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Melancholia [Lars Von Trier, 2011]


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#81 neuro

neuro

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Inviato 08 dicembre 2011 - 11:42

*
POPOLARE

Dico la mia da melancolista - vorrei solo evidenziare alcuni particolari secondo me potenti

1) la diciannovesima buca da golf: tutti ben sanno che di buche ce ne son 18 - per chi non avesse mai visto "tutti in campo con Lotti", Von lo fa ripetere mi pare due volte da Sutherland - ma è li' la buca 19 con la madre disperata che vi affonda, con la madre che ha tentato di scappare che rientra - il tema dell'oltre del cosa-c'è-dopo-la-fine, il mondo irraggiungibile al di là dal ponte

2) la differenza con la diagnosi all'ambiente borghese di festen (che mi è piaciuto) è radicale: in festen tu guardi la famiglia borghese e vuoi che sia fatta giustizia vuoi che le cose si aggiustino - ed è più o meno quello che accade - qui tu vedi la famiglia borghese con le loro opprimenti foto di frutteti grigi (che scena!) e vuoi che tutto sia raso al suolo, tutto. Io amo i film politici e leggere la politica nei film dove non c'è - ma qui secondo me il discorso è politico solo nella misura in cui dice: questo pianeta è dominato da un bel po' da questo tipo di persone (ricchi europei/americani bianchi acculturati) - essi sono degli stronzi infelici bastardi - ne consegue che tutto il pianeta deve morire. Non è politico in senso proprio perchè non c'è speranza. D'altro canto: vi avrebbe emozionato nel profondo un film che parla della fine del mondo se l'aveste visto un po' di anni fa? Non credo. Io almeno la sensazione di fine sistemica ce l'ho potente adesso come non mai.

3) il filo di ferro - you don't need to be a weatherman to know where the wind blows - e basta un fil di ferro per vedere che la fine sta arrivando, calcoli e rassicurazioni dall'alto sono solo cazzate - oltre a essere un simbolo potente secondo me l'idea è proprio cinematograficamente geniale, con la sua prospettiva, la messa a fuoco, il ri'guardare nel tempo

4) la scena finale. Tutto quello che gli esseri umani fanno per non guardare all morte è esile come tre bastoni. Pensate ai tre volti. Il bambino si fida dei bastoni. La Gainsbourg non può che guardare e disperarsi. La Dunst sa. Il pianeta è immenso.
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#82 simon

simon

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Inviato 08 dicembre 2011 - 11:51

amo Lars Von Trier da moltissimi anni, anch'io come tantissimi utenti aspettiamo un andare oltre per sempre che potrebbe essere il tanto anticipato film porno. potrebbe essere talmente crudele, così nudo da farci ritornare al cinema...
il nuovo film è un capolavoro e secondo il mio modestissimo modo di interpretare le immagini, radicalmente avverso alla parola filmata, credo che si sia messa in prospettiva una sorta di clash tra il primitivo pasoliniano e il cinerama post kubrick. deleuze tantissimi anni fa teorizzava della possibilità per il cinema, di avere un corpo: ebbene, questo Lars Von Trier potrebbe, attraverso il disfacimento del corpo, oltre la tautologia che è il linguaggio, essere un buon apostolo del Verbo di Deleuze.
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#83 neuro

neuro

    king (beyond the wall)

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Inviato 08 dicembre 2011 - 11:59

aggiungo una nota soggettiva:

bere vino con chi amo ascoltando buona musica è esattamente una reazione che potrei immaginare di avere io di fronte alla fine del mondo - quando la dunst dice che è una stronzata, quando denuda la morte secondo me con semplicità ti colpisce a fondo e infatti subito affondi come la Gainsbourg
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#84 Twin アメ

Twin アメ

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Inviato 08 dicembre 2011 - 12:45

2) la differenza con la diagnosi all'ambiente borghese di festen (che mi è piaciuto) è radicale: in festen tu guardi la famiglia borghese e vuoi che sia fatta giustizia vuoi che le cose si aggiustino - ed è più o meno quello che accade - qui tu vedi la famiglia borghese con le loro opprimenti foto di frutteti grigi (che scena!) e vuoi che tutto sia raso al suolo, tutto.


Bravissimo, è in questi dettagli che il cinismo diventa arte.
E poi Festen capolavoro, niente cazzi, ho sempre in mente la scena della famiglia che fa il trenino fra le stanze lussuose, ripresa da sotto un tavolino, mi pare, quando ormai era già uscita tutta la merda, ma si festeggiava ancora. Sublime.
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“Ma il problema con i film hollywoodiani è che tendono a confortare le persone. E io non voglio che le persone si sentano confortate”. (Terry Gilliam)

"And I would rather be an interesting fraud than a boring professional any day of the week." (Travis Just)

 


#85 William Blake

William Blake

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Inviato 08 dicembre 2011 - 12:52

Dico la mia da melancolista - vorrei solo evidenziare alcuni particolari secondo me potenti

1) la diciannovesima buca da golf: tutti ben sanno che di buche ce ne son 18 - per chi non avesse mai visto "tutti in campo con Lotti", Von lo fa ripetere mi pare due volte da Sutherland - ma è li' la buca 19 con la madre disperata che vi affonda, con la madre che ha tentato di scappare che rientra - il tema dell'oltre del cosa-c'è-dopo-la-fine, il mondo irraggiungibile al di là dal ponte

2) la differenza con la diagnosi all'ambiente borghese di festen (che mi è piaciuto) è radicale: in festen tu guardi la famiglia borghese e vuoi che sia fatta giustizia vuoi che le cose si aggiustino - ed è più o meno quello che accade - qui tu vedi la famiglia borghese con le loro opprimenti foto di frutteti grigi (che scena!) e vuoi che tutto sia raso al suolo, tutto. Io amo i film politici e leggere la politica nei film dove non c'è - ma qui secondo me il discorso è politico solo nella misura in cui dice: questo pianeta è dominato da un bel po' da questo tipo di persone (ricchi europei/americani bianchi acculturati) - essi sono degli stronzi infelici bastardi - ne consegue che tutto il pianeta deve morire. Non è politico in senso proprio perchè non c'è speranza. D'altro canto: vi avrebbe emozionato nel profondo un film che parla della fine del mondo se l'aveste visto un po' di anni fa? Non credo. Io almeno la sensazione di fine sistemica ce l'ho potente adesso come non mai.

3) il filo di ferro - you don't need to be a weatherman to know where the wind blows - e basta un fil di ferro per vedere che la fine sta arrivando, calcoli e rassicurazioni dall'alto sono solo cazzate - oltre a essere un simbolo potente secondo me l'idea è proprio cinematograficamente geniale, con la sua prospettiva, la messa a fuoco, il ri'guardare nel tempo

4) la scena finale. Tutto quello che gli esseri umani fanno per non guardare all morte è esile come tre bastoni. Pensate ai tre volti. Il bambino si fida dei bastoni. La Gainsbourg non può che guardare e disperarsi. La Dunst sa. Il pianeta è immenso.


perfettamente d'accordo. è la fine che meritiamo, rivelata da un fil di ferro e senza speranza. inoltre è anche la spiegazione della melancholia della Dunst personaggio irrresistibilmente attratto dal pianeta blu (il colore dell'inquietudine). la spiegazione del trauma non avrebbe aggiunto nulla al personaggio che è in una crisi irreversibile, senza contare che la depressione è, come ha accennato Simone, un vuoto male o il male del vuoto.
  • 0
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#86 parlopernoia

parlopernoia

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Inviato 14 dicembre 2011 - 20:39

Non mi sono mai interessato a Lars Von Trier e al suo particolare modo d'intendere il cinema, quindi il mio giudizio è legato ai confini di Melancholia. La mia mancanza potrebbe avermi impedito di cogliere interconnessioni con film precedenti come Antichrist. Questa era una premessa doverosa perché Melancholia di per sé non mi dice molto. La malinconia è descritta come "la gioia di sentirsi tristi"[Victor Hugo], il dolce oblio abbinato a stagioni come l'autunno, uno stato d'animo che non ha niente a che fare con la depressione. Di tutt'altro avviso era invece Freud: " La melanconia è psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso sentimento, da un venir meno dell'interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall'inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoinganni e culmina nell'attesa delirante di una punizione ". Il regista danese pare proprio essersi ispirato a Freud perché Melancholia è riassunto perfettamente in quella definizione. Justine(Kirsten Dunts) cade in una spirale di depressione che la porterà a rompere tutti i legami affettivi(il matrimonio sarà un fallimento), ad uno stato catatonico, in attesa, quasi con gioia, di una punizione finale incarnata da un pianeta sconosciuto che si avvicinerà alla Terra distruggendola. Se l'idea può sembrare interessante la resa lo è meno. La regia è ineccepibile dal punto di vista tecnico ma non basta a mio avviso a riempire i 130 minuti della pellicola, nemmeno con la splendida Tristan und Isolde di Wagner(scelta non a caso). La parte del matrimonio pur avendo senso è forzata, come se Justine subisca un tracollo improvviso e repentino; possibile che il marito sia andato all'altare e che decida di lasciarla nel giro di poche ore? Non succede nemmeno nelle peggiori soap-opera. La recitazione è buona, per quanto possa essere difficile interpretare uno zombi inespressivo. Dopo il matrimonio, in cui non vediamo altro che Kirsten Dunts allontanarsi dalla cerimonia(rappresentazione delle opprimenti convenzioni sociali) e litigare più o meno con tutti, segue una parte di attesa nella villa di Claire, la sorella; attesa dell'apocalisse. Noia assoluta. Nessun dialogo interessante, nessun evento simbolico a parte la scena di nudo completamente gratuita, in cui Justine si sdraia in riva ad un fiume e si prostra verso il pianeta Melancholia desiderandone la punizione. Sarò sincero -se c'è- non ho capito il punto del film. Lars non vuole parlare della malattia in sé, dato che le cause sono appena accennate, ma nel film non c'è altro. L'idea del pianeta che materializza il lento accrescersi della malinconia è senza dubbio affascinante e suggestiva ma ha poco senso nel finale. Perché lo stato psichico di Justine si deve riversare sull'intera umanità? È chiaro che non sia il pianeta a manifestare un'influenza negativa sulle persone, dato che la sorella è sana e razionale fino all'ultimo. L'apocalisse è una proiezione di Justine? Neanche. Lars vuole tirare in ballo una visione surreale e filosofica della melanconia? Possibile, peccato lo faccia con poco cervello e molta macchina da presa e il risultato è scialbo e noioso. Altra scena riuscita è quella nello studio, in cui Justine sostituisce libri di opere d'arte astratte con opere romantiche. Probabilmente un ultimo disperato tentativo di rifiutare l'incombente disumanizzazione. Due scene(e citazioni colte varie su cui pseudointellettuali si masturberanno furiosamente) in 130 minuti però non sono abbastanza per giustificare la meravigliosa accoglienza che la critica italiana ha riservato al film. Mi sono sforzato d'analizzare Melancholia e il risultato è questo: L'ultimo lavoro di Lars Von Trier è fermo al prologo; è inconcludente, un semplice affresco ben dipinto della malattia Freudiana con un velo di nichilismo. Se qualcuno sa spiegarmi dove sbaglio sarò felice d'ascoltarlo.
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#87 strangelove

strangelove

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Inviato 14 dicembre 2011 - 22:19

...


Ciao, benvenuto.
In pratica sembri esserti iscritto appositamente per darmi man forte (ma sappi che siamo soli). asd
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#88 parlopernoia

parlopernoia

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Inviato 14 dicembre 2011 - 23:44

Ciao, benvenuto.
In pratica sembri esserti iscritto appositamente per darmi man forte (ma sappi che siamo soli). asd

Grazie! In pratica mi stai dicendo che l'unico benvenuto che riceverò è il tuo?!
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#89 Fitzcarraldo

Fitzcarraldo

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Inviato 15 dicembre 2011 - 00:22

Pongo una domanda. Un film come Melancholia avrebbe dovuto essere un'opera didattica che spiega per filo e per segno la genesi di una malattia seguendo le varie fasi descritte in un manuale di psicotraumatologia, magari arrivando a problematiche risalenti all'infanzia o al rapporto del soggetto coi genitori (per altro accennati)? Sarebbe così un film "migliore"? Non può essere semplicemente la descrizione di uno stato d'animo? Per me questo è Melancholia e su questa sottigliezza, quella della differente sensibilità degli spettatori, si gioca fin da subito la ricezione che ne hanno gli spettatori. Per carità, non affermo che chi non apprezza il film non sia sensibile, ma solo che non sia sensibilmente affine al modo d'esprimersi di Von Trier. Melancholia è uno di quei film che secondo me si sentono, che mi ha turbato come mi ha turbato "L'eclisse" di Antonioni.
  • 4

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#90 sokurov

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Inviato 15 dicembre 2011 - 00:53

Pongo una domanda. Un film come Melancholia avrebbe dovuto essere un'opera didattica che spiega per filo e per segno la genesi di una malattia seguendo le varie fasi descritte in un manuale di psicotraumatologia, magari arrivando a problematiche risalenti all'infanzia o al rapporto del soggetto coi genitori (per altro accennati)? Sarebbe così un film "migliore"? Non può essere semplicemente la descrizione di uno stato d'animo? Per me questo è Melancholia e su questa sottigliezza, quella della differente sensibilità degli spettatori, si gioca fin da subito la ricezione che ne hanno gli spettatori. Per carità, non affermo che chi non apprezza il film non sia sensibile, ma solo che non sia sensibilmente affine al modo d'esprimersi di Von Trier. Melancholia è uno di quei film che secondo me si sentono, che mi ha turbato come mi ha turbato "L'eclisse" di Antonioni.


Sono d'accordo, e poi io dico, se alla fine del film mi è venuto un attacco di panico un motivo ci sarà no? ;)
E infatti chi meglio della mente malata di Von Trier è capace di toccare certe corde neuro-emozionali?
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#91 parlopernoia

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Inviato 15 dicembre 2011 - 02:11

blablabla

È chiaro che condividi la mia analisi.
"Descrizione di uno stato d'animo" è proprio quello che intendevo con "semplice affresco ben dipinto della malattia Freudiana".
Se però tu individui nella "sensibilità" la causa della differenza di gradimento, ogni discussione è inutile.
Io sostengo però che Melancholia è carente di dialoghi, tematiche e tessuto narrativo.
Dai, ammettiamolo: LvT vorrebbe impressionare come Tarkovskij ma è lontano anni luce(anche registicamente[le cazzo di inquadrature traballanti per un film del genere...]).
Non sto bocciando il film eh. Ma non è il capolavoro di cui tutti parlano.

ps: C E N T O T R E N T A M I N U T I
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#92 strangelove

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Inviato 15 dicembre 2011 - 09:04

possibile che il marito sia andato all'altare e che decida di lasciarla nel giro di poche ore? Non succede nemmeno nelle peggiori soap-opera.


E' anche a causa di queste evidenti scelte melodrammatiche da :facepalm: che l'ho definito un narratore disastroso.
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#93 neuro

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Inviato 15 dicembre 2011 - 09:42

benvenuto a chiunque mi consenta di parlare ancora di Melancholia!


. Il regista danese pare proprio essersi ispirato a Freud


No (o almeno non solo): il riferimento principale e' all'incisione di Durer: vedi il tema dell'astro, del tempo prossimo alla fine, e il tema dei numeri (che non funzionano).

La parte del matrimonio pur avendo senso è forzata, come se Justine subisca un tracollo improvviso e repentino


questo credo sia un errore di interpretazione: non c'e' nessun crollo tantomeno repentino. Sia i riferimenti al suo passato, sia la scena iniziale (secondo me splendida) della macchina fanno capire che la depressione di Justine e' sempre stata li': il matrimonio e' uno sforzo che lei fa per assecondare gli altri, in primis la sorella.

cerimonia(rappresentazione delle opprimenti convenzioni sociali)


anche questo credo sia un errore di interpretazione che si commette per abitudine (vedi, nei commenti precedenti, il confronto con Festen)

Nessun dialogo interessante


Non e' interessante per te il dialogo riguardante Beethoven e il vino? Per me lo e' stato veramente molto (vedi sopra).

nessun evento simbolico


dai questa e' grossa: e il fil di ferro, la buca 19, i bastoni cui ho dedicato righe emozionate nei commenti precedenti? E le pillole (sono ancora li', richiudiamo il cassetto)? E il ponte? E la danza della morte?

una punizione finale incarnata da un pianeta sconosciuto


punizione? questa lettura cattolica secondo me e' incompleta - nella prima parte Justine desidera che tutto si affossi e anche noi (vedi sopra)

ma alla fin fine il pianeta e' semplicemente la morte - la fine della vita

la morte che accade inevitabilmente, che non e' una punizione ne' un premio, dopo la quale non c'e' niente

la morte che da sola giustifica la melancholia - vedi il finale dello Straniero di Camus

la morte che non guardi negli occhi perche' ti fa paura - perche' non guardarla e' l'unica cosa che ti permette di fingere che quello che fai abbia un senso

una vista, una percezione troppo acuta e' quello che danna Justine visto che vede la morte in anticipo, ma anche di non perdere il controllo come gli altri quando la morte arriva davvero
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#94 parlopernoia

parlopernoia

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Inviato 15 dicembre 2011 - 11:14

benvenuto a chiunque mi consenta di parlare ancora di Melancholia!

Grazie.
Comunque la lettura Cattolica(lungi da me) e sempre riferita a Freud, che secondo me rimane l'ispirazione maggiore anche alla luce dell'opera "Lutto e Melanconia"(mi pare in Antichrist ci fosse il Lutto).
Anche perché come giustifichi l'enorme pianeta che si chiama MELANCHOLIA?
Semplicemente come la morte? E perché la morte deve essere incarnata in un fottuto pianeta, che ripeto, si chiama MELANCHOLIA? La morte, quella inevitabile, non ha il nome di uno stato depressivo che è anche titolo del film. Come l'intendi te non è quello che si vede. Io al cinema ho visto la melancolia spazzare via tutto.
A questo punto ho paura che Lars sia partito da Freud e sapendo di non essere abbastanza ha cercato di aggiungere altro, temi slegati.
Oltretutto nella tua visione la scena di nudo è veramente gratuita e vuota.

Comunque, a prescindere dalla comprensione, faccio notare che mi hai citato un(1) dialogo in c e n t o t r e n t a m i n u t i.
Gli eventi riguardanti "la buca 19, i bastoni, le pillole, il ponte e la danza della morte" non li definirei proprio eventi, e nemmeno scene, sono particolari, ognuno potrebbe significare qualsiasi cosa.
Questo film piace perché ci avete visto ognuno cosa gli pare.
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#95 marz

marz

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Inviato 15 dicembre 2011 - 11:44

aggiungo una nota soggettiva:

bere vino con chi amo ascoltando buona musica è esattamente una reazione che potrei immaginare di avere io di fronte alla fine del mondo - quando la dunst dice che è una stronzata, quando denuda la morte secondo me con semplicità ti colpisce a fondo e infatti subito affondi come la Gainsbourg


Anch'io ho provato un forte senso di smarrimento di fronte alla cruda risposta della Dunst. Quello che fa è proprio lasciar arrugginire le ultime ancore dell'uomo (bere del vino in terrazza, ascoltare la buona musica). Vivere la melancholìa e morire di melancholìa. La Gainsbourg non vive la melancholìa, non è malata.
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Everybody needs a bosom for a pillow

#96 Paz

Paz

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Inviato 15 dicembre 2011 - 12:49

la scena di nudo è veramente gratuita e vuota.

Comunque, a prescindere dalla comprensione, faccio notare che mi hai citato un(1) dialogo in c e n t o t r e n t a m i n u t i.
Gli eventi riguardanti "la buca 19, i bastoni, le pillole, il ponte e la danza della morte" non li definirei proprio eventi, e nemmeno scene, sono particolari, ognuno potrebbe significare qualsiasi cosa.


Benvenuto!

Ho già scritto la mia su questo film qualche pagina fa. Premetto che tutto sommato il mio giudizio non si discosta troppo dal tuo: per me Melancholia non è certamente un capolavoro. Rimane ciononostante un buon film che ha tutta una serie di difetti e anche, però, il grande pregio di indurre lo spettatore a pensare con il solo ausilio delle immagini, e non di dialoghi, narrazioni o di quelli che tu chiami "eventi". Sarò forse troppo deleuziano ma per me il compito del cinema, inteso come forma d'arte a tutti gli effetti e non come mezzo di intrattenimento di massa, è questo: far pensare attraverso le immagini, non attraverso dialoghi, personaggi, o accadimenti. Ad es. la scena di nudo che hai citato non mi pare per niente ingiustificata, mostra Justine che entra in un rapporto diretto con l'influsso del pianeta blu. Non è verosimile, è solo bella. Piuttosto, io trovo ingiustificato questo bisogno di "giustificare" ogni immagine, di inserirla in un quadro narrativo coerente, lineare, verosimile e perfino divertente! Se mi piace tanto la fantascienza, ad esempio, è proprio perché, posti i giusti presupposti, tutto diventa possibile, tutto diventa verosimile e nessuno rompe più le scatole dicendo a ogni piè sospinto "ma dai! non è verosimile! non è plausibile!" etc.
  • 2
« Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum » (F. Nietzsche, Götzen-Dämmerung, 1888, cap. I, af. 33).

#97 nicholas_angel

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Inviato 15 dicembre 2011 - 16:32

Quest'ultimo intervento sarebbe da incorniciare
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#98 parlopernoia

parlopernoia

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Inviato 15 dicembre 2011 - 18:45


Benvenuto!

...Ad es. la scena di nudo che hai citato non mi pare per niente ingiustificata, mostra Justine che entra in un rapporto diretto con l'influsso del pianeta blu. Non è verosimile, è solo bella. Piuttosto, io trovo ingiustificato questo bisogno di "giustificare" ogni immagine, di inserirla in un quadro narrativo coerente, lineare, verosimile e perfino divertente! Se mi piace tanto la fantascienza, ad esempio, è proprio perché, posti i giusti presupposti, tutto diventa possibile, tutto diventa verosimile e nessuno rompe più le scatole dicendo a ogni piè sospinto "ma dai! non è verosimile! non è plausibile!" etc.


Grazie del benvenuto. Da quanto ho capito siamo più o meno della stessa opinione, però non facciamo confusione. Il giustificare una scena concerne la ricerca del senso, non voglio discutere la sua verosimiglianza. Mi interessa sapere se alcune scene di Melancholia siano semplicemente suggestive o nascondano un significato.(il tuo senso del nudo è "l'instaurazione di un influsso col pianeta", ok è bello, ma che significa?! la Kirsten ha indirizzato i suoi capezzoli sulle frequenze di melancholia?!)
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#99 Twin アメ

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Inviato 15 dicembre 2011 - 19:07

(il tuo senso del nudo è "l'instaurazione di un influsso col pianeta", ok è bello, ma che significa?! la Kirsten ha indirizzato i suoi capezzoli sulle frequenze di melancholia?!)


Siamo pragmatico-pignoletti? asd
La scena di nudo è semplicemente la trovata estetica di vT per rappresentare l'attrazione fra la protagonista e il pianeta distruttore in cui ella vede la salvezza perché desidera la (auto)distruzione.
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#100 Fitzcarraldo

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Inviato 15 dicembre 2011 - 19:27

la Kirsten ha indirizzato i suoi capezzoli sulle frequenze di melancholia?!)


esatto! lo stesso che mezza storia dell'arte mostra, e pure la Ninfa della fonte di Durer

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edit. ma noooo, ma figurati se Von trier va a pensare all'iconografia pittorica

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