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Cosmopolis (Cronenberg, 2012)


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92 replies to this topic

#81 sicknote

sicknote

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Inviato 11 giugno 2012 - 18:09

Ebbeh, questa è stata una delle mie prime riflessioni intorno al film, ma credevo che la selezione naturale dei fan di Pattinson che emigravano dalla sala fosse un fenomeno legato al secondo giorno di programmazione, a sto punto invece è chiaro che l'italiano medio non legge uno straccio di giornale e non accende manco mymovies prima di entrare in cinema.


OT, magari l'italiano medio (me compreso) si limitasse a non leggere uno straccio di giornale per il cinema, il guaio e' che non si legge per tante altre cose ed i risultati confortano.
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#82 Ɲ●†

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Inviato 16 luglio 2012 - 08:51

E con l'uno-due Dangerous Method-Cosmopolis su Cronenberg ci posso tranquillamente mettere una pietra sopra. Sicuramente il doppiaggio ha fatto il resto ma i dialoghi sono una cosa che non si sfanga, al massimo qualche risata da comicità involontaria. Su pagina saranno anche pregnanti ma dallo schermo escon fuori con la stessa naturalezza di uno stronzo con gli spigoli. Visivamente décor ipertrofico e poco più.

Ma poi come cazzo si è messo a sceglierli gli attori? Tra il vampiro lì e la biondina è il trionfo del peggio...
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A chemistry of commotion and style

#83 popten

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Inviato 27 luglio 2012 - 13:39

piaciuto, un bel film solido, compatto. penso sia determinante il fatto se piace o meno il contrasto tra i dialoghi e le immagini, cosa che ho trovato spesso molto interessante/acida/forte!
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#84 paloz

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Inviato 02 ottobre 2012 - 12:29

L'ho rivisto in lingua originale - già un bel passo avanti.
Le impressioni iniziali rimangono, assieme a una maggior chiarezza su cosa non va in questo film. Avevo già denunciato l'impossibilità di riportare una vicenda e uno stile verbosi come quelli di DeLillo, che nel libro gioca tutto su un botta e risposta senza emozioni, come di replicanti con poco senso dell'umorismo, e su descrizioni altrettanto distanti dalla realtà.
Cronenberg si accolla una sfida impossibile, nella quale riesce forse solamente a restituire l'idea di un mondo esterno "sfocato", visto con quella enorme distanza con la quale i protagonisti della vicenda lo affrontano, potendo soltanto immaginare (o sperare nella) vita vera al di fuori della grande macchina del Mercato. Un grande trattato di filosofia postmoderna in bocca ad attori scelti probabilmente con furbizia ma che non riescono a risultare credibili nemmeno nel dimostrarsi incapaci. Anche Giamatti viene sprecato, la cui usuale incisività è soffocata dal fatto di essere evidentemente fuori posto. Eppure il finale rimane forse l'unico motivo di riscatto, l'unico riassunto che dia un senso alla marea di discussioni che abbiamo seguito faticosamente - e forse per nulla. Ci sono dei valori, ma rimangono perlopiù sepolti in una facciata abbastanza disturbante, patinata nel senso peggiore.

Poi magari tra dieci anni mi smentisco, magari alla luce di altri film del grande Cronenberg in linea con quest'ultimo.
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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#85 neuro

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Inviato 08 dicembre 2012 - 16:42

mi era piaciuto molto il film ma il libro riesce ad essere ancora meglio - bella li' per DeLillo e Cronenberg

uno spettro si aggira per il mondo...
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#86 selva

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Inviato 08 dicembre 2012 - 16:46

Dopo tre mesi sono riuscito a scaricare una versione decente e ora non riesco a trovare i sottotitoli in italiano, maledizione
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#87 sicknote

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Inviato 09 dicembre 2012 - 11:58

nella videoteca che frequento è noleggiabile da tempo, presumo il dvd abbia l'audio in lingua originale + sottotitoli, con 2-3 euro ti togli lo sbattimento di andare sul mulo od altro e di perdere tempo in ricerche di sottotitoli...oltre ad una qualità migliore. Amazon se sei un fan di Cronenberg fa buoni prezzi.
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#88 neuro

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Inviato 18 dicembre 2012 - 20:28

rivisto post-lettura libro

superbo il ritagliare l'azione attorno ai dialoghi di Cronenberg - non so se c'è mai stato un altro adattamento del genere

ho notato inoltre che parte dell'atmosfera è dovuta al fatto che Cronenberg

Spoiler


contribuendo alla visionarietà d'insieme con una sensazione di accumulazione non risolta

peccato solo non ci siano le micropremonizioni del libro, ma forse il film era già abbastanza complicato così
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#89 William Blake

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Inviato 19 dicembre 2012 - 19:38

superbo il ritagliare l'azione attorno ai dialoghi di Cronenberg - non so se c'è mai stato un altro adattamento del genere

ho notato inoltre che parte dell'atmosfera è dovuta al fatto che Cronenberg

Spoiler


contribuendo alla visionarietà d'insieme con una sensazione di accumulazione non risolta


rivisto anche io e concordo con le tue sottolineature. "Cosmopolis" è un'opera densissima. asciugando le esplosioni della carne, Cronenberg è andato a prosciugare il linguaggio del suo cinema, sempre più implosivo e concentrato su alcune dinamiche metaforiche: la prossimità e la virulenza del male, la violenza come mappatura mentale e biografica. il progressivo perdersi di Packer nell'apocalisse che si sta costruendo con le sue mani è l'ennesima descrizione cronenberghiana della "caduta di Icaro": personaggi che peccano di hybris e ne pagano lo scotto sulla propria carne.in "Cosmopolis" si discute il senso del cyber-capitale nel (nostro) Tempo. il denaro ha perso il suo valore narrativo (ovvero la parola che s'estende in uno spazio-tempo), non ci parla di nient'altro se non di se stesso: anche il capitalismo è arrivato al capolinea della sua età postmoderna.
non è un caso che il linguaggio di Cronenberg sia affilatissimo, anticlimatico, sottraendo allo spettatore non solo la scena-madre, ma usando il cut di montaggio quando si è al culmine drammaturgico di ogni sequenza importante.

secondo me le micropremonizioni ci sono state, ma non sono presenti durante l viaggio in limousine. quello che ci dice Cronenberg, al contrario di De Lillo, è che il mondo ha smesso di funzionare come era stato costruito da queste persone: se DeLillo descrive Packer come un genio rampante con proprietà divinatorie, in Cronenberg si avverte la sua stanchezza, il suo essersi ridotto agli istinti primari (sesso, cibo, narcisismo). tutti lo chiamano visionario (e lui stesso all'inizio del film si chiede "perché vedo le cose prima che accadano?") ma è evidente come lui non abbia più visioni: alla fine dice, quando gli chiedono perché non è armato, che non è andato oltre. non è andato al di là del suo sguardo. in sostanza Packer fallisce perché non solo non è capace di guardare all'esterno (ed è l'intuizione cronenberghiana) ma nemmeno all'interno attraverso l'asimmetria della sua prostata (che è l'eredità del romanzo, il segno del caos).
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#90 Brucaliffa

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Inviato 16 gennaio 2013 - 00:03

La cosa che mi ha colpito enormemente di Cosmopolis è lo sforzo massimo per farlo essere più vicino possibile al teatro, che è una scelta che non mi piace quando è fatta in modo troppo dichiarato - ad esempio in Dogville di Von Trier - ma che apprezzo in questo caso, perché è fatta in modo mimetico e per nulla scontato.
Ho notato questo sforzo soprattutto nella ricerca di unità spazio-temporale, e se quella temporale non è un problema, perché l'azione si compie nell'arco di un giorno e non ci sono salti, quella spaziale è più complessa da ottenere e mi è parsa frutto di un grande studio da parte di Cronenberg. Ha fatto in modo che l'attore si muovesse sempre come in una scenografia teatrale, dove da un lato c'è la scenografia fissa e dall'altro quella che cambia: da un lato c'è l'abitacolo della limousine (che già da solo, con la sua ostentata polivalenza, sarebbe bastato ad affermare una certa unità spaziale), e dall'altro c'è il mondo esterno, fatto di location analoghe tra loro, ristoranti, teatri e altri ambienti pubblici che si affacciano sulle vie di NY - quasi sempre sullo stesso lato di quella che sembra sempre la stessa via, perché non ricordo campi lunghi, panoramiche sul traffico della città, niente che contestualizzi o accompagni questi spostamenti. A questi punti di incontro il protagonista accede sempre come un attore di teatro che si sposta da una parte all'altra del palco, muovendosi sempre verso la profondità dell'inquadratura, dall'auto al marciapiede. E' molto artificiale il modo in cui Eric Packer arriva ai suoi appuntamenti, come se per magia tutto si trovasse allineato, sulla sua traiettoria senza curve né semafori, tutto al posto giusto, proprio al momento del suo passaggio. Quasi come se non fosse la macchina a viaggiare ma la strada come un rullo a spostarsi al lato destro della macchina, trascinando dentro l'inquadratura i punti di incontro, gli amici, i manifestanti. Anche gli interni sono spazi scarni e decontestualizzati, non ci sono mai entrate e uscite che fanno da raccordo se non ricordo male, solo piccole fette di scenografie di passaggio che ospitano gli incontri. Forse solo dal barbiere si vede l'entrata, ma l'interno è uno spazio "aperto" già visibile dall'esterno e non ci sono cambi di inquadratura, quindi non si tratta neanche in questo caso di raccordo spaziale in senso cinematografico. E poi c'è il grande cambio di scenografia finale, la location di Benno, che appare per magia, attraverso un artificio che mi è parso dichiarato da quanto è nulla la preoccupazione di far capire come Eric ci sia arrivato.
Mi sembra che tutto questo sia molto originale e degno di nota.
Anche i dialoghi, criticati da molti perché presi pari pari dal libro e quindi troppo letterari, in quest'ottica diventano teatrali nella loro fredda verbosità, sono perfetti in questo tipo di messa in scena.
Ho apprezzato anche la scelta di Pattinson, che sembra proprio una maschera e i suoi primi piani per questo sono stranianti come tutti gli altri aspetti del film, mi sono chiesta per tutto il film: ma che strano che è, è sempre stato così? Gli avranno messo le lenti a contatto? Gli avranno fatto una puntura di botox sul labbro superiore per farlo stare così fermo? Questo può anche essere dettato dal fatto che io abbia visto Pattinson solo in foto prima di Cosmopolis e non ce l'avessi ben presente. Comunque ha contribuito al fascino alienante del film, perché se il personaggio doveva apparire disumano, c'è riuscito in pieno.

Niente, ci tenevo a condividere questi miei pensieri sulla forma, nel caso di questo film mi interessa meno del solito parlare del contenuto.
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Better Call Saul!

#91 vuvu

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Inviato 16 gennaio 2013 - 00:50

Il distacco per me è solo parziale. Slegarsi dalla dinamicità fisiologica della cinepresa riducendo inevitabilmente lo spazio e la prospettiva, il tutto senza rinunciare alla potenza (cat)artica del testo. Sì, in questo è stato molto bravo. E' un film a sé, che mi ha lasciato questo profondo senso di smarrimento attraverso le sue mille e potenti istantanee. Tra i migliori dell'anno appena trascorso. Poi ho un debole cronico per Cronenberg (scusa il gioco di parole). Ma questa è un'altra storia.
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"L'intensità del rumore provoca ostilità, sfinimento, narcisismo, panico e una strana narcosi." (Adam Knieste, cit.)

 

"Deve rimanere solo l'amore per l'arte, questo aprire le gambe e farsi immergere dal soffio celeste dello Spirito." (Simon, cit.)

 

La vita è bella solo a Ibiza (quando non c'è nessuno).


#92 Twin アメ

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Inviato 23 gennaio 2013 - 23:18

Visto ora e letto al volo le 5 pagine.
La cosa più assurda che ho letto sono le critiche agli attori, posto che non sapevo chi fosse lui perché non mi curo di alta società e idiozie di vampiri (asd), mi è sembrato semplicemente perfetto, maschera di cera, volto da ragazzino in contrasto con il ruolo, enorme faccia da culo e di bronzo, simbolo di potenza virile (giovane e sano). La moglie - che poi il loro non-rapporto è una delle cose migliori del film - è 100% cronenberg, un'oca letterata, un'antitesi vivente, un automa improbabile.

Criticare la recitazione e la scelta dei dialoghi è non accettare le intenzioni stesse del film, è come entrare in un palazzetto aspettandosi la NBA e trovarci Kasparov che gioca a scacchi.
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#93 Norman Bombardini

Norman Bombardini

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Inviato 25 gennaio 2013 - 10:43

i sottotitoli ita non esistono ancora, c'è in greco, in serbo, ma in italiano no, quindi l'ho visto con quelli in inglese e nonostante questo ci ho capito troppo poco, i testi sono densi e i dialoghi, in media, troppo veloci e serrati.
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