Vai al contenuto


Foto
* * * - - 1 Voti

Shame (Steve Mcqueen, 2011)


  • Please log in to reply
106 replies to this topic

#1 tiresia

tiresia

    Sue Ellen

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 4178 Messaggi:

Inviato 14 gennaio 2012 - 19:55

primo film per me di mcqueen. Corpi (enumeriamo di nuovo i film che si incentrano sul corpo), colonna sonora potente (anche qui il mood continua) e città però, bella, presente, imponente, quasi un terzo personaggio. Ottima la fotografia, gelida e comunque realistica, ma che si concede per esempio la composizione iniziale che è fulminante, lui immerso nelle lenzuola blu. Film di pieni e di vuoti che gira intorno a spazi abbaglianti come l'appartamento di lui e ad una città il cui scorcio principe è il porto sul fiume, umida e sporca, ma brulicante di vita di notte, fredda e luminosissima di giorno. Storia di solitudine totalmente anarrativa che registra la routine di una persona anaffettiva e di successo, così scarnificato da essere oggetto di immedesimazione per tutti o quasi: iperconnettività, uffici, locali notturni, quell'abitare le case che è un soggiornarvi, ma non un vivervi, quell'utilizzo dei media che ci connettono e ci isolano, una foto abbastanza realistica della vita odierna. Dato il vuoto in cui si muove il protagonista ovviamente è necessario che vi sia un contrappeso, ecco una dipendenza che ottunde, lega, realizza e distoglie che è la dipendenza sessuale. Mcqueen segue il suo protagonista in questo vagolare fra alti e bassi di una vita che sentiamo affamata, con impulsi che vanno soddisfatti a ritmi sempre più elevati e continui.
Poi la rottura che è il confrontarsi con il disagio della sorella che è un disagio completamente diverso, quanto Brandon è uniformato al paesaggio, quasi integrato formalmente con i suoi abiti e i suoi modi, tanto è fuori dagli schemi la sorella iperemotiva, tracimante, coloratissima ed eccesSiva. Il contatto con sentimenti, emozioni, il bisogno di calore (topica la scena di lui che si lamenta del fatto che la sorella beva direttamente dal contenitore del succo di frutta) lo fa cedere prima all'illusione di poter intessere una relazione, poi al precipitare in un annullamento fisico che ha la stessa valenza della rinuncia al cibo degli anoressici. Qui il corpo che è mostrato, usato, bistrattato, privato di ogni reazione che non sia quella puramente orgasmica, diviene strumento di controllo, ma anche mezzo per stordire la mente.
Solo con lo scontro con un altro corpo che si fa carne sembra che il ghiaccio di Brandon si sciolga in una emozione incontrollata (ci sono state altre lacrime, ma minime, nascoste, negate, fuggite). Eppure questo probabilmente non basta. La città che è lì riaccoglie Brandon nella stessa maniera, offrendogli gli stessi vuoti e gli stessi pieni, lo stesso ventre isolante.
Perchè i due fratelli sono così? Interessa davvero? Credo proprio di no, non trovo neppure disturbante il leggero accenno ad un passato difficile fatto dalla sorella, non c'è giustificazione in questo, tutti abbiamo un passato e solo quello di pochissimi può essere stato non difficile.
Mi è piaciuto ed è un film che non si dimentica, però ammetto avevo alte attese, non tutte sono state soddisfatte.
Citazione particolare all'inizio del film, nel momento in cui Brandon circola per casa come un topo dentro la sua gabbietta, sempre lo stesso percorso, sempre gli stessi gesti, lo specchio di tutti noi.
  • 3

#2 strangelove

strangelove

    Scaruffiano

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 12095 Messaggi:

Inviato 14 gennaio 2012 - 20:10

tiresia, ti ho modificato il titolo: spero non ti dispiaccia.

La prossima volta mantieni questo schema: titolo-parentesi con nome del regista e anno. Ovviamente l'invito è rivolto a tutti i forumisti.
  • 0

#3 tiresia

tiresia

    Sue Ellen

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 4178 Messaggi:

Inviato 14 gennaio 2012 - 20:34

tiresia, ti ho modificato il titolo: spero non ti dispiaccia.

La prossima volta mantieni questo schema: titolo-parentesi con nome del regista e anno. Ovviamente l'invito è rivolto a tutti i forumisti.

o certo, è già un miracolo che non abbia doppiato il topic, sai bene della mia imbranataggine in materia!
  • 0

#4 strangelove

strangelove

    Scaruffiano

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 12095 Messaggi:

Inviato 15 gennaio 2012 - 00:02

Anche io nutrivo aspettative molto alte per “Shame”. Steve McQueen aveva diretto il durissimo e notevole “Hunger” (inedito in Italia), che aveva come protagonista Michael Fassbender.
“Shame” è un film molto interessante, anche se parzialmente irrisolto.
Non voglio dire nulla sulla specularità con il film precedente del regista, né della bravura dello stesso di inchiodare i corpi “tra le pareti del suo obiettivo”. Non voglio scrivere una recensione: a questo penserà un preparato e affidabile collega. Spargo soltanto una manciata di considerazioni.
Sarebbe interessante rivolgersi a uno psicologo ferrato in sessuologia per riuscire a capire come il film può essere percepito da uomini e come da donne, e questo al di là del gradimento del singolo.
Il film mette il dito nella piaga della sessualità maschile, ovviamente portandola alle estreme conseguenze. Ovviamente non siamo tutti Brandon e la partecipazione emotiva è quasi sempre frenata e raggelata, ma qualsiasi uomo è costretto a identificarsi, anche solo per un attimo, anche solo in una micro-azione, nelle pulsioni sessuali del protagonista. E pone cosi’ più di una domanda.
E’ ingiusto accusare il film di demonizzare la sessualità, di additarla come male deplorevole. Anche se il titolo può essere equivoco, non tutto ciò che scorre sul grande schermo deve per forza combaciare con il punto di vista del regista.
Quando sono tornato dal cinema leggendo alcune recensioni mi sono accorto che già altre persone avevano anticipato un paio di mie perplessità.
In primo luogo le insinuazioni finali della sorella, che rendono quasi espliciti dei riferimenti ad un passato familiare difficile, spezzano un po’ la potenza dell’impianto. In questo modo il protagonista sarà pure vittima (e carnefice) della società opprimente, sarà pure prigioniero di se stesso, ma si suggerisce che le radici del male (le stesse che si riversano sulle sofferenze della sorella Sissy) sono figlie di traumi precedenti (cosa che avevamo già visto in troppi film). In questo modo vacilla la valenza dirompente che il film aveva conservato verso tutto il suo tragitto.
Un altro dubbio (opinabile) riguarda lo stile di Steve McQueen, molto più levigato rispetto a quello urticante e sporco del precedente film. Per forza di cose, rimane in alcuni casi prigioniero della materia che pure affronta senza arretrare davanti a nulla: il corpo è martoriato, vero, ma, situata verso la fine, la sequenza di sesso a tre si avvicina al precedente campo di McQueen, quello della videoarte, che finisce con l’essere - inconsciamente o non – sedotta dagli stessi istinti sessuali che ha intenzione di demolire.
Tutto ciò nulla toglie alla durezza del film, alla bellezza di diverse scene (la lunga e soffice carrellata che, sulle note di Bach, segue in una Manhattan notturna la corsa di Brandon non si dimentica), al pugno nello stomaco che comunque resta, alle interpretazioni di Michael Fassbender, giustamente lodato e premiato, e Carey Mulligan, inspiegabilmente tagliata fuori da tutti i premi stagionali come miglior attrice non protagonista.
Inevitabili i confronti con la durezza del miglior Abel Ferrara. Che ognuno tragga le proprie conclusioni.
  • 0

#5 aldous

aldous

    mainstream Star

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 1096 Messaggi:

Inviato 15 gennaio 2012 - 09:41

Proprio ieri ho visto Hunger, e non avrendo visto Shame, ritrovo però molte delle considerazioni di Tiresia sull'ultimo, fotografia gelida e terrea, zero retorica, scarnificazione e dei corpi e del narrato. A me è sembrata più videoarte che cinema, ma lo dico in senso positivo. Una domanda ma SMQ è anche un videoartista?
"La conversazione tra il sacerdote e Bobby (scena entratata nel Guinness dei Primati come la più lunga ‘scena in presa diretta’ con i suoi 17 minuti e mezzo di durata,) "
  • 0

#6 aldous

aldous

    mainstream Star

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 1096 Messaggi:

Inviato 15 gennaio 2012 - 10:05

Mi rispondo da solo..., ero forse l'unico qua dentro a non saperlo.
  • 0

#7 Jules

Jules

    Pietra MIliare

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 21563 Messaggi:

Inviato 15 gennaio 2012 - 15:06

Ta-daaa!


Immagine inserita


http://www.ondacinem...ione/shame.html
  • 1

#8 Balint

Balint

    Classic Rocker

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 4576 Messaggi:

Inviato 15 gennaio 2012 - 19:13

La radice della "vergogna" non è il sesso ma il danno subito dai due fratelli. "Non siamo cattivi e che veniamo da un brutto posto" dice la sorella a Brandon. Mc Queen è diretto. Ci dice che quel comportamento è il frutto di una danno (di un abuso) avvenuto nell'infanzia. Le vittime di abusi infantili provano vergogna perchè sono convinte che quell'abuso è stato causato da loro. Per questo è impossibile mettere su una famiglia. Nella famiglia non sarebbe il centro dell'amore ma del "dolore". Questo rapporto di causa effetto riduce di molto la visione universale, la relativizza al caso particolare. Questa scelta riduce la portata del film e di quello che vediamo. Tutto è conseguenza di quella radice malata.
  • 0

#9 marz

marz

    in un romanticismo hegeliano

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 6844 Messaggi:

Inviato 18 gennaio 2012 - 00:34

visto questa sera in versione originale.
FILMONE. Fassbender divino.
  • 0
Everybody needs a bosom for a pillow

#10 sokurov

sokurov

    Bambino Adattato +

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 9197 Messaggi:

Inviato 18 gennaio 2012 - 14:29

@Balint



L'accezione politica nel film c'è (l'era digitalizzata è la più evidente), ma non capisco il nesso con "l'abuso avuto in infanzia"... è una chiave di lettura che trovo piuttosto estranea. Non ne ha parlato neanche il regista a Venezia quando gli è stato chiesto quali fossero le cause della malattia di Brandon. :huh: A me risulta invece più probabile l'ipotesi di una fantasia incestuosa. Per questo chiedevo a chi avesse visto il film se anche a loro questo elemento era venuto facilmente in mente...

...Il fatto che Mc Queen non abbia risposto alla domanda è un pò nelle corde del suo carattere ed in più mi convince ancor di più del mio punto di vista. Il film è anche una provocazione, uno "sbatti il mostro in prima pagina" che smaschera il nostro modo di pensare, il fatto di giudicare prima di conoscere, di fermarsi alla superficie delle cose, alle icone del successo e del decoro per sorvolare tutto il resto. Fà venire fuori i meccanismi con cui ci avviciniamo alle cose che diventano amiche solamente se conosciute, giustificate solamente se rientrano nei codici (in questo caso l'abuso di cui parlavo) che appartengono alla nostra struttura mentale. In questo modo Mc Queen parla anche di una società malata di qualunquismo, di superficialità, sacrificata al successo mondano a discapito della dimensione interiore. Ed in questo senso, nel fatto di schierarsi dalla parte non allineata (il finale, dopo il rischio di moralismo che lo precede) con la telecamera che chiude su Brandon che ritorna ad essere se stesso, il film per me è politico. Brandon come Bobby è uno che non si allinea. E' un resistente.


D'accordo sull'accento sociale e politico del film e su tutta la parte in grassetto, che trovo fondamentale. Purtroppo sui "meccanismi", sui "codici" e sulla "struttura mentale" di cui parli faccio fatica a starti dietro (non perchè non capisco quello che hai scritto ma proprio perchè è una valutazione che non riesco a fare mia) anche se può essere un'interessante alternativa all'interpretazione dei più.
Quello che mi chiedo è invece perchè voler trovare a tutti i costi un perchè alle cause della patologia del protagonista. Brandon è il risultato di una società pericolosa e nichilista, tanto basta. Il rischio moralista (ripeto, pur addentrando nel socio-politico, questo è inevitabile) a mio avviso è del tutto assente. Nelle mie due visioni non ho visto forzature, pronunciamenti del regista. Il fotogramma finale (apertissimo, anche se obiettivamente tendente a una delle due sponde dicotomiche - lo rifà/smette di farlo - ) e la sequenza precedente in cui Brandon piange disperato abbattuto dalla pioggia newyorkese è secondo me il finale perfetto a un cinema che fonde arte e impegno (e coraggio direi) sociale a tutto tondo, ma soprattutto è una scarica defibrillatoria capace di trasmettere un'intensità emotiva disarmante. Come pochissimi altri erano stati in grado di trasmettere nell'ultimo decennio
  • 0
All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy

#11 sokurov

sokurov

    Bambino Adattato +

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 9197 Messaggi:

Inviato 18 gennaio 2012 - 16:14

Dimenticavo, sul fronte letterario il film ha una forte analogia con il romanzo di Philip Roth "Lamento di Portnoy"... Lo ha ricordato giustamente Porro nella sua recensione al Corriere.
  • 0
All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy

#12 Jules

Jules

    Pietra MIliare

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 21563 Messaggi:

Inviato 18 gennaio 2012 - 16:17

Ecco su questo non sono per niente d'accordo.

Il sesso gioioso e comico di Portnoy è un romanzo di formazione di un giovane ebreo che risente di problemi ambientali e religiosi.

Brandon vive la sua sesso-dipendenza in modo tragico, dilaniante. Mi viene più da accostarlo a un personaggio nabokoviano, se proprio vogliamo trovare una parentela letteraria.
  • 0

#13 sokurov

sokurov

    Bambino Adattato +

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 9197 Messaggi:

Inviato 18 gennaio 2012 - 16:37

Ecco su questo non sono per niente d'accordo.

Il sesso gioioso e comico di Portnoy è un romanzo di formazione di un giovane ebreo che risente di problemi ambientali e religiosi.

Brandon vive la sua sesso-dipendenza in modo tragico, dilaniante. Mi viene più da accostarlo a un personaggio nabokoviano, se proprio vogliamo trovare una parentela letteraria.


si però, nel suo stile giocoso c'è anche tutta la solitudine e il dramma di un uomo realizzato dal punto di vista lavorativo ma che è investito da continue pulsioni, a volte ripugnanti (e per rendere l'idea di questo frangente ho chiamato in causa Baudelaire).

Non intendevo, come hai giustamente accennato tu, confrontarmi sulla tematica religiosa e antisemita che è un po' il vero nucleo del libro.
  • 0
All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy

#14 tiresia

tiresia

    Sue Ellen

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 4178 Messaggi:

Inviato 19 gennaio 2012 - 08:48

Ho sentito diverse ipotesi sul malessere di Brandon, ma come ho detto mi schiero per il non definirlo. Traumi, problemi, frustrazioni, esperienze terribili sono comuni a tutti, pochissimi sono coloro che hanno la fortuna di non aver subito nessun evento traumatico nel proprio passato. Da questo punto di vista l’esistenza del protagonista (ma a anche della sorella) diventa universalmente condivisibile. Il contesto è quello del nostro vissuto quotidiano, l’iperconnettività in pochi anni è diventato un profilo comune per tutti, l’accessibilità delle tecnologie si è allargata e la conseguente deriva verso l’isolamento sociale anche.

Domanda: la ragazza sulla metro ha un anello con brillanti almeno 2 volte più grande nella scena di chiusura rispetto a quella di apertura, sintomo di tradimento consumato nell’arco del film?
  • 1

#15 Jules

Jules

    Pietra MIliare

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 21563 Messaggi:

Inviato 19 gennaio 2012 - 08:50

A me è sembrato il contrario. Nella prima scena ha una fede + anello con diamante. Alla fine anello con diamante senza fede.
  • 0

#16 tiresia

tiresia

    Sue Ellen

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 4178 Messaggi:

Inviato 19 gennaio 2012 - 09:03

A me è sembrato il contrario. Nella prima scena ha una fede + anello con diamante. Alla fine anello con diamante senza fede.


Sì ok, non c'è la fede, ma il diamante è gigantesco
  • 0

#17 sokurov

sokurov

    Bambino Adattato +

  • Redattore OndaCinema
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 9197 Messaggi:

Inviato 19 gennaio 2012 - 12:53

Domanda: la ragazza sulla metro ha un anello con brillanti almeno 2 volte più grande nella scena di chiusura rispetto a quella di apertura, sintomo di tradimento consumato nell’arco del film?


Oddio, mi metti in difficoltà. Non saprei. Dimensioni degli anelli a parte, penso che quel fotogramma da una parte estende la vergogna a cui allude il titolo, dall'altra attrae l'impulso trasgressivo e malato del protagonista. D'accordo sul resto che hai postato.
  • 0
All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy All work and no play make Jack a dull boy

#18 marz

marz

    in un romanticismo hegeliano

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 6844 Messaggi:

Inviato 19 gennaio 2012 - 13:09


Domanda: la ragazza sulla metro ha un anello con brillanti almeno 2 volte più grande nella scena di chiusura rispetto a quella di apertura, sintomo di tradimento consumato nell’arco del film?


Il diamante mi è sembrato lo stesso. Cambia solo che non ha più la fede se non mi sbaglio...
  • 0
Everybody needs a bosom for a pillow

#19 Bandit

Bandit

    Lorenzo Righetto

  • Redattore OndaRock
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 10707 Messaggi:
  • LocationMilano

Inviato 19 gennaio 2012 - 17:36

Per tutto il film ho avuto l'impressione che il climax culminasse nell'esplosione di quelle fantasie incestuose di cui parlava sokurov; dal comportamento di Brandon nei confronti della sorella ho avuto questa impressione. Mi sembra invece un po' riduttivo buttarla sul moralismo sociologico, magari l'ha detto anche il regista in pubblico ma son quelle cose che si dicono; il film è troppo umano e intimo per finire lì.

Insomma mi è piaciuto molto, mi è sembrato un thriller psicologico alla cronenberg (senza thriller); l'unica critica che mi viene da fare è quella a cui accennava tiresia dicendo della mano troppo gelida, anche se forse questa freddezza estetica è una scelta precisa.
  • 0

Immagine inserita


#20 vegeta851

vegeta851

    Enciclopedista

  • Members
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 8571 Messaggi:
  • LocationFerrara

Inviato 19 gennaio 2012 - 23:34

In questi giorno ho rivisto "Panico a Needle Park". Un altro film, come "Shame", ambientato a New York. Un altro film che parla di una dipendenza. Dalla droga in questo caso. I punti in contatto tra le due pellicole, nonostante gli oltre trent'anni di distanza tra l'uno e l'altro sono tanti.

Eppure il film di McQueen mi ha lasciato parecchi dubbi. Se il film di Schatzberg colpisce come un pugno nello stomaco, registrando con tono semi documentaristico la discesa negli inferi di una coppia di dropout, McQueen utilizza uno stile sin troppo freddo e leccato. Se Schatzberg, ma in generale tanto cinema di quegli anni, non è interessato a "giustificare" o "punire" scelte e sbagli dei suoi protagonisti, McQueen è pronto a redimerli con una lacrimuccia. Fassbender è il prototipo dell'uomo freddo e apatico del nuovo millennio. Potrebbe benissimo uscire dalla pagine di un romanzo di Bret Easton Ellis. Cura il suo corpo, è pieno di soldi, gli basta uno sguardo per rimorchiare una ragazza sulla metro o al pub. Però McQueen vuole sottolineare che dietro l'uomo-immagine c'è un cuore. Si commuove ascoltando la sorella cantare "New York New York", ne ribadisce l'infanzia difficile, lo fa correre ed urlare sotto la pioggia. Troppo sensazionalismo in quelle scopate commentate dalla musica in crescendo...troppo banale e di cattivo gusto la sequenza-nadir del pompino nel locale gay. E' un "Somewhere" parte seconda: il resoconto di un'esistenza grigia e priva di affetti. Ma non capisco cosa possa fregare al pubblico dei modesti patimenti del signor Fassbender.

Sinceramente ho trovato molto più ricco di sfumature e interessante il personaggio della sorella Sissy. E Carey Mulligan è bravissima, non capisco perchè non sia stata presa in considerazioni dai vari premi internazionali...
  • 1




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi

IPB Skin By Virteq