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Melancholia [Lars Von Trier, 2011]


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#61 sokurov

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Inviato 02 novembre 2011 - 00:37

Incredibile come una seconda visione abbia radicalmente cambiato il mio giudizio sul film... Effettivamente è un lavoro profondamente personale e introspettivo che merita doverose attenzioni. E una visione non basta assolutamente per analizzarle tutte. Probabilmente una terza sarà ancora più rivelatrice. Bella recensione Simone ;)
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#62 William Blake

William Blake

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Inviato 02 novembre 2011 - 21:48

Incredibile come una seconda visione abbia radicalmente cambiato il mio giudizio sul film...


immagina quale profonda rivoluzione copernicana sarebbe, se ti capitasse con tutti i film di Von Trier! asd


film implosivo e asciugato rispetto al corrotto e malato "Antichrist" che esponeva ed esplodeva tutte le più profonde e morbose pulsione vontrieriane. opera da lettino dello psicanalista, che fa il paio con "A dangerous method", sullo stato emotivo della "malinconia" e sul riverbero/confronto col mondo esterno (effettivamente "Melancholia" è l'altra faccia di "The Tree of Life").
un applauso a Von Trier che dopo vent'anni è riuscito a coronare il suo più alto obiettivo: distruggere il mondo.
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Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c'è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo: "Che cosa avrò sbagliato?"

#63 sokurov

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Inviato 03 novembre 2011 - 01:07


Incredibile come una seconda visione abbia radicalmente cambiato il mio giudizio sul film...


immagina quale profonda rivoluzione copernicana sarebbe, se ti capitasse con tutti i film di Von Trier! asd


film implosivo e asciugato rispetto al corrotto e malato "Antichrist" che esponeva ed esplodeva tutte le più profonde e morbose pulsione vontrieriane. opera da lettino dello psicanalista, che fa il paio con "A dangerous method", sullo stato emotivo della "malinconia" e sul riverbero/confronto col mondo esterno (effettivamente "Melancholia" è l'altra faccia di "The Tree of Life").
un applauso a Von Trier che dopo vent'anni è riuscito a coronare il suo più alto obiettivo: distruggere il mondo.



Guarda, capisco che gli ultimi due Von Trier sono inseparabili per quanto riguarda il tema portante (la depressione del regista) ma "Antichrist" per me rimane tuttora un oggetto oscuro, anzi decisamente un passo falso. In "Melancholia" invece ho respirato una malinconia, una depressione e un'angoscia clamorosamente palpabili in ogni istante, e che culminano nel meraviglioso climax finale. Concordo sull'accostamento agli antipodi col film di Malick, impossibile non accorgersene. Personalmente, il più bel film di Von Trier assieme a "Dogville".
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#64 Fitzcarraldo

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Inviato 03 novembre 2011 - 01:50

Antichrist/Melancholia, due film gemelli. Inseparabili. In entrambi Von Trier prende un genere in mano e lo scuote e sconvolge sin dalle fondamenta filtrando e flettendo una tragedia che in entrambi i casi si affaccia sulla banale/mai-banale condizione mortale dell'individuo umano attraverso una ipersoggetività malata che sconvolge il rapporto dell'uomo all'evento tragico.

Melancholia/The Tree of Life, due film speculari. Seguono lo stesso sentiero che conduce l'uomo alle sue estreme conseguenze: la morte. Entrambi attenti a sviscerare il modo in cui l'uomo si rapporta a ciò. Da questo punto di vista mi ha impressionante come due film contemporaneamente si siano fissati sull'immagine del ponte, lo accennavo anche in recensione, che metaforicamente assumono nello stesso senso: per indicare, ovvero, l'invalicabilità della morte come un qualcosa che l'uomo non può oltrepassare come fa sempre con ogni ostacolo che incontra nel suo cammino attraverso un artificio che facilmente gli consenta di andare oltre. Von Trier mette un cavallo/vita che per ben tre volte si ferma davanti al ponte e proprio non vuole muovere un passo oltre manco se frustato violentemente. Malick sviscera l'artificiosa riconciliazione di un uomo che cede nel trovare una quiete fittizia che non gli appartiene affatto e chiude il film con l'immagine di quel ponte che riflette tanto ciò cui l'uomo si rapporta quanto il modo in cui ci si rapporta.
Personalmente trovo la visione di Malick più oscura di quella di Von Trier. Forse il discorso è Malick è pure meglio strutturato e stratificato, la violenza di Von Trier è però squisitamente dolce.

Tre film, meravigliosi, che richiederanno un po' di tempo per essere assimilati e analizzabili fino in fondo.
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#65 William Blake

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Inviato 03 novembre 2011 - 09:29

Antichrist/Melancholia, due film gemelli. Inseparabili.


per me i film gemelli sono comunque tre, perché "Il grande capo" non faceva differenza e anche lì c'era di mezzo un altro genere, la commedia!
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#66 Fitzcarraldo

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Inviato 03 novembre 2011 - 09:31


Antichrist/Melancholia, due film gemelli. Inseparabili.


per me i film gemelli sono comunque tre, perché "Il grande capo" non faceva differenza e anche lì c'era di mezzo un altro genere, la commedia!

mi fido: l'ho visto troppo tempo fa e ricordo solo belle risate :D
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#67 William Blake

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Inviato 03 novembre 2011 - 13:09



Antichrist/Melancholia, due film gemelli. Inseparabili.


per me i film gemelli sono comunque tre, perché "Il grande capo" non faceva differenza e anche lì c'era di mezzo un altro genere, la commedia!

mi fido: l'ho visto troppo tempo fa e ricordo solo belle risate :D


diciamo che ne "Il grande capo" mancava la depressione conclamata, ma c'era l'insicurezza, e sotto il punto di vista programmatico-cinematografico siamo lì.
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#68 Seattle Sound

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Inviato 07 novembre 2011 - 00:38

Ha ottenuto il maggior numero di nomination agli European film awards.

http://europeanfilma...minations/films
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Alfonso Signorini: "Hai mai aperto una cozza?"
Emanuele Filiberto: "Sì, guarda, tante. Ma tante..."
(La Notte degli Chef, Canale 5)

 

"simpatico comunque eh" (Fily, Forum Ondarock)

 

"passere lynchane che finiscono scopate dai rammstein"

"Io ho sofferto moltissimo per questo tipo di dipendenza e credo di poterlo aiutare. Se qualcuno lo conosce e sente questo appello mi faccia fare una telefonata da lui, io posso aiutarlo"
(Rocco Siffredi, videomessaggio sul web)


"Ah, dei campi da tennis. Come diceva Battiato nella sua canzone La Cura"


#69 sanctio

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    Michele Saran

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Inviato 28 novembre 2011 - 11:41

incipit uguale e contrario a quello di Antichrist. solo che qui non prende solo i colori, ma anche emblemi, fantasia visionaria-cosmica, il subconscio impaginato come proverbio visivo. Antichrist era stato probabilmente la morte del cinema vontrieriano, questo ne è la possibilissima resurrezione.

mik
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#70 nicholas_angel

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Inviato 04 dicembre 2011 - 11:21

http://www.movieplay...ancholia_18912/

E alla fine ha vinto.
Tra gli attori vincono Tilda Swinton, che per un pelo ha perso a Cannes, e Colin Firth
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#71 wong73

wong73

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Inviato 05 dicembre 2011 - 08:43

e, oltre ad averlo premiato, quelli dell'EFA pare persino lo abbiano capito...almeno a giudicare dai discorsi di presentazione fatti durante la cerimonia
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#72 strangelove

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    Scaruffiano

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Inviato 07 dicembre 2011 - 15:38

Quando vidi “Melancholia” avrei voluto scrivere qualcosa, ma non trovai né il tempo né le parole giuse. Allora, a distanza di quasi due mesi, chiedo a me stesso come e cosa ricordo dell’ultimo film di Lars von Trier.
Ricordo ovviamente il tanto decantato incipit con le “bellissime immagini”. Francamente, e potrebbe essere un mio problema, mi affascina poco una impaginazione pittorica costruita con un’estetica digitale. A mio avviso un conto è adoperare filtri ottici e lastre per deformare le immagini, come fa ad esempio Sokurov, un altro è servirsi di trucchetti digitali. A me risulta kitsch.
Non sopporto i preraffaelliti e dunque la Dunst in vestito da sposa che cita Ofelia non può affascinarmi, ma non è soltanto questo. Il cinema non è solo un album di belle immagini da sfogliare e, molto sinceramente, il blocco iniziale è in definitiva gratuito. E pretestuosa la citazione di Bruegel: cosa ci azzecca “Il ritorno dei cacciatori” in quel contesto ancora non l’ho capito.
La prima parte del film non sposta di un solo millimetro lo schema collaudato da “Festen” di Thomas Vinterberg (film all’epoca magari sopravvalutato, ma comunque migliore dei Dogma successivi). Davvero, è il campionario di tutto ciò che abbiamo già visto nei film anti-borghesi familiari (una versione seriosa di “Un matrimonio” di Robert Altman? Comunque ben più cinico e innovativo). Leggevo in giro: state certi che von Trier sapeva benissimo di rifare “Festen”. Certo che lo sapeva, ma questo non fa che accrescere le perplessità.
La seconda parte è intima, dilatata. Un “Persona” per questo millennio? Il regista vuol dare per scontato che il personaggio della Dunst sia depresso e identifica il suo malessere (reale, pare) con quello della sua protagonista. Peccato che si scordi del tutto di dirci perché la sua eroina sia ridotta cosi’. Può non importarci nel corso della prima parte, ma se nel secondo blocco vuoi scavare nell’intimità delle due sorelle, come fai a ignorare il processo che le ha portate fin li’? Sono diverse, agli antipodi e reagiscono dunque diversamente, ma perché? Le due appaiono ai miei occhi come delle figurine, prive di un reale perché.
Morando Morandini nella sua scheda su “America Oggi” di Robert Altman (lo tiro di nuovo in ballo anche se non c’entra niente: è un caso) scrive: “Altman non ha bisogno di alzare la voce per fare l’apocalittico”. Invece von Trier si: se non urlasse non saprebbe che pesci pigliare. Io preferisco il ragionamento alla caciara.
Non è di cattivo gusto come “Antichrist”, ma non si discosta dal fare del precedente film.
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#73 Claudio

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Inviato 07 dicembre 2011 - 15:43

Insomma, non vi convincerete mai! :D
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#74 strangelove

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Inviato 07 dicembre 2011 - 15:49

Insomma, non vi convincerete mai! :D


No, mai finchè farà cosi'.
Comunque anche fingendo di indossare i panni del fan vontrieriano giudicherei pellicole come "Le onde del destino" e "Dancer in the dark" le sue migliori (insieme a "The kingdom", che però si discosta dalla sua filmografia).
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#75 ucca

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Inviato 07 dicembre 2011 - 16:09

ma perchè mai il regista dovrebbe stare li a spiegarti perchè uno è depresso? E' depresso perchè si, perchè è giusto.
Uno potrebbe pure chiedersi, ma che senso ha che ad un certo punto arriva dal nulla un pianeta che senza motivo ci distrugge?
Per lo stesso motivo. Sono domande inutili, è la meravigliosa palla gigante il soggetto, che ci parla attraverso il ronzio di fondo.
La morte è li, la morte si avvicina, ecco vedi, la morte è arrivata ficcati nel culo il tuo ottimismo (Kiefer Sutherland) i tuoi riti del cazzo (la famiglia)
e la tua ansia inutile (la sorella).

SPOILER

ma quant'è bella e definitiva la Durnst quando dice alla sorellina che voleva bersi un bicchiere di buon vino in terrazza per indorare la distruzione "potremmo andare a bercelo al cesso".
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https://www.facebook...sychomusicband/

 

Mettere su un gruppo psichedelico a 40 anni.


#76 strangelove

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Inviato 07 dicembre 2011 - 16:15

ma perchè mai il regista dovrebbe stare li a spiegarti perchè uno è depresso?


Perchè il film non è e non vuole essere "Indipendence Day".
Trier ovviamente non si accontenta di vedere il mondo distrutto, ma vorrebbe dirci perchè si può reagire cosi' e perchè si può regire colà. Però è incapace di farlo.
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#77 Fitzcarraldo

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Inviato 07 dicembre 2011 - 18:40

Quando vidi “Melancholia” avrei voluto scrivere qualcosa, ma non trovai né il tempo né le parole giuse. Allora, a distanza di quasi due mesi, chiedo a me stesso come e cosa ricordo dell’ultimo film di Lars von Trier.
Ricordo ovviamente il tanto decantato incipit con le “bellissime immagini”. Francamente, e potrebbe essere un mio problema, mi affascina poco una impaginazione pittorica costruita con un’estetica digitale. A mio avviso un conto è adoperare filtri ottici e lastre per deformare le immagini, come fa ad esempio Sokurov, un altro è servirsi di trucchetti digitali. A me risulta kitsch.
Non sopporto i preraffaelliti e dunque la Dunst in vestito da sposa che cita Ofelia non può affascinarmi, ma non è soltanto questo. Il cinema non è solo un album di belle immagini da sfogliare e, molto sinceramente, il blocco iniziale è in definitiva gratuito. E pretestuosa la citazione di Bruegel: cosa ci azzecca “Il ritorno dei cacciatori” in quel contesto ancora non l’ho capito.
La prima parte del film non sposta di un solo millimetro lo schema collaudato da “Festen” di Thomas Vinterberg (film all’epoca magari sopravvalutato, ma comunque migliore dei Dogma successivi). Davvero, è il campionario di tutto ciò che abbiamo già visto nei film anti-borghesi familiari (una versione seriosa di “Un matrimonio” di Robert Altman? Comunque ben più cinico e innovativo). Leggevo in giro: state certi che von Trier sapeva benissimo di rifare “Festen”. Certo che lo sapeva, ma questo non fa che accrescere le perplessità.
La seconda parte è intima, dilatata. Un “Persona” per questo millennio? Il regista vuol dare per scontato che il personaggio della Dunst sia depresso e identifica il suo malessere (reale, pare) con quello della sua protagonista. Peccato che si scordi del tutto di dirci perché la sua eroina sia ridotta cosi’. Può non importarci nel corso della prima parte, ma se nel secondo blocco vuoi scavare nell’intimità delle due sorelle, come fai a ignorare il processo che le ha portate fin li’? Sono diverse, agli antipodi e reagiscono dunque diversamente, ma perché? Le due appaiono ai miei occhi come delle figurine, prive di un reale perché.
Morando Morandini nella sua scheda su “America Oggi” di Robert Altman (lo tiro di nuovo in ballo anche se non c’entra niente: è un caso) scrive: “Altman non ha bisogno di alzare la voce per fare l’apocalittico”. Invece von Trier si: se non urlasse non saprebbe che pesci pigliare. Io preferisco il ragionamento alla caciara.
Non è di cattivo gusto come “Antichrist”, ma non si discosta dal fare del precedente film.


mmm però è stranissima 'sta cosa perché ha tutto per piacerti e soprattutto le ragioni che usi per criticarlo sono quelle che dovrebbero fartelo apprezzare.

- incipit, ti risulta kitsch, ok. ma un uso simili della cgi la fa anche il Sokurov che citi (il volo d'aquila che apre apre "Faust", ma ancora più in "Arca russa" e mi pare questo lo sottolineavi anche tu nella recensione) poi Von Trier piega tutto in un immaginario preraffaellita e fiammingo... e se non ti piace c'è poco da fare.

-Bruegel... ma allora non mi leggiiii ;_; Poteva metterci quello come qualsiasi altro quadro esistente, ma quello c'era in "Solaris" ed il film lavora sullo sfondo, senza nemmeno ostentare un citazionismo antipatico, confrontandosi con quel film (apprezzabile, no? dai!)

- la parte dogma del film richiama chiaramente Festen e lì Trier sta parlando direttamente con Vinterberge, gli dice: "il dogma l'ho inventato io e se voglio seguirlo lo faccio meglio di te, ma guarda ora come mando tutto all'aria"

- la depressione non ha motivo, non è depressione per quello o quell'altro oggetto definito causato da un motivo particolare o da un trauma infantile, è un vuoto male, ci sono bellissime pagine di Heidegger in cui parla del nulla che vive in fondo all'angoscia... ecco, è quel male lì quello che descrive (superbamente) Von Trier. Per non dire che se avesse spiegato ogni singolo dettaglio non avrebbe fatto altro che un'opera didascalica utile al massimo in qualche seminario di psicologia.


Perchè il film non è e non vuole essere "Indipendence Day".
Trier ovviamente non si accontenta di vedere il mondo distrutto, ma vorrebbe dirci perchè si può reagire cosi' e perchè si può reagire colà. Però è incapace di farlo.

ma invece lo fa... il malato, la Dunst, soffre di fronte all'incertezza della vita che la fionda in uno stato catatonico, mentre di fronte alla certezza del morire può godere di quello che ha. Fiorisce perché morirà. Il sano, la Gainsbourg, agisce all'esatto opposto.


uff ho risposto frettolosamente, soprattutto all'ultimo punto, perché sono di corsa, ma spero di essermi spiegato decentemente :)
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#78 strangelove

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Inviato 07 dicembre 2011 - 19:04

...


Purtroppo ho veramente pochissimo tempo per risponderti.
Hai spiegato bene le tue ragioni, non lo metto in dubbio, ma non le condivido, mi dispiace. L'utilizzo del digitale in Sokurov a parte il fatto che è minimo ("Arca Russa" non lo vedo da tanto) mi sembra sempre avere un senso compiuto. Per me i tableaux vivants di von Trier sono messi li' soltanto per dire "guarda che bella immagine ti faccio", ma assolutamente fuori contesto. Le ragioni che indichi per le citazioni di Bruegel/Solaris e Dogma non fanno altro che confermare le mie perplessità sul Trier citazionista (Tarkovskij è misurato, anche se non tutti i suoi film mi fanno gridare al miracolo. von Trier non lo è praticamente mai). Heidegger lo conosci infinitamente meglio di me e non metto bocca, ma il von Trier narratore per me (e ripeto: per me) è un disastro.
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#79 Fitzcarraldo

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Inviato 08 dicembre 2011 - 11:14

uffa, dai, fai pace col povero Lars... certo che è depresso se lo tratti male :D

L'unico degli aspetti che citi che ancora non ho ben calcolato è quello sugli aspetti più estetizzanti del suo cinema (vedi gli incipit degli ultimi due film), non capisco quanto ciò sia fine a se stesso e quanto funzionale (ho mie teorie, ma ancor devo pensarci su bene). Comunque a me a prescindere aggrada quantomeno la vista :)
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#80 satyajit

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Inviato 08 dicembre 2011 - 11:38

L'incipit in effetti è questione di gusti. Sulla prima parte sono d'accordo con Diego, brutta e irritante. La sceconda però secondo me è molto bella. Non mi pare che conti particolarmente l'origine dela situazione psicologica dei personaggi, quanto piuttosto la reazione nei confronti della catastrofe. Lì von Trier dà il meglio, tirando fuori una chiara e coerente visione del mondo (come si comporta l'uomo razionale? Come la donna 'debole'? ecc.) e dei gran pezzi di cinema (facilitati dalla protagonista, gran pezzo di...).
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