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[Cresta altrisuoni] Lüüp - Meadow Rituals [Experimedia, 2011]


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#1 wago

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Inviato 06 giugno 2011 - 07:29

Chiedo scusa per la recensione interminabile e forse pure un po' illeggibile. Avevo tante cose da dire e mi son fatto prendere la mano.

Ma il disco è stupendo e merita di essere sentito, quindi sponsorizzo anche qui:

http://www.youtube.com/watch?v=18pvjzl-fxc

Amanti di Comus, Espers, del folk più elegante e "stregato": ecco un disco che non potete perdervi.

Lo spunto principale è nelle tradizioni folk europee - celtica e balcanica in particolare. Già la strumentazione però distingue il disco dalle rivisitazioni più ortodosse: di stampo cameristico e pressoché priva di inserti rock, ricorda progetti come Univers Zero e L'orchestre noir, le ali più modern classical di prog e neofolk.
Ma l'album non è neppure una semplice "media aritmetica" tra i due generi. La chiave del suo fascino è nella tensione irrisolta tra i rispettivi elementi - attenzione agli intrecci e leggiadria da un lato, spogliezza e inquietudine dall'altro.

È l'album più sorpendente ascoltato quest'anno.

http://www.ondarock....i/2011_luup.htm :OR:

Grazie mille ad aschenaz che me l'ha fatto scoprire tempo fa.
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#2 paloz

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Inviato 06 giugno 2011 - 07:37

Ieri sera ho dato un'occhiata alla rece e ho ascoltato il brano da 12 minuti in allegato. :)
Non sembra materia facile, a giudicare da quel brano poi sembrava proprio musica da camera. Gli dedicherò un po' di tempo a fine settimana.
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I have spoken softly, gone my ways softly, all my days, as behoves one who has nothing to say, nowhere to go, and so nothing to gain by being seen or heard.

 

(Samuel Beckett, Malone Dies)


#3 Ɲ●†

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Inviato 06 giugno 2011 - 09:09

Ieri sera ho dato un'occhiata alla rece e ho ascoltato il brano da 12 minuti in allegato. :)
Non sembra materia facile, a giudicare da quel brano poi sembrava proprio musica da camera. Gli dedicherò un po' di tempo a fine settimana.



I riferimenti fatti da wago m'interessano molto. Poi magari non mi piacerà, ma perché partire prevenuti? Lo ascolterò senz'altro!
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A chemistry of commotion and style

#4 kingsleadhat

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Inviato 06 giugno 2011 - 11:24

I due brani che ho ascoltato sono una bella botta, "Spiralling" è uno di quei pezzi che ne durasse 24 di minuti sarebbe sempre troppo poco.

Persino il flauto, che in genere trovo insopportabile, in questo contesto desertico attizza benino.
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#5 wago

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Inviato 06 giugno 2011 - 18:49

Ieri sera ho dato un'occhiata alla rece e ho ascoltato il brano da 12 minuti in allegato. :)
Non sembra materia facile, a giudicare da quel brano poi sembrava proprio musica da camera. Gli dedicherò un po' di tempo a fine settimana.


Credo che non sia propriamente un disco "per tutti". Bisogna ben o male avere nelle corde qualcosina di questi suoni. Di buono c'è che lo "spettro" di possibili agganci è molto ampio: potrebbe aggradare agli amanti del folk tradizionale, a quelli del post-rock più dilatato, dell'ambient, della "modern classical", del neofolk, del folk psichedelico...
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#6 Twin アメ

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Inviato 06 giugno 2011 - 18:51

Bella rece, mi piace come l'hai incentrata su aspetti tecnico compositivi.
Lo ascolterò da fan dei Comus e degli Espers, anche se il brano del video non mi convince a pieno, almeno al primo ascolto.
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“Ma il problema con i film hollywoodiani è che tendono a confortare le persone. E io non voglio che le persone si sentano confortate”. (Terry Gilliam)

"And I would rather be an interesting fraud than a boring professional any day of the week." (Travis Just)

 


#7 Gozer

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Inviato 06 giugno 2011 - 19:07

Di buono c'è che lo "spettro" di possibili agganci è molto ampio: potrebbe aggradare agli amanti del folk tradizionale, a quelli del post-rock più dilatato, dell'ambient, della "modern classical", del neofolk, del folk psichedelico...

Tutta roba molto interessante insomma. asd asd

Se però per neofolk intendi il folk apocalittico (e il sospetto viene, se si citano i Comus) una capatina posso farcela.
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#8 wago

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Inviato 06 giugno 2011 - 19:13

Non c'è niente di davvero apocalittico. Diciamo oscuro, esoterico, quello sì (e più che nel "folk apocalittico" propriamente detto, oserei dire).
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#9 nino#

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Inviato 07 giugno 2011 - 05:50

Grazie a te: sono contento che ti sia piaciuto tanto! Complimenti per la recensione! :)

Approfitto per risentirlo, anche perché a suo tempo l'avevo messo un po' in secondo
piano, a causa di altri album che mi avevano colpito di più...
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#10 wago

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Inviato 10 giugno 2011 - 12:53

Nonostante il mutismo sono abbastanza sorpreso dai numeri.

Ventun "like" su Facebook (nettamente sopra allo standard, più per dire di Wolf, Loscil, Gang Gang Dance...) e una media in tabellone che è la più alta dell'anno o giù di lì. Certo, dato il 9 piazzato in recensione è un po' un "vincere facile", ma non capita spesso di trovare in quella pagina un disco con quattro voti tutti dal 7 in su.

Insomma, dai, se ne parli, che a quanto pare chi apprezza c'è! :D
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#11 Karhunen

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Inviato 10 giugno 2011 - 19:07

Qualche opinione sul precedente, «Distress Signal Code»? Io l'ho ascoltato per caso qualche mese fa e mi ha colpito (Meadow Rituals non l'ho ancora sentito tutto).
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#12 norb

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Inviato 11 giugno 2011 - 08:57

io il precedente non l'ho ancora ascoltato. lo cercherò. questo Meadow Rituals invece mi ha stregato. proprio come la nuova serie Game Of Thrones. i colori, gli arrangiamenti, la costruzione del disco: ogni cosa mi sembra ben fatta e ogni ospite pur se provenendo da esperienze diverse (VDGG, C93, etc) si è amalgamato molto bene nell'insieme. io più che gli Espers ci sento del folk gotico orchestrale e anche un po' new age, tra DCD e vecchia Windham Hill. il tutto presentato con una formula estremamente comunicativa: non è un disco ostico né difficile. tutt'altro. ascoltatelo, che dischi così aprono porte verso mondi in cui perdersi diventa una piacevole abitudine.
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#13 Gozer

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Inviato 11 giugno 2011 - 09:04

Mah, sono caduto addormentato a metà di "Spiralling" per totale mancanza di idee, io passo. Non mi tirate più in mezzo i Comus a trabocchetto che mi arrabbio.
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#14 wago

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Inviato 11 giugno 2011 - 09:14

E' abbastanza bello anche "Distress Signal Code". "Reinventa" molto meno la forma folk tradizionale, è più vicino appunto al prog-folk "stregato" che citavo all'inizio (che in "Meadow Rituals" a mio avviso c'entra come atmosfere e quadro evocativo generale, non come forma musicale). Nel gruppo, poi, c'era molta meno gente: i greci e David Jackson, essenzialmente.

Si sente qualche accenno alla forma dilatata/minimale che rende unico l'ultimo album, ma oserei dire che è poco riuscito: riescono a creare sospensione, ma non inquietudine e quell'atmosfera meravigliosamente "impaludata" di "Meadow Rituals". Gli elementi più a fuoco sono quelli più standard.
Ritmicamente poi è molto meno elaborato.
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#15 Ɲ●†

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Inviato 11 giugno 2011 - 20:46

Gran bel disco di folk espanso. Ambizioso ma la scommessa per me è vinta. L'ho sentito un paio di volte ma il fatto che una volta terminato l'abbia fatto ripartire quasi senza accorgermene depone a suo favore.

Mi piace il modo in cui allungano le note (specie quelle degli archi), le fanno persistere creando un effetto di avanzamento al ralenti misterioso ed arcano (ma in effetti con ben poco d'apocalittico*, men che meno di "negativo" – poi o mi ricordo male “First Utterance” o i Comus non sono proprio della partita. I Dead Can Dance ce li sento, soprattutto per la voce maschile, in Cream Sky. Degli Espers ho sentito solo l'esordio ma questi li preferisco di un bel po').

Per certi versi questo disco mi fa il paio con i Fovea Hex, più per l’aura immaginifica ma austera che riesce a creare (tipo nella bellissima Spiraling) e per la capacità di ampliare e contaminare una chiara matrice folk-tradizionale, che non per effettive affinità strumentali.
Funziona bene anche quando si sentono più nitidamente gli influssi sonori e i toni più caldi della terra d'origine di molti dei musicisti coinvolti.
Peccato solo per quella melina post-rock “se la menàmo” di roots growth, che pure non comincia male ma poi stroppia, e in fondo c’entra poco col resto.

* anche se "apocalisse" nel suo significato originario, più religioso e meno pessimista, dovrebbe stare per rivelazione, disvelamento e sarebbe già più appropriato come termine per un disco come questo.

Bravi Asche a segnalarlo e Wago a coglierlo

P.S. ma davvero la traccia iniziale finisce così tronca?
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#16 wago

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Inviato 12 giugno 2011 - 22:10

Stav, sì, la prima finisce così (almeno: io ho un file che finisce un po' "tronco" ma dura quanto dovrebbe stando a discogs).

Sulla questione Comus/negatività. Preciso che Espers e Comus li ho citati in apertura per far capire subito a chi poteva indirizzarsi il disco. Non tanto per affinità musicali strette, ma in generale per il clima "boschivo".
Detto questo, trovo comunque che nel disco qualcosa di oscuro ci sia. Se non di esplicitamente negativo (e certamente di apocalittico), quantomeno di inquietante. Non è un disco bucolico e rilassato, anche se può sembrarlo. E' teso. C'è qualcosa di sinistro che cova e ristagna, qualcosa di ermetico e antico. Sapete quei posti da racconto di Lovecraft, quelle case collocate meravigliosamente, apparentemente splendide ma costruite "nel posto sbagliato", sopra a un luogo utilizzato secoli prima per chissaquali riti arcani - e per questo "condannate"? Ecco. Quel genere di cosa lì.

In fondo penso che il titolo sia perfetto. "Meadow Rituals", due parole che colgono perfettamente l'anima "stagnante" del disco, il suo profondo legame con la natura, il suo essere sinistro senza essere cupo, e la sua anima magica, perfino sciamanica. Alla fin fine, tutta quanta la recensione l'ho passata a cercare di spiegare come musicalmente "funzioni" questa speciale alchimia.

Ah, "Roots Growth" è una delle mie preferitissime e mi sembra tra le più prog della baracca. E' vero che ha quel crescendo un po' Godspeed (la qual cosa per me è un merito) ma non la chiamerei esattamente un pezzo post-rock...
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Inviato 12 giugno 2011 - 22:25

Ah, "Roots Growth" è una delle mie preferitissime e mi sembra tra le più prog della baracca. E' vero che ha quel crescendo un po' Godspeed (la qual cosa per me è un merito) ma non la chiamerei esattamente un pezzo post-rock...


Beh, sì, volevo scrivere post-rock proggarolo poi ho preferito una cosa gergale (e pensavo ai godspeed, cioè ai godspeed che non mi piacciono, cioè ai godspeed tolto il primo disco)... Quel crescendo lì lo trovo proprio fuori luogo nell'economia di un album tutto teso alla dilatazione, ma anche all'interno del pezzo stesso che ha una prima parte notevole, tra jazz e etnica... Punto di vista del tutto mio, ovviamente; tu ci vai a nozze, lo so...

Comunque ripeto, gran bel disco ed anche piuttosto originale come proposta... Personalmene ci sento un pelino di compiacimento di troppo ma in generale non è da tutti riuscire a mischiare così bene gli elementi in ballo... Quasi 8, diciamo...

P.S. sul grado di oscurità fondamentalmente concordo con te... Anche se non la trovo tanto un'oscurità minacciosa... Però è vero che c'è qualcosa di stregonesco e un ritualismo molto marcato... In certi momenti sembra quasi l'officiazione di un rito pagano...

P.P.S. peccato davvero che il primo pezzo l'abbiano troncato così, coito interrotto proprio... Tra l'altro come biglietto da visita è perfetto perché racchiude in sè molte sfaccettature che poi si ritroveranno distillate nel corso del disco...
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#18 wago

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Inviato 13 giugno 2011 - 07:49

Quel crescendo lì lo trovo proprio fuori luogo nell'economia di un album tutto teso alla dilatazione, ma anche all'interno del pezzo stesso che ha una prima parte notevole, tra jazz e etnica... Punto di vista del tutto mio, ovviamente; tu ci vai a nozze, lo so...



Ecco, concordo sul fatto che il pezzo è un pesce fuor d'acqua nel disco. Per me ci sta anche per quello. E' l'unico così, di più avrebbe forse stroppiato o appiattito l'insieme sulla retorica "in crescendo". Invece così, isolato, sembra dire: "ecco ancora un'altra possibilità della nostra musica". Io lo trovo riuscito, ma capisco che se quel genere di cose non piace possa risultare fuori luogo.

Sull'entusiasmo e la valutazione: mi sono sbilanciato (e non ho mai messo un voto così alto in 7 anni che scrivo per il sito) perché credo che sia da un lato qualcosa di molto originale, dall'altro perfettamente riuscito in ogni dettaglio, e dall'altro ancora sufficientemente autonomo dagli schemi consolidati per poter interessare a un pubblico non per forza polarizzato su questo o quell'altro genere. Di certo un pubblico ristretto, si tratta chiaramente di una proposta "elitaria", ma (spero) non per forza fatto di soli proggomani/folkomani/dilatomani.

Infine, sul primo pezzo: è vero che il taglio lascia perplessi, ma per me tutto sommato si "aggancia" bene con la partenza del pezzo successivo. Insomma, non lo trovo un danno così terribile.
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#19 Ɲ●†

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Inviato 13 giugno 2011 - 08:19

Sull'entusiasmo e la valutazione: mi sono sbilanciato (e non ho mai messo un voto così alto in 7 anni che scrivo per il sito) perché credo che sia da un lato qualcosa di molto originale, dall'altro perfettamente riuscito in ogni dettaglio, e dall'altro ancora sufficientemente autonomo dagli schemi consolidati per poter interessare a un pubblico non per forza polarizzato su questo o quell'altro genere. Di certo un pubblico ristretto, si tratta chiaramente di una proposta "elitaria", ma (spero) non per forza fatto di soli proggomani/folkomani/dilatomani.


Quote, magari non proprio perfetto per me, ma nel complesso quote. Poi dal canto mio preferisco l'entusiasmo di un voto "eccessivo" alla pedanteria del giudizio e-stitico, quindi ti capisco...

P.S. Quella "alchimia" di cui parli io la ritrovo anche nell'accostamento degli strumenti, specie i bordoni "bassi" del violoncello accostati al tono più acuto del flauto...
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#20 Giovanni Drogo

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Inviato 24 giugno 2015 - 12:06

Riporto su perché questo disco sfiora il capolavoro (e per chi riesce a distaccarsi dall'influsso dell'hype e della Storia probabilmente lo sarà).

 

Innanzitutto la cosa che salta all'orecchio per un disco del genere è la produzione, un po' perché di solito i dischi dello stesso ambito e dello stesso livello son prodotti male, un po' perché comunque non è che abbiano avuto a disposizione i miliardi per farlo. I suoni sono penetranti, gli archi gravi (violoncello e contrabasso) hanno un vociare sovrano, i riverberi sono l'orizzonte prima della tempesta e l'epoca di questa musica affonda le sue radici prima della civiltà. 

 

E' anche progressive, perché per quanto dilatate e quasi folk ambient le composizioni hanno struttura complessa ma netta, e gli incastri ritmici appena accennati divini, mentre gli strumenti si rispondono intrecciando i loro suoni, sempre con una lentezza che non è noia, ma rituale. 

 

Non riesco più a pensare a della musica ancestrale senza pensare a questo disco, ma non c'è nulla della tragicità che potrebbe esserci in un Desertshore di Nico, una malinconica serenità pervade queste musiche. 

 

Un peccato postare un solo brano perché il disco va ascoltato tutto, ma facciamolo:

 


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Statisticamente parlando, non lo so.





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