi cavalcano l'uscita dall'euro, non certo perché sono migliori ma per mero opportunismo. Berlusconi venderebbe i propri figli per il proprio tornaconto, figuriamoci se si fa problemi a parlare male dell'euro.

Ci sono tuttavia persone estremamente competenti, come quelle che ho linkato, che sono contrarie all'euro non in quanto di destra, ma in quanto molto più di sinistra di quella che tu pensi, a torto, essere la sinistra.



Forse si inizia a capire qualcosa sull'orientamento del M5S riguardo ai temi macroeconomici.

In camera caritatis. Una nota su Mauro Gallegati.

Se il Movimento Cinque Stelle decidesse di strutturare il proprio programma di politica economica sulla base dei contributi del Professor Mauro Gallegati e del gruppo di studiosi da lui coordinato sarebbe una notizia positiva e confortante per il futuro del paese.
Mauro Gallegati è uno dei più autorevoli esponenti italiani della Nuova Macroeconomia Keynesiana. Con Domenico Delli Gatti ha pubblicato contributi altamente innovativi in vari settori di frontiera dell’analisi macroeconomica, come ad esempio gli studi sulle interazioni sociali tra agenti economici eterogenei. Ha inoltre pubblicato diversi articoli con il premio Nobel Joseph Stiglitz, tra i quali spiccano alcuni recenti contributi dedicati ai nessi tra crescita delle disuguaglianze sociali e crisi economica. Gallegati può essere insomma annoverato tra gli studiosi italiani che sono riusciti a collocarsi nel gotha della migliore analisi economica “mainstream”. Al tempo stesso, egli ha anche più volte manifestato interesse nei confronti delle teorie economiche cosiddette “critiche”, come dimostrano i suoi studi dedicati, tra gli altri, al post-keynesiano Hyman Minsky [1].
Personalmente non mi sento di condividere l’attuale posizione del Prof. Gallegati riguardo al futuro della zona euro. Gallegati ha di fatto ridimensionato la rilevanza delle critiche che Beppe Grillo ha più volte espresso nei confronti dell’euro, e ha negato che il M5S possa orientarsi verso una strategia di uscita dall’eurozona [2].

Gallegati tuttavia conosce a menadito la lezione di Keynes: egli sa benissimo che la pretesa delle autorità di politica economica europea di correggere gli squilibri tra paesi creditori e paesi debitori costringendo questi ultimi ad adottare misure pesantemente deflazionistiche e recessive si sta rivelando un colossale fallimento [3]. Proseguendo di questo passo l’Unione monetaria europea sarà preda di un gigantesco “gioco non cooperativo”, che finirà presto o tardi per portarci a una messa in discussione della moneta unica e forse, in potenza, a una revisione del mercato unico europeo. Certo, vi è chi si augura che i segnali politici provenienti dall’Italia e dalle altre periferie dell’eurozona possano disporre le autorità tedesche e comunitarie a un abbandono della linea deflazionista e a una svolta negli indirizzi di politica economica. Ma le notizie più recenti sembrano dirci l’esatto contrario: in Germania la dottrina di Jurgen Stark e degli altri falchi della Bundesbank pare avere ormai irrimediabilmente contagiato i vertici della stessa SPD. Se questo scenario tenderà a perdurare e a rafforzarsi, non ci sarà alcuna speranza: l’euro si rivelerà uno zombie, un morto che cammina.
Gallegati conosce bene i rischi del gioco non cooperativo che va profilandosi. Egli sa pure che lo stesso Stiglitz ha più volte espresso l’opinione che, a date condizioni, una opzione di uscita dall’euro dell’Italia e degli altri paesi periferici potrebbe esser considerata razionale: per il premio Nobel, l’uscita dall’euro “non sarebbe la fine del mondo” [4]. La mia modesta opinione è che forse una simile eventualità andrebbe meglio esaminata in termini di rapporti conflittuali tra gruppi sociali antagonisti, e quindi bisognerebbe valutare le diverse ricadute su di essi a seconda delle diverse possibili strategie di uscita, di “destra” oppure di “sinistra”. Ad ogni modo, e al di là della tesi di chi scrive, è innegabile che Stiglitz coltivi una posizione meno pessimistica di Gallegati in merito all’eventualità di abbandono della moneta unica.
Se dunque Gallegati ritiene si possa dare ancora una chance alle prospettive di riforma dell’eurozona, spero possa convenire sul fatto che tale chance può diventare concreta solo se il futuro governo dell’Italia si presenterà ai tavoli delle trattative europee non soltanto con una precisa proposta di ridefinizione dei trattati concordata con la Francia e con gli altri paesi periferici dell’Unione, ma anche con un esplicito “piano B” nella ipotesi che le autorità tedesche risultassero ancora una volta ostili all’abbandono dell’attuale linea deflazionista.
In questi mesi sono state avanzate varie proposte di revisione dei trattati in grado di dare nuove speranze al futuro dell’eurozona. Alcune di queste indicazioni sono state anche pubblicate in documenti ufficiali dei partiti progressisti europei [5]. Tuttavia, c’è motivo di ritenere che nessuna di queste iniziative possa avere una possibilità di successo se non viene accompagnata, ai tavoli delle trattative, da un “piano B”, una exit strategy in caso di ennesimo fallimento dei negoziati. Ad avviso di chi scrive, l’unica opzione che potrebbe indurre le autorità tedesche a rivedere le proprie posizioni consiste nel chiarire che se queste decideranno di abbandonare la moneta unica al proprio destino c’è il rischio che venga poi messa in discussione anche la piena libertà di circolazione dei capitali e delle merci sancita dal mercato unico europeo. I proprietari tedeschi, infatti, ormai mettono in conto i costi di una crisi dell’euro, mentre temono ancora fortemente l’ipotesi di una revisione degli accordi di libero scambio [6]. Fargli capire che si tratta di una ipotesi plausibile potrebbe rivelarsi l’ultima carta da giocare per il salvataggio dell’Unione. La speranza è che, dall’alto della sua autorevolezza, il Professor Gallegati induca i nostri rappresentanti politici ad avviare una dicussione al riguardo. Almeno in camera caritatis.

Emiliano Brancaccio

http://www.emilianob...auro-gallegati/



Niente con Number non ce a possiamo fare.

Io ho parlato di cambio lira-Marco/euro e dollaro non congruo al momento in cui è stato effettivamente reso esecutivo. Infatti il cambio fu deciso 4 anni prima. Durante questi anni la lire si svalutò nei confronti del dollaro, il Marco in misura minore.

Poi, se non si è capito lo ripeto, l'euro fu comunque una grande opportunità per noi, gettata al vento come calciare a lato un rigore a porta vuota, o come un piazzato in mezzo ai pali sui ventidue, per chi ama il rugby.

È ora di porci la domanda se e come restarci o pensare ad un eventuale piano B per un eventuale uscita.


Secondo ormai ci attacchiamo al cazzo. L'euro aveva uno svantaggio (le esportazioni) e un vantaggio (il tasso di interesse) noi abbiamo subito il primo e fatto magna i nostri amici del cuore con il secondo.
Adesso so cazzi amari. Soluzioni facili non ne vedo, se non quella di coalizzarsi con chi in Europa ha ancora un pò di visione (la Francia?) oppure è già alla canna del gas. Non so
quanto sia attuabile un euro a due binari, sarebbe forse la cosa migliore. Di certo continuare alla cieca con il mix tasse+tagli ci porta dritti in un burrone. Dovremmo chiedere piu' tempo e piu' europa (cioè
cedere eventualmente sovranità in cambio di un pò di respiro per l'economia reale).


  • 1
[0:08] webnicola: allora facendo una media di 80 anni e cagando 300 gr al giorno (siamo italiani dai caghiamo di piu) cachiamo 8,7 tonnellate in una vita quindi [0:09] webnicola: possiamo teorizzare che nella propria vita fa un peso di merda [0:10] webnicola: circa 100 volte il proprio peso [0:10] webnicola: cmq sostanzialmente in un anno circa si caga il proprio peso quindi potresti farti un amico di merda e nel tiro alla fune si sarebbe pari

[webnicola]: io [mi aspettavo] che si dimettesse subito o che non si dimettesse. tipo "resisto è stata solo un colpo di testa dei miei uomini" e l'assalto alla camera sfasciata e qualche cranio rotto, gente che caga dentro la testa di cicchitto morto, cose così

oggi ho combattuto come un toro. ho il cuore sfiancato. sento che stanno crollando le mura DI QUESTA BABILONIA PRECRISTIANA! vinceremo! Cit. Ale

webnicola: non sto leggendo. mi state facendo venire la colite

gli butto lì un "rizoma" così mi si bagna


#13 Kaleir

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Inviato 30 maggio 2013 - 14:21

un'appendice sullo splendore al tempo dei borboni no? tankian si presterebbe volentieri
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Ciao, io sono una firma.


#14 Bara dei pupi

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Inviato 30 maggio 2013 - 14:22

secondo me basterebbe fare delle discussioni in questo topic con un minimo di ordine e organizzazione

UCCA e gli altri non vogliono collaborare?




per i cimeli di guerra io ho gli agganci giusti!

vecchia soldatessa alle grandi manovre, tu sì che la sai lunga!
  • 0

#15 ucca

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Inviato 30 maggio 2013 - 16:24

nun je la fo
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https://www.facebook...sychomusicband/

 

Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#16 Bara dei pupi

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Inviato 30 maggio 2013 - 16:30

nun je la fo


:-(

se volete doniamo il 10% del ricavo al PD, magari vincolando D'Alema a indirizzare questi soldi all'ippodromo di Capalbio almeno sono felice pure io
  • 0

#17 Guest_Franzy_*

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Inviato 30 maggio 2013 - 16:36

io , se devo fare i fiocchetti con i nastri dei cimeli di guerra, voglio la mia percentuale!

#18 grivs

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Inviato 30 maggio 2013 - 16:37

aveva ragione la fornero!
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[0:08] webnicola: allora facendo una media di 80 anni e cagando 300 gr al giorno (siamo italiani dai caghiamo di piu) cachiamo 8,7 tonnellate in una vita quindi [0:09] webnicola: possiamo teorizzare che nella propria vita fa un peso di merda [0:10] webnicola: circa 100 volte il proprio peso [0:10] webnicola: cmq sostanzialmente in un anno circa si caga il proprio peso quindi potresti farti un amico di merda e nel tiro alla fune si sarebbe pari

[webnicola]: io [mi aspettavo] che si dimettesse subito o che non si dimettesse. tipo "resisto è stata solo un colpo di testa dei miei uomini" e l'assalto alla camera sfasciata e qualche cranio rotto, gente che caga dentro la testa di cicchitto morto, cose così

oggi ho combattuto come un toro. ho il cuore sfiancato. sento che stanno crollando le mura DI QUESTA BABILONIA PRECRISTIANA! vinceremo! Cit. Ale

webnicola: non sto leggendo. mi state facendo venire la colite

gli butto lì un "rizoma" così mi si bagna


#19 Bara dei pupi

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io , se devo fare i fiocchetti con i nastri dei cimeli di guerra, voglio la mia percentuale!


seh vabbeh, un conto è ungere D'Alema ma se dobbiamo cadere così in basso...
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#20 Max Stirner

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Inviato 30 maggio 2013 - 16:51

no quali borboni, facevan gli interessi solo di napoli
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