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Film Dimenticati/Sconosciuti (Thread Indie)


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45 replies to this topic

#21 Dudley

Dudley

    mainstream Star

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Inviato 18 marzo 2013 - 22:29

Così al volo mi viene in mente il capolavoro cecoslovacco "Marketa Lazarova" (1967) di Frantisek Vlacil, uno dei miei films da isola deserta. Comunque, fortunatamente, rimarrà semi-sconosciuto ancora per poco. Neanche a farlo apposta, proprio qualche minuto fa ho scoperto che in giugno sarà pubblicato in DVD e BluRay dalla prestigiosa Criterion Collection, il che contribuirà certamente a dargli maggiore visibilità in occidente!
Ottima anche la segnalazione di Bluetrain, "Wake in fright".
  • 1

#22 dick laurent

dick laurent

    ...

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Inviato 18 marzo 2013 - 22:33

Così al volo mi viene in mente il capolavoro cecoslovacco "Marketa Lazarova" (1967) di Frantisek Vlacil, uno dei miei films da isola deserta. Comunque, fortunatamente, rimarrà semi-sconosciuto ancora per poco. Neanche a farlo apposta, proprio qualche minuto fa ho scoperto che in giugno sarà pubblicato in DVD e BluRay dalla prestigiosa Criterion Collection, il che contribuirà certamente a dargli maggiore visibilità in occidente!


si anche questo è un film straordinario (anche se difficile e certo non leggero)
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dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#23 Cliff

Cliff

    utente col favore delle tenebre

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Inviato 18 marzo 2013 - 22:39

Non credo sia tra i dimenticati/sconosciuti, certo non è nemmeno tra i più ricordati, la tematica è forte, ma secondo me è uno di quei film che vanno assolutamente visti almeno una volta nella vita
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Ha detto bene il presidente del coni, che il mondo dei dilettanti...chapeau. On duà parler français monsieur, mettenan nous parlon français, tout suit, ma la question n’est parer, n’est pas, comme ça [Carlo Tavecchio]


Caro Sig.'Cliff' di Roma le confesso che non capito..


non vorrei sembrare pedante


#24 An Absent Friend

An Absent Friend

    We're happening

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Inviato 19 marzo 2013 - 06:08

Immagine inserita

Parodia di Star Trek e dei Trekkies da piegamento in due per il ridere, con un cast in stato di grazia (ci sono Alan Rickman e Sam Rockwell ai loro massimi comici :wub: , più un Justin Long ancora fanciullo).
  • 2

 

Talmente brutto che e' da considerare 90

 

 
In pratica vogliono il magical negro senza i poteri magici, sai che palle.

 

 

I voti sono sull'attività svolta e sulle iniziative dichiarate o parzialmente avviate

 


#25 signora di una certa età

signora di una certa età

    old signorona

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Inviato 19 marzo 2013 - 19:07

Immagine inserita


bellissimo!
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In realtà secondo me John Lurie non aveva tante cose da dire... ma molto belle

 

DISCO DELL'ANNO

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#26 dragonfairy

dragonfairy

    Avalon Goddess

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Inviato 29 marzo 2013 - 17:10

Immagine inserita

The Room di Giles Daoust del 2006.
E' un film belga non molto conosciuto.
Io l'ho visto ed è molto originale e carino.
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#27 dick laurent

dick laurent

    ...

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Inviato 21 aprile 2015 - 17:26

Copincollo quanto ho scritto ieri nel topic dedicato alla visioni settimanali, che questa mi sembra la discussione più adatta, a memoria dei posteri.

Wake in fright
(Ted Kotcheff, 1971. Con: Gary Bond, Donald Pleasence, Chips Rafferty, Sylvia Kay, Jack Thompson, Peter Whittle)

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Inspiegabilmente misconosciuto capolavoro di Ted Kotcheff (si, quello del primo Rambo, ma qua si gioca davvero un altro campionato), che ha tutti i requisiti per essere il più classico dei film di culto. Tornato alla ribalta (si fa per dire) di recente a seguito del recupero e del restauro della pellicola dopo anni di totale oblio (è stato ripresentato al festival di Cannes per la seconda volta nel 2009, dopo esserci già stato nel 1971 e finalmente è poi stato pubblicato in DVD e Bluray) può essere senza troppo problemi considerato uno dei migliori film australiani di sempre (per quanto il regista sia canadese). Implacabile nel dipingere un outback australiano aspro, polveroso, inospitale come nessun altro luogo del pianeta (immortalandolo per altro con una magnifica fotografia, sabbiosa e carica di colori caldi ed appiccicosi), abitato da personaggi retrogradi (il classico redneck americano, a confronto, pare un illuminato intellettuale progressista), maschilisti oltre l'eccesso, i quali trovano nell'alcol l'unico rifugio dalla devastante, incontrollabile e totalizzante (per quanto affascinante) natura circostante.
Il passaggio di John Grant - maestro elementare di Sidney confinato nell'outback per ripagare un debito contratto con lo stato per ottenere la laurea - a Bundanyabba si trasforma in breve in una vera e propria discesa agli inferi, dominata da un costante annebbiamento alcolico (vero e unico collante dei rapporti umani tra gli ockers), che culmina nell'agghiacciante e spietatissima caccia al canguro e che porterà il protagonista alla totale lacerazione interiore.
Tra i personaggi che Grant incrocia sulla sua strada, è d'obbligo menzionare Doc Tydon, il medico alcolizzato (e va beh...), impersonato da un eccezionale Donald Pleasence, qua in un'interpretazione davvero maiuscola e carica di aura bituminosa, se non diabolica.
Bellissimo il tema musicale che accompagna l'incipit del film, impregnato di pesanti e stridenti umori dall'aroma bossanova, che ci introducono fin da subito in un'atmosfera straniante e lisergica, l'imbocco della strada per un viaggio verso un vero proprio girone infernale.
Voto: 9

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ritiro su per dire: filmone della madonna, Peckinpah e Conrad mescolati in un incubo febbrile.


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dai manichei che ti urlano o con noi o traditore libera nos domine


#28 pooneil

pooneil

    Classic Rocker

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Inviato 21 aprile 2015 - 20:26

1)

Claude Faraldo è un regista di cui non si parla mai, attivo dagli anni settanta in poi ma con un approccio politico totalmente figlio degli anni sessanta. Nessun legame stilistico con Dziga Vertov però, piuttosto la sua particolarità risiede in sceneggiature in cui i dialoghi sono praticamente assenti. Sono riuscito a vederne due finora: Bof... anatomie d'un livreur (1971) e il credo più famoso Themroc del 1973.

 

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2)

Electra Glide in Blue (1973), opera unica di tal James William Guercio che assieme a Easy Rider, Vanishing Point e Two Lane Blacktop forma nella mia testa una ideale quadrilogia sulla presa a male dopo la summer of love. Dei quattro, questo thriller con tocchi surreali è il più deciso nell'esporre la propria tesi.

 

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3)

Dimenticati + indie = Hal Hartley

https://www.youtube....h?v=JTok_lIkHPc

scena da Trust <3

 

p.s bellissimi ...Mimongo e Ivo il Tardivo, ci aggiungo I Buchi Neri del mitico Pappi Corsicato ;D

(ma gli anni novanta italiani sono in generale sottovalutatissimi)


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#29 Tom

Tom

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Inviato 21 aprile 2015 - 20:40

2)

Electra Glide in Blue (1973), opera unica di tal James William Guercio che assieme a Easy Rider, Vanishing Point e Two Lane Blacktop forma nella mia testa una ideale quadrilogia sulla presa a male dopo la summer of love. Dei quattro, questo thriller con tocchi surreali è il più deciso nell'esporre la propria tesi.

 

Davvero bello e unico questo.

Facciamo la pentalogia con "The Rain People" di Coppola (più intimo e psicologico, ma non meno radicale e pessimista degli altri).


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#30 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 22 aprile 2015 - 08:06

Questo non è proprio sconosciuto visto che è circondato da un piccolo culto e ha vinto anche alcuni premi ma certo non lo si può definire un successo.

Il regista è l'artista inglese Philip Ridley e il film è veramente insolito e disturbante e la prima e unica volta che lo vidi (una vita fa) mi impressionò moltissimo.

 

Reflectingskinposter.jpg

 

the-reflecting-skin.jpg

 

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IQiSw7S.jpg


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#31 piersa

piersa

    Megalo-Man

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Inviato 22 aprile 2015 - 11:06

Non credo sia tra i dimenticati/sconosciuti, certo non è nemmeno tra i più ricordati, la tematica è forte, ma secondo me è uno di quei film che vanno assolutamente visti almeno una volta nella vitae+johnny+prese+il+fucile+-+film.jpg


Questo è né più né meno, Odissea 2001 all'interno del corpo umano.
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#32 JoanneCornif

JoanneCornif

    pivello

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Inviato 05 ottobre 2020 - 12:35

Quando rientro a casa da lavoro, dopo una bella doccia adoro guadare un film mentre ceno e sorseggio un calice di rosso. Negli ultimi tempi però trovare qualcosa che mi piacesse è stato veramente difficile: mio fratello mi ha consigliato https://it.flixboss.com così da poter selezionare in completa autonomia tutti film migliori su Netflix e guardarmeli senza sosta. Sapete cosa faccio? Il mattino, mentre mi guardo le mail, pianifico già cosa guardare la sera in totale comodità e velocità: mi piacciono queste piattaforme chiare e precise, che aiutano un single incallito come me a passare una serata tra film e buon cibo!


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#33 Pancakes

Pancakes

    Frankly, my dear, I don’t give a damn

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  • LocationWhere the Iron Crosses Grow

Inviato 06 ottobre 2020 - 07:23

 

Non credo sia tra i dimenticati/sconosciuti, certo non è nemmeno tra i più ricordati, la tematica è forte, ma secondo me è uno di quei film che vanno assolutamente visti almeno una volta nella vitae+johnny+prese+il+fucile+-+film.jpg


Questo è né più né meno, Odissea 2001 all'interno del corpo umano.

 

 

Questo è "famoso" per essere l'ispirazione del video di One dei Metallica se non sbaglio.


  • 0

The core principle of freedom
Is the only notion to obey


#34 ucca

ucca

    CRM

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Inviato 07 ottobre 2020 - 09:41

Grazie :) , ho messo a scaricare praticamente tutto! 

 

Ieri ho visto "Gli Occhi nella notte" 

(trailer) https://www.youtube....h?v=eo654XQYpjI

 

Grande film. Si svolge praticamente tutto in un appartamento, con una meravigliosa (e fragilissima) Audrey Hepburn nei panni di una cieca assediata da 3 truffatori. Il film ha alcune incongruenze meravigliose, l'ostinazione di lei è una di queste, il fatto che l'appartamento sia una sorta di porto di mare è un altra, c'è un pratica un assedio con al centro una figura disarmata, gracilissima eppure tenace, capace grazie in pratica soltanto all'analisi dei suoni di ricostruire fatti e situazioni, fino all'inevitabile crollo finale. Veramente un'idea e una messa in scena geniale. Da vedere!


  • 1

www.crm-music.com

 

Mettere su un gruppo anarcho wave a 40 anni.


#35 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 07 ottobre 2020 - 09:51

Mi sembra di averlo visto, ma chi se lo ricorda, era uno dei due thriller sulla cecità classici di retequattro, l'altro era Terrore Cieco di Richard Fleischer con Mia Farrow.


  • 1

#36 Lee Carvallo

Lee Carvallo

    tocco piuma

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Inviato 07 ottobre 2020 - 10:03

dimentichi anche Furia Cieca con Rutger Hauer


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#37 Harry Caul

Harry Caul

    se ci dice bene finiamo nella merda

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Inviato 07 ottobre 2020 - 10:06

Ma quello è un action, tutt'al più Gli Occhi del Delitto con Uma Thurman


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#38 ucca

ucca

    CRM

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Inviato 09 dicembre 2020 - 09:49

1)

Claude Faraldo è un regista di cui non si parla mai, attivo dagli anni settanta in poi ma con un approccio politico totalmente figlio degli anni sessanta. Nessun legame stilistico con Dziga Vertov però, piuttosto la sua particolarità risiede in sceneggiature in cui i dialoghi sono praticamente assenti. Sono riuscito a vederne due finora: Bof... anatomie d'un livreur (1971) e il credo più famoso Themroc del 1973.

 

bof07.jpg

 

mg3.jpg

 

th_b6013a5beacabcb919d3a6564ae91b58_novd

 

2)

Electra Glide in Blue (1973), opera unica di tal James William Guercio che assieme a Easy Rider, Vanishing Point e Two Lane Blacktop forma nella mia testa una ideale quadrilogia sulla presa a male dopo la summer of love. Dei quattro, questo thriller con tocchi surreali è il più deciso nell'esporre la propria tesi.

 

vlcsnap-2011-07-22-01h30m17s16.png

 

Electra+Glide+in+Blue+1.png

 

3)

Dimenticati + indie = Hal Hartley

https://www.youtube....h?v=JTok_lIkHPc

scena da Trust <3

 

p.s bellissimi ...Mimongo e Ivo il Tardivo, ci aggiungo I Buchi Neri del mitico Pappi Corsicato ;D

(ma gli anni novanta italiani sono in generale sottovalutatissimi)

 

 

Visto ieri sera Electra Glide, eccezionale. Ho poi approfondito la sua storia trovando questa bellissima recensione.

Tra le scene citate quella dentro il bar con il monologo della ragazza che voleva fare l'attrice di fronte ad un annichilito stronzone capo detective (impressionante come non riesca a dire una parola) la più toccante sicuramente. 

 

http://robydickfilms...de-in-blue.html

 

Considerato da alcuni, con una descrizione abbastanza “geniale” ma poco corrispondente all’effettiva realtà sostanziale di un film talmente poco “incasellabile” che si presta ben poco a mediocri “classificazioni”, -“Una sorta di “Easy Rider” visto dall’altra “parte”, quella dei tutori dell’ordine, quindi da “destra” in un certo qual modo- , è sicuramente insieme a “Punto zero”(Vanishing point)(’71) di Richard Sarafian, con l’indimenticabile Barry Newman/Kowalski(ma anche il famoso avvocato Petrocelli, tra cinema e tv), il miglior film in assoluto espresso da, e rientrante, nel glorioso e aureo periodo dei road movies americani anni’70.
La triste parabola di vita e di morte,epica, dell’agente John Wintergreen della polizia stradale in motocicletta –la leggendaria Harley Davidson Electra Glide appunto, del titolo- che diventa inarrivabile ballata triste sull’impercorribile distanza che separa sempre i sogni dalla schifosa realtà della vita, un oceano inarrivabile nella sua enormità, rispetto al loro avverarsi.
E la disillusione, l’impotenza, la rassegnazione, che ne derivano. Certo, messa così potrebbe anche sembrare la solita “scoperta dell’acqua calda”, ma è il come, l’ha realizzata e messa in immagini il regista –per di più esordiente - James William Guercio, a fare la differenza, con una padronanza di stile e messa in scena, una chiarezza e maturità d’intenti e idee impressionante, e che impressionò all’epoca tanto continua a impressionare oggi, anche per la programmaticità di essere stata volutamente un’opera unica, per il dotatissimo (all’epoca solo 26-28 enne) James William Guercio, che era già il capo esecutivo della celeberrima The Caribou Companies di Boulder, in Colorado. Per cui registravano ed erano appunto da lui prodotti, i Chicago. Difatti la Caribou Films che produsse “Electra Glide” era una diretta emanazione della medesima.
“Electra Glide”, fu presentato con enorme consenso critico al Festival di Cannes del 1973.
Robert Blake, eccelso attore di cinema e televisione, attualmente in carcere dopo un famoso processo degli anni 2000 ad Hollywood per l’omicidio della moglie, ed oggi colpevolmente dimenticato, è stato uno degli attori più bravi e in un certo senso, per un tipo di cinema americano uno dei più rappresentativi degli anni’70. Proprio per il ruolo di John wintergreen in “Electra Glide”, fu candidato al Golden Globe come Miglior attore Drammatico, battuto guarda caso, da Al Pacino per l’analogo ruolo di Frank Serpico,in“Serpico”di Sidney Lumet.
“Electra Glide” è uno dei più famosi e migliori esponenti di quel romanticismo sulla sconfitta e l’amarezza, e di quello stato sapientemente un po’ “masochistico”, uno di quei magnifici film che era in grado di realizzare la Hollywood dei’70, “Electra Glide” è un film che non ha solo meravigliato i critici e i cinefili, ma anche registi come Quentin Tarantino, P.T.Anderson, e David Gordon Green, per loro stessa ammissione.
Per molti, l’avventuroso periodo che va ristretto a partire dal 1967 di “Gangster Story”(Bonnie and Clyde) di Arthur Penn, rappresenta un’epoca utopica in cui dei veri hippy e “ribelli” erano ascesi alla conquista della vecchia Hollywood, mentre un film capolavoro come “Electra Glide” rappresenta bene la già intervenuta (nel 1973) rottura con il cinema “radicale” di sinistra, viste le considerazioni implicite e contenute in questo film, che esplicano bene perché proprio alla prima di Cannes (dove fu uno dei film in concorso più validamente considerati per la Palma d’Oro, ma poi vinse l’ugualmente splendido “Lo Spaventapasseri”(Scarecrow)(’73) di Jerry Schatzberg, con Al Pacino e Gene Hackman), “Electra Glide” fu erroneamente percepito come, “fascista”. Eppure, di quel tempo, non è certo da considerarsi un film corsaro o battagliero, nei modi da piacere al Presidente Nixon, anzi, alla fine è un film che mostra quelli stessi diritti che venivano calpestati, quelli della “controcultura” dell’epoca, per la quale Nixon era proprio “L’Uomo nero”.
Diciamo che, lucidamente e senza ingenuità, nemmeno venute fuori a distanza di oltre trentacinque anni, e rivedendolo oggi, era un film che già nel pieno di cambiamenti traumatici, nel corpo della nazione della Grande Nazione Statunitense, il “Big Country” del Mito della Grande Frontiera, mostrava con grande perspicacia in che direzione reazionaria e caoticamente feroce, sarebbe andata la società americana. E questo, metaforicamente, viene con splendida efficacia rappresentato nell’indimenticabile finale del film.
Allorquando, il disilluso e amareggiato reduce del Vietnam e poliziotto motociclista della stradale dell’Arizona, John Wintergreen, interpretato da Robert Blake, (piccolo di statura –esattamente uguale a quella di Alan Ladd, come avrà modo di dire a due ragazze durante il film- ma immenso personaggio), nell’unico tentativo riuscito di compiere finalmente una buona azione, paga a caro prezzo il suo slancio disinteressato. Per mano di chi era sempre stato la vittima designata, l’hippy, del suo collega ottuso e superficiale Billy Green Bush/Zipper, apparentemente un mediocre felice del suo lavoro, senza ambizioni e senza angosce –apparentemente-personali, se non quella di “trovare” un po’ di soldi per potersi permettere il lusso di comprarsi un’”Electra Glide” appunto, tutta cromata, scintillante, di colore blu. Da qui il titolo originale, “Electra Glide in Blue”.
Che poi altro non è che la stessa moto in versione stradale di quella su cui entrambi prestano servizio in interminabili turni lungo le interstatali dell’Arizona, su interminabili strisce d’asfalto che attraversano la Monument Valley.
Geniale metafora della sclerotizzazione alienata, del personaggio Zipper, che ha come massimo sogno della vita possedere una moto uguale a quella su cui passa tutto il giorno, al lavoro.
La Monument Valley con le sue strade deserte, nel film è una presenza paesaggistica importantissima, ritratta e immortalata dalla fotografia del famosissimo e sempre grande Conrad L.Hall (per poter avere il quale e pagarlo, Guercio rinunciò al suo compenso da regista), che crea una sequenza finale con fermo immagine, dopo un camera-car all’indietro lunghissimo, interminabile,di rara emozione, che è rimasta tra i dieci più belli, struggenti, e potenti finali della storia del cinema, e non soltanto per la Hollywood aurea del New Cinema anni’70.
Quasi dieci minuti di somma, lirica bellezza, a comporre un’immagine che sembra quasi un dipinto di arte americana da poter essere esposto, al pari degli altri, allo Smithsonian Institute, sequenza inscindibile, dall’indissolubile simbiosi con “Tell Me”dello stesso James William Guercio, eseguita dal compianto Terry Kath, famosissima e inarrivabile ballata nostalgica in versi sulla fine del sogno americano, e delle sue inevase e disilluse, speranze.
Talmente bella, struggente, e conosciuta negli Stati Uniti, che Michael Mann la scelse per il lunghissimo finale in slide di immagini e sequenze degli episodi delle precedenti serie, per il meraviglioso episodio finale dell’ultima serie, la quinta, di “Miami Vice”, trasmesso la prima volta nell’aprile dell’89.
“L’impossibilità di essere un poliziotto normale”, potrebbe anche chiamarsi -parafrasando il titolo di un altro celebre film del periodo, di Richard Rush, con Elliott Gould- la triste e amara parabola del protagonista, come già qualcuno suggerì all’epoca, visto che quello che Wintergreen vorrebbe è appunto poter fare ampiamente il suo dovere, usare il cervello, e non dover fare solo multe ai camionisti,”beccarsi i colpi di sole”, come dice lui, o picchiare i giovani protestatari di una comune e incastrare gli hippy mettendogli bustine di Marijuana nascoste da qualche parte nel furgoncino.
E proprio per non dovere far più questo, vorrebbe riuscire a guadagnarsi il tanto agognato distintivo d’oro da Detective dello Stato, e smettere finalmente la divisa, come il suo mentore e “modello” personale Harve Poole (il grande Mitchell Ryan)leggenda vivente fra i Detective della polizia di Los Angeles, che invece anche lui si dimostrerà una delusione totale, un uomo arbitrario e meschino, interamente imbevuto della sua tronfia e ottusa prosopopea, in definitiva solo uno stronzo colpevole per la sua boria dell’inutile morte di un’innocente ragazzo che non c’entrava niente con il caso invece di semplice risoluzione del film, come avrà modo di dirgli in faccia Wintergreen, una volta che tutte le maschere saranno cadute… Molto bello nel film è anche il personaggio femminile di Jeannine Riley/Jolene, barista nel bar che frequentano tutti i personaggi-poliziotti del film, di cui con alcuni va a letto, come Harve Poole e Wintergreen, e sognava che la sua vita sarebbe stata come “una lunghissima pellicola”, con il solito sogno della frontiera californiana, di poter arrivare a Hollywood –e difatti all’inizio citerà a Wintergreen il suo libro preferito, “La Valle delle bambole”-, e che per quel suo desiderio di diventare un’attrice –ovviamente abortito- perse pure l’amore dell’una volta adorato marito. C’è poi lo strepitoso personaggio dell’anziano Willie interpretato dal piccolo gigante dei caratteristi americani(uno su oltre 350tit. fra cinema e tv, il suo importante ruolo in “Rapina a mano armata” di Kubrick) Elisha Cook, “uomo ormai stanco” come spiegherà inascoltato, l’intelligente e riflessivo Wintergreen al pallone gonfiato Poole, depresso e impazzito per la troppa solitudine della sua intera vita, che desiderava –anche lui, un solo semplice desiderio, costantemente disilluso- di poter invecchiare “serenamente” sulle montagne in cui è cresciuto in compagnia del suo unico e ultimo, amico, Frank. Sarà lui ad uccidere Frank che lo aveva abbandonato, preferendogli la compagnia –anche lui uomo anziano- dei giovani, una “compagnia” di “famigli” motociclisti-spacciatori e lussuriose ragazze, in cambio della lucrosità della droga. Ed è per questo, che Willie lo ucciderà, rendendosi conto di come ormai fosse insopportabile la disperata solitudine in cui egli aveva finito per ritrovarsi. Questa, è la risoluzione del caso. Semplice, “semplice”, come avvolte sono le cose, nella vita. E come sconsolatamente Wintergreen rivelerà ad Harve Poole, deluso e pieno di risentimento verso il “grande Harve Poole”, supersbirro pieno solo d’arrogante superiorità , il quale ascolta “la voce del deserto” per cogliere l’illuminazione atta a risolvere i suoi casi, e dicendosi anche cosciente che “l’incompetenza è la peggior forma di corruzione”. Però subito contraddicendo quest’ultima affermazione, sempre pieno di sé e di non sbagliare mai, nella sua “ricerca della verità”. (“La saggezza è come una religione:la mia religione è me stesso. Quando parlo con me stesso io parlo con il mondo intero!”, dice di sé), subito pronto però a usare modi brutali e arbitrari per ottenere le sue risposte, quelle che lui vuole sentire, prendendo poi ovviamente marchiane quanto clamorose cantonate.
Come appunto proprio nelle indagini per il caso dell’omicidio di Frank, per cui ha fatto arrestare un ragazzo innocente (tra l’altro è il famoso cantante Peter Cetera) e ha picchiato da sbirro belluino alcuni ragazzi di una comune che non c’entravano con l’omicidio, né potevano dare risposte utili all’indagine. E appunto quindi, “Ti puoi prendere il vestito e il distintivo e darli a qualche imbecille che crede alle tue stronzate:perché tu sei uno stronzo!”, come alla fine gli sbatte in faccia la verità Wintergreen, prima di ricominciare i suoi monotoni turni alla stradale.
Finale tragico che nessuno che ha visto il film potrà mai dimenticare, e per le modalità e i tempi in cui avviene, non ha, come qualcuno invece vi ha ravvisato, alcunché di “programmatico”, perché talmente potente che anche i formalismi d’alta scuola peckinpahiana, come i ralenti nelle grandissime scene d’azione e nel finale, sono resi mai prevedibili o in un certo qual senso “scontati”, dalla superba e fantasmagorica bravura registica e degli scenari naturali in cui girava i suoi western il mito John Ford.
Tutti gli attori da “State of Grace”, e veramente superlativo, consta di rimarcarlo ancora, Robert Blake, di rara intensità e così richiedeva il suo ruolo, di questo film così originale come giustamente hai detto anche tu Roby, e di rara epicità,oltre che in definitiva, di grandissimo e unico fascino.
Un’epica ballata triste, malinconicamente, un western moderno e poliziesco, dove la spietatezza e la crudeltà del mondo odierno, senza alcuna pietà, -come già diceva il bel titolo francese di un film con Hyppolìte Girardot di vent’anni fa- spazza via spietatamente e crudelmente i personaggi più veri e in profondità umani. Perché “losers”, perdenti, quindi osservanti la vita con disincanto, lasciati indietro nelle varie sconfitte personali dallo schifo della vita,spietatamente come detto, e senza più possibilità di speranza o di salvazione. In un mondo che può andare tranquillamente avanti senza di loro come senza nessuno di noi, con “civile” impassibilità e indifferenza, sempre dritto per la propria infame “strada”.
Simbolicamente rappresentato questo, dall’interminabile, magnifico, carrello finale all’indietro.
D’altronde, come urla ad un certo punto Zipper (grande Billy Green Bush) disperato, prima di farsi “suicidare” dal suo migliore amico:-“se le cose non te le prendi non ti dà niente nessuno e io mi prendo quello che mi spetta!”.
Su tutti, grandi personaggi, sovrasta il piccolo John Wintergreen, poliziotto solo all’apparenza ordinariamente limitato, che non può fare carriera proprio perché ingiustamente svantaggiato dalla sua piccola statura, ma di elevati valori quali l’onestà, il rigore e la lealtà, che persegue con determinazione ancora un codice morale, sempre attento a non tradirlo come anche per i suoi valori.
Continuamente oltraggiati invece, con cinismo e non curanza, quando non anche con presunzione, dai suoi superiori. Proprio un collega non metropolitano del coevo “Serpico”, quindi.
Commovente, bellissimo, quando Wintergreen parla da solo con il silenzioso, anziano inserviente nero delle pulizie, intento a mangiarsi un panino seduto, tra una ramazzata e l’altra, dopo la fine del concerto dei Madura (enormi), in un palasport.
John Wintergreen: -“Io sto a sentire tutti quelli che parlano in questo mondo del cacchio meno che me:come vorrei ricominciare tutto da capo”.
“Electra Glide” si racchiude perfettamente nelle due, consequenziali e di rara perfezione sintetica, sequenze iniziali, l’apparente suicidio/omicidio di Frank, e gli esercizi al mattino con i pesi di un non ancora “disvelato” John Wintergreen, l’assunzione delle vitamine dopo le ripetute fatiche dell’amore con Jolene, la successiva, ritualistica, “erratica” vestizione dell’uniforme d’ordinanza di pelle da motociclista, la 357 Magnum, scena entusiasmante e memorabile, anche per l’eccezionale tema musicale d’apertura, grande maturità registica di Guercio solo ventisettenne, che riesce pure a stemperare senza banalizzare, la bruciante e dolorosa drammaticità del film con una sottile, pungente nella sua apparente delicatezza, ironia.
Basti la famosa sequenza in cui Wintergreen, appena nominato suo autista da Harve Poole, si abbiglia elegantemente alla moda “texicali” come un moderno Ranger alla Harve Poole per andare al locale a far bisboccia con i suoi nuovi colleghi, per poi accorgersi, e gli spettatori con lui, appena uscito all’aperto dalla casa, di non avere i pantaloni.
La conversazione in coda dal gelataio ambulante con due tipiche avvenenti ragazze californiane, in cui John afferma di avere la stessa esatta altezza di Alan Ladd; o la bellissima sequenza del violento alterco tra Wintergreen e l’iroso coroner (Royal Dano, altro grande e famoso caratterista del cinema americano per oltre 300 film, dal dopoguerra agli anni ottanta), fortemente irritato dalle osservazioni divergenti di questo piccolo agente della stradale che lo accusa-giustamente, ed è proprio qui che Poole lo noterà,gli darà ragione e lo prenderà con sé- di inquinamento delle prove.
Bellissimo anche il dialogo con un giovane della comune di fricchettoni quando John vestito di tutto punto da Ranger con gli Stetson di pelle, nelle stalle, si aggira in cerca dello spacciatore Bob Zemko(Peter Cetera):-“Vorrei qualche informazione” chiede John, -“Io ce l’avrei un’informazione:stai con i piedi nella merda.” Risponde impassibile un ragazzo.
Genialmente “provocatoria” la sequenza in cui John si esercita al tiro con la pistola, sparando a Captain America/Peter Fonda, Dennis Hopper, e Jack Nicholson, nel poster di “Easy Rider”: intenzione di un’omaggio, affetto, o ironia irridente, se l’intenzione era quella di uno sberleffo, è comunque molto seducente.
Esordio di Nick Nolte non accreditato, si riconosce bene, attonito e indignato, come uno dei ragazzi della comune, quando Poole picchia alcuni di loro, e di Meg Ryan bambina, in coda dal gelataio ambulante.
La Front-side dell’LP della o.s.t. originale, rarissimo ormai, da collezione, mostra sette poliziotti della stradale di alta statura e proprio in mezzo a loro il piccoletto Wintergreen(come nella famosa sequenza del film, con la cinepresa che deve scendere più in basso per inquadrarlo nel volto, perché affiorava solo un poco il casco): la stessa immagine è appesa sul muro in forma di poster, nell’ufficio del Capitano Furillo/Daniel J.Travanti(grandioso attore e personaggio) nella seconda mia serie tv preferita di sempre –dopo “Miami Vice”- “Hill Street giorno e notte”(Hill Street Blues)di Steven Bochco/David Hill”N.Y.P.D.”e tanti altri)/Anthony Yerkovich(“Miami Vice”)/Mark Frost(“Twin Peaks”).

 


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#39 pooneil

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Inviato 09 dicembre 2020 - 12:43

A me era rimasta impressa la scena del concerto, che spiega bene, attraverso una jam parossisticamente muscolare, come l'espressione musicale si fosse trasformata in puro stordimento fine a se stesso. 


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#40 ucca

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Inviato 09 dicembre 2020 - 15:40

Si anche, comunque nella recensione (e nei commenti) sono citati altri film da recuperare assolutamente

“Punto zero”

“Gangster Story”

"Lo Spaventapasseri"

"Sugar land Express"

"Nashville"

"alice non abita più qui" (mi sembra bellissimo se ricordo bene)

"non torno a casa stasera" (come sopra)

"Cinque pezzi facile"

"L'ultima corvèè"

 

 

Non li ho visti, mentre recentemente avevo visto "città amara" (stupendo) o "non si uccidono cosi anche i cavalli" che mi hanno ricordato tantissimo questo. Forse anche un pò nella new wave australiana di cui parlavamo in un altro topic c'era qualcosa. Film a strappi, con fotografia sconfinata e personaggi della madonna, amarissimi. Mi ha invece colpito nella recensione la citazione di Miami Vice che onestamente conosco bene e non mi ha proprio mai colpito.


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