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Melancholia [Lars Von Trier, 2011]


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#121 Fitzcarraldo

Fitzcarraldo

    Conquistatore delle cose inutili

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Inviato 25 dicembre 2011 - 14:11

posto che trovo abbastanza infruttuoso un confronto, soprattutto se mosso a partire da questi presupposti, nel delirio allucinatorio post-pranzo natalizio provo a dire qualcosa in merito anche io.

Innanzitutto non inizierei a guardare la questione come un "Malick vs Von Trier" nel porre un confronto oppositorio tra i due, ma partirei da un "Malick e Von Trier" nel cercare di individuare un sentiero comune sul quale i due si incamminano e cercano di instradarci. In questo caso porrei domande del tipo: "da quali presupposti muovono i due film?", "c'è qualcosa a monte dei film che li accomuna?" e poi "in che modo i due registi svolgono questi presupposti?" Dare una risposta a queste domande significherebbe avvicinarci al cuore vivo dei film e al modo in cui sono stati concretati visivamente.
Non vado nel dettaglio ché ciò richiederebbe uno sforzo che ora mi porterebbe ad esplodere in mille tortellini, lasagne e panettone, ma do qualche indicazione in merito:

I due film (The tree of Life e Melancholia) sono film non di sole immagini (meglio: immagini in movimento), ma di immagini che vogliono distanziarsi da quelle che vediamo continuamente nella vita quotidiana (ad esempio nelle varie pubblicità) facendosi carico di più significati che si allacciano tra loro e nel procedere dei film divengono stringenti come una cerneria. Le immagini non sono mai neutre, i soggetti ripresi non significano solo ciò che un dizionario riporterebbe: un fiume non è un letto su scorre dell'acqua, un cavallo non è un esemplare equino. Non solo. Alcune immagini ricorrono nei due film risemantizzate nell'immaginario culturale conscio, ma anche nel subconscio dei registi: il fiume che citavo (mi pare che anche nella recensione di "Melancholia" ho provato ad indicare brevemente questa strada) è una delle più evidenti. Il fiume nel film di Malick viene mostrato in tutte le varie sfumature che la cultura occidentale gli ha attribuito: lungo il fiume si scopre il peccato (il figlio maggiore che nasconde la veste rubata lungo la riva, il cane ucciso lungo un corso del fiume), ma anche il male scorre con la corrente ad un livello più primordiale (il velociraptor che sancisce la sua superiorità sull'altro animale abbassandogli la testa con la zampa). Il fiume è un luogo interiore che scorre in tutti i personaggi potente e invalicabile, il fiume significa che non possiamo contrastare la nostra natura o meglio non possiamo senza artifici (l'ultima immagine del film è un ponte che richiama la precedente scena della spiaggia che era un ponte anch'essa, un'invalicabile e turbolenta scissione dell'animo ricucita attraverso quell'artificio pacificatorio), non senza condannarci alla falsità, alla miseria dell'animo (Jack è un perdente, era l'unico personaggio che aveva saputo mantener vive le scissioni del suo animo -"padre, madre... voi sarete sempre in lotta dentro di me"- ma alla fine con un gioco da equilibrista ricerca la pace artificiale per sopportare il dolore del'essere (umano), il dolore dell'incertezza e del conflitto che appartiene a ciascuno). Vorrei e si potrebbe andare molto più a fondo e si potrebbe essere più chiari ma per brevità passo subito a Von Trier: "Melancholia" mostra immagini simili e con significati simili: per ben tre volte il cavallo di Justine si ferma dinanzi al ponte su di un fiumiciattolo/ruscello, tre volte, alla terza lei si incazza come una bestia ed inizia a frustarlo, ma niente! Nemmeno sotto la violenza delle scudisciate il cavallo si vuole muovere, nemmeno allora vuole superare quel confine naturale grazie all'artificio umano del ponte, certo: il cavallo è nell'elemento naturale stesso e in esso vive e fiorisce. Il cavallo è la forza vitale stessa (questo significato al cavallo lo attribuiva anche Tarkovskij, "Andrej Rublev" e "Solaris" lo mostrano chiaramente, e non è un caso se il marito di Claire -l'uomo di scienza che tutto calcola e prevede portando le qualità intellettuali umane al loro zenith- nel momento della contraddizione logica si vada a suicidare nella stalla dei cavalli). La vita è natura ed unità, in ciò c'è armonia anche difronte ad una scissione (come quella di un fiume) che si mostra in quanto scissione solo all'essere umano che la vuole oltrepassare, che ci getta un ponte sopra. Allora se per Malick la scissione insuperabile che creava scandalo era l'esperienza della mortalità, per Von Trier è l'incertezza del vivere, ma stanno parlando della stessa cosa solo che cambiano leggermente le angolature da cui riprendono la medesima scena.

Spero di essere stato quantomeno un minimo intellegibile. Ho fatto un singolo esempio, stilizzando il possibile discorso che si potrebbe fare e scrivendo di getto, ma spero che dove voglio andare sia chiaro: "The Tree of Life" e Melancholia" sono due film potentissimi che trovano una loro ragion comune in un sottotesto dove dialogano tra loro e con tutta la cultura umana e cinematografica. Direi che per confrontare i due film questo sia il più fruttuoso punto di partenza: partiamo dalle immagini, dai significati, dalla ricerca di senso che li accomuna!
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#122 Jules

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    Pietra MIliare

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Inviato 25 dicembre 2011 - 14:14

Simone ma ti rendi conto che li hai recensiti entrambi??
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#123 Fitzcarraldo

Fitzcarraldo

    Conquistatore delle cose inutili

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Inviato 25 dicembre 2011 - 14:16

Simone ma ti rendi conto che li hai recensiti entrambi??

già :hands: spero d'averlo fatto decentemente però
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#124 Paz

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    Roadie

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Inviato 25 dicembre 2011 - 15:01

Eh, non è mica facile confrontare i due film... Ci vorrebbe un lavoro più sofisticato di quello che si può svolgere qui. In ogni caso non mi pare infruttuoso un confronto, anzi mi sembra necessario. Chissà, oltre alle due recensioni sarebbe stato bello avere un pezzo scritto sui due film insieme...

Io non so dire perché e non vorrei tediarvi oltre il necessario, ma a me i due film hanno dato sensazioni opposte. Per me stanno tra loro nello stesso rapporto in cui stanno il Lacrimosa scelto da Malick e il Preludio scelto da von Trier. Il primo rimane estraneo e dopo un po' infastidisce, il secondo cattura immediatamente e non molla più.

http://www.youtube.com/watch?v=lkUBECRoAwM

http://www.youtube.com/watch?v=xWQ2YZG8kcA
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#125 marz

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Inviato 25 dicembre 2011 - 18:07

Sarò banale, infantile e senza grandi costruzioni razionali/circostanziali:

Per me quei due hanno, semplicemente e genialmente, creato due film dal respiro universale ed allo stesso tempo domestico. Due film che toccano le tue interiora, nella sfera più intima e viscerale. E che poi ti catapultano nella profondità infinita dell'universo. Finalmente hanno creato un contatto originale, autoriale ed artistico tra la complessità dell'animo umano e l'infinita dimensione ignota dell'universo. Un universo ignoto ma vivo. Che dà la vita e la morte sulla Terra.

In definitiva hanno fatto due film nuovi, suggestivi, non visionari, intimi. Tanto simili nelle immagini, nelle suggestioni, negli orizzonti. Tanto diversi nelle emozioni che sanno trasmetterti.

Messaggio modificato da Marz il 25 dicembre 2011 - 18:10

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#126 tiresia

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Inviato 25 dicembre 2011 - 19:34



ti meriti un + a prescindere per il coraggio di aver scritto più di due righe mentre il 90% di italiani sta pensando al bypass gastrico come via di fuga
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#127 Fitzcarraldo

Fitzcarraldo

    Conquistatore delle cose inutili

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Inviato 26 dicembre 2011 - 14:23

Eh, non è mica facile confrontare i due film... Ci vorrebbe un lavoro più sofisticato di quello che si può svolgere qui. In ogni caso non mi pare infruttuoso un confronto, anzi mi sembra necessario. Chissà, oltre alle due recensioni sarebbe stato bello avere un pezzo scritto sui due film insieme...

Io non so dire perché e non vorrei tediarvi oltre il necessario, ma a me i due film hanno dato sensazioni opposte. Per me stanno tra loro nello stesso rapporto in cui stanno il Lacrimosa scelto da Malick e il Preludio scelto da von Trier. Il primo rimane estraneo e dopo un po' infastidisce, il secondo cattura immediatamente e non molla più.
[...]

ok, capisco cosa intendi, ma secondo me sbagli il tiro del confronto: da un lato perché in quelle due scene i due sono lontani mille miglia e parlano di due cose differenti, l'unica cosa che le accomuna è un certo tono lirico -e credo proprio su questo tu ti trovi più vicino a Lars che a Malick- ma che ha sfumature molto differenti e da un'altro lato il preludio di "Melancholia" è una scena chiusa che può essere separata dal film e valutata quasi al modo d'un corto perché produce senso nell'essere l'indice del film che ne precorre tutte le tappe in forma allegorica mentre la scena della genesi in "The Tree of Life" è la genesi punto e basta che acquista un senso nel porsi in parallelo con molte altre scene del film (ad esempio nel video che hai postato di TTOL al minuto 1:35 le galassie nel loro nascere saranno richiamate dalla nascita della vita sottomarina con le meduse o al minuto 3:33 le eruzioni solari saranno richiamate dalle trasformazioni della cellule).
Poi è normale trovarsi più vicini al tono dell'uno piuttosto che a quello dell'altro, personalmente li apprezzo molto entrambi e li trovo a modo loro entrambi molto inquietanti: quello di "Melancholia" per una grande potenza evocativa descritta a tinte marce e quello di Malick per il terrore dell'infinito che genera nel gioco di richiami che ti intrappola senza concederti via di fuga alcuna sotto una patina di fasulla serenità che in realtà è solo impotenza.

Messaggio modificato da Fitzcarraldo il 26 dicembre 2011 - 14:24

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#128 Guest_Tyvek_*

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Inviato 26 dicembre 2011 - 20:46



c) il 2011 è stato l'anno dei ritorni dei grandi registi, i quali hanno dimostrato che dietro la macchina da presa è necessario un cambio generazionale, tutti troppo fiacchi


a parte che è una tua opinione, visto che poi parli di maestri mettendo sullo stesso piano Polanski-Cronenberg e Sorrentino- Refn, che non sono proprio della stessa generazione. poi l'esaltazione su certi titoli è stata generale e non della critica web (leggasi ad esempio l'articolo di Alberto Pezzotta che cerca di attenuare le lodi per "Drive", tanto per fare un esempio recente)


Che sia una mia opinione mi pare classico visto che siamo in un forum :mellow: e non al G20 da cui dipendono le sorti dell'umanità, quella che tu fornisci è allo stesso modo una tua opinione, quindi spiegami a che cavolo serve rimarcare la premessa su cui si basano tutte le conversazioni del forum <_< . Poi, le generazioni, sono due quelle prese in considerazione, quella sui 50-60 anni in su (Von Trier etc) e quella sui 40 (Refn, Aronofsky, Sorrentino), è indice che forse i secondi hanno fatto prima a bollirsi rispetto a chi li ha preceduti ;D . E sulla critica cartacea, solitamente questa è più severa rispetto a quella web che si lascia prendere da facili entusiasmi. Basta farsi un giro per la rassegna stampa di My Movies. Ma sinceramente dopo le incenserie per Inception e Into the Wild il web può sparare tutte le cavolate che vuole.

#129 sokurov

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Inviato 27 dicembre 2011 - 12:28




c) il 2011 è stato l'anno dei ritorni dei grandi registi, i quali hanno dimostrato che dietro la macchina da presa è necessario un cambio generazionale, tutti troppo fiacchi


a parte che è una tua opinione, visto che poi parli di maestri mettendo sullo stesso piano Polanski-Cronenberg e Sorrentino- Refn, che non sono proprio della stessa generazione. poi l'esaltazione su certi titoli è stata generale e non della critica web (leggasi ad esempio l'articolo di Alberto Pezzotta che cerca di attenuare le lodi per "Drive", tanto per fare un esempio recente)


Che sia una mia opinione mi pare classico visto che siamo in un forum :mellow: e non al G20 da cui dipendono le sorti dell'umanità, quella che tu fornisci è allo stesso modo una tua opinione, quindi spiegami a che cavolo serve rimarcare la premessa su cui si basano tutte le conversazioni del forum <_< . Poi, le generazioni, sono due quelle prese in considerazione, quella sui 50-60 anni in su (Von Trier etc) e quella sui 40 (Refn, Aronofsky, Sorrentino), è indice che forse i secondi hanno fatto prima a bollirsi rispetto a chi li ha preceduti ;D . E sulla critica cartacea, solitamente questa è più severa rispetto a quella web che si lascia prendere da facili entusiasmi. Basta farsi un giro per la rassegna stampa di My Movies. Ma sinceramente dopo le incenserie per Inception e Into the Wild il web può sparare tutte le cavolate che vuole.


Sempre secondo una tua opinione, sottolineiamolo.
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#130 sfos

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    utente unisalento

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Inviato 27 dicembre 2011 - 12:40

A me il film è piaciuto molto: continuo a trovare qualche lungaggine nella prima parte, ma tutto il secondo capitolo è memorabile, soprattutto per come vengono rappresentati l'acuirsi della tensione e l'incrinarsi dei legami affettivi (anche se la scena finale della grotta sta a proprio simboleggiare l'importanza della corrispondenza d'affetti nell'accettazione serena del proprio destino). Sarebbe poi interessante analizzarlo in un confronto col gemello indie "Another Earth", che però deve ancora uscire in Italia.
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"The sun was setting by the time we left. We walked across the deserted lot, alone. We were tired, but we managed to smile."

#131 debaser

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    utente stocazzo

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Inviato 29 dicembre 2011 - 22:43

Che bello. Altro che Malick :P
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Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
 
non si dice, non si scrive solamente si favoleggia


#132 Çorkan

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Inviato 03 febbraio 2012 - 00:25

Per me 6,5.


Von Trier si autolimita. Nella prima parte il ritmo è troppo sincopato, l'ondeggiare della camera esagerato, e tutte le emozioni che il film potrebbe dare rimangono strozzate in culla.
Trier si diverte troppo nel volerci mostrare la meschinità dell'ambiente, non ci dà il tempo di apprezzare i personaggi prima di distruggerli. La velocità con cui ci mostra il volto oscuro di cose che appaiono felici e sfavillanti è eccessiva, e il pungo manca l'impatto, collezionando pure alcuni falliti tentativi di sarcasmo.
Da metà in poi, il film assume respiro, si fa più arioso. La scena della cavalcata ripresa dall'alto, è la prima che veramente regali un'emozione.
Ma, per quanto il film, mostri potenzialità di capolavoro, queste rimangono sempre solo accennate.
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"La legge non dovrebbe imitare la natura, dovrebbe correggerla"

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