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L'uomo Che Verrà (Diritti, 2010)


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22 replies to this topic

#21 kristofferson

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    Giù la testa, coglioni

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Inviato 11 maggio 2018 - 13:12

Un giorno devi andare è una delle cose più tremende che siano mai state realizzate dal cinema italiano (e ce ne vuole..).

Non ho visto i suoi primi due ma in questo Diritti mi è sembrato non avere la minima idea di come si dirige un film...


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#22 Tom

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Inviato 11 maggio 2018 - 13:24

Sul discorso ideologico però potresti aver ragione. La non-presenza del fascismo ti rende perplesso per una questione storica o semplicemente perché il film sceglie di non rappresentarla e per te avrebbe dovuto?
 


Mah, insomma, se mi vuoi fare il film sull'episodio storico, non dico che mi devi mettere tutto il contesto storico, ma almeno suggeriscimelo il contesto. Qui i nazisti sembrano delle locuste, che arrivano a distruggere tutto e ammazzare tutti senza un perche'. Anche gli unici due simpatizzanti (oltre ad essere appunto caratterizzati in maniera grottesca) vengono da un fuori indefinito. Sarebbe stato piu' accettabile se il film avesse mantenuto il punto di vista della bambina, che infatti rende coerente l'atmosfera quasi da favola della prima parte.

 

PS tranquilli, su "Un giorno devi andare" mi e' bastato e avanzato il trailer. asd


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#23 kristofferson

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    Giù la testa, coglioni

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Inviato 22 gennaio 2019 - 09:30

Non ho visto i suoi primi due ma in questo Diritti mi è sembrato non avere la minima idea di come si dirige un film...


Recuperati entrambi, devo dire che in effetti sono stato troppo precipitoso e trinciante in questo giudizio.
Il vento fa il suo giro è un’opera prima originale e interessante che traccia l’inedito ritratto di una montagna aspra e chiusa messa a contatto con l’arrivo dell’elemento perturbante, che si può leggere anche come metafora - oggi più che allora - dell’Italia intera.
Ma anche L’uomo che verrà in effetti è un ottimo film. Si, è più furbo e adopera delle scorciatoie facilone (la bambina innocente come muta testimone degli avvenimenti - anche se è da sempre un cliché di questo tipo di film, da L’infanzia di Ivan fino a Va’ e vedi -, la colonna sonora un po’ ricattatoria, i rallenty e le dissolvenze nei momenti clou...) però tutta la prima ora e mezza olmiana con la descrizione della comunità contadina e le ripercussioni che la guerra ha sui suoi ritmi l’ho trovata fatta molto bene. C’è proprio anche una ricercatezza tecnica e formale che nel successivo film non ho proprio visto, trovandolo anzi quasi dilettantesco sotto questo punto di vista. L’ultima mezzora sulla strage di Marzabotto è più convenzionale, lì si avverte proprio la mancanza di un tocco forte come autore, però alla fin fine direi che non inficia l’ottimo lavoro.
La cosa migliore di entrambi i film è questo ritmo lento, allungato, che si prende i suoi tempi, quasi documentaristico, che dovrebbe annoiare a morte ma invece riesce a costruire un suo originale climax drammatico.


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