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La Canzone Napoletana Classica


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43 replies to this topic

#41 Folagra

Folagra

    young signorino di una certa età

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Inviato 06 novembre 2017 - 20:00

Greed, sei l'Ernesto De Martino del Forum.


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And now we rise

and we are everywhere


#42 Greed

Greed

    me ne fregio

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Inviato 06 novembre 2017 - 20:41

Te lo volevo proprio consigliare quello di Concetta Barra, poi già che c'ero ho scritto qui. La sua voce è vera campania, sofferenza bellezza impeto.

Ho ascoltato un po' delle tue cose, compreso Media Aetas di Roberto De Simone che è in-topic e di cui magari scriverò più avanti.


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#43 Folagra

Folagra

    young signorino di una certa età

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Inviato 07 novembre 2017 - 22:02

Te lo volevo proprio consigliare quello di Concetta Barra, poi già che c'ero ho scritto qui. La sua voce è vera campania, sofferenza bellezza impeto.

Ho ascoltato un po' delle tue cose, compreso Media Aetas di Roberto De Simone che è in-topic e di cui magari scriverò più avanti.

 

Di De Simone preferisco quello prima, Io Narciso Io (però è qualcosa di diverso rispetto a quello che citi tu e ai lavori con la NCCP)

 

 

(recupero Concetta Barra)


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#44 Greed

Greed

    me ne fregio

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Inviato 25 dicembre 2017 - 17:11

Approfitto delle feste per riascoltare questo brano torrenziale e incredibile.

Quanno nascette ninno è un canto composto nel Settecento che racconta del rivolgimento del mondo alla nascita di Gesù: è stato scritto in napoletano da (Sant') Alfonso Maria de' Liguori, verosimilmente per essere cantato in contesti ufficiali -canti popolari sulla natività penso ne esistano a milioni- ed essere compreso da tutti coloro che non conoscevano il latino.

 

 

La gran parte del testo narra della nascita meravigliosa: con la notte che diventa giorno, gli uccelli che cantano. E poi i pastori che accorrono, le persone che lo adorano, le feste degli angeli. E' un canto di un'ingenuità commovente, bellissima, di concordia universale:

 

No 'nc'erano nnemmice pe la terra,

La pecora pasceva co lione;

Co' o caprette - se vedette

O liupardo pazzeà;

L'urzo e o vitiello

E co' lo lupo 'npace o pecoriello

 

Pur essendo opera di un religioso, di un colto, c'è tutta la purezza immaginativa di un bambino, con molti particolari e storielle, come la stella più lucente, nella prima strofa, che va a chiamare i magi in oriente. L'esatto opposto dei racconti evangelici (se escludiamo gli apocrifi, ca va sans dire), così contratti nella "trama" e scontrosi nei contenuti:

Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi fratelli e persino se stesso, non può essere mio discepolo (Vangelo di Luca)

Ogni contrasto, invece, qui è sciolto nella gioia che è una figura del paradiso, resa possibile solo da questa nascita.

 

Guardavano le ppecore i Pasturi,

E n'Angelo sbrannente cchiù d'o sole

Comparette - e le dicette:

No ve spaventate no;

Contento e riso

La terra è arreventata Paraviso

 

O anche un bellissimo dettaglio sui pastori che arrivano alla capanna, vedono Giuseppe, Maria, Gesù e

 

'n chillo viso

provajeno no muorzo e' paraviso

[guardando nel suo viso, sentirono un "morso" -come tradurre una cosa del genere?- di paradiso]

 

La musica. Se avete già schiacciato play ve ne sarete accorti: la canzone è Tu scendi dalle stelle. O almeno non può fare a meno di ricordarcela. In realtà ci sono diversi brani natalizi, diverse "pive" che già hanno quel tipo di ritmo nella scansione dei versi e delle melodie, quindi non sarei sicuro di questa derivazione data per accertata da wikipedia. Ma comunque. Quel che mi sorprende è quanto questo brano risulti più vero e sincero di quelli che sentiamo da sempre, mi è bastata una strofa per sentirlo e per sentire -io, ateo dalla prima media- quella stessa meraviglia da bambino, e forse questo sempre invocato "spirito del Natale" che manca davvero molto alla festa che celebriamo ogni anno.

Dicevo, la musica. 18 minuti di strofe tutte uguali. Una cosa che sicuramente tu scendi dalle stelle non ha è il napoletanissimo passaggio da modo maggiore a modo minore alla fine di ogni strofa. Nella prima strofa su questo verso: andò a chiammà li magi all'oriente. Il cambio di atmosfera lo sentite tutti, riccardoni o meno che siate.

Unica variazione, almeno in questa interpretazione, è una parte del testo in cui c'è una canzone che i pastori cantano (il gioco della "cornice" per inserire una canzone nella canzone è invero molto letterario) per far addormentare Gesù, e che si incanta su un paio d'accordi, il passaggio più gioioso e "maggiore" presente anche nelle altre strofe. L'effetto è molto bello, soprattutto se ci arrivate dopo 10 minuti di monotonia. https://youtu.be/l0ruP0TTTPI?t=11m17s

 

Solo nella parte finale del brano è presente una riflessione più matura riguardo al peccato, a chi non vuole ricevere la luce della mezzanotte, restando nascosto nel buio, e alla condizione di peccatore dello stesso Sant'Alfonso. Ma queste sono cose che abbiamo già sentito, tutti, e forse ad un livello più profondo. Basta prendere un altro cantico, quello delle creature. Alla gioia così pura invece no, non siamo affatto abituati, penso che generalmente non appartenga neppure allo spirito cattolico, nelle sue espressioni ufficiali.

 

Provate ad ascoltarla. L'interpretazione impeccabile musicalmente e vocalmente è di Pina Cipriani. La cui esistenza, come quella della canzone, mi è stata resa nota in un negozio di Napoli, il Nilo Museum Shop, dove penso che si possa sentire dal vivo, con una certa frequenza, la signora in questione.


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