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Morton Feldman


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#41 paloz

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Inviato 13 settembre 2013 - 19:51

Mi sto maledicendo perché ho scoperto alle 18 di oggi che OGGI, alle 17 - Chiesa di Santa Pelagia (Torino), veniva suonato il 2° Quartetto di Feldman (sei ore), a ingresso gratuito.
CIOE'.

:facepalm: Povero me.
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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

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#42 paloz

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Inviato 16 gennaio 2015 - 23:50

String Quartet No.2 [Flux Quartet]

Recensione su Amazon.it

 

33nypn6.jpg


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#43 dick laurent

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Inviato 17 gennaio 2015 - 10:36

a me Feldman piace molto, però anche io fatico a capire il perchè fare pezzi di quella lunghezza proibitiva.


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#44 paloz

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Inviato 17 gennaio 2015 - 15:00

E' un commento che non mi aspettavo da te, dick.

Se uno conosce, anche a spanne (come me!), la storia della musica contemporanea americana sa che tipo di ambiente creativo fosse quello del secondo Dopoguerra e che tipo di approccio fosse quello di Feldman alla materia musicale, coerente sino alla fine nello sviluppo di una concezione del tempo che non accetta gli schemi storici e agisce con un sentire proprio, come se il tempo fosse materia da plasmare - un oggetto - anziché una mera indicazione per l'esecutore. Oserei dire che il tempo nella musica di Feldman abbia quasi più significato delle singole note, che pure sono inconfondibili e mai casuali. Il secondo quartetto è un lavoro mastodontico, e ascoltarlo per intero non lascia alcun dubbio sul suo perché. Chiaramente se uno cerca dei significati e delle suggestioni profonde (a livello di "immagini" e "sentimenti") qui non le troverà: come Cage, anche Feldman afferisce quasi più alla filosofia musicale che alla musica comunemente intesa.


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#45 dick laurent

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Inviato 17 gennaio 2015 - 16:34

E' un commento che non mi aspettavo da te, dick.

Se uno conosce, anche a spanne (come me!), la storia della musica contemporanea americana sa che tipo di ambiente creativo fosse quello del secondo Dopoguerra e che tipo di approccio fosse quello di Feldman alla materia musicale, coerente sino alla fine nello sviluppo di una concezione del tempo che non accetta gli schemi storici e agisce con un sentire proprio, come se il tempo fosse materia da plasmare - un oggetto - anziché una mera indicazione per l'esecutore. Oserei dire che il tempo nella musica di Feldman abbia quasi più significato delle singole note, che pure sono inconfondibili e mai casuali. Il secondo quartetto è un lavoro mastodontico, e ascoltarlo per intero non lascia alcun dubbio sul suo perché. Chiaramente se uno cerca dei significati e delle suggestioni profonde (a livello di "immagini" e "sentimenti") qui non le troverà: come Cage, anche Feldman afferisce quasi più alla filosofia musicale che alla musica comunemente intesa.

 

ma io non parlavo della concezione del tempo e dello spazio tra le note, ma proprio delle durate titaniche. Da poco ho ascoltato for Philip Guston, lavoro affascinantissimo ma davvero erano davvero necessarie quattro ore per dire quello che il pezzo dice? A me sembra proprio di no. Ma non dico solo per Feldman eh, sono un fan della sintesi e ben poco dell'idea "eroica" del pezzo interminabile (con l'ascoltatore che l'approccia manco dovesse scalare l'everest) e farei lo stesso discorso per musicisti diversissimi tipo Sorabji o Wagner o chiunque faccia questi pezzi che non hai davvero tantissimo tempo a disposizione e una capacità di concentrazione sovrumana non ce la farai mai a seguire (un mio professore diceva che qualsiasi attività intellettuale si stia facendo dopo mezz'ora tre quarti d'ora l'attenzione va per i fatti suoi). Che sia semplice incapacità di editare o un rifiuto totale di venire incontro all'ascoltare e al compromesso il risultato mi sembra lo stesso, e cioè di rendere il lavoro molto meno digeribile per pura durata più che perchè quelle ore vengano usate per introdurre cose nuove o "concetti" difficili.


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#46 paloz

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Inviato 17 gennaio 2015 - 18:04

 sono un fan della sintesi e ben poco dell'idea "eroica" del pezzo interminabile

 

---

 

E infatti qui il concetto "eroico" del brano lungo non c'è, a differenza di un Wagner ma anche di un Mahler - che guardacaso sono europei. Feldman se ne fotte dell'attenzione dell'ascoltatore e ti dice, in pratica, che quella musica e il tempo che occupa ci sono, indipendentemente dalla presenza di un pubblico grande o piccolo che sia, attento o disattento e annoiato (già all'esecuzione di Piano & String Quartet a Milano, circa 90 minuti, la gente sembrava sul punto di suicidarsi). Chiamala ideologia se vuoi, e se vuoi puoi anche considerarla nemica della musica per come la intendi (ma lo stesso può dirsi dell'onkyo e della famosa non-musica). Ma quelle 6 ore restano, come un monolite che puoi arginare ma non ignorare.


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#47 Greed

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Inviato 17 gennaio 2015 - 18:20

 

1/28  ashd


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#48 dick laurent

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Inviato 17 gennaio 2015 - 18:23

 

 sono un fan della sintesi e ben poco dell'idea "eroica" del pezzo interminabile

 

---

 

E infatti qui il concetto "eroico" del brano lungo non c'è, a differenza di un Wagner ma anche di un Mahler - che guardacaso sono europei. Feldman se ne fotte dell'attenzione dell'ascoltatore e ti dice, in pratica, che quella musica e il tempo che occupa ci sono, indipendentemente dalla presenza di un pubblico grande o piccolo che sia, attento o disattento e annoiato (già all'esecuzione di Piano & String Quartet a Milano, circa 90 minuti, la gente sembrava sul punto di suicidarsi). Chiamala ideologia se vuoi, e se vuoi puoi anche considerarla nemica della musica per come la intendi (ma lo stesso può dirsi dell'onkyo e della famosa non-musica). Ma quelle 6 ore restano, come un monolite che puoi arginare ma non ignorare.

 

 

lo so che Feldman è quanto di più distante da Wagner o Mahler esista, quando parlo di eroismo intendo che quelle durate estreme mi sembra che riportino a quella stessa visione delle cose per cui il capolavoro è l'opera grande e difficile anche nel senso di estensione, dove il valore corrisponde alla fatica che il fruitore deve fare (mi sembra un po' come la vede Frankie che considera il lunghissimo e ovviamente lentissimo Satantango il più grande film di sempre) per conquistarla, mentre il pezzo di tre quattro minuti deve avere per forza meno valore. Non è che l'ho letto da qualche parte eh, posso sbagliarmi ma l'idea che nella storia dell'arte questa concezione esista e sia estremamente radicata l'ho sempre avuta. Ho citato Wagner perchè mi sembra l'esempio più perfetto di quello con la sua ambizione smodata di creare l'opera insuperabile.

Poi ti ripeto, a me Feldman piace davvero molto, fa una musica originalissima e piena di mistero però si, anche se capisco perfettamente da un lato l'idea del compositore che compone senza farsi influenzare dal pubblico dall'altra penso che se non vuoi farti ascoltare da nessuno te ne stai a casa tua. Detto un po' rozzamente, ma l'ascoltatore è fondamentale quanto chi compone. Se componi senza tenere conto dei limiti umani (anche quelli della semplice stanchezza) tanto vale comporre musica con ultrasuoni per i capodogli.

Poi boh, la mia idea è anche dovuta al fatto che non mi è mai capitato di ascoltare un pezzo monstre dove pensassi che durasse molto più del dovuto per quello che diceva.


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#49 Greed

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Inviato 17 gennaio 2015 - 18:41

Hai sbagliato esempio con Satantango, se parli con paloz :D

 

Comunque io sono molto d'accordo con te, soprattutto per l'aspetto del "rapporto col pubblico". Poi non so, dovrei essere un artista per parlarne davvero: cioè, chissà come pensa che quel quartetto venga ascoltato, Feldman. Impossibile che non se lo sia chiesto.

A questo punto il discorso diventa: come ci poniamo rispetto a questi monstrum che superano i limiti di tolleranza e attenzione di quasi tutti?

A me è capitato di ascoltare le sinfonie più grosse di Mahler "a puntate", ma almeno lì c'erano i movimenti.

 

Michè, raccontaci la tua esperienza.


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#50 dick laurent

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Inviato 17 gennaio 2015 - 19:11

Hai sbagliato esempio con Satantango, se parli con paloz :D[/quote]

 

 

non voleva in alcun modo essere una critica al film comunque.

Mahler comunque pur nel suo gigantismo rientra ancora in limiti umani, dato che parliamo di sinfonie che durano un'ora e venti, un'ora e mezza e cose del genere. Se prendi un pezzo di Sorabji che dura otto ore o un film tipo Cinematon che dura 191 ore ( ho dovuto guardare su wiki) è tutta un'altra cosa.

Comunque Paloz che dice "iMa quelle 6 ore restano, come un monolite che puoi arginare ma non ignorare." mi ha fatto tornare in mente Complex one di Michael Heizer che avevo anche messo nel topic sulla scultura, una gigantesca struttura nel deserto (non ricordo se fosse la valle della morte) lontana da tutto. Ne parla Robert Hughes qui proprio nei minuti iniziali (dicendo tra l'altro che era un gesto per riappropriarsi dell'isolamento della prima avanguardia):

 

https://www.youtube....h?v=AFc1BeS0vKI


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#51 paloz

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Inviato 17 gennaio 2015 - 19:35

Lasciamo fuori la dogmatica idea di frankie secondo cui più un pezzo/libro/film è lungo più è bello.

 

Vi riporto il testo che cominciai a scrivere quando andai a sentire di persona il quartetto - per dire che non parlo tanto per. Avrei voluto finirlo e pubblicarlo da qualche parte, temo che non accadrà quindi lo incollo qui. Spero aggiunga qualcosa al mio discorso, altrimenti mi ci rimetto appena ho tempo.

 

---

 

Sono uscito dall'ufficio venti minuti prima del solito, sono scattato fino alla fermata dell'autobus nonostante sia poi arrivato all'ora che voleva lui. In balia dei trasporti pubblici non posso in alcun modo accorciare le distanze, ma proprio qui ha origine il paradosso: corro da fermo contro il tempo per andare a rimanervi bloccato dentro per quasi sei ore.
Oggi il Quartetto di Torino esegue integralmente uno degli inarrivabili monstra della musica del Novecento, il secondo quartetto per archi di Morton Feldman. Si comincia alle 18, si finisce – sperabilmente – entro la mezzanotte. Emergo dalla metropolitana già col fiato corto, l'esofago ancora intasato da un hot dog che ho preparato nella pausa pranzo e ingurgitato in pochi minuti nel tragitto della linea MM1. Attraverso il piazzale costeggiando l'intera facciata del Duomo, mi massacro i piedi sui sampietrini che portano a Palazzo Reale; col poco di autonomia respiratoria che mi rimane chiedo a un custode dove si svolge il concerto, supero il colonnato e galoppo sulla gradinata che porta a una reception; chiedo ancor prima di vedere le frecce che indicano la sala del concerto, sinistra poi destra, dritto e poi a sinistra, varco la soglia mentre si spegne l'applauso all'ingresso del Quartetto. Completamente senza fiato, cerco di incamerare qualche metro quadrato di ossigeno senza dare troppo nell'occhio, la testa mi scoppia, svolgo la sciarpa e la poso in cima alla giacca con la quale ho riempito il posto di fianco al mio.

Ce l'ho fatta. Riesco a sentire anche le note del primo cellulare che squilla, per fortuna pochi momenti prima dell'attacco, che viene pazientemente ritardato dal quartetto che, lo ricordiamo, ha davanti a sé quasi sei ore di mobilità limitata e totale concentrazione su un voluminoso spartito. È uno dei motivi che mi ha convinto a partecipare, e non per una sottoforma di sadismo musicofilo: se questi quattro cristi accettano di suonare per così lungo tempo (inversamente proporzionale al numero di note) davanti a poche decine di persone che nel corso della serata torneranno comode alle loro case e si sazieranno quanto gli pare, perché sprecare così un'intera serata è davvero folle – allora io lì devo esserci e rimanerci per un piccolo, estremo atto di rispetto verso questi eroi.

La mia bottiglietta d'acqua, non tanto per inumidire la bocca quanto per mandare ossigeno al cervello, ritrovare concentrazione.

[...]
Ad ogni modo, se si decide di affrontare un'esperienza come questa, è bene farlo dall'inizio alla fine. Non so in quanti tra il pubblico – scarno già in partenza – avessero intenzione di fare altrettanto: sta di fatto che oltre la metà aveva lasciato la sala, in punta di piedi (o di tacco, mortacci loro) poco dopo quella che dev'essere stata un'ora abbondante di concerto. La reale cognizione del tempo si perde del tutto se ci si impone di non guardare l'ora ad ogni accenno di stanchezza.
[...]
Ma più pensavo alla mia fatica, più mi immedesimavo in quella dei musicisti, che si facevano forza tra un cambio pagina e l'altro, riposizionandosi sulla sedia, distendendo le gambe e le braccia, guardandosi con complicità – nelle ultime due ore anche qualche sorriso di solidarietà.
per questo ho deciso di non spostarmi, rinunciando a vedere e ascoltare il quartetto più da vicino
E così sembrano aver fatto altri tre individui, gli unici rimasti come me per l'intera durata: due circa della mia età, un terzo decisamente anziano – un profilo e una camminata da Monsieur Hulot – che verso le nove (sempre una stima) ha ceduto controvoglia ad una pausa toilette/spuntino, vergognandosene anche, a giudicare dal capo chino.

Il termine della composizione si manifesta in un incrocio di note sussurrate, ripetute in maniera sempre più inconsistente fino al silenzio totale. Sei le persone rimaste in sala (me compreso), di cui solo quattro applaudono, cosa che noto con un certo sgomento. I battiti delle mani risuonano nella sala vuota come singoli rumori gettati lì per caso: il minimo che possa fare è ringraziare uno ad uno i musicisti, stringendo loro la mano. Il mio gesto porta uno dei due anziani signori che non hanno applaudito a chiedermi se io fossi il compositore. Completamente spaesato dall'assurdità della domanda – che logicamente ne implicherebbe molte altre – gli rispondo che no, il buon Morton Feldman è deceduto parecchi anni fa. Ribatte con fare altezzoso che, nel qual caso, mi avrebbe strangolato volentieri.
“Non ho mai sentito nulla di più lungo, banale e noioso in vita mia”.

 

[No comment]


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#52 ravel

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Inviato 17 gennaio 2015 - 20:38

Per prima cosa voglio ringraziare paloz per questo "ricordo" e per l'argomento in generale.

 

Avete già detto sostanzialmente quello che c'era da dire (e preciso che Feldman piace molto anche a me, che in genere non stravedo per il minimalismo), per cui non vorrei ripetere troppe cose.
E' vero che le durate, in Feldman, hanno un loro senso imprescindibile, ma è anche vero che (a meno di non volere fare un'opera d'arte concettuale)... est modus in rebus.

Feldman va ascoltato dal vivo. Riprodotto perde molto del suo significato.
ed è vero che ricordo un'esecuzione di Palais de Mari (con John Tilbury al pianoforte), un capolavoro sia detto per inciso, al termine della quale, incantato, scopersi che era passato molto più tempo di quello che avrei detto. Senza ovviamente che questo mi avesse creato il minimo problema.
Ciò detto ci sono probabilmente dei limiti umani fisiologici superati i quali le esperienze non risultano più assimilabili e che quindi è giusto considerare. Parlando con i compositori ci si rende conto che lo sanno e comunque non si sentono sminuiti per nulla dal doverne tenere conto.


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#53 paloz

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Inviato 18 gennaio 2015 - 09:43

 ed è vero che ricordo un'esecuzione di Palais de Mari (con John Tilbury al pianoforte), un capolavoro sia detto per inciso, al termine della quale, incantato, scopersi che era passato molto più tempo di quello che avrei detto. Senza ovviamente che questo mi avesse creato il minimo problema.

---

 

Al concerto di Piano & String Quartet (anche lì c'era il grandissimo Tilbury) non so se per trollare o per una stima sbagliata, ma sul programma era segnata una durata di 70'. Con questo tipo di musica, se effettivamente non hai un orologio al polso, è quasi impossibile stabilire quanto tempo può essere trascorso nel mentre - infatti poi superò l'ora e mezza.

Lo stesso discorso vale per il secondo quartetto: se dalla playlist di Winamp passi all'esperienza vissuta lo scarto è immenso ed è capace di sconvolgerti. Se da un lato è vero che quelle 6 ore affermano l'inconfutabile esistenza di quel "tempo musicale", dall'altro riescono a impossessarsene e farne un uso arbitrario, disfarne lo scorrimento regolare e istituire un "tempo sensoriale", dove idealmente la lancetta dei secondi viene soppiantata dal flusso irregolare delle note, come un lungo saggio filosofico in alfabeto Morse.

Quel concerto mi ha segnato come forse nessun altro, ne conserverò sempre un ricordo straniato, evanescente e assieme vividissimo.


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#54 frankie teardrop

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Inviato 18 gennaio 2015 - 14:30

Lasciamo fuori la dogmatica idea di frankie secondo cui più un pezzo/libro/film è lungo più è bello.

 

mi dici dove avrei detto una cosa del genere?

 

 

 

 

 sono un fan della sintesi e ben poco dell'idea "eroica" del pezzo interminabile

 

---

 

E infatti qui il concetto "eroico" del brano lungo non c'è, a differenza di un Wagner ma anche di un Mahler - che guardacaso sono europei. Feldman se ne fotte dell'attenzione dell'ascoltatore e ti dice, in pratica, che quella musica e il tempo che occupa ci sono, indipendentemente dalla presenza di un pubblico grande o piccolo che sia, attento o disattento e annoiato (già all'esecuzione di Piano & String Quartet a Milano, circa 90 minuti, la gente sembrava sul punto di suicidarsi). Chiamala ideologia se vuoi, e se vuoi puoi anche considerarla nemica della musica per come la intendi (ma lo stesso può dirsi dell'onkyo e della famosa non-musica). Ma quelle 6 ore restano, come un monolite che puoi arginare ma non ignorare.

 

 

lo so che Feldman è quanto di più distante da Wagner o Mahler esista, quando parlo di eroismo intendo che quelle durate estreme mi sembra che riportino a quella stessa visione delle cose per cui il capolavoro è l'opera grande e difficile anche nel senso di estensione, dove il valore corrisponde alla fatica che il fruitore deve fare (mi sembra un po' come la vede Frankie che considera il lunghissimo e ovviamente lentissimo Satantango il più grande film di sempre)

 

 

la lunghezza è relativa...

quel film mi emoziona in un modo indescrivibile

tutto qui

lascio a voi le speculazioni sulla "lunghezza"

 

se un disco dura 20 minuti ma è un disco ricco di idee, potente, emozionate, etc... per me varrà sempre di più di un disco triplo che non mi dice un cazzo...

 

P.s.: libri? uno dei miei libri preferiti in assoluto è il romanzo "breve" La morte di Ivan Il'ic di Tolstoj...

film: nella mia top 5 c'è anche il LUNGHISSIMO (88 minuti...) Zazie nel metro...

 

asd

 

comunque, è fantastico sentirsi affibiare idee "altrui" (perché, ripeto, di certo IO non la penso così)


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#55 ravel

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Inviato 18 gennaio 2015 - 15:20

 

 ed è vero che ricordo un'esecuzione di Palais de Mari (con John Tilbury al pianoforte), un capolavoro sia detto per inciso, al termine della quale, incantato, scopersi che era passato molto più tempo di quello che avrei detto. Senza ovviamente che questo mi avesse creato il minimo problema.

---

 

Al concerto di Piano & String Quartet (anche lì c'era il grandissimo Tilbury) non so se per trollare o per una stima sbagliata, ma sul programma era segnata una durata di 70'. Con questo tipo di musica, se effettivamente non hai un orologio al polso, è quasi impossibile stabilire quanto tempo può essere trascorso nel mentre - infatti poi superò l'ora e mezza.

Lo stesso discorso vale per il secondo quartetto: se dalla playlist di Winamp passi all'esperienza vissuta lo scarto è immenso ed è capace di sconvolgerti. Se da un lato è vero che quelle 6 ore affermano l'inconfutabile esistenza di quel "tempo musicale", dall'altro riescono a impossessarsene e farne un uso arbitrario, disfarne lo scorrimento regolare e istituire un "tempo sensoriale", dove idealmente la lancetta dei secondi viene soppiantata dal flusso irregolare delle note, come un lungo saggio filosofico in alfabeto Morse.

Quel concerto mi ha segnato come forse nessun altro, ne conserverò sempre un ricordo straniato, evanescente e assieme vividissimo.

 

 

Sì, è così. Quello che dici sul tempo è perfetto.

 

Recentemente hanno trasmesso il quartetto col pianoforte a Radiotre Suite, sono rientrato a casa mentre era già cominciato, ho riconosciuto l'autore, ho cominciato ad ascoltare un po' distrattamente, poi ho cominciato a dirmi "be', è bello, e questo non mi stupisce dato che conosco e apprezzo Feldman, ho da fare ma voglio vedere dove va a parare, voglio vedere come va avanti... ".

Avrai già capito che mi sono seduto al tavolo (la radio è in cucina) e sono rimasto ad ascoltarlo fino alla fine. Non so nemmeno quanto tempo oggettivo sia passato.

 

E' come Morandi (non Gianni... asd ) 'ste quattro cazzo di bottigline sono sempre quelle, sempre le stesse, eppure ogni quadro ti fermi e te ne lasci assorbire per un tempo che non sapresti quantificare proprio perché non ci pensi nemmeno...


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#56 dick laurent

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Inviato 19 gennaio 2015 - 12:02

 

 

Avete già detto sostanzialmente quello che c'era da dire (e preciso che Feldman piace molto anche a me, che in genere non stravedo per il minimalismo),

 

comunque io Feldman per molti versi lo vedo molto più vicino a un Takemitsu che a Glass, Reich o Riley

 


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#57 ravel

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Inviato 19 gennaio 2015 - 15:07

 

 

 

Avete già detto sostanzialmente quello che c'era da dire (e preciso che Feldman piace molto anche a me, che in genere non stravedo per il minimalismo),

 

comunque io Feldman per molti versi lo vedo molto più vicino a un Takemitsu che a Glass, Reich o Riley

 

 

Ma certo... Non sono un esperto ma anch'io non considero Feldman un minimalista solo perché ogni tanto utilizza alcuni elementi della sintassi minimalista.

Ma per brevità ho scritto così. Hai fatto bene a puntualizzare.


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#58 paloz

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Inviato 19 gennaio 2015 - 18:07

Io sono di parere opposto: Feldman è uno dei pochi veramente afferenti al minimalismo, assieme al La Monte Young stile "well-prepared piano" e se vogliamo anche Takemitsu (tutta gente che in arte potrebbe trovare i propri paralleli nei compatrioti Rothko, Flavin, LeWitt, Turrell...). Glass, Reich, Riley e compagnia bella afferiscono(/rebbero) a quello che in certi casi viene definito post-minimalismo e che prevede le varie tecniche di phasing e ripetizione costante di cellule armoniche. E' fuorviante farne un unico scatolone, secondo me, sono cose talmente diverse...


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#59 paloz

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Inviato 10 novembre 2015 - 11:33

Mi permetto di riesumare personaggi impopolari.

 

 

feldmansatiecageOR_1446741138.jpg

 

Rece :OR:


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#60 tonysuper

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Inviato 10 novembre 2015 - 21:28

avevo letto kim kardashian asd asd asd 


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