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[Monografia] Orson Welles


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92 replies to this topic

#41 strangelove

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    Scaruffiano

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Inviato 12 dicembre 2010 - 14:47

E allora io ci aggiungo l'Amleto di Olivier, ovvìa.


Di Olivier mi piace un po' di più "Enrico V", ma vanno benissimo sia "Amleto" che "Riccardo III".

Kozincev mi sa che invece è meno visto. Per invogliare metto l'inizio del film (ma sconsiglio le visioni di film interi su youtube!): http://www.youtube.c...h?v=4lBZrGwyHok
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#42 satyajit

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Inviato 12 dicembre 2010 - 19:57


Tutto questo per dire che secondo me il corto di Pasolini non è proprio accostabile al 100% ad una trasposizione cinematografica di Shakespeare


Sì, sicuramente è così. Bisognerebbe poi capire come mai fosse più legato alla tragedia greca che a quella elisabettiana. Ma siamo decisamente OT.
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#43 satyajit

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Inviato 12 dicembre 2010 - 19:59


E allora io ci aggiungo l'Amleto di Olivier, ovvìa.


Di Olivier mi piace un po' di più "Enrico V", ma vanno benissimo sia "Amleto" che "Riccardo III".

Kozincev mi sa che invece è meno visto. Per invogliare metto l'inizio del film (ma sconsiglio le visioni di film interi su youtube!): http://www.youtube.c...h?v=4lBZrGwyHok


A me Enrico V sembra invecchiato peggio di Amleto. Riccardo III mi manca.
Kozincev l'ho visto anni fa coi subs francesi e non è stata certo una visione ottimale, per cui non mi pronuncio.
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#44 Tom

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Inviato 20 dicembre 2010 - 11:33

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1948 LA SIGNORA DI SHANGAI (The Lady from Shanghai) di Orson Welles, con Rita Hayworth, Orson Welles, Everett Sloane, Glenn Anders, Ted De Corsia, Erskine Sanford

Come trasformare una disperata e plateale marchetta nella consueta genialata. Una di quelle volte in cui il personaggio di Orson Welles sembra davvero avere delle oscure affinità con Ed Wood. In bancarotta per il suo spettacolo teatrale "Il giro del mondo in 80 giorni", telefonò ad un produttore, millantando di avere già un contratto per un film con l'ex moglie Rita Hayworth e di aver per le mani un romanzo esplosivo intitolato "La signora di Shangai", in realtà un titolo adocchiato nell'edicola a fianco della cabina da cui telefonava. Intascati i soldi per comprare i diritti del libro, fu quindi poi costretto a trarre qualcosa di sensato da un romanzo che scoprì essere orrendo. In effetti l'intreccio giallo è assolutamente improbabile, per quanto non va dimenticato che il film è raccontato dal punto di vista del protagonista, un marinaio (con pretese da scrittore), categoria portata alle esagerazioni. Da un canovaccio simile Welles trae una storia stramba e contorta quanto i suoi personaggi, percorsa da una strana aria di morbosa follia, con diverse sequenze che sfociano nell'onirico. Il film è nettamente diviso in due parti. La prima, allucinata e divagante, sembra una sorta di Aspettando Godot in salsa noir, con i personaggi impegnati ad un gioco del massacro psicologico durante una crociera. La seconda, ambientata a San Francisco, movimentata e barocca.   

Serietà e parodia vanno a braccetto. Se da una parte Welles mette in scena un crudo discorso sull'avidità e ferocia umana, dall'altra sembra continuamente disinnescare la morale del film mettendo in bocca al suo protagonista prediche da quattro soldi, tanto ingenuamente idealistiche, quanto non applicate dallo stesso personaggio. A volte invece l'ironia nasconde una profonda amarezza, come nella lunga sequenza del processo con la velenosa caricatura dei procedimenti giudiziari.       

Lo stile si muove sullo stesso doppio binario. Apparentemente è uno dei suoi film più fedeli all'immaginario hollywoodiano, visto l'accumulo accumulo di luoghi comuni nei dialoghi e la tendenza alla cartolina nelle immagini. Ma poi Welles sabota tutto con uno stile spiazzante e modernissimo, mescolando anche nella stessa sequenza inquadrature dai plateali trasparenti con altre girate in esterni con cinepresa a mano (un po' tutte le scene sullo yacht), tipiche illuminazioni da studio con luci naturali (come quella celeberrima nell'acquario), sequenze semi-documentarie (il teatro cinese) con altre stilizzate e visionarie (il grandissimo finale nel luna park). Atti terroristici nella Hollywood dell'epoca. Se L'infernale Quinlan anticiperà il noir crepuscolare degli anni 70, questo anticipava lo stile pop di molto cinema anni 60.   

Assurdo il luogo comune che vuole leggere il film come una sorta di vendetta di Welles nei confronti della ex moglie, costretta a modificare la propria immagine di diva tagliandosi e ossigenandosi la celebre chioma rossa. A parte il fatto che nonostante il divorzio erano in ottimi rapporti e la Hayworth appunto accettò in amicizia di girare il film, la pellicola è un monumento alla bellezza e sensualità dell'attrice. All'epoca vedere una diva per quasi metà film in costume da bagno era il massimo dell'erotismo. Sequenze come quella del bagno in mare, o della sigaretta che passa ambiguamente di mano in mano, smuovono ancora oggi parecchi sensi.
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#45 Tom

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Inviato 20 dicembre 2010 - 16:55

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1942 TERRORE SUL MAR NERO (Journey Into Fear) di Norman Foster con Dolores Del Rio, Joseph Cotten, Orson Welles

Film progettato e poi abbandonato da Welles, impegnato nelle riprese de L'orgoglio degli Amberson. Passò nelle mani del robusto e anonimo artigiano Norman Foster, regista di tanti film di Mr. Moto e Charlie Chan. Welles si limitò a recitare la sua particina e supervisionare il tutto. E' un piccolo godibilissimo thriller avventuroso, esemplare prodotto della produzione della RKO, caso più unico che raro di casa di produzione che oltre alla quantità badava anche a garantire un dignitoso standard qualitativo.

Joseph Cotten è il tipico americano qualsiasi che durante la seconda guerra mondiale si ritrova al centro di un intrigo internazionale in Turchia. Fuggendo dalle spie tedesche che lo vogliono morto sale su un battello scoprendo però che i killer sono già a bordo. La resa dei conti si svolgerà sul cornicione di un albergo tempestato dalla pioggia. A dare una mano al protagonista c'è un ambiguo colonnello turco, un Welles che in nome delle alleanze del momento storico vuole ricordare Stalin. Impagabile la scena in cui imbarca a forza il protagonista sul battello promettendogli di occuparsi della bella moglie, dopo che in una scena precedente era stato descritto come un sessuomane incallito.

Foster dirige tutto in modo austero e competente. Davanti a tanto classicismo hollywoodiano impossibile anche solo immaginare cosa ne sarebbe uscito se il film fosse stato diretto da Welles. In un certo senso è un film suo, ma meno wellesiano di un film non suo come "Il terzo uomo".
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#46 Tom

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Inviato 20 dicembre 2010 - 18:14

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1946 LO STRANIERO (The Stranger) di Orson Welles. Con Loretta Young, Edward G. Robinson, Orson Welles

Terzo e di gran lunga il meno interessante dei dodici film diretti ufficialmente (e finiti) da Orson Welles. Lo girò perché voleva dar prova di poter essere un regista affidabile, in grado di girare un film su commissione, non scritto e ideato da lui. Si risolse invece in una dimostrazione della sua impossibilità di essere normale e della sua cronica incapacità di andare d'accordo con i produttori, che anche in questo caso tagliarono e rimaneggiarono il prodotto finale. Il film è gradevole come può esserlo un qualsiasi noir anni 40 fotografato da un maestro del bianco e nero come Russell Metty e notevole come può esserlo qualsiasi film con attori come Edward G. Robinson e Welles nei ruoli principali.

Di veramente intrigante ci sono solo i primi venticinque minuti, con Robinson che da la caccia ad un criminale nazista fino ad una piccola cittadina americana, dove un altro criminale nazista (Welles) sotto mentite spoglie si è rifatto una vita e sta addirittura sposando la figlia del giudice del paese. Welles strangola il fuggiasco nel parco e poi seppellisce il cadavere durante la festa del suo matrimonio. Da lì in poi il film purtroppo si sgonfia, diventando verboso e poco interessante, con la rete di sospetti che si chiude meccanicamente sull'assassino. Si risolleva solo negli ultimissimi minuti, con la spettacolare resa dei conti sulla torre dell'orologio. Alla fine la cosa più riuscita è la descrizione di un'America di provincia che sembra uscita dalle illustrazioni di Norman Rockwell. 

Piuttosto noiosa e irrimediabilmente datata tutta la parte centrale dedicata ai dubbi della moglie del criminale, interpretata da Loretta Young. Lo spettatore ha constatato fin dal principio la malvagità del marito, non ha alcun bisogno di essere convinto in tal senso, quindi i tentennamenti e l'ingenuità della donna suonano solo fastidiosi. Anche la denuncia dei crimini nazisti oggi appare inevitabilmente all'acqua di rose. Ma soprattutto è impossibile provare grande interesse per la sorte del personaggio di Welles, a conti fatti solo un odioso e meschino nazista, privo del fascino malefico del "terzo uomo" Harry Lime o dello Joseph Cotten uccisore di vedove de L'ombra del dubbio. Probabilmente questa fu una giusta scelta morale del regista e attore, ma quel che è giusto a livello morale quasi mai lo è a livello spettacolare.
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#47 Tom

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Inviato 22 dicembre 2010 - 11:40

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1975 F FOR FAKE ("F per Falso" o "F come Falso") di Orson Welles con Orson Welles, Oja Kodar, Joseph Cotten, François Reichenbach, Richard Wilson e Pablo Picasso

"La mia carriera è iniziata con un falso, l'invasione dei marziani. Sarei dovuto finire in prigione. Non posso lamentarmi: sono finito ad Hollywood!"

L'ultimo film compiuto di Orson Welles è uno strano e indefinibile oggetto cinematografico, difficile anche solo da descrivere. Un film sui falsari a sua volta mezzo "falso", perché per quasi metà non girato direttamente da Welles? O un film "vero" su dei veri artisti, non riconosciuti come tali solo per le convenzioni economiche del mercato e l'inevitabile conformismo di ogni appassionato d'arte?

Il regista che per primo nella storia di Hollywood incarnò il personaggio dell'Autore, gira un film che dileggia l'importanza della firma dell'autore nell'arte e che si prende gioco della falsissima coscienza dei critici, della presunzione dei cosiddetti esperti e della grulleria di tutti gli appassionati, per cui il nome dell'artista finisce sempre per essere più importante dell'opera. Con una trovata vertiginosa lui stesso mette la sua firma sul materiale per un documentario mai finito girato dal suo operatore (ma sarà vera anche questa storia? Strano che visto il film pochi se lo chiedano). Oppure il cinema è soprattutto montaggio e montando quel materiale Welles ne è diventato automaticamente il vero autore? Oppure, ancora, tutta l'arte è in fondo sempre e comunque un immenso inganno, un gioco di illusioni e convenzioni sociali, dove stabilire il confine tra falso e vero è assurdo per principio? Ridendosela Welles pone domande inquietanti e non da nessuna risposta, incasinando il discorso e  prendendosi gioco degli spettatori.

Il film è una lezione sull'arte del montaggio. Con un ritmo a tratti al limite del subliminale (che in molti punti sembra anticipare i moderni video musicali), Welles mette insieme ogni tipo di materiale, alternando giochetti di prestigio, interviste, fermo immagini, dissolvenze incrociate, fotografie, materiale di repertorio, filmini domestici, spezzoni di film mai finiti, semi-animazioni, candid camera e abbondanti esposizioni epidermiche della sua splendida (e giovanissima) compagna Oja Kodar. Ne esce uno caleidoscopio di colori, immagini e suoni quasi disorientante, in cui la tendenza a giocare con materiale e immagini povere oggi verrebbe definita "vintage".

Su tutto il solito discorso di Welles, presente fin dalle prime inquadrature di Quarto potere: il Tempo che prima o poi cancellerà ogni cosa, trasformando tutto in polvere.
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#48 Auguste

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Inviato 26 dicembre 2010 - 10:22

??F for Fake? è un film che amo moltissimo. Mi da fastidio pensare che a Welles siano associati sempre i soliti 2-3 film. Okay, Welles ha fatto ??Quarto Potere?(tra l??altro chi ha visto ??La glace à trois faces? sa benissimo che sotto certi punti di vista Epstein lo aveva già in parte preceduto), ma vogliamo parlare de ??L??infernale Quinlan? e di ??Otello??
Ma ?? soprattutto ?? io credo che andrebbero approfonditi ??F for Fake? e ??Storia Immortale?, che se certo non possono essere considerati i migliori del regista, sono sicuramente i più significativi.
??F for Fake? si riallaccia al discorso inaugurato con Citizen Kane(ma ancora prima, in realtà)sul falso, e porta alle estreme conseguenze la riflessione wellesiana in questo ambito.
Il (non)film si pone a metà strada tra un documentario, una disamina filosofica/artistica ed il film vero e proprio.
Diciamo che il discorso sul reale e sul falso(e sul falsificabile)è stata, a quanto ho capito, un po?? la sua ossessione e proporrei i due film poc??anzi citati proprio come massima rappresentazione della sua poetica. ??F for Fake? è un film che potrebbe sembrare indigesto e probabilmente la stessa definizione di film sarebbe fuorviante. E?? più documentario, ma non mancano momenti di poesia e Welles tratta con maestria certe tematiche.
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#49 Tom

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Inviato 13 febbraio 2011 - 12:56

Dopo solo quarant'anni finalmente dovrebbe uscire uno dei più celebri incompiuti di Orson Welles, The Other Side of the Wind del 1972, con i colleghi e amici John Huston e Peter Bogdanovich come attori protagonisti. Film di cui finora sono circolate praticamente solo due sequenze, questa straniante su una conferenza stampa, ma soprattutto questa incredibile sequenza erotica e psichedelica, con protagonista l'allora compagna del regista Oja Kodar. Abbastanza per far sbavare qualsiasi appassionato di Welles, o di cinema in generale. Vederlo nella sale temo sarà un'utopia (anche se ai tempi del restauro, una dozzina di anni fa, girò nelle sale estive "L'infernale Quinlan"), speriamo almeno in un'edizione in dvd, magari non tra altri dieci anni.     
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#50 satyajit

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Inviato 13 febbraio 2011 - 13:28

Tom, da esperto di Welles eri al corrente di questo?
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#51 Tom

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Inviato 13 febbraio 2011 - 13:31

Sì, era stato un tormentone di Blob parecchi anni fa. :D
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#52 Guest_ale_*

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Inviato 13 febbraio 2011 - 14:52

Dopo solo quarant'anni finalmente dovrebbe uscire uno dei più celebri incompiuti di Orson Welles, The Other Side of the Wind


a proposito di incompiuti, qualche anno fa avevo visto il Don Chisciotte, una visione straniante e per certi versi inutile, perché francamente non avevo ben capito dove iniziava il film di Welles e dove finiva il rimaneggiamento fatto da Jesus Franco. non vorrei che anche questo film avesse medesima sorte.

questa incredibile sequenza erotica e psichedelica


straordinaria: in pratica ha precorso l'estetica videoclippara.

#53 piersa

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Inviato 13 febbraio 2011 - 15:14


Dopo solo quarant'anni finalmente dovrebbe uscire uno dei più celebri incompiuti di Orson Welles, The Other Side of the Wind


a proposito di incompiuti, qualche anno fa avevo visto il Don Chisciotte, una visione straniante e per certi versi inutile, perché francamente non avevo ben capito dove iniziava il film di Welles e dove finiva il rimaneggiamento fatto da Jesus Franco. non vorrei che anche questo film avesse medesima sorte.

questa incredibile sequenza erotica e psichedelica


straordinaria: in pratica ha precorso l'estetica videoclippara.


Sorry ma quello era Ejzenstejn, giusto qualche anno prima  ;)
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#54 Tom

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Inviato 13 febbraio 2011 - 16:04

E visto che ci siamo, ho in arretrato da parecchio questa recensione (immagino attesa con ansia dalle folle  ;) )... 

tumblr-m3u8msk-Vh41qcl8ymo1-1280.jpg

1953-1973 DON CHISCIOTTE (Don Quixote) di Orson Welles con Francisco Reiguera, Akim Tamiroff, Patty McCormack, Orson Welles

Il più celebre tra gli incompiuti di Welles. Tentativo del regista di rinunciare totalmente agli odiati produttori, cercando di realizzare un film finanziandolo unicamente con le sue tasche, quindi prestandosi a qualsiasi parte come attore in film altrui per racimolare soldi. Una follia produttiva, un film picaresco almeno quanto la storia che andava raccontando. E un film talmente "privato" da divenire un'ossessione che lo seguirà fin nella tomba. Girato a più riprese tra il 1953 e il 1973, Welles non arriverà infatti mai ad un montaggio definitivo e quando la morte lo sorprende nel 1986 stava ancora provando a dare una forma definitiva al film.

Nei primi anni '90 sarà il regista e collaboratore wellesiano Jesùs Franco (specie di Lucio Fulci iberico) a provare a dar una forma al film, ma con risultati altamente discutibili. Franco tenta di costruire una storia di senso compiuto mescolando materiale evidentemente girato in epoche diverse, inserisce sequenze girate da Welles estranee al film (una scena di corrida ripresa dal documentario televisivo "La terra di Don Chisciotte") e non sempre dimostra buon gusto: nella sequenza dei mulini a vento c'è persino un accenno di modestissimo effetto morphing. Probabilmente perché difficilmente inseribile nel tentativo di coerenza narrativa tentata da Franco, manca poi la splendida sequenza (più volte trasmessa da "Fuori Orario") di Don Chisciotte che squarcia lo schermo di un cinema. Scrupoli filologici a parte, quel che è peggio nel "Don Chisciotte" licenziato da Franco è che lo fa apparire come un film troppo "normale", a conti fatti davvero poco wellesiano. Ancora oggi quindi si attende l'unica edizione possibile del film: un montaggio cronologico dei vari spezzoni montati da Welles.

Per come lo si vede nella versione di Franco, è un film comunque affascinante e divertente, sarebbe stato l'unico film non drammatico del regista. Partendo da Cervantes l'autore realizza una dichiarazione d'amore all'adorata Spagna, alla sua cultura, ma soprattutto allo stile di vita. Senza alcuna spiegazione Don Chisciotte e Sancho Panza si aggirano nella Spagna moderna degli anni '50 e '60, con tanto di Dulcinea del Toboso che arriva in vespa. Un film impossibile, in cui lo stesso protagonista sembra ribellarsi al volere dell'autore e ai suoi doveri di personaggio. Don Chisciotte infatti si mostra insofferente verso la cinepresa e inorridito all'idea stessa di cinema (per cui sarebbe stata centrale la sequenza dello schermo squarciato), fino al punto da sparire dalla scena come per dispetto: nella realtà tra una ripresa e l'altra era proprio morto l'attore che lo interpretava, Francisco Reiguera. Vita e morte che diventano cinema e viceversa. Un cinema impossibile, che teorizza la propria impossibilità, ma che Welles tentò comunque di girare. Forse troppo facile, ma inevitabile, immaginarselo come Don Chisciotte contro i mulini a vento del cinema: produttori e necessità di rispondere alle esigenze del pubblico.
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#55 Guest_ale_*

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Inviato 13 febbraio 2011 - 17:04

Sorry ma quello era Ejzenstejn, giusto qualche anno prima  ;)


mah... dici? l'ho sempre sentita questa... però boh  ::)

#56 piersa

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Inviato 13 febbraio 2011 - 17:27


Sorry ma quello era Ejzenstejn, giusto qualche anno prima  ;)


mah... dici? l'ho sempre sentita questa... però boh  ::)


Appena potrò risponderò direttamente con una pietra miliare sul Potemkin  ;) Per non andare OT del tutto dico che certamente ci vorrà la pietra su Welles; riflettevo che saranno almeno 8 anni che non ne rivedo uno, tocca ricominciare il ripasso, come i cioccolatini più golosi i Welles li ho visti (e molti anche rivisti) subito. Di certo welles è uno di quelli che va visto al cinema, la differenza è lampante, l'ampiezza dello schermo e la pellicola fanno la differenza.
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#57 Guest_ale_*

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Inviato 13 febbraio 2011 - 17:45

[img width=600]http://img176.imageshack.us/img176/3227/infernalequinlan.jpg[/img]
1958 L'INFERNALE QUINLAN (Touch of Evil) di Orson Welles. Con Janet Leigh, Charlton Heston, Marlene Dietrich, Orson Welles, Joseph Calleia. continua» Titolo originale .

Capolavoro assoluto del cinema noir di tutti i tempi. Un?? ora e quaranta di pura tensione, atmosfere di frontiera ossessive e inquietanti, personaggi indefinibili dalle tante, troppe facce. Welles bestemmia in chiesa ribaltando umo dei più consolidati stereotipi culturali americani mostrando la classica cittadina di frontiera divisa tra Messico e Stati Uniti dove però il marciume e la corruzione si equivalgono da tutte e due le parti, senza distinzioni, e come se non bastasse dove è un poliziotto messicano a far luce sulla corruzione dei colleghi americani. Inoltre mette in scena tutto quello che nella Hollywood del tempo era proibito: continui riferimenti alla droga, lunghe sequenze morbose (una sensualissima Janet Leight assediata e forse violentata da un branco di drogati in un motel) e un omicidio che in quanto a violenza e sadismo anticipa e quasi supera la celebre scena della doccia di Psyco (Quinlan che strangola un viscido mafioso). Il che spiega perché è l??ultimo dei film che Welles poté girare in America.

"Era un ottimo investigatore..."
"Ma un pessimo poliziotto"
Tutta l'ambiguità del film è riassunta nelle ultime battute del film. Il gigantesco, inquietante Quinlan interpretato da Welles, non ha nulla di "infernale" come vorrebbe il cretinissimo e fuorviante titolo italiano. E?? suo modo uno sbirro efficiente, ma marcio fino al midollo da quando ha trovato sua moglie uccisa ed è stato toccato da un Male che lo ha contaminato  ("Touch Of Evil"). Welles rende titanico un personaggio che pure esprime un' ideologia fascista da lui detestata, mentre mette in bocca il suo punto di vista morale e politico all'onesto, ma in fondo ottuso, poliziotto messicano interpretato da Heston: "Il nostro lavoro deve essere duro. La polizia ha vita facile solo negli stati di polizia!" dice a Quinlan.

E?? l'unico dei film di Welles mutilati dai produttori (quasi tutti) di cui grazie al cielo circola una versione restaurata vicina al volere del regista. Un' opera ancora una volta impressionante per modernità e potenza visionaria. Anticipa l'amarezza e la complessità dei noir degli anni '70 e come stile lascia ancor oggi a bocca aperta. Dei tanti virtuosismi che costellano il film, è rimasto celebre il lunghissimo piano sequenza iniziale senza stacchi che segue una macchina che sta per esplodere, ma il film è da capogiro dall'inizio ala fine, con sequenze che appaiono ancor oggi vertiginose.
Fotografia in un bianconero da urlo e grandiosa colonna sonora jazz di Henry Mancini


è uno di quei film che mi hanno fatto innamorare del cinema e ovviamente di Welles, del suo barocchismo sfrenato, del suo stile così eccitato, sfrontato e più moderno di qualsiasi altra cosa sia stata fatta in seguito.
ottima analisi: forse lo amo più di Citizen Kane, anzi è proprio così, anche se i due titani (Quinlan e Kane) se la giocano ad armi pari e dopo tutto sono le due facce della stessa medaglia.
devo essere sincero però: gli altri film di Welles non mi hanno più colpito con la stessa forza di questi due. non discuto sul fatto che non sia più stato libero di avere carta bianca su un proprio film, ma ammetto che più di una volta ho pensato che molti mostrassero dei limiti, non so a causa di cosa, se dei guai lavorativi, se per la ristrettezza di budget, comunque film come Il Processo o Rapporto Confidenziale li ho amati solo in parte, così come il blasonatissimo Storia Immortale o il geniale (nell'idea) F for Fake.
per quanto riguarda invece Shakespeare, come lo ha portato lui sullo schermo non c'è riuscito nessuno, nè prima, nè dopo.

#58 Tom

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Inviato 14 febbraio 2011 - 13:32

Io ce n'ho messo per rimanere davvero folgorato dal suo cinema. Prima mi affascinava un po' a freddo come regista, mentre lo adoravo soprattutto come personaggio e come attore. Nel complesso la sua filmografia non mi aveva mai davvero entusiasmato, almeno non come quella di altri grandi.

E' un regista che richiede una disponibilità e un' attenzione non comune. Anche a livello fisico: impossibile spesso distrarsi, non ci sono tempi morti o momenti meno significativi di altri in molti suoi film.
Il suo cinema non è usufruibile a livello di cinema di genere, anzi da quel punto di vista i suoi film sono spesso frustranti e lasciano addosso una sensazione di incompletezza, con lui che tira dritto e lo spettatore che è costretto a stargli dietro. E se non è fruibile come classico americano, non è neanche il tipico autore all'europea che illustra delle precise e riconoscibili tematiche. I suoi film anche dopo più visioni restano spesso sfuggenti, inclassificabili, stratificati, rifiutano le letture univoche. Quindi è stato qualcosa di diverso anche da autori "assoluti", creatori di opere rotonde e perfette come Kubrick, Hitchcock, Lang, Kurosawa, Fellini.

C'è un bel po' di caos nei suoi film. A tutti i livelli.
E' quando ci si lascia affascinare da quel caos che il suo cinema diventa qualcosa di unico ed ipnotico.
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#59 Auguste

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Inviato 27 marzo 2011 - 23:32

Ieri ho finalmente avuto modo di vedere quello che è uno dei film più famosi ed acclamati del regista: L'orgoglio degli Amberson.
In tutta sincerità la visione è stata un po' rovinata dal rammarico di aver visto una versione troppo modificata: l'ora e 28 della versione attuale(tra l'altro la mia versione era di ben 5 minuti in meno!) sarebbe infatti soltanto un pallido ricordo della versione pensata e realizzata da Welles, che dovrebbe durare 40 minuti in più.
Un'altra volta che ho visto un film nella versione non integrale - ma stavolta senza saperlo - è stato quando ho visto "Duello a Berlino" nell'ignominiosa versione italiana.
Detto in tutta sincerità il film, pur essendomi piaciuto abbastanza, risentiva molto dei tagli adoperati: sarà perché sono partito col preconcetto che stavo vedendo una versione "minor", ma a tratti ho avuto davvero l'impressione che mancasse la forza espressiva a determinate scene. E questa carenza l'ho interpretata come un chiaro risultato di questi tagli adoperati, che stemperano la potenza del racconto.
Ad ogni modo, giudicando la versione di 1 h e 23 che ho visto, devo dire che l'ho trovata sicuramente molto buona, però mi è difficile pensare ad un capolavoro. Il problema è che io di tecnica cinematografica non ne capisco moltissimo, quindi non posso che ribadire quel che tutti sanno circa l'uso innovativo del piano-sequenza(stratagemma visivo adoperato con esiti rivoluzionari anche in "Citizen Kane") e quindi il mio giudizio dell'opera è doppiamente incompleto.
Tuttavia, al di là del fatto che si tratta di un film molto bello, credo che - causa gli eccessivi tagli - alcune scene abbiano perso d'intensità(e anche i salti temporali alle volte mi sono sembrati troppo bruschi)e che questo film non sia certo ai livelli di altri dello stesso Welles, come "A touch of Evil" o "Citizen Kane".
Per quanto riguarda Joseph Cotten, devo dire che è un attore che mi ha sempre colpito moltissimo e il suo ruolo nel "Terzo Uomo" di Reed l'ha confermato come uno dei miei attori preferiti(forse anche per simpatia). In questo film se la cava benissimo, ovviamente.
La trama del film è essenzialmente quella di una saga familiare e vi si possono riscontrare, in maniera comunque molto meno "filosofica", alcune delle tematiche centrali del pensiero di Welles, come il potere negato, impersonato non più da un titanico Welles, ma da un orgoglioso giovanotto, capace di rinunciare alla propria felicità(e non solo)per il nome della sua famiglia, per il suo onore.
Chiaramente questo potere è negato, è spazzato via dalle sabbie dei tempi, dal sopravvento di mezzi di locomozione, il trionfo del progresso.
Lo splendore degli Amberson è dunque destinato alla corruzione del tempo, non regge ai colpi del progresso, è segnato dall'inizio(con la voce-commento di Welles)come un segno del passato. "L'orgoglio degli Amberson", attraverso la saga familiare, narra allora della fine di un'epoca cui soltanto al denaro e al progresso è data la possibilità di permanere.
Si tratta entro certi limiti di un film meno "nichilista" del precedente "Citizen Kane" e sicuramente molto meno incentrato sul titanismo: gli Amberson, in principio temuti e rispettati da tutti, indeboliranno progressivamente, fino a lasciare il solo giovane protagonista.
Se in "Citizen Kane" l'ossessione del magnate verso Rosebud era segnata dalla volontà di ritornare all'incorruzione dell'infanzia, al tempo dell'innocenza("sarei stato un grande uomo se non fossi stato così ricco") - inevitabilmente destinata allo scacco dalla morte stessa del protagonista -, negli Amberson Welles immerge totalmente lo spettatore in un'epoca di decadenza, che non è più quella semplicemente individuale, ma diviene segno di una generazione stessa con tutte le proprie illusioni, come dirà il giovane protagonista "di essere qualcuno". E infatti anche il destino dello stesso protagonista sarà tragico, nel senso che si vedrà costretto a piegarsi dinanzi al progresso: andate tutte le illusioni di cui era rimasto il solo portatore, non gli resta che cercare un lavoro, scendere cioè a compromessi con la società che aveva tanto disprezzato.
"Perché lavorare?" si chiede il protagonista. Questa sua domanda nasconde allora la sua volontà di emanciparsi dal sociale, da un ruolo che lo strumentalizzi. Ma questa sua illusione, come dicevo, è destinata a scontrarsi violentemente con la realtà dei fatti.
Sembra quasi un don Chisciotte costretto a combattere la propria guerra contro il tempo, impossibilitato a scendere a compromessi fino alla fine: tutti, compresi il personaggio interpretato da Cotten, con l'avanzare dell'età hanno infatti visto il fallimento delle proprie illusioni, dettate forse da un furore giovanile.
In un certo senso lui e la madre - anch'essa ultimo lascito dell'orgoglio della decadente casata degli Amberson - restano un po' gli unici residui di una civiltà morente. La stessa madre si è trovata a rinunciare al proprio amore per il personaggio di Cotten in due occasioni: quando, da giovane, facendole la corte da ubriaco, inciampò nello strumento che suonava; e - e questa è la decisione più importante - decidendo per orgoglio di non voler tornare fino alla fine per non mostrare al figlio la propria debolezza.
Credo che un po' queste siano le tematiche di questo bellissimo film che purtroppo è andato in buona parte perso. Il finale ho cercato di non spoilerarlo anche perché credo che la versione finale l'abbia inevitabilmente modificato per renderlo più "commerciale"(ecco che Welles non si sbagliava sull'economia  ). Tuttavia credo che queste siano state grossomodo le intenzioni di Welles che purtroppo non è riuscito a creare un film "pienamente suo", senza tagli, né modifiche.
Ma resta indubbiamente un film che ogni appassionato del cinema dovrebbe vedere, se non altro per rendersi conto degli abomini compiuti in ogni epoca(Greed, anyone?  )da produttori stupidi e incapaci di comprendere cosa realmente sia l'Arte.
VOTO: 8
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#60 wong73

wong73

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Inviato 28 marzo 2011 - 18:01

di recente ho recuperato BUTTERFLY di Matt Cimber...unica nomination ai golden globes di Welles...imprevedibili le vie dei premi  :D
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