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David Pajo - 1968


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6 replies to this topic

#1 darc said

darc said

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Inviato 13 ottobre 2006 - 10:32

La seconda prova solista di David Pajo, chitarrista degli Slint, mi ha incuriosito e trasmesso sensazioni decisamente positive, così come quelle del precedente album dello scorso anno, che mi era piaciuto molto. Adoro l'eterea "Insomnia Song", e penso che Pajo abbia fatto un buon lavoro, malinconico e carico di spleen, ma non palloso. Dello stesso giudizio è stato il recensore Frankie, al quale tuttavia, è sembrato una prova di transizione, seppur molto piacevole. Non so se essere d'accordo o meno, ma forse tra due settimane il disco di Pajo mi avrà già rotto le scatole e non supererà il 6 con cui sono pienamente d'accordo, nonostante il disco mi piaccia molto.

Qualcuno lo ha ascoltato?
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#2 Guest_Mattia_*

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Inviato 14 ottobre 2006 - 06:56

La seconda prova solista di David Pajo, chitarrista degli Slint, mi ha incuriosito e trasmesso sensazioni decisamente positive, così come quelle del precedente album dello scorso anno, che mi era piaciuto molto. Adoro l'eterea "Insomnia Song", e penso che Pajo abbia fatto un buon lavoro, malinconico e carico di spleen, ma non palloso. Dello stesso giudizio è stato il recensore Frankie, al quale tuttavia, è sembrato una prova di transizione, seppur molto piacevole. Non so se essere d'accordo o meno, ma forse tra due settimane il disco di Pajo mi avrà già rotto le scatole e non supererà il 6 con cui sono pienamente d'accordo, nonostante il disco mi piaccia molto.

Qualcuno lo ha ascoltato?


Sì, io. Mi piace un sacco: bello, divertente, leggero. Un piccolo gioiello al confine tra "indie" e cantautorato. Un album senza pretese, che non mi stancherà mai.

#3 Guest_galway_*

Guest_galway_*
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Inviato 18 ottobre 2006 - 08:49

A me e' piaciuto, in effetti sembra essere uno di quegli album che risulta accattivante ai primi ascolti, soprattutto nella prima parte del disco. Preferisco questo cantautorato  al confine con l'indie come l'ha giustamente definito Mattia, un po' alla Barzin, piuttosto che songwriter che propongono cose trite e ritrite.

#4 frankie teardrop

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Inviato 18 ottobre 2006 - 08:54

Per me resta un'opera di transizione, carina quanto si vuole, accattivante, eppure incapace di non farmi continuare a pensare che Pajo possa dare di più.
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#5 music won't save you

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Inviato 18 ottobre 2006 - 14:07

Premesso che concordo pienamente con Frankie e con quello che ha scritto nella recensione, mi sembra che quest'album e l'omonimo "Pajo" dello scorso anno segnino un ulteriore, ennesimo tentativo di svolta nella lunga carriera del buon David, non a caso testimoniato dall'ennesimo cambio di denominazione artistica. Peccato che in entrambi i casi, e soprattutto nel precedente, qualcosa manchi e sembri affiorare una certa stanchezza in una formula "cantautorale" (per intenderci...) piuttosto sofisticata ma che alla fine mi ha dato più volte l'impressione di "né carne né pesce".

carina quanto si vuole, accattivante, eppure incapace di non farmi continuare a pensare che Pajo possa dare di più.



Eccome! E lo ha pure dimostrato in "Whatever, Mortal", quello che davvero mi sembra il suo tentativo meglio riuscito di confrontarsi con la forma cantautorale "classica", ma sapientemente arricchita del suo bagaglio musicale pressoché sterminato.
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#6 whitekross

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Inviato 18 ottobre 2006 - 23:27

forse è vero che può dare di più, ma a me questo album è piaciuto molto. L'ho trovato ispirato (molto più del precedente) e secondo me denota una crescita costante di pajo cantautore. Prima o poi questo se ne esce con il capolavoro, ne sono convinto...perchè il talento e la classe ci sono. 
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#7 Gika

Gika

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Inviato 20 ottobre 2006 - 19:32

Prima o poi questo se ne esce con il capolavoro, ne sono convinto...perchè il talento e la classe ci sono. 


a-hem... Whatever, Mortal e Live From A Shark Cage questo aggettivo se lo meritano tutto.
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