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John Frankenheimer (1930-2002)


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51 replies to this topic

#1 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 10:23

Frankenheimer Sessanta: preveggenze singolari

Fatta eccezione per Colpevole innocente (1957), lungometraggio d'esordio tempestato da inconvenienti di lavorazione, e L'uomo di Alcatraz (1962), pellicola d'impegno civile limitata dall'impossibilità di girare nel vero penitenziario di San Francisco, la produzione cinematografica degli anni '60 di John Frankenheimer rappresenta un imponente corpus che ha intaccato il canone della tarda classicità hollywoodiana.
Ricorrendo a procedimenti linguistici messi a punto nella gavetta televisiva e avvalendosi di cast eccellenti (Burt Lancaster, Karl Malden, Angela Lansbury, Janet Leigh) nonché di apporti tecnici di assoluto valore (Lionel Lindon e James Wong Howe come direttori della fotografia, Richard Sylbert alle scenografie e Saul Bass quale visual consultant), il cineasta newyorkese ha sgretolato film dopo film le regole visive e produttive del cinema americano degli anni '50, prediligendo riprese on location e svecchiando moduli rappresentativi ormai incapaci di fare presa sulla realtà.
Più vecchio di una decina d'anni (classe 1930) dei cosiddetti movie brats (Scorsese, Coppola, De Palma), Frankenheimer ha dato una spallata al frusto repertorio classico, muovendo da una prospettiva personale contraddistinta dal realismo aggressivo e preparando il terreno alla libertà espressiva della New Hollywood. Sette pellicole che, tra il 1961 e il 1966, segnano il passaggio dal cinema paludato delle major alla tumultuosa stagione della sperimentazione indipendente degli anni immediatamente successivi. Preveggenze singolari.

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1. Il giardino della violenza (1961) Film dal robusto impianto classico e dalla vigorosa traiettoria morale, ma scosso in apertura da una turbolenta sequenza on location crudamente e aggressivamente realistica. La vena sperimentale di Frankenheimer bussa alla porta.
   
2. E il vento disperse la nebbia (1962) Vicenda di disincanto adolescenziale tutta giocata sulla fascinazione provata da Clinton (Brandon De Wilde) per il fratello maggiore Berry-Berry (Warren Beatty). Splendide le brillanti sequenze iniziali girate nelle Florida Keys e grande inventiva nella composizione delle scene nell'abitazione della famiglia Willart. Profondità di campo, sporadiche soluzioni di montaggio e movimenti di camera sorprendono per inaspettata sinteticità.
   
3. Va' e uccidi (1963) Primo film coprodotto insieme allo sceneggiatore George Axelrod e prima pellicola integralmente controllata da Frankenheimer: l'impetuosa visualità del cineasta newyorkese può finalmente dispiegarsi senza freni. Sventuratamente profetico nell'anticipare l'omicidio Kennedy e fantasiosamente sbrigliato nella rappresentazione delle tecniche di brainwashing. Panoramiche che destabilizzano a 360°.
   
4. Sette giorni a maggio (1963) Trattati di disarmo in piena guerra fredda, colpi di stato militari orditi da falchi delle forze armate, presidenti dalla salute traballante: Frankenheimer descrive le tensioni interne di un paese sull'orlo del collasso. Teorie del complotto e manie di controllo si oggettivano nell'onnipresenza degli schermi televisivi: minacce di visioni oblique che congiurano contro le rassicuranti inquadrature cinematografiche. Realismo della paranoia.
   
5. Il treno (1964) Contattato da Burt Lancaster per rimpiazzare Arthur Penn (che il divo aveva licenziato dal set dopo due sole settimane di lavorazione), Frankenheimer approfitta della possibilità di girare in Francia e tramuta un film d'avventura resistenziale in una trascinante cavalcata di acciaio e vapore. Azione sul campo e zero riprese di repertorio per i bombardamenti: meglio sporcarsi le mani e piazzare le cineprese rasoterra. A rischio rottura.
   
6. Operazione diabolica (1966) Presentato al festival di Cannes del 1966 tra ululati di disapprovazione, Seconds immerge occhi e corpi in un'operazione di svecchiamento da cui non sarà più possibile tornare indietro. La vertiginosa sequenza della festa bacchica di Santa Barbara, interamente girata con camera a spalla e luce disomogenea, rade al suolo ogni convenzione calligrafica. Il punto di non ritorno del linguaggio hollywoodiano classico.
   
7. Grand Prix (1966) Ispirandosi al documentario To Be Alive! (1964) di Francis Thompson e ai film di Charles Eames per la IBM, Frankenheimer, fiancheggiato dal genio visivo di Saul Bass, fa dello split screen e delle immagini multiple il segno di un iperrealismo batticuore. 179' di riprese dal vero e spericolatezze cinematografiche: un inno alla velocità di inaudito fragore audiovisivo.
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#2 ...

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Inviato 04 maggio 2011 - 11:00

ora mi toccherà rivedere seconds. la prima visione non è che mi.
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HarryBudini - Licence To Kill (album, file rar)
 
intero album in italiano: Licenza di uccidere (rar)

 


#3 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 11:07

ah bon! seconds me quel film ha qualcosa da dire. non si capisce molto bene perché a rock hudson gli salti il grillo di tornare alla tediosissima vita precedente, ma, insomma, magari gli era venuta nostalgia della mogliettina cippalippa e cose simili. una revisione, anche se la prima non è che ti, concedigliela.

dimenticavo: in rete circola una versione integrale, col festino di cui sopra non sforbiciato e col finale originale. la copia italiana è assai manomessa. fortunatamente la versione integrale (personalmente l'ho emulata) lascia riconoscere le parti reintegrate poiché non doppiate.
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#4 Tom

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Inviato 04 maggio 2011 - 11:15

Gran topic su un grande. :ossequi:

Fatta eccezione per [...]L'uomo di Alcatraz


Uh? Davvero lo ritieni tanto trascurabile, un minore anche in confronto a "Grand Prix"?
Comunque quest'ultimo dovrei proprio rivederlo perché temo di aver visto l'insensata e immonda versione televisiva in 4:3.
Il resto è tutto oro che luccica, giusto "Sette giorni a maggio" lo ricordo un po' rigido, ma sempre un gran bel vedere.
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#5 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 11:24

Birdman è un film che funziona bene nel complesso ma non ha grandi colpi d'ala (se mi concedi il gioco di parole), non presenta sequenze particolarmente evolute. Tra l'altro la storia della sua lavorazione è travagliatissima, figurati che il primo montaggio rozzo durava quattro ore e venticinque: prima che si vedesse il primo uccellino passava un'ora e venti. Frankenheimer ha fatto riscrivere la sceneggiatura e rifatto gran parte delle riprese per accomodare la pellicola. Non si tratta di un film minore, ma dal punto di vista linguistico, quello che mi premeva evidenziare in questo elenco, lo considero un film di stallo (sarebbe stato ben altra cosa se Frankenheimer, come chiese alla produzione senza successo, avesse potuto girare nel vero penitenziario di Alcatraz).
Per Grand Prix vale esattamente il contrario: nel complesso ha delle pesantezze clamorose, ma cinematograficamente offre manciate di sequenze stratosferiche (anche grazie alla collaborazione di Saul Bass che fece molto di più che arrangiare i soli titoli di testa).
Seven Days ha i suoi spigoli , vero, ma la sequenza di apertura e il gioco di sponda con gli schermi televisivi lo incrinano dall'interno molto più di quanto sembri.

edit: in ogni modo occorre tener conto di una cosa: fino a The Manchurian Candidate Frankenheimer si è dovuto accontentare di progetti ideati da altri (per Birdman è stato precettato da Lancaster e lo stesso vale per The Train, anche se la familiarità col divo era ormai a buon punto, grazie all'esperienza sul set del Giardino della violenza). E' solo da Va' e uccidi in poi che ha avuto la facoltà di imporre le sue scelte (almeno in parte). Poi il discorso cambia negli anni '70.
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#6 Seb

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Inviato 04 maggio 2011 - 13:16

Qualcuno ha visto L'anno del terrore?
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#7 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 13:54

Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.
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#8 Dudley

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Inviato 04 maggio 2011 - 14:02

Bel topic! Tanti titoli interessanti da andare a riscoprire ...
Mi incuriosisce, tra gli altri, il suo "Black Sunday" (1976), che però é difficilmente rintracciabile in DVD. Ricordo invece con un po' di amarezza "French Connection II", film che non mi é piaciuto.

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#9 Seb

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Inviato 04 maggio 2011 - 15:23

Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.


Proprio oggi, ho letto qualcosa a riguardo in un libro di Christian Uva sul terrorismo e il cinema italiano.
Dalle sua descrizione mi sembra di capire che si tratti di un film terribile, molto superficiale, che non coglie per nulla la vara natura delle BR.
Sinceramente ho un po' di paura di vederlo  ::)
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#10 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 15:43


Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.


Proprio oggi, ho letto qualcosa a riguardo in un libro di Christian Uva sul terrorismo e il cinema italiano.
Dalle sua descrizione mi sembra di capire che si tratti di un film terribile, molto superficiale, che non coglie per nulla la vara natura delle BR.
Sinceramente ho un po' di paura di vederlo  ::)


Cercare credibilità o lucidità di analisi politica in questo film è come chiedere a un robot aspirapolvere di afferrare concetti come meritocrazia o tensostruttura. Ripeto, è un film per patiti di Frankenheimer che, anche se in un oceano di cazzate, un paio di sequenze col piglio da autentico cineasta riesce a piazzarle. Ovviamente io lo guardo più che volentieri, ma lo sconsiglierei vivamente alla maggior parte dei miei amici  :)
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#11 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 16:04

Bel topic! Tanti titoli interessanti da andare a riscoprire ...
Mi incuriosisce, tra gli altri, il suo "Black Sunday" (1976), che però é difficilmente rintracciabile in DVD. Ricordo invece con un po' di amarezza "French Connection II", film che non mi é piaciuto.


Black Sunday del 1977, teso thriller politico con risvolti catastrofici ricavato dall'omonimo romanzo di Harris (il libro lo possiedo ma non l'ho ancora letto), è forse il film che più si avvicina, almeno nelle intenzioni, a uno dei modelli cinematografici di Frankenheimer: La battaglia di Algeri. Fu un flop dagli esiti devastanti per la vita e la carriera del regista: ritardato a lungo dal laboratorio degli effetti speciali, fu bruciato sul tempo da Panico nello stadio uscito in sala pochi mesi prima. L'insuccesso fu così cocente per Frankenheimer che iniziò a bere precipitando nell'etilismo più incarognito. Ne uscirà alla fine del 1981, a qualche mese dall'uscita in sala di L'ultima sfida, pellicola girata in pieno alcolismo.

Mi spiace che French Connection II non ti abbia persuaso, personalmente lo trovo un film magnificamente interpretato (la lunga sequenza dell'astinenza è una poderosa performance di recitazione), talentuosamente girato (basti pensare alle molte riprese con hidden cameras o al lungo inseguimento finale) ed efficacemente immerso nella realtà urbana (Frankenheimer fu scelto dalla 20th Century Fox perché la compagnia voleva ambientare il sequel a Marsiglia e avevano bisogno di un regista che parlasse francese; lui accettò poiché allettato dall'idea di tornare a girare nell'amata Francia dove aveva già filmato Il treno, Questo impossibile oggetto e parte di Grand Prix).
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#12 Gozer

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Inviato 04 maggio 2011 - 16:17

Grandissimo regista. Angela Lansbury in quel film è di una cattiveria esagerata, fa impressione vederla in un simile ruolo. O_O
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RYM ___ i contenuti

 

 "SOVIET SAM" un blog billizzimo

 

 

 


#13 Armonica

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Inviato 04 maggio 2011 - 18:06


Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.


Proprio oggi, ho letto qualcosa a riguardo in un libro di Christian Uva sul terrorismo e il cinema italiano.
Dalle sua descrizione mi sembra di capire che si tratti di un film terribile, molto superficiale, che non coglie per nulla la vara natura delle BR.
Sinceramente ho un po' di paura di vederlo  ::)


Anch'io lessi un gran male di quel film proprio sul libro di Uva.
Seb per caso studi al Dams di Bologna?
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#14 nicholas_angel

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Inviato 04 maggio 2011 - 20:29

Di questo regista ho visto solo  Ronin che trovo superiore rispetto alla media degli action fine anni '90 che pian piano si facevano sempre più 'tonyscottiani'. Voi che ne pensate? C'è pure un ottimo cast con De Niro, Renò, Pryce e un giovane Sean Bean tra gli altri.
Devo recuperare "Manchurian candidate" e poi gli altri a seguire
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#15 Seb

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Inviato 04 maggio 2011 - 21:05



Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.


Proprio oggi, ho letto qualcosa a riguardo in un libro di Christian Uva sul terrorismo e il cinema italiano.
Dalle sua descrizione mi sembra di capire che si tratti di un film terribile, molto superficiale, che non coglie per nulla la vara natura delle BR.
Sinceramente ho un po' di paura di vederlo  ::)


Anch'io lessi un gran male di quel film proprio sul libro di Uva.
Seb per caso studi al Dams di Bologna?


No, studio all'Università degli studi della Basilicata. Sto leggendo il libro di Uva perché sto preparando una tesi in Storia del Cinema.
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#16 Armonica

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Inviato 04 maggio 2011 - 21:51




Sì, certo. Pur nella sua velleitarietà e nella sua inconcludenza politica, ha un paio di sequenze di maligno e irresistibile fascino: quella nel Mattatoio di Testaccio e il finale brutalmente rallentato. Poi il film in quanto tale, benché tutelato dall'adozione di un punto di vista esterno (e in qualche modo pittoresco) sulla situazione politica italiana di fine anni '70, fa parte delle pellicole meno convincenti della carriera frankenheimeriana.


Proprio oggi, ho letto qualcosa a riguardo in un libro di Christian Uva sul terrorismo e il cinema italiano.
Dalle sua descrizione mi sembra di capire che si tratti di un film terribile, molto superficiale, che non coglie per nulla la vara natura delle BR.
Sinceramente ho un po' di paura di vederlo  ::)


Anch'io lessi un gran male di quel film proprio sul libro di Uva.
Seb per caso studi al Dams di Bologna?


No, studio all'Università degli studi della Basilicata. Sto leggendo il libro di Uva perché sto preparando una tesi in Storia del Cinema.


Te lo chiedevo perchè a Bologna ho dato un esame sugli anni 70 italiani e il prof mi ha dato l'Uva tra gli altri testi  ;) fine OT
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#17 nicholas_angel

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Inviato 04 maggio 2011 - 22:11

Uva è stato anche uno dei miei professori: grande (fine ot)
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#18 corey

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Inviato 04 maggio 2011 - 22:24

Di questo regista ho visto solo  Ronin che trovo superiore rispetto alla media degli action fine anni '90 che pian piano si facevano sempre più 'tonyscottiani'. Voi che ne pensate? C'è pure un ottimo cast con De Niro, Renò, Pryce e un giovane Sean Bean tra gli altri.


Ronin, thriller con venature noir di stampo melvilliano, è il penultimo grande film di JF. L'ultimo sarà quel Path to War girato per la HBO, premiato nel settembre 2002 con un Emmy postumo per la miglior regia (il quinto della sua lunga e altalenante carriera) e presentato nella sezione Americana del Torino Film Festival dello stesso anno. Inutile dire che la maestria cinetica delle sequenze di car chase si coniuga mirabilmente con le atmosfere malinconiche di questi avventurieri senza padroni né ideali. Un'elegia crepuscolare camuffata da action.
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#19 Auguste

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Inviato 05 maggio 2011 - 07:36

Ahi, questa è una mia altra lacuna!  :(
Da dove mi consigliate di iniziare?  ::)
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#20 cool as kim deal

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Inviato 05 maggio 2011 - 08:25


Di questo regista ho visto solo  Ronin che trovo superiore rispetto alla media degli action fine anni '90 che pian piano si facevano sempre più 'tonyscottiani'. Voi che ne pensate? C'è pure un ottimo cast con De Niro, Renò, Pryce e un giovane Sean Bean tra gli altri.


Ronin, thriller con venature noir di stampo melvilliano, è il penultimo grande film di JF. L'ultimo sarà quel Path to War girato per la HBO, premiato nel settembre 2002 con un Emmy postumo per la miglior regia (il quinto della sua lunga e altalenante carriera) e presentato nella sezione Americana del Torino Film Festival dello stesso anno. Inutile dire che la maestria cinetica delle sequenze di car chase si coniuga mirabilmente con le atmosfere malinconiche di questi avventurieri senza padroni né ideali. Un'elegia crepuscolare camuffata da action.


Questo l'ho visto anch'io.In verità l'ho visto solo una volta,me lo ricordo davvero bello teso e vibrante,dovrei averlo in divx,chissà che trovi due ore/due ore e mezzo per rivederlo prima o poi..
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